Rocco bigotto
Grazia Perrone - 09-10-2004
Rocco Buttiglione c'è cascato un'altra volta. All'indomani della vittoria elettorale del centrodestra con una (malaccorta) intervista concessa - il 16 maggio 2001 - al quotidiano La Stampa di Torino si è "giocato" la potrona di ministro della (non più pubblica) Istruzione.

Oggi, con avventate esternazioni integraliste (cattoliche), rischia di giocarsi la poltrona di vice presidente della Commissione europea con un portafoglio "pesante": Giustizia, libertà e sicurezza.

Ma quale "giustizia e libertà" può assicurare un soggetto (...)"bollato da Cuore con l'appellativo di cleropositivo? (...)". Che considera un prioritario obiettivo "cuturale" (sic!) la reintroduzione della sanzione penale per le donne che praticano l'aborto con la - logica dal suo punto di vista - conseguenza di considerare la revisione della legge 194 più importante della devolution? [1].

E che considera gli omosessuali dei peccatori il cui comportamento è - da un punto di visto "tecnico" (!?) - "indice di disordine morale"? [2]

Ma è sulla concezione della Storia, espressa nella già citata intervista, che vorrei soffermarmi un attimo per il - dichiarato e ostentato - rifiuto nei confronti di una cultura (quella di Sinistra ... o presunta tale) che (testuale) "ha sognato una società perfetta dimenticando che gli uomini stanno sotto il segno del peccato originale". [3]

Assunto dogmatico in virtù del quale "l'integralista salentino" riafferma il primato del cristianesimo nella storia nazionale ed europea, con la ingenua e ridicola indicazione di un percorso didattico attraverso le Chiese di Roma, in una patetica riesumazione di un’impostazione gesuitica della cultura e dell’insegnamento ricalcando vecchie impostazioni, che - credo ma chiedo lumi - non vengano neppure più proposte nelle scuole cattoliche di stretta osservanza.

Soffermandosi in particolare sul Novecento, Buttiglione recepisce il succo del revisionismo imperante sui media controllati dal centro-destra: il fascismo e il nazismo si giustificano come risposta al comunismo, l’Italia è stata compattamente fascista e la Resistenza è stato un fenomeno minoritario rispetto alla maggioranza della popolazione, che ha passivamente atteso gli eventi.

Il futuro Commissario europeo che dice no al relativismo etico e al modernismo indica ideologicamente (con tre anni di anticipo rispetto alle Indicazioni Nazionali) che cosa e, soprattutto, come insegnare la storia.

A questo punto è lecito chiedersi: quale ruolo il governo di centro-destra intende lasciare alla libertà di insegnamento e di programmazione?

E poi ...

Quale spazio intende lasciare alla propositività culturale e metodologica dei docenti?.

Del singolo docente .


1] cfr. Gian Antonio Stella - Corsera 8 ottobre, pag. 10

[2] ibidem

[3] ibidem

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