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L’Italia è il paese con meno studenti stranieri in Europa.
Migranews - 23-12-2004
Un’indagine dell’Ucsei
di Supriano Dembe
20/12/04

Roma - L’Ufficio centrale studenti esteri in Italia (Ucsei) ha presentato a Roma presso il Centro Giovanni XXIII il libro Studiare da stranieri nelle università Italiane, che contiene un’interessante indagine sulla presenza degli studenti stranieri negli atenei italiani, realizzata in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ed il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. La presentazione di questo studio ha coinciso con il pronunciamento del Presidente della Repubblica Ciampi, che proprio due giorni prima aveva chiesto che le università aprissero le porte ad un maggior numero di studenti stranieri.

L’Italia, dopo un periodo di forte attenzione agli studenti esteri negli anni ’50 e ’60 e parte dei ‘70, ha attuato politiche restrittive. Il numero degli studenti stranieri, che aveva raggiunto i 30 mila iscritti all’inizio degli anni ’80, è diminuito costantemente nel corso degli anni ’80 e ’90, stazionando tra i 20 e i 25.000. Ancora nel 2001 l’Italia figurava al penultimo posto tra i paesi dell’Unione Europea con una percentuale di studenti stranieri dell’1,6% contro circa il 10% di Germania, Regno Unito e Belgio, il 7,3 della Francia, il 3,3 dell’Olanda, il 2,2 della Spagna.

L’indagine rivela che da tre anni il numero degli studenti stranieri ha ripreso ad aumentare. Nell’anno accademico 2002-03 gli studenti di nazionalità straniera hanno raggiunto il picco di 31.343, e se si contano anche gli iscritti ai corsi post laurea il numero sale a 34.398. La percentuale sul totale della popolazione universitaria ha raggiunto l’1,8 % (ma aveva toccato il 3% all’inizio degli anni ’80). Si possono rilevare alcune cause per questo recente incremento.

La prima causa è la presenza in Italia di una componente di immigrazione per lavoro ormai radicata e stabile; si registra, dunque, l’inizio di iscrizioni all’università da parte di ragazzi di cittadinanza straniera che hanno studiato in tutto o in parte nelle scuole italiane.
Altra causa è l’avvenuta riforma universitaria (1999) che ha consentito di accedere al diploma di laurea in 3 anni e ha operato una forte diversificazione dell’offerta formativa.
Altra probabile ragione dell’incremento è la raggiunta parità di trattamento con gli studenti italiani negli interventi per il diritto allo studio (grazie alla legge sull’immigrazione n. 40 del 1998).
Ma c’è anche una causa di natura storico-politica, e cioè la disintegrazione dell’ex blocco sovietico ed, in particolare, della ex Jugoslavia, che ha determinato un radicale cambiamento dei flussi migratori verso l’Italia. L’Albania è oggi il paese che da cui proviene il maggior numero di studenti stranieri negli atenei italiani (circa 7.000).

La provenienza degli studenti stranieri in Italia

Nel 2001, secondo dati Ocse ripresi nell’indagine dell’Ucsei, 71 studenti esteri su 100 provenivano da paesi europei, contro i 48 del Regno Unito, i 50 della Germania, i 28 della Francia ed i 63 della Spagna. Solo 7,5 su 100 provenivano dall’Africa, l’11,8 dal Medio Oriente e dall’Asia, il 6,3 dalle Americhe (il 4,2 dal solo Sud America). Ciò indica come non solo vi sia, in Italia, un basso numero di studenti esteri, ma come vi sia un ancor più basso numero di studenti provenienti dai paesi in via di sviluppo.

L’indagine, che ha analizzato i dati del decennio che va dall’anno accademico1993-94 all’anno accademico 2002-03, ha mostrato che la presenza di studenti provenienti dall’Europa è aumentata nettamente (circa + 50% rispetto al 1993-94), ed è ora al 71,8% . Ma gli studenti che provengono dai paesi dell’Unione europea sono lievemente calati - soprattutto la Grecia, che ha sempre avuto una forte presenza, fino quasi alla metà del totale degli studenti stranieri presenti in Italia -, mentre gli studenti degli altri paesi europei sono aumentati del 187%. Gli studenti che provengono dall’Europa balcanica e centro-orientale sono oggi il 40% del totale degli studenti stranieri. L’Africa ha poco più di 3.000 iscritti, pari all’8,9%, e i paesi capofila sono Camerun e Marocco. Le Americhe hanno l’8,2%, e sono diminuiti gli studenti di Stati Uniti e Canada rispetto a quelli del centro e sud America (capofila sono Perù, Colombia e Brasile). L’Asia ha il 10,5% resta importante la presenza storica degli studenti israeliani e libanesi, mentre calano gli iraniani e crescono gli indiani (i cinesi sono ancora pochissimi: poco più di un centinaio).

Gli atenei e le facoltà più scelti

Le regioni che ospitano il maggior numero di studenti stranieri sono l’Emilia Romagna, il Lazio e la Lombardia. I primi quattro atenei sono Bologna (3.301), Roma “La Sapienza” (3.231), Padova (1.674) e Firenze (1.615). Questi quattro atenei, da soli, accolgono il 30% degli studenti stranieri. In proporzione al numero totale dei propri studenti le università che accolgono più stranieri sono, però, quelle di Trieste e di Camerino.

La facoltà di Medicina e chirurgia registra 52 stranieri su 1.000; Farmacia ne registra 46,8; Architettura 24,1; Scienze Politiche 18,6. Medicina e Farmacia sono sempre state in testa (1 studente su 4 sceglie Medicina o Farmacia, oggi come dieci anni fa). Le novità, rispetto a dieci anni fa, sono costituite dall’aumento di iscrizioni a Lingue e a letterature straniere, a Scienze Politiche e ad Economia. Diminuisce Agraria. L’Africa sembra avere una particolare predilezione per Ingegneria (1 studente africano su 5 la sceglie). L’Asia ha una predilezione per Architettura. I paesi europei non comunitari (almeno non tali fino al maggio 2004) scelgono più degli altri Economia e Scienze Politiche.

Cala il numero degli studenti stranieri che arriva alla laurea

Nel 1993-94 si sono laureati 1.787 studenti stranieri (18,1 su 1.000 laureati totali), nel 2002-03 se ne sono laureati 2.388 (solo l’11,9 su 1.000). Fanno più fatica a laurearsi gli studenti dei paesi europei non comunitari rispetto a quelli provenienti dall’Unione europea. Africa, America latina e Asia sono abbastanza in media con la popolazione universitaria complessiva.

Si alza l’età della laurea.Prendendo come riferimento l’anno solare 2002 si sono laureati in Italia 187.665 studenti. Di essi 2.230 erano stranieri. La percentuale di coloro che si sono laureati dopo i 30 anni è pari al 23% del totale; ma, tra gli stranieri, sale al 37%. La percentuale è più alta per gli africani: si laurea dopo i 30 anni il 59,1%; per gli studenti del Medio Oriente e dell’Asia è il 57,4; per le Americhe è il 44,2%; per i paesi europei non comunitari è il 34,4%; per i paesi UE è il 28,4%. Ma si tratta di un dato di non facile interpretazione: tra i tedeschi ben il 47,5% si laurea dopo i 30 anni.

Cresce rapidamente la presenza femminile: oggi le ragazze sono più numerose dei ragazzi.Le studentesse straniere sono il 56,3%. Erano il 42,9 dieci anni fa, e il 24,3 venti anni fa. Ma le studentesse africane sono solo il 42%.



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