29 ottobre
Alba Sasso - 29-10-2004
La giornata nazionale di mobilitazione del personale della scuola prevista per oggi 29 ottobre rappresenta, insieme agli scioperi regionali che si stanno susseguendo in tutta Italia, una ulteriore tappa di quell’itinerario che culminerà con lo sciopero generale della scuola e la manifestazione nazionale del 15 novembre.

Un percorso di mobilitazione che segnala ancora una volta il problema di un pacchetto di proposte legislative (dalla legge 53 alla proposta di legge sullo stato giuridico sui docenti) assolutamente inadeguato alle esigenze di una scuola che deve, che può e che vuole cambiare, assolutamente lontano dai problemi della scuola reale. Mentre qualsiasi proposta di riforma di un sistema complesso come quello della scuola non può non partire dall’ascolto, dal confronto e dalla condivisione.

Il messaggio che viene da manifestazioni e da mobilitazioni come quella di domani è che la riforma della scuola non può essere fatta contro docenti, dirigenti e lavoratori della scuola, e soprattutto che non può essere fatta senza di loro.


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 gp    - 29-10-2004
Dal Il Giornale di Vicenza del 28 ottobre 2004

Scuola. I sindacati confederali hanno fissato per il 15 novembre la giornata di mobilitazione generale contro i tagli promossi dal governo In sciopero tutti gli "Insegnanti sfruttati dallo Stato" Distintivo per i precari che aspettano da quattro mesi lo stipendio. Sul tavolo anche la riforma

di Anna Madron

È un autunno caldo per la scuola che non intende deporre le armi di fronte alle questioni ancora aperte: riforma, precari, contratto. E in agenda sono state già fissate le date della protesta che esploderà il 15 novembre prossimo, giorno in cui i sindacati confederali hanno indetto uno sciopero generale per riportare l’attenzione di tutti sulla politica dei tagli, sui mancati investimenti a fronte di un aumento di iscrizioni, sull’attivazione dei posti di sostegno necessari. Problematiche, queste, al centro della manifestazione promossa dalla Gilda degli insegnanti che si è svolta mercoledì a Venezia e a cui hanno preso parte i precari vicentini del Cip che l’altro ieri in segno di protesta hanno disertato la prima e l’ultima ora di servizio, prima di salire sul treno che nel primo pomeriggio li ha portati alla mobilitazione in difesa della scuola pubblica.

Tra le richieste, formulate da Francesco Bortolotto, segretario regionale della Gilda, «la valorizzazione della qualità del sistema di istruzione e rispetto del dettato costituzionale, attraverso il potenziamento delle risorse destinate alla scuola, in alternativa alle politiche dei tagli a risorse ed organici portata avanti dal governo. Il tutto al fine di stabilire condizioni ottimali di insegnamento e di apprendimento». La lista "nera" prosegue con «l’emanazione di un piano di assunzioni del personale precario su tutti i posti disponibili, la regolarità degli stipendi, anche nei mesi estivi, e l’adeguamento agli anni di servizio».

Concetti ribaditi anche da Achille Variati, capogruppo della Margherita in Consiglio regionale, presente alla protesta degli insegnanti e intenzionato ad incontrare una delegazione della Gilda «per esaminare - ha detto - la possibilità di sostenere la richiesta di un referendum abrogativo della riforma Moratti che potrebbe avvenire con l’adesione di cinque consigli regionali». Acque agitate, dunque, anche perché il progressivo abbassamento qualitativo dei processi di apprendimento, oltre che di insegnamento, non appare più un rischio remoto, anche alla luce della situazione in cui versano i docenti precari.

Che in questi giorni circolano muniti di uno stemma, simile a quello della Repubblica, con scritto "Insegnante sfruttato dallo Stato". Un "distintivo" che gli stessi precari invitano ad attaccare ai vestiti o alla borsa ed esibire ai collegi docenti, alle riunioni e durante il ricevimento dei genitori. Perché, dicono, «tutti devono sapere che siamo senza stipendio da quattro mesi».

 adfab    - 01-11-2004
Sono una "maestra"! Perchè è così che alunni e genitori ci chiamano. Ho lottato come meglio ho potuto contro alcuni aspetti della Riforma. Non sono stata l'unica. Noi "maestre" lo abbiamo fatto fin dall'inizio perchè abbiamo capito subito quali conseguenze essa avrebbe comportato, non tanto a noi insegnanti a tempo indeterminato, ma "agli utenti del servizio" e a coloro che da anni sperano di ricevere il "famoso contratto a tempo indeterminato".
Dal primo settembre, eccoci qua, nelle nostre scuole si attua a TUTTI GLI EFFETTI LA RIFORMA. Se veramente volete aiutare "gli utenti", fate partecipare agli incontri di "contrattazione" e alle famose "tavole rotonde" noi insegnanti di paesi lontani e sconosciuti, fateci parlare, fateci dire com'era la scuola prima e come la immaginiamo in futuro. Alla luce di ciò che "è andato in vigore", usate la nostra esperienza per migliorare il servizio scolastico e chissà anche per rivederne alcuni "aspetti", dopotutto si può sempre cambiare, sbagliare è umano! Tante sono le maestre e gli insegnanti di ogni ordine e grado che potrebbero farlo e sono disposti ad intervenire per un unico interesse: "MIGLIORARE LA QUALITA' DEL SERVIZIO SCOLASTICO PER DARE A TUTTI PARI OPPORTUNITA' EDUCATIVE ... "

 angela    - 02-11-2004
E' facile dire mobilitatevi! E chi si mobilita? Sempre i soliti sfiniti, dall'impotenza e dalla lotta contro l'assurdità della Riforma che stiamo applicando; dallo smarrimento di fronte ad iniziative di lotta che non incidono sul percorso della riforma ma solo sul loro portafogli! Disorientati per l'aver constatato con mano che forse la Moratti ha colto di sorpresa opposizione e sindacati, procedendo come un rullo compressore nel suo disegno di lobotomizzazione / ricondizionamento delle generazioni future. Mi domando, riguardando la storia della Scuola negli ultimi due anni, perchè il sindacato non si è mosso prima dell'emanazione, dov'era l'opposizione nello stesso periodo? L'impressione che ho maturato, la sensazione, sgradevole, che non riesco a cancellare, ma che anzi mi si rafforza, è assimilabile alla massima popolare del "prendere le castagne con le mani degli altri"! Ho messo a disposizione le mie mani, come rsu, insegnante e collega, cercando di barcamenarmi tra quello che mi veniva detto dal sindacato e quello che arrivava dal Ministero; ho cercato di svegliare un collegio spaccato e incapace di esprimere una qualsiasi volontà, ammiccante in buona parte all'allettante ruolo del tutor inteso come titolo onorifico foriero della dimiunuzione dell'orario di servizio; ho scioperato, manifestato e spiegato a tutti quelli che mi capitavano la "inconsistenza" e gli effetti della riforma; ho aderito alla formazione per non trovarmi nella condizione di essere un domani non ipotetico fuori dalla scuola perchè "non avente i titoli per..." e mi ritrovo oggi coattivamente iscritta al "seguito" perchè altrimenti la precedente "pseudo-formazione" è "considerata nulla"; faccio il "tutor" in una classe 5^ di 23 alunni, di cui 7 extracomunitari (1 "catapultata" dal Bangladesh, 12 anni e 28 giorni di scuola in vita sua, programmazione individualizzata cl 1^), 1certificato, varie situazioni di disagio socioculturale; lavoro circa 12 ore al giorno tra frontale, funzionale e sommerso; combatto ogni giorno contro il vittimismo delle lab schierate contro i tutor, consapevole che nessuno ha nulla di cui rallegrarsi; mi batto per non pagare col fondo d'istituto l'incentivo al tutor, perchè avalla la disuguaglianza... e mi domando: ma quanta pazienza ho? fino a quando metterò ancora a disposizione le mie mani? mi sento sola, arrabbiata, sfiduciata perchè sono quasi certa che all'indomani della scadenza del contratto, a gennaio, dal cilindro uscirà il ns nuovo stato giuridico e il nuovo contratto, che ratificheranno, a fronte di un "congruo" aumento, lo sfruttamento dei docenti e la privatizzazione della scuola pubblica! Scusate lo sfogo e la confusione, ma ho bisogno di credere che forse non tutto è perduto, nella folle presunzione che chi, per ns mandato di elettori e iscritti, ha titolo a difendere le idee che rappresentiamo, recepisca il messaggio!