New York, New York...
Marino Bocchi - 29-04-2001
“Un terzo delle imprese create nella Silicon Valley nella seconda metà degli anni Novanta sono state fondate da imprenditori immigrati dai paesi asiatici…Anche nella contea di Los Angeles, un terzo della natalità di imprese è da attribuirsi a minoranze etniche….”. E ancora: “Nel 2001 c’erano ormai più stranieri che americani iscritti ai corsi di laurea in fisica presso le università Usa. Il 40% dei laureati del Massachusetts Institute of Technology è straniero…..Con una politica dell’immigrazione più aperta di quella europea, gli Stati Uniti hanno trasformato il loro carattere multietnico in un elemento ulteriore di supremazia economica. In un’ epoca in cui la risorsa strategica per l’economia è il capitale umano, l’America attinge e seleziona il meglio dal serbatoio mondiale dei cervelli. Nell’accesso al pool planetario dei talenti, ha un distacco incolmabile, che si allarga di anno in anno” (Federico Rampini, “Internet, la riscoperta del territorio”, in: Limes, I signori della rete, supplemento al n°1/2001). La caccia ai cervelli non si limita al cyber-lavoro. E’ di venerdì la notizia, riferita dal Corriere, che il Dipartimento della pubblica istruzione di New York “ha pubblicato un annuncio su vari quotidiani italiani” che offre la possibilità di lavorare per alcuni anni nella metropoli americana ad insegnanti di materie scientifiche, con uno stipendio minimo di 65 milioni l’anno, più eccellenti extra. Ne servono 12 mila. Le selezioni, a cui potranno partecipare anche neolaureati purché in possesso dell’abilitazione all’insegnamento, si svolgeranno in giugno a Roma, Napoli, Palermo. La condizione richiesta e’ la perfetta conoscenza della lingua inglese. Sabato i sindacati confederali hanno “commentato favorevolmente l’interesse dimostrato negli Stati Uniti per i docenti di casa nostra” (Agi). “Il vento della globalizzazione – ha dichiarato Enrico Panini, segretario della Cgil-scuola – sta soffiando anche sull’istruzione”. E siccome siamo in fase elettorale, non poteva mancare una battuta maliziosa: “Certo fa specie che degli insegnanti italiani possano insegnare a New York laddove gli insegnanti di Palermo, a sentire Bossi, non possono andare ad insegnare a Varese”.
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