Obiettivi IRC per la scuola media
Anna Pizzuti - 05-11-2004
Accade per tutte le polemiche: passati i giorni della discussione accesa, durante i quali ciascuno sostiene con forza le proprie posizioni e prefigura sviluppi che dall’altro vengono contestati, finiamo per dimenticarcene, anche quando i fatti successivi potrebbero darci ragione.
E così è passata quasi sotto silenzio, la pubblicazione del decreto presidenziale con il quale sono stati approvati gli obiettivi specifici di apprendimento propri dell'insegnamento della religione cattolica per la scuola secondaria di I grado, che vanno ad aggiungersi a quelli per la scuola dell’ infanzia e per la scuola primaria.




Eppure la cerimonia durante la quale, nel maggio scorso, nell’Aula Magna della CEI fu sottoscritta l’intesa tra la Conferenza Episcopale Italiana ed il MIUR non passò certo sotto lo stesso silenzio.
Non tanto per l’atto in sé, quanto per le parole che, in quell’occasione, furono pronunciate dal Ministro dell’Istruzione che citò il «rilevante contributo della Cei al dibattito sul ruolo dell'educazione, volto ad elaborare una risposta pedagogica, ispirata all'antropologia cristiana, alle diverse problematiche oggi emergenti in quest'ambito».

Inizia una lunga ora di religione sostenne Furio Colombo, in un editoriale che metteva in evidenza come le parole pronunciate dal ministro, fossero, in realtà, una citazione quasi testuale, delle tesi sostenute da monsignor Nosiglia in occasione della 53° assemblea della CEI che si era tenuta pochi giorni prima.
E fu polemica, al punto che lo stesso Ministro si sentì in dovere di scrivere al direttore dell’Unità, non per smentire le parole che aveva pronunciato ma per sostenere semplicemente che “ l’accordo che ho firmato nei giorni scorsi semplicemente adegua il Programma del 1987 alle indicazioni contenute nella legge 53/2003 sulla riforma della scuola, individuando gli obiettivi specifici di apprendimento propri dell’insegnamento (facoltativo) della religione cattolica. Tutto qui. Nessuna «consegna» al cardinale Ruini della scuola italiana, ma un aggiornamento, dovuto, di accordi sottoscritti da due Stati”.
Il confronto tra “l’adeguamento” realizzato con questi obiettivi e i programmi del 1987 permetterà di valutare le differenze.
In termini di gradualità ed articolazione del disorso religioso, ma anche - e soprattutto - di confronto con le altre religioni. Tenendo conto della sempre maggiore multietnicità delle nostre classi. (1)
Ma non è solo per questo che va riaperto il discorso. Quello che segue è il testo del messaggio della Presidenza della CEI diffuso all’inizio di questo anno scolastico, in vista della scelta che le famiglie e gli alunni sono chiamati a fare per avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica.




Un messaggio che conferma quanto i rilevi e le preoccupazioni di Furio Colombo – e non solo – sulla “pervasività” che caratterizza l’insegnamento “riformato” della religione cattolica sul complesso della scuola “riformata” fossero fondati.
E che assume maggiore importanza se teniamo conto del fatto che in questi giorni la Corte Costituzionale sta deliberando sull’esposizione del crocifisso nelle scuole.

(1) Non è mia intenzione intervenire sui contenuti specifici di questi obiettivi, il cui giudizio lascio ai lettori. Su di essi, però, mi piacerebbe conoscere l'opinione del prof. Bertagna, per capire come riesce a conciliarli, nel suo ologramma, con quell'impostazione fantastica, mitica e mitologica che, secondo lui, deve avere l'approccio alla scienza nell'età dei bambini che frequentano la scuola primaria.
Un'osservazione, quest'ultima, scaturita anche da questi esempi di unità di apprendimento che vengono proposti agli insegnanti.


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 Isabelle Odion    - 07-11-2004
Sinceramente non vedo dove sia la differenza tra i programmi dell'87 e gli OSA di IRC. Si tratta solo di un adeguamento dei contenuti già definiti al nuovo linguaggio ed approccio della riforma.
Anche parecchi aspetti della riforma stessa (53/03 ma anche il decreto applicativo e documenti allegati) che ad una prima lettura sembrano sorprendenti ed innovativi in realtà riprendono (ho trovato frasi intere) l'approccio dei programmi del 79. Il punto è che queste linee non sono passate nel Dna della scuola e dei docenti ed oggi sconcertano. L'essere d'accordo o meno è un'altra cosa. Ma di nuovo, a livello di linee educative e teoriche, c'è poco. Unica sorpresa: l'ingresso - tabù finora - di parole quali "religioso" nelle dimensioni del bambino e del ragazzo, o "senso della vita". Ma si può negare che sia una reale ricerca umana? Ho trovato ancora ieri volantini pubblicitari per sedute più o meno "buddisto-new age" per le quali c'è gente disposta a pagare 15 euro/ora...
Le novità didattiche (la cui vera natura è economica!) sono da considerare invece a parte, ben separate dalla teoria pedagogica ... e sarebbe una lunghissima "considerazione".
Buona continuazione!