Un libro aperto in un mondo di analfabeti
Arturo Ghinelli - 20-11-2004
20 NOVEMBRE 1969: I DIRITTI DELL’INFANZIA

Prima di tutto il diritto al tempo, il tempo dell’infanzia.Il diritto a vivere la propria infanzia e poi ad essere adolescenti. Vivere il proprio tempo da ragazzi.
Per trascorrere il tempo in compagnia ci vuole uno spazio riservato ai bambini. Spazi gratuiti nella città riservati ai ragazzi,dove i ragazzi possano stare senza dover adempiere a nessuna altro compito che quello di essere ragazzi.
La scuola, la palestra, la polisportiva, la parrocchia ospitano i ragazzi in gruppo, ma in cambio chiedono di eseguire dei compiti diversi.
Il diritto a veder riconosciuta la propria cultura di bambini e di ragazzi, diversa dalla cultura degli adulti, ma non per questo meno importante.
Diritto ad essere ascoltati,è forse il diritto più difficile da conquistare, perché gli adulti sono convinti che i ragazzi debbano solo ascoltare, salvo poi lamentarsi di non capirli.
I bambini sono un libro aperto in un mondo di analfabeti.
Siccome non riusciamo ad ascoltarli, non capiamo quello che pensano e non ci fidiamo di quello che fanno. Per questo l’impegno di noi adulti ultimamente va tutto nel cercare di controllarli il più possibile. In Giappone ad esempio sfruttano le moderna tecnologie e vendono gli zainetti per gli studenti con incorporato il ricognitore satellitare, in modo che il genitore sappia in ogni momento dove si trova il figlio o almeno il suo zaino. Anche a Milano non scherzano, se l’Assessore provinciale ha deciso di mettere le telecamere a circuito chiuso nei bagni degli istituti superiori per evitare gli allagamenti in vista dei compiti in classe di greco come al Liceo Parini.
Piuttosto che ascoltarli siamo disposti a fare di tutto, anche a farci sorprendere guardoni a spiarli dal buco della serratura.
Infine il diritto non difficile,impossibile da conquistare: il diritto a partecipare.
Se entrassimo nell’ordine di idee che sono persone con una loro identità e una loro cultura, forse ci porremmo il problema di come farli partecipare alle scelte, almeno a quelle che li riguardano. Se un giorno per caso dovessimo porci il problema, ne sorgerebbero di conseguenza molti altri:
A cosa farli partecipare? Come farli partecipare? Quando farli partecipare? Dove?
A scuola alle scelte degli insegnanti?A casa alle scelte dei genitori? In Comune alle scelte dei consiglieri? In Giunta alle scelte degli assessori?
Troppe complicazioni, meglio lasciare le cose come stanno. In fondo sono minori, per la legge minorenni, perciò non votano e non possono disturbare.
Più semplice lamentarsi al bar o in ascensore della confusione che fanno quando giocano o dell’ombelico che lasciano scoperto. Se poi non stanno fermi e zitti ecco nel prontuario farmaceutico il Ritalin, la pillola dell’obbedienza pronta all’uso (a questo proposito avrei un consiglio da dare ai ragazzi: ”Bambini, mi raccomando, state zitti, soprattutto quando la mamma vi porta dal dottore)
Sono piccoli è vero, ma non sono scemi. I bambini ci guardano e non è bello lo spettacolo che offriamo loro.

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