Le ragioni dello sciopero
Arturo Ghinelli - 05-11-2004
Non pensavano che noi li leggessimo davvero! Chi ha scritto questi documenti non pensava che li leggessero le maestre”. I documenti di cui parlava la mia collega erano quelli allegati al Decreto 59 e cioè le Indicazioni nazionali e il Profilo finale dello studente (PECUP). Si riferiva in particolare a quest’ultimo documento, il commento che ha fatto la maestra ad alta voce al termine di un lavoro di gruppo, che aveva esaminato appunto il Profilo professionale (sic!) dello studente a 14 anni.
Infatti il mio Collegio docenti, se da una parte ha accantonato il tutor, perché è in corso una trattativa sindacale, e il portfolio, perché non è previsto né dalla legge 53 né dal decreto 59, dall’altra ha deciso di dedicare quattro incontri di due ore l’uno di autoaggiornamento proprio per leggere gli allegati al Decreto. Anch’io sono stato d’accordo di procedere ad una lettura commentata di questi documenti, anche se da un punto di vista legale sono ”transitori” cioè precari come gli insegnanti (e come loro stanno rischiando di diventare “precari storici”). Sono stato d’accordo perché mi sembrava giusto che tutte le colleghe arrivassero a toccare con mano il cuore professionale della legge 53. E non ho mai avuto paura che per questo mi diventassero morattiane, anzi ero convinto che, giunti a questo punto, invece che dei pre-giudizi sulla legge 53, si facessero dei giudizi con cognizione di causa. Infatti così è stato.

Dea, la collega che ha espresso quel lapidario giudizio sul PECUP, ha un carattere dolce, politicamente non è un’estremista, nel tempo libero contribuisce alle attività sociali della parrocchia ma è una maestra, una delle poche insegnanti d’appoggio rimaste nell’organico di diritto del nostro circolo (e per questo noi la presidiamo, pronti a chiedere un forte riscatto il giorno in cui la Stellacci vorrà portarcela via). E come maestra non ha voluto credere alle proprie orecchie quando abbiamo letto insieme gli allegati al Decreto. Già durante la lettura delle Indicazioni Nazionali i commenti più frequenti delle colleghe sono stati ”Ma questi hanno mai messo piede in una scuola? Sanno cosa vuol dire insegnare? Hanno mai visto un bambino in carne ed ossa?".
Ma l’altro giorno sul PECUP abbiamo letto: ”A 14 anni, inoltre, il ragazzo conosce le regole e le ragioni per prevenire il disagio che si manifesta sotto forma di disarmonie fisiche, psichiche, intellettuali e relazionali ... Avverte interiormente, sulla base della coscienza personale, la differenza tra il bene e il male ed è in grado, perciò, di orientarsi di conseguenza nelle scelte di vita.
E siamo rimasti esterrefatti, ma non senza parole. Penso che “i soliti ignoti” autori di quei documenti non conoscano i ragazzi, non abbiano mai messo piede in una scuola, non gli interessi niente del lavoro degli insegnanti.
Una maestra ha detto: ”La lettura di questi documenti è un’inutile perdita di tempo, perché una parte di quello che c’è scritto non si capisce (si riferiva alle UdA) e quello che si capisce non ha senso”. Certo sono convinto anch’io che abbiamo commesso l’errore, come maestri, di leggere i documenti allegati come se fossero una cosa seria, come avevamo letto, a suo tempo, i documenti per il Curricolo della Commissione De Mauro, ma non è così. Finalmente pare se ne siano accorti anche 91 senatori dell’opposizione, compresi i capigruppo della Gad, che hanno sottoscritto una mozione per chiedere al governo l’immediato ritiro delle indicazioni programmatiche della Moratti e la costituzione di una commissione di tecnici ed esperti per ”elaborare in modo trasparente gli obiettivi educativi e culturali della scuola italiana” .
Come insegnanti dobbiamo cercare di non commettere un altro errore: sottovalutare lo sciopero del 15 novembre. Quel giorno tutte le scuole devono chiudere. Proprio adesso che sindacati e partiti si sono accorti della situazione in cui ci troviamo a lavorare, cerchiamo di non far mancare la nostra voce di professionisti seri per denunciarla. Tutte le aule deserte quel giorno diventino il simbolo dello stato di abbandono in cui si ritrova la scuola pubblica e del disinteresse del governo per il lavoro degli insegnanti e per il futuro dei nostri ragazzi.

interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf

 Renato Rovere    - 08-11-2004
Dalla mia lunga (purtroppo) esperienza di insegnante (e non solo), ritengo che un giorno di sciopero non faccia altro che ridurre ulteriormente il gia' vergognoso stipendio degli in segnanti senza alcun altro effetto pratico. O i sindacati e la categoria si decidono a pensare, proporre e realizzare azioni molto più coraggiose, dure ed incisive di un misero giorno di sciopero oppure gli insegnanti sono destinati fatalmente a peggiorare ulteriormente la loro già critica situazione lavorativa. E penso che sia indispensabile far cambiare concezione della Scuola prima di tutto ai nostri "politici"...

 Grazia Perrone    - 10-11-2004
Sono commenti che ho già sentito e ai quali esiste una sola risposta: allo stato il diritto - costituzionale! - di sciopero nei servizi pubblici essenziali (e la scuola rientra in questa casistica) è regolamentato da leggi (recepite negli accordi contrattuali) che, personalmente, considero penalizzanti o, meglio, castranti.

C'è un solo modo per essere ... "incisivi": scioperare ad oltranza e ... infrangere la legge. Pagandone, poi, le conseguenze (civili e penali) di un tale atto di ... ribellione.

I sindacati confederali non infrangeranno mai le regole che hanno firmato con i governi ... "amici". Perché significhwerebbe ammettere che - in questi anni - hanno contribuito a ... "legarci le mani".

Per quanto riguarda noi "operatori della scuola" (è così che ci chiamano nelle "riunioni di servizio").

Ammesso (e non concesso) che ci sia un sindacatino di base disposto a proclamare lo sciopero ad oltranza in barba alla legge e al contratto (pagando anch'esso le conseguenze) ... quanti pensi che siano i docenti che sarebbero disposti a tanto?

Io penso pochini.