Il Paese Felice
Raffaele Grande - 29-10-2004
Favola da racontare ai telespettatori la sera, prima di dormire


C’era una volta, nel cuore della vecchia Europa, un paese felice in cui tutti avrebbero voluto vivere. In questo paese non si commetteva nessun reato, in quanto i reati erano stati aboliti dal Governo che aveva avuto il 45 % dei voti, quindi era stato legittimato dal Popolo Sovrano a fare tutto (ma proprio tutto!) e aveva varato la Grande Riforma. In questo paese non c’erano disoccupati, infatti tutti i cittadini erano stati assunti dal capo del Governo (sempre quello del 45 %, d’ora in poi Premier). Tra gli assunti c’erano ovviamente tutti i giornalisti, gli avvocati, i medici, gli insegnanti, e così via, e ogni categoria era stata destinata a uno specifico ruolo nella Grande Riorganizzazione:

· Gli avvocati formavano il Parlamento, depositario sovrano della volontà popolare.
· I giornalisti erano stati destinati alla Pubblicità (davano i Consigli per gli Acquisti). In effetti il Grande Consigliere per gli Acquisti aveva svolto un ruolo chiave nella costruzione del Paese Felice apparendo per 18 ore al giorno in TV (le altre sei erano coperte dalla moglie che aveva dato un contributo determinante alla crescita culturale delle nuove generazioni).
· I medici svolgevano in parte la loro attività nelle cliniche del Premier (intra moenia) e in parte in quelle dell’opposizione (extra moenia), molti però, sotto sotto, erano bypartisan (vedi oltre).
· Gli insegnanti erano stati divisi in due grandi gruppi: quelli che lavoravano nelle scuole Regionali Autonome e quelli che svolgevano la loro missione nelle scuole Federali del Papa; a quelli in soprannumero fu offerto di fare i calciatori nelle squadre del Premier, non tutti accettarono per ragioni di età e di fiato, ma non fu una gran perdita: dopo tutto facevano parte del 55 %.

Nel felice paese era stato risolto anche il problema delle carceri sovraffollate: i detenuti erano stati sostituiti coi magistrati, che erano in numero molto inferiore. L’idea, geniale nella sua semplicità, era stata di un funzionario del ministero della Giustizia, il parlamento aveva approvato all’unanimità. Anche la lentezza dei processi era stata risolta una volta per tutte: i processi erano stati aboliti in quanto i magistrati erano dentro e gli avvocati erano troppo impegnati a legiferare in Parlamento.
Anche al ministero dell’Economia si ebbe un’idea geniale per sistemare definitivamente i conti pubblici (che erano stati dissestati notoriamente da un demone cattivo di nome Euro): fu organizzata una straordinaria lotteria il cui primo premio di 1.000 miliardi di euro fu vinto dallo Stato; sembrò strano che nessuno ci avesse pensato prima.
Ma, forse, la cosa più bella di questo paese era la concordia che vi regnava: ad esempio, ogni volta che la maggioranza aveva qualche difficoltà l’opposizione correva in suo soccorso. Ogni volta che il governo faceva errori clamorosi o dimostrava la sua tragica incompetenza in qualche settore i Consiglieri per gli acquisti stendevano una salutare coltre di gas soporifero e a ogni accenno di contenzioso arrivava il Condono Pacificatore.
Un neo turbava la Grande Concordia e la Grande Riorganizzazione: un gruppo di ragazzacci che , rimasti senza scuola (nel frattempo era stato drasticamente ridotto il numero delle scuole), si ostinavano a giocare al girotondo sotto le finestre del Premier, che quindi non riusciva a dormire. Il problema fu affrontato in Parlamento che, avendo ormai risolto tutti i problemi del Premier, era disoccupato da due anni e mezzo e si annoiava. Alcuni erano per la linea dura: pochi complimenti e molte bacchettate sulle mani per i ragazzini che rompono, la concordia e il silenzio sono troppo importanti. Si pensò di organizzare in tutta fretta un G8 per dare una lezione ai ragazzacci. Ma il Premier, nella sua grande saggezza, disse “no, ho una soluzione migliore: li mando in una scuola privata, gli faccio prendere il diploma in due settimane, la laurea in un mese e mezzo, e li assumo in televisione a fare gli opinionisti”. La misura fu inserita nella finanziaria, nel pacchetto per l’occupazione, e fu approvata all’unanimità. L’opposizione disse che di fronte al superiore interesse del Paese bisognava collaborare, ma ribadì il suo ruolo alternativo nei confronti del governo.
Un’altra cosa rendeva questo paese tanto felice: l’assoluta libertà di parola. Tutti potevano dire tutto senza tema di incorrere in alcun problema; nessuno doveva rendere conto di ciò che diceva, specialmente sui mezzi di comunicazione di massa, dove si poteva “sparare” qualsiasi cosa, l’opinione pubblica assorbiva docilmente, e poi, al massimo, se la sparata era troppo grossa, la gaffe troppo pesante, l’incompetenza troppo evidente, si diceva di essere stati fraintesi, maliziosamente male interpretati; ma il tutto sempre in piena libertà.
Tutti coloro che avevano subito qualche torto dalla giustizia, che erano stati ad esempio, che so, disturbati da qualche magistrato impiccione mentre si facevano i fatti loro, avevano diritto, oltre che al normale seggio in Parlamento (per questi non c’era bisogno della laurea in giurisprudenza), anche a una trasmissione televisiva, una specie di pulpito, da cui, sempre in piena libertà di parola, inveire sui magistrati rei di averli molestati.
Ma, oltre a godere di un’assoluta libertà, nel paese felice, tutti potevano arrivare in alto, ad ognuno era data l’opportunità di farsi valere: anche persone che in un altro qualsiasi paese del mondo sarebbero state destinate a ruoli modesti o avrebbero avuto problemi a circolare liberamente, lì non solo erano a piede libero, ma potevano ricoprire ruoli di prestigio nella politica e nell’informazione .
Infine, essendo il benessere del Cittadino il primo pensiero della maggioranza (che ormai i sondaggi davano vicina al 48%), si istituì un ministero (con un notevole portafoglio) per il finanziamento del divertimento nazionale, il Calcio, e il Premier ne assunse l’interim (vedi oltre).
Per completare la felicità del Paese Felice il parlamento (con rispetto parlando), in un ritaglio di tempo, varò un’altra grande riforma: l’abolizione della VERGOGNA. Da diverso tempo si sentiva il bisogno di un tale provvedimento che liberasse i cittadini da questo fastidioso e inutile sentimento e i legislatori, sempre attenti alle aspirazioni popolari, stabilirono la cancellazione di alcuni tipi particolarmente nocivi di vergogna tra i quali:

· La VERGOGNA di avere un parlamento ridotto e avvilito a fucina di leggi e norme ad personam;
· La VERGOGNA dell’immagine del Paese all’estero;
· La VERGOGNA di avere nel governo della Repubblica certi personaggi;
· La VERGOGNA di essere presi in giro quotidianamente dalla televisione (e anche un po’ l’incazzatura per aver pagato il canone);

e altre vergogne minori.
Il Paese Felice poté fregiarsi, oltre che del titolo di “Bel Paese”, anche di quello di “PAESE SENZA VERGOGNA”.
Liberato finalmente da questi inutili fardelli il cittadino divenne sempre più felice e spensierato, anzi perse proprio la pessima abitudine di pensare. E se qualche ragazzo (pochi in verità) si ostinava ancora ad esercitare la dannosa facoltà del pensiero autonomo e critico, la riforma della Scuola varata dal Governo pose definitivamente rimedio a questa disfunzione.
Non bisogna però pensare che nel Paese Felice si procedesse soltanto ad abolizioni, no!, in realtà la società era piena di fermenti creativi. Una delle più importanti innovazioni fu l’invenzione dei bipartigiani. Erano così indicati quei personaggi che facevano valutazioni sempre equilibrate (bypartisan) e trovavano sempre il pro e il contro, sempre il “sì però….”, sempre “la ragione non sta tutta da una parte…”, “questo governo non è un granché però anche gli altri….”, e soprattutto il fatidico: “no, non si può parlare di regime…”. Questi personaggi così equilibrati, che qualcuno definiva, malevolmente, equilibristi, furono tra i maggiori responsabili della felicità del Paese Felice.
Inoltre furono finalmente rivalutate, anche a livello istituzionale, oltre che in campo televisivo, dove già lo erano da tempo, qualità come l’IGNORANZA, la ROZZEZZA e la VOLGARITA’ e personalità molto eminenti in questi settori ebbero la loro giusta collocazione al vertice dei vari settori della vita nazionale . Alcuni nostalgici, superati dai fatti, non credevano fosse possibile che certi personaggi ricoprissero certi ruoli, ma nel Paese Felice questo era possibile, e tanto altro ancora ….
Ma il Premier sapeva che ancora mancava qualcosa alla completa beatitudine del Paese Felice e, nella sua paterna attenzione per i suoi concittadini, decise di porvi rimedio. Il problema era l’esistenza di quell’accidenti di Opposizione. Lui l’avrebbe risolto molto velocemente a modo suo ma gli dissero che il problema ero ancora, malgrado gli enormi progressi fatti nel campo delle riforme, piuttosto delicato e quindi si decise di nominare una Commissione che studiasse la spinosa questione e trovasse il rimedio al male. La commissione, composta da una serie di saggi selezionati tra i domestici e famigli del Premier, lavorò duramente ma incontrò notevoli difficoltà: non si riusciva ad aggirare le solite pastoie costituzionali (la cosa più fastidiosa era costituita da un gruppo di vecchi barbogi ex-comunisti che periodicamente si riunivano in una sezione semiclandestina chiamata “Corte Costituzionale”). I lavori erano entrati in una fase di stallo quando un commissario una mattina, facendosi la barba, ebbe l’ILLUMINAZIONE. Non c’era bisogno di nessuna legge che abolisse l’opposizione, infatti questa non esisteva, si era da tempo autoabolita.
L’infinita saggezza del Premier si manifestò anche nell’uso dell’INTERIM. Ogni volta che un suo ministro faceva un disastro troppo grosso per passare inosservato Lui assumeva l’interim di quel ministero e tutto andava a posto. La parola interim assunse, nel popolo televisivo, un valore misterioso e taumaturgico. La felicità perfetta fu raggiunta quando il Premier ebbe assunto l’interim di tutti i ministeri.
Malgrado tutto ciò, malgrado si trattasse del paese più felice della Terra, malgrado ormai in tutte le più grandi università del mondo si studiasse il fenomeno come esperienza unica e irripetibile in altri paesi (neanche i maggiori produttori di banane); malgrado tutto, dicevamo, qualcuno cianciava di conflitti di interessi, libertà di informazione, stato di diritto, legge uguale per tutti e simili disfattistiche e obsolete amenità. La pazienza del Parlamento, depositario della sovranità popolare, ebbe fine e fu approvata la RIFORMA DELLE PERCENTUALI: si stabilì che il totale non era più rappresentato dal 100%, come volevano certe superate credenze matematiche, bensì dal 45% e quindi il dissenso fu cancellato aritmeticamente (forse si cancellò anche un pezzettino di consenso, ma pazienza). Questa volta l’opposizione votò contro dimenticando, però, che non esisteva più. Quando se ne accorse era troppo tardi. La felicità regnò finalmente sovrana, tutto era stato messo a posto. E vissero tutti (45 %) felici e contenti.

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 oliver    - 09-11-2004
Questo è il paese dell'imbonitore!!!!!