Il mosaico impossibile
Anna Pizzuti - 14-10-2004
Il tempo pieno svuotato, e la prevalenza del tutor sono stati e sono i punti catalizzatori del contrasto alla riforma della scuola.
Di pochi, invece, l’ attenzione su altri aspetti, per seguire i quali - ad onor del vero - occorrerebbe un lavoro simile a quello degli artisti bizantini che componevano con perizia i mosaici più complessi, accostando, pazientemente, tessera dopo tessera.
Immaginiamo che uno di questi artisti provi a comporlo oggi, un mosaico, con le schegge impazzite di quella che alcuni, ancora, chiamano riforma della scuola. Andando a ritroso.
La prima tessera, infatti, è quella che, in ordine di tempo, arriva per ultima.

Da Tuttoscuola del 12 ottobre.

Dopo l’incontro del 23 settembre scorso con i sindacati, sul sito del Miur è apparsa una dichiarazione del ministro Moratti che, tra l’altro, afferma "... dopo l'innalzamento di un anno dell'obbligo scolastico (da 9 a 10 anni), in Finanziaria chiederemo un ulteriore innalzamento di un anno (da 10 a 11 anni), nella prospettiva dei dodici anni di obbligo scolastico previsti dalla legge".”

Lo stesso concetto - ma, a proposito: non era stato il ministro in persona a cancellare quella brutta parola ed a sostituirla con quelle molto più eleganti di “diritto/dovere”? viene ribadito in un altro comunicato, che risale al 30 settembre.

"Sono soddisfatta – dichiara il Ministro - perché il Governo è concorde nel ritenere la scuola, l'università e la ricerca come priorità per il rilancio e la valorizzazione del capitale umano e per lo sviluppo del Paese. L'impegno in questi tre settori nella Finanziaria 2005 è coerente con questa visione strategica".

"In particolare", aggiunge il Ministro, "per la scuola è previsto, oltre all'incremento del 2 per cento della spesa stabilito per tutte le amministrazioni, un ulteriore finanziamento di 110 milioni di euro da destinare alla prosecuzione del Piano programmatico. Potremo così raggiungere nel 2005 alcuni importanti obiettivi:

1. l'innalzamento di un altro anno dell'obbligo scolastico, portandolo a 11 anni complessivi, nella prospettiva del raggiungimento dei 12 anni previsti dalla Riforma; (……..)


Moratti nel paese delle meraviglie, non nel paese della realtà. Che, per quanto ci risulta è ancora quella contenuta in quella breve frase conclusiva del testo della riforma: la legge 9/99 è abrogata.
Per cui, vista la situazione di stallo nella quale versa il decreto sul diritto dovere - nonché l’incongruenza dello stesso – nell’anno scolastico corrente l’obbligo scolastico, così come lo si intende nei paesi in cui la scuola è scuola, termina al termine della scuola media.
Come autorevoli e più sinceri esponenti del gruppo riformatore dichiarano apertamente Tutto il resto è convenzione, sperimentazione, fumo negli occhi.

Ma torniamo ai motivi di soddisfazione del ministro. Tra i quali rinveniamo la seconda tessera del mosaico, la più luminosa: il Piano Programmatico approvato “in via preliminare” dal Consiglio dei Ministri il 12 settembre del 2003 e del quale, secondo il ministro Moratti, la legge finanziaria per il 2005 costituisce una “prosecuzione”.

Secondo la lingua italiana, si dà “prosecuzione” quando si continua ad attuare qualcosa a cui si è dato inizio. Ma soprattutto, quando la continuazione è coerente con ciò a cui si è dato – o si crede di aver dato – inizio.
Andiamo invece a vedere come stanno le cose. A scoprire le carte, come farebbe un giocatore di poker che sospetta il bluff. E il “bluff” del piano è contenuto nell’ ultima pagina . Cioè, in quella che doveva essere l’ultima pagina, ma che era già sparita ancora prima che il Consiglio dei ministri quel piano lo approvasse.

1440 milioni di euro: tanto doveva essere messo in bilancio per il 2005.
110 milioni di euro: tanto, secondo il Ministro, dovrebbe essere stanziato per proseguire il piano.
A quanto pare, sono sfumati 1330 milioni di euro. Ma il Ministro è soddisfatto. Evidentemente può permetterselo.
Sembrerebbe solo una questione di cifre, una questione di finanziamenti. Ma le cose non stanno esattamente così. L’intreccio tra la vacuità (è il caso di dirlo) economica e la vacuità sostanziale, nella riforma, è fortissimo.

Il 23 settembre, come ci sembra di capire dai documenti, è stata una giornata importante.
Da una parte l’incontro tra il Miur ed i sindacati, raccontato, da questi ultimi in maniera molto diversa da come lo racconta il Ministo, dall’altra l’inizio, in sede di Conferenza Unificata Stato-Regioni-Enti Locali della discussione
delle bozze di decreto, su alternanza scuola-lavoro e diritto-dovere, licenziate dal Consiglio dei Ministri nel maggio scorso.

Una coincidenza forse casuale, ma sicuramente interessante, almeno per il mosaicista che sta tentando di accostare tutte le tessere. Una sfida alla sua arte, sicuramente.
Da una parte il Ministro che dichiara giuliva che l’obbligo non solo è cresciuto, ma crescerà ancora, rossinianamente, dall’altra l’Anci che ribadisce tutte le sue perplessità sui due decreti e pone questioni di merito e di metodo che frenerebbero gli entusiasmi di chiunque, ma non quelli del ministro.
Che vede nei suoi sogni crescere l’obbligo scolastico, mentre non si riesce a comprendere da chi, come, e quando sarà attuato il diritto dovere.

Ma c’è di più. Ritorniamo al secondo comunicato:

"Sono soddisfatta – dichiara il Ministro - perché il Governo è concorde nel ritenere la scuola, l'università e la ricerca come priorità per il rilancio e la valorizzazione del capitale umano e per lo sviluppo del Paese. L'impegno in questi tre settori nella Finanziaria 2005 è coerente con questa visione strategica".

Talmente coerente che l’articolo 16 della finanziaria, che si occupa, testualmente, della Prosecuzione di lavori socialmente utili presso gli istituti scolastici ed altre disposizioni in materia di organizzazione scolastica, stabilisce in definitiva che:

- gli organici non debbono aumentare (che nel linguaggio reale vuol dire che saranno tagliati, grazie alla riforma)

- l’inglese nelle elementari sarà insegnato dai docenti di classe, formati coartatamente

- i libri di testo sviluppano le Indicazioni nazionali (ossia le bozze decretate) e, una volta usati, restano a scuola sotto la custodia del dirigente
.

A questo punto il mosaicista butta all’aria le tessere, e si unisce a tutti quelli che questo pasticcio lo vogliono cancellare, abrogare, eliminare.

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