Arafat ci ha lasciato
ICS - Consorzio Italiano di Solidarietà - 12-11-2004

La morte del Presidente Yasser Arafat lascia un grande vuoto nelle lotte, nelle speranze e nelle vite di tutto il popolo palestinese e delle migliaia di uomini e donne che da anni in tutto il mondo si battono pacificamente per il riconoscimento dello stato palestinese e per la fine delle violenze e delle discriminazione in Medio Oriente.

"Siamo tutti un po' più soli in questa giornata di lutto, ma siamo anche più forti: se ne è andata la persona simbolo delle nostre speranze, ma non se ne vannno i principi e le convinzioni che continuano e continueranno a guidare il nostro cammino per la pace e la giustizia. In Palestina, in Israele, come in tutto il mondo", così il Presidente di ICS Daniele Borghi.

"Arafat è stato tra i primi ad indicare la via per una possibile soluzione pacifica alle tensioni con Israele, ed è stato, nonostante alcuni errori e forse qualche ingenuità, un maestro di diplomazia ed un grande uomo politico internazionale: il suo isolamento prima e la sua morte oggi non permetteranno ai signori della guerra di consegnare alle armi la soluzione del conflitto medio-orientale. In ricordo di Arafat, sempre più forti si devono alzare le voci di chi crede nei percorsi di pace e giustizia, di dialogo e reciproco riconoscimento" , prosegue Borghi.

ICS, che, insieme a molte altre associazioni di solidarietà italiane, sostiene da anni le società civili israeliana e palestinese impegnate nel difficile percorso di opposizione alle strategie militari di Tel Aviv e alle reazioni terroristiche delle frange più estremiste della lotta palestinese, continuerà con convinzione il proprio impegno in Palestina per la costruzione di una pace concreta e possibile.

"E - sottolinea Andrea Segre, Vice Presidente di ICS - in un mondo sempre più governato dalla logica dello scontro e della discriminazione, continueremo con uguale convinzione ad unire la nostra voce a quanti con chiarezza chiedono: la fine dell'occupazione dei territori palestinesi, la demolizione del muro della vergogna voluto da Sharon, l'interruzione degli attacchi contro i civili israeliani e l'avvio tra le due parti di un dialogo di pace che comprenda il riconoscimento dello Stato Palestinese".



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 Giuseppe Casarrubea    - 12-11-2004
Pasqua 2002

Piove a Ramallah assediata dai tank israeliani;
piove sul tuo povero quartier generale, caro Yasser,
già dall'alba del venerdì santo;
piove sul Medio Oriente e sui massacri di Sharon
senza Cristo e senza Dio;
piove a Gerusalemme insanguinata dal tuo corpo esploso,
piccola Ayat poco più che adolescente,
spezzata in due
dalla bomba che portavi addosso
per gridare col tuo sangue il diritto del tuo popolo
alla patria e alla terra,
semplicemente, a vivere e ad esistere.

Ora non resta altro che il silenzio
e la tua solitudine, Yasser,
nella sproporzione senza limiti
tra potere dei forti e impotenza dei deboli,
tra la violenza inaudita dell'aggressore
e il tuo coraggio di resistere.

Ora sei più guerrigliero che mai, senza sparare un solo colpo,
senza acqua e senza corrente elettrica, col tuo cellulare scarico
e la tua mitraglietta sul tavolo sgangherato dove forse
pensi di scrivere il tuo testamento politico,
circondato da armi nemiche, dentro la tua stessa casa.

Ma quand'anche ti togliessero il respiro,
a te già Nobel per la pace,
nessuno mai potrà privarti del tuo popolo
e dei tuoi eroi, finchè non ci sarà pace.

Allora sulle case diroccate e per le strade calpestate
alle prime piogge cresceranno nuovi fili d'erba
e nuove gemme spunteranno
laddove sui rami spogli
Sembrava non ci fosse più vita.
Perché tu sei condottiero dalle mille vite, caro Yasser!
Che nessuno osi toccarti!


 ilaria ricciotti    - 12-11-2004
Un grande uomo come Yasser Arafat non ci lascerà mai.
Egli sarà sempre dentro di noi, aiutandoci ad affrontare il cammino con lo stesso coraggio, la stessa determinazione, la stessa tenacia con cui lui ha affrontato la vita.

 Redazione    - 12-11-2004
Segnaliamo da Reporter Associati la nota di Bianca Cerri.

Senza Arafat

La morte di Arafat non ha colto nessuno di sorpresa ma ha profondamente addolorato il suo popolo e non solo. Buona parte dei giornali e delle televisioni del mondo hanno dedicato al triste evento un grande rilievo. Difficilmente la morte di un altro capo di stato avrebbe richiamato tanto clamore ed appare evidente che, persino da morto, molti continuano a considerare Arafat l’uomo-chiave della questione palestinese. Tuttavia, il cordoglio di oggi stride con il silenzio riservato alla prigionia che ha preceduto la morte del leader, uomo eletto dal suo popolo, che era stata anzi supinamente accettata in Occidente.

Arafat era stato eletto nel 1996 con un voto popolare ineccepibile che non era però servito a guadagnargli il rispetto dell’Occidente. E’ facile capire perchè i palestinesi abbiano criticato l’indifferenza nei suoi confronti. Gli israeliani, e soprattutto Sharon, insistono di aver fatto generose offerte al leader palestinese e di averle viste regolarmente respinte perché non era interessato alla pace.

Risulta invece che Sharon ha voluto imprigionare Arafat salvo poi accusarlo di aver orchestrato una nuova intifada. Questa ipotesi risulta improbabile e i palestinesi si sarebbero certamente ribellati al loro leader se questi avesse accettato i pochi segmenti di territorio che Israele era disposto, almeno a parole, a concedere. E’ possible che Arafat abbia sbagliato nel corso della sua vita politica, come lamentano alcuni che non amavano il suo ruolo di autocrata. Ma non ci sarà altro leader al di fuori di lui per il popolo palestinese.

Era un uomo che non conosceva altro interesse che la sua gente, nonostante un matrimonio tardivo e l’ancora più tardiva paternità. Oltre al bene e al futuro della Palestina, non voleva nulla. E per il popolo dei territori lui era il simbolo dell’unità della causa palestinese avversata da Israele.

QUELLO CHE SARA’ DOMANI.

Il pericolo di una lotta per il potere è molto reale. Abbas ha già 69 anni ed è forse il più gradito agli israeliani. Ourei, attuale primo ministro, ha 66 anni e tutto sommato Israele lo considera accettabile. Ma c’è pronta una nuova generazione, quella di Dahlan, fino a poco tempo fa a capo della sicurezza di Gaza.

Nessuno dei tre è ben visto dai palestinesi. La sciarada di Israele e degli alleati americani non lascia intravedere grandi speranze sempre che non vengano accettate incondizionatamente le regole imposte da Sharon. Che sa bene come l’assenza di Arafat abbia completamente disorientato i palestinesi.

E comincerà dall’umiliazione di un funerale in terra straniera la nuova era del popolo dei territori.

Bianca Cerri



 ilaria ricciotti    - 18-11-2004
COMUNICATO STAMPA N.621
11 NOVEMBRE 2004


ARAFAT: SILENZI ESPRIME IL CORDOGLIO DELLA PROVINCIA DI MACERATA


La Provincia di Macerata si è unita al cordoglio per la scomparsa del presidente dell’Autorità nazionale Palestinese, Yasser Arafat. Il presidente della Provincia, Giulio Silenzi, ha inviato questa mattina un telegramma di condoglianze al delegato dell’ANP in Italia, Nemer Hanmad, con il quale è legato anche da una profonda amicizia.

“Il gravissimo lutto – ha scritto Silenzi - colpisce non solo il popolo palestinese, ma tutti coloro che si battono per la Pace nel mondo, per la libertà, per l’indipendenza e l’autodeterminazione dei popoli, principi di cui Arafat è stato e rimarrà assertore, combattente e guida”.

Silenzi auspica che la morte di Arafat – Premio Nobel per la pace nel 1994, insieme con gli israeliani Peres e Rabin - non allontani il processo di pacificazione e che, anzi, nel suo ricordo si ricerchi la strada della concordia.

“Per la tragedia del Popolo palestinese, tuttora aperta e drammatica – ha dichiarato il presidente della Provincia – occorre trovare una soluzione forte e condivisa che eviti ulteriori massacri di un popolo a cui bisogna trovare pace e patria”.