Lo sport come cultura e gioco per i genitori e per i ragazzi
On. Piera Capitelli - 10-11-2004
Poiché le pratiche e i valori dello sport costituiscono una positiva opportunità di socializzazione per i nostri bambini e ragazzi, a maggior ragione la scuola è uno dei primi luoghi di indirizzo degli atteggiamenti e delle pratiche sportive di tutti.
Proprio per questo, le disattenzioni degli adulti verso il ruolo dello sport per i giovani, come la riforma Moratti che due anni fa nelle scuole primarie ha reso discrezionale l’educazione motoria, accentuano processi sociali che rendono lo sport ininfluente per l’apprendimento e la formazione della personalità di un individuo.
Non è un caso che dappertutto si parla con un gergo sportivo, e nello stesso tempo le pratiche sportive si stanno riducendo ad un fatto privato per gli adulti con lo sport-fai-da-te.
E’ ancora più evidente quella tendenza di lungo periodo dove il diritto per le pratiche sportive dei bambini sta mutando in un privilegio per l’accesso a luoghi di consumo più o meno vario in base alle disponibilità finanziarie delle famiglie.
I bambini oltre a subire lo sport come fattore economico di esclusione, sono sempre più succubi delle proiezioni di rivincita immaginarie dei loro genitori: vi è il pericolo che lo sport non sia più un diritto e neanche un gioco.
I valori e la visione delle pratiche sportive come accesso esclusivo verso relazioni ipercompetitive dove non conta vincere, ma in primo luogo non perdere, stanno contribuendo a rendere le famiglie sempre più isolate verso la partecipazione alla vita associata.
Proprio per questo i Democratici di Sinistra, anche attraverso la Consulta ‘Gianni Rodari’, vogliono partire dalla scuola per riaffermare la funzione dello sport come cultura e partecipazione, dove si ha anche il diritto di non essere campioni e supereroi, ma semplicemente diventare adulti giocando con gli altri.
Non si può che partecipare attivamente a questo progetto affinché lo sport sia la cultura dell’apertura e della crescita e della conoscenza del diverso. Ognuno di noi ha avuto e vuole in realtà dialogare e stare assieme agli altri, attraverso le pratiche sportive, anche solo nella sua immaginazione.
Tutti devono essere coinvolti: l’educazione allo sport come partecipazione è un progetto di vita e di crescita per ognuno di noi. Tre anni di questo Governo di centro destra hanno contribuito ad accentuare la visione dell’incomunicabilità di ognuno verso l’altro nel mondo della scuola.
Lo sport promosso nella e dalla scuola, invece, è una possibilità di dialogo tra i genitori e i propri figli e un’occasione di crescita e di apprendimento continuo degli adulti, anche per i successivi stati della vita della maggiore età.
Ecco perché è necessaria e utile l’iniziativa dei Democratici di Sinistra di un progetto di legge che prevede il ritorno dell’insegnamento obbligatorio dell’educazione motoria nelle scuole primarie.


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 ilaria ricciotti    - 10-11-2004
Cara Onorevole Capitelli,
lo sappiamo che lo sport
in Italia è
per i più ricchi e per i più belli.
Sappiamo anche che con questa scuola "riformata",
l'educazione motoria non sarà pubblica, ma privata.
Si farà ingrassare molta altra gente,
e all'insegnante non si darà niente.
Anzi, le sue ora verranno diminuite,
e gli alunni si beccheranno la tendinite.
Diamoci una mossa perchè ciò non accada,
e tutti insieme percorriamo la stessa strada.