breve di cronaca
Il caso Indymedia
Reporter Associati - 13-10-2004
Per un codice deontologico del giornalismo indipendente

Non parleremo di Indymedia, ma occorre incominciare dai fatti noti: Indymedia Nantes pubblica una foto di due poliziotti svizzeri di servizio al G8 di Evian, l'anno passato. Con un commento: «On livre, à la vindicte publique et à la grande famille des internautes deux policiers qui n’ont fait que leur travail, les mettant dans une situation d’extrême faiblesse». Consegnamo alla pubblica vendetta e alla grande famiglia degli utilizzatori internet, due poliziotti che hanno compiuto solo il loro lavoro, mettendoli in una situazione di estrema vulnerabilità. Di uno dei due poliziotti viene dato l'indirizzo di casa. Il tutto è firmato " Jackouille".

I due poliziotti si sentono in pericolo e fanno aprire alla magistratura svizzera un procedimento contro ignoti per ottenere la rimozione delle foto. Indymedia fa orecchie da mercante, non rimuove le foto e si limita a far presente che la polizia svizzera aveva pubblicato le foto di coloro che sono stati ritenuti responsabili degli atti vandalici ad Evian.

Visto che un responsabile editoriale non c'è, considerato che Indymedia vive d'anonimato, ritenendo ancora in pericolo i due poliziotti, non resta che far pressione sui proprietari dell'unica cosa che fisicamente consente la pubblicazione delle foto: i server. I server sono di proprietà di un'azienda americana e si trovano fisicamente a Londra, la magistratura svizzera si rivolge all'FBI. L'FBI e non la CIA, banalizziamo: l'FBI ha delle regole, la CIA meno. E l'FBI si muove, dapprima contatta Indymedia Nantes richiedendo la rimozione del sito, il 28 settembre saranno gli stessi Indymedia nantesi a pubblicizzare la pressione subita.

Visto che la CIA non ottiene soddisfazione cerca una via legale di intervento, la Svizzera infatti non ha alcun accordo con gli USA per la gestione della faccenda, occorre quindi che si appoggi ad un terzo Paese, possibilmente con un qualche procedimento avviato contro la stessa Indymedia. Salta fuori l'Italia.

Interrompiamo la ricostruzione dei fatti, ricordiamo:

l'obiettivo è di far sparire quel servizio, l'unico mezzo tecnico l'eliminazione dei Server. Tutto il resto è quasi fantascienza:

1) che sia stata l'FBI nutre tanto antiamericanismo
2) che si sia spenta una fonte di teppismo mediatico, nutre il cupo teppismo politico
3) che sia stata spenta una fonte di informazione indipendente riempie la bocca di una veloce approssimazione che dimentica troppi fatti.

Una cosa è certa mentre l'informazione internet è in subbuglio, l'informazione ufficiale tace. La verità sta in mezzo e non è il processo a Indymedia l'obbiettivo di questo articolo. Indymedia nel suo anonimo modo di stare al mondo è un muro di strada, su cui mettere svastiche o graffiti, poco di più, la verità è che Indymedia accanto a molto teppismo da svastiche, ha anche pubblicato pregevoli graffiti. Potremmo fare nomi e cognomi, non li facciamo perchè crediamo nell'alleanza di chi vuole fare informazione, senza secondi fini.

Esistono giornalisti di grandi testate che lavorano con Indymedia aperto al mattino, pomeriggio e sera, è ovvio non c'è di che essere allegri di questi tempi, pochi parlano l'arabo e ad andarci in Irak si corre il rischio di far la fine di Baldoni, molto più sicuro starsene su Indymedia a prendere le notizie, in fondo è nobile anche il mestiere di colui che screma, che valuta se una notizia sia svastica o affresco.

Il problema subentra quando Indymedia o l'ipotetico "Charly di Indymedia" diventa il "secondo fonti internet" o ancora peggio nome e cognome dell'articolista della grande testata che pubblicherà e darà credibilità alla notizia. Per questo oggi la stampa ufficiale tace, ignora Indymedia e internet tutto, lascia che il vandalismo politico non distingua tra svastica e affresco. È la paura di ammettere: "è vero io attingo proprio da lì."

Ma questo teorema, di cui, ripeto, si possono citare molti esempi precisi, (alcuni anche costruttivi), dimostra una cosa, che Internet può essere una fonte affidabile, ed è al giorno d'oggi incensurabile. Anche sopprimendo i server, sono convinto che il servizio in questione è già riprodotto altrove, come tutte le informazioni che quei due server contenevano e se anche poi tutti i siti fossero vietati, tutti i server sequestrati, tutti i blogger arrestati, rimarrebbero le mail e le liste di distribuzione, insomma è impossibile arrivare ad una censura, ci si prova, ma le vie di fuga sono infinite.

E questo è il punto centrale, la potenza di cinquemila indirizzi ed una persona che dice cose abbastanza sensate da essere letta, è la novità assoluta e ingestibile. E questa novità non è politica, morale o legale, è semplicemente tecnologica. Questo elemento sfugge ai censori di internet, la dimensione assolutamente apicale dell'ingestibilità, l'impossibilità assoluta di censurare.

Detto questo comunque, sia consentita un'opinione personale, il bello di Internet non sono le svastiche, ma sono gli affreschi ed è quindi giusto preservarli, non a livello museale, forse capiterà anche questo, ma è giusto preservare la possibilità che gli affreschi possano continuare ad esistere, ad essere prodotti, che possano continuare ad essere fonte, malgrado tutto il fastidio che può provare Cheney per tutto quello che è stato scoperto e diffuso (per esempio...) su di lui, sulla Halliburton e sulla Bechtel.

E per fare questo serve una dichiarazione deontologica della pubblicazione, non un ordine dei giornalisti, non una registrazione in tribunale, nessuna di queste cose potrà anche solo limitare il teppismo da svastica. Serve un'etica riconosciuta e riconoscibile, di cui si è responsabili. Appurato che non c'è alcun mezzo coercitivo efficace è solo ed esclusivamente alla responsabilità e civiltà del singolo che ci si può appellare.

Dice: anima ingenua, no, tecnologica, il limite è la tecnologia, faccio un esempio concreto: Riccardo Orioles, un giornalista, con cadenza irregolare manda semplici messaggi, senza complicazione tecnica di sorta, solo messaggi e-mail e fa informazione, autorevole e rispettabile informazione e 10.000 iscritti, ricevono (e vogliono ricevere) da un indirizzo mail gratuito, di quelli che si fanno da un Internet point, un giornale completo, non registrato, dietro cui c'è un solo nome.

Ecco se la stessa cosa la fa uno svasticaro teppista, viene isolato e se anche si procura per un qualche magheggio elettronico la lista di distribuzione di Orioles, viene cancellato senza essere letto, viene poi censurato dal lettore stesso e dalla sua attenzione.

Ecco quindi trovo importante che la discussione inizi, una discussione che abbia come frutto un codice deontologico dell'informazione on line, un codice della qualità, basato sul mutuo riconoscimento e sull'attenzione di tutti al rispetto delle regole, con conseguente estromissione di coloro che non ritengono opportuno seguirle.

Tito Gandini




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