Sereno sul bel paese…
Aldo Ettore Quagliozzi - 04-10-2004
Sol chi difetta della memoria storica ha potuto illudersi che attorno alla vicenda delle due Simona si potesse cementare la solidarietà senza etichette, propria di un vero e grande paese.
Ma questo bel paese non ha mai vissuto della solidarietà vera e disinteressata, non ha mai riposto la sua litigiosità se non all’interno degli ambiti del più deleterio familismo, delle sue varie sacrestie e confraternite, che ricoverano convenientemente, all’occorrenza, anche i figuri più spregevoli che possano in esso liberamente circolare.
E’ un paese disgraziato in verità, poiché non riesce a gioire nel suo più profondo neanche in presenza delle sventure le più tragiche e strazianti; esse servono invece a cementare la solidarietà all’interno delle opposte fazioni, a far sì che i vincoli, anche i più abietti ed incoffessabili, trovino modo di rinsaldarsi per esere pronti alla controffensiva alla occasione prossima ventura.
Nel suo splendido volume “ Diario segreto di Giulio Cesare “, romanzando la storia e la vita, Luca Canali faceva scrivere a quel grande:

“ ( … ) Oggi ricorrono le celebrazioni Ferali, e tutte le famiglie ricordano i loro defunti. V’è in città una mestizia diffusa. E’ strano come essa, più della gioia, affratelli la gente.

Cessato il lutto ritorna la rissa generale. Rivalità e violenza si ritengono a torto frutto di circostanze eccezionali: esse sono figlie naturali della normalità quotidiana.

Anch’io mi sono sentito provvisoriamente riconciliato con tutti. Recandomi a portare doni sulla tomba di mia figlia Giulia e di Cornelia, mia prima sposa, ho incontrato avversari che mi hanno salutato con gentilezza. Ho risposto con serena benevolenza.

Cicerone, che si recava anch’egli a visitare la tomba di sua figlia Tullia è stato addirittura sul punto di abbracciarmi.

Domani torneremo nemici – tutti contro tutti, come ha scritto Lucilio -. Ma oggi siamo come affratellati dal rimpianto. Lo scrivo senza ironia.

Ora sono solo in casa, e penso alla desolante velocità del tempo che avanza inavvertito come un sicario. ( … )


E venendo fuori dalla “ realtà storica “ propria di una creazione letteraria, le vicende di questi nostri giorni sconfortanti confermano come non possa esserci nel bel paese fatto, avvenimento o qualunque altra cosa che siano apportatori di disinteressata, vera solidarietà.
E’ il bel paese la culla dei “ pacificatori in armi “ che dileggiano i “ pacifisti senza armi “, i quali ultimi accorrono ovunque armati solo delle loro idee, del loro disinteresse, del loro grande animo, e con quelle armi faticano, aiutano e muoiono.
Non c’è spazio per loro nel pensiero unico dominante nel bel paese; a loro viene richiesta l’abiura, in cambio di una loro ammissione sul palcoscenico unico e dominante dei moderni mezzi di disinformazione. E se l’abiura non perviene nel tempo utile e stabilito il dileggio è d’obbligo: leggere per verificare.

“ (… ) Questo esplicito tentativo di umanizzare una banda di criminali potrebbe essere frutto dello choc da scampato pericolo, e archiviato come tale. Purtroppo però si accompagna al perentorio proclama di Simona Torretta: “ Le truppe straniere se ne devono andare dall’Iraq “. Non i terroristi, non chi ha sgozzato Quatrocchi e Baldoni, non coloro che fanno esplodere un’autobomba al giorno sono dunque il problema dell’Iraq di oggi, bensì le truppe straniere – tra cui – è bene ricordarlo, c’erano anche i carabinieri uccisi a Nassirya. Ci vorrebbe più misura.
( … )

Letto sul quotidiano “ La Stampa “ a firma di Fabrizio Rondolino.

“ ( … ) Non intendo negare che la simpatia umana e l’apprezzamento politico che le due ragazze hanno saputo guadagnarsi con il loro lavoro si siano rivelati assai utili al fine del loro rilascio. Ma è davvero difficile credere che tutto ciò avrebbe condotto ad una felice soluzione senza il lavoro di pressione e di persuasione da parte del governo guidato da quel guerrafondaio di Berlusconi; se non ci fossero stati, soprattutto, i pacchi di dollari che lo stesso governo ha del tutto opportunamente gettato nelle grinfie dei sequestratori. ( … )
Letto sul quotidiano “ Corriere della sera “ a firma di Ernesto Galli Della Loggia.

“ ( … ) C’è un evidente elemento consensuale in questo sequestro, che può essere ascritto a una sindrome di Stoccolma prolungata nel tempo da parte di volontarie umanitarie che amano “ il popolo iracheno “ e idealizzano la sua “ resistenza “ all’invasore oppure a qualcosa di più preciso. Quanto al riscatto, è evidente che prima di tornare in Iraq a rischiare per loro e per noi, le due ragazze devono fare una colletta tra i valorosi pacifisti italiani e restituire l’importo: i soldi allo Stato servono per pagare i Carabinieri e i soldati che rischiano la vita per la democrazia irachena, non il riscatto della buona coscienza umnaitaria fiorita nel regime di Saddam Hussein. ( … )
Letto sul quotidiano “ Il foglio “ a firma di Giuliano Ferrara.

“ ( … ) Qual era il ruolo di quelle due… signore? Il loro compito non era solo umanitario, quello di aiutare i bambini. Cosa stavano lì a fare? Quale era il loro ruolo? Tenere i contatti con i giornalisti, fare conferenze stampa, farsi portavoce delle posizioni no-global: una cosa che andrà esaminata poi, ora stiamo lavorando perché vengano liberate. ( … ). … una era stata nella segreteria dell’onorevole Minniti, quando era sottosegretario alla difesa. Non voglio dire che ci sia alcuna responsabilità di Minniti, ma la posizione politica è quella …
Sentito dalla viva voce dell’onorevole Gustavo Selva, Presidente della commissione affari esteri, il giorno 10 settembre ai microfoni del telegiornale di Canale Italia.

A proposito poi dell’incontro maggioranza-opposizione tenuto a Palazzo Chigi nei momenti pù tragici del sequestro delle due Simona, il Presidente Selva Gustavo si lasciava andare a profonde e meditate riflessioni, nel mentre sembrava che tutti gli organi dello stato fossero impegnati nell’ardua impresa:

“ ( … ) E’ tutta una buffonata, tuttavia da parte di Berlusconi bisognava farla. Ma l’unità non è credibile se l’opposizione, o un parte importante dell’opposizione, chiede il ritiro delle truppe dall’Iraq. L’unità esiste solo come fatto strumentale, perché dal centrosinistra non possono certo dire di non volere la liberazione di quelle due… signore. Perché poi, quando saranno liberate, si dovrà capire bene quale è stato e quale sia il loro vero ruolo. ( … )



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 Redazione    - 04-10-2004
Riceviamo e riportiamo

Il burqa del premier

La destra caritatevole è svaporata in un sorriso, quello delle due donne finalmente sorridenti perché non più ostaggi, non più vittime di un sequestro. Il miele spalmato dai giornali e dalle tv di regime in queste settimane di trepidazione di tutto il popolo italiano sulla tragica vicenda è già scomparso, insieme alla posticcia unità nazionale strombazzata ai quattro venti dal premier.
Al suo posto è arrivata inesorabile la solita consueta melma, arrogante e puzzolente, con cui viene inesorabilmente sotterrato chi non si adegua al pensiero unico. Le maschere ipocrite sono cadute e la flotta mediatica ha cominciato a incrociare il fuoco sulle due donne, ormai troppo pericolosamente vicine a diventare icone di un sentire nazionale così diverso da quello che desidera il governo.
I generali Feltri e Jabbathehutt Ferrara hanno sfoderato le loro sciabole e giù fendenti senza pietà, senza risparmio, tanto come dice il presidente gli elettori lettori di giornali sono come un bambino di otto anni, e nemmeno tanto sveglio.

E’ il burqa del premier insomma, sono più di tre anni che tanta stampa compiacente lo indossa e vi si ripara dietro quando il gioco si fa duro.

In tv Vespa organizza il suo salottino e mostra i suoi gioielli: non certo le due Simone perché quando parlano quelle lì sono pericolose; meglio al loro posto e a parlare di loro la consorte dell’elefantino, che si sa bene da che parte pende.
Poi la drammaturgia su la pistola riconsegnata a Scelli: sarà davvero una pistola?
Sarà fatta di ferro?
Sarà forse quella che ha ucciso Quattrocchi?
Lo stregone di turno ammalia la folla dei teleutenti dipingendo foschi scenari, insinuando con sapienza curiosità morbose. Su quali prove si fondino poi queste congetture da bar dello sport non è dato saperlo, forse sul fatto che trattavasi di una pistola che aveva sparato in Irak, che era stata in mano a un irakeno, dunque a un terrorista.
Un consiglio a Bruno Vespa : se vuole davvero una seratina da record di auditel, inviti le due Simone e accanto a loro Paolo Simeoni e Valeria Castellari, così rimane in argomento e salva anche la par condicio…
La semplificazione con cui si tende oggi a banalizzare la cronaca recente di questo sequestro non è frutto di ottusità ma risponde a un disegno ben preciso, perché due donne volontarie, senza altre armi che la propria volontà di fare qualcosa per i diseredati, con la loro semplicità hanno fatto breccia e sono riuscite a convincere il paese dell’inutilità, anzi meglio, del danno prodotto dalla missione militare italiana in Irak.
Perché il terrore non sta soltanto dalla parte dei tagliagole e dei kamikaze. Perché il terrore c’era con Saddam ed è rimasto in Irak con l’invasione dei “liberatori”, che a distanza di così tanto tempo dalla liberazione dal tiranno non sono ancora riusciti a trovare altro mezzo, per convincere gli irakeni sulle loro pacifiche intenzioni, che le armi.
Con cui sparano e uccidono uomini, giovani e vecchi, adulti e bambini, ogni giorno che passa. Decine di migliaia di civili, ad oggi. E non abbiamo sicuramente assistito al peggio, vedrete che cosa succederà se Bush verrà rieletto, tra il due di novembre e gennaio, quando dovrebbero tenersi le elezioni in Irak.
Berlusconi ha già ribadito seccamente che si resterà laggiù, al fianco di Bush. E il premier, si sa, non ama contraddittorio, su questo e su qualsiasi altro argomento.
Men che mai se poi a contraddirlo sono due “vispe terese” come amabilmente definisce Libero le due Simone. E allora vai con il linciaggio e con l’ostracismo televisivo.
Se a Follini quest’estate sibilò di scatenargli contro le sue tv, figurarsi quale sarà stato l’ordine impartito questa volta.
Mentre a Scelli, sul cui ruolo nella liberazione delle due non si farà mai probabilmente sufficiente luce, vengono messi a disposizione tutti i palcoscenici possibili.
L’ex trombato alle ultime elezioni politiche (si presentò nel 2001 per Forza Italia nel seggio di Roma Gianicolense, e per non approfittare della generale beneficiata della destra non doveva essere proprio una cima …) ha trovato finalmente il suo posto al sole e probabilmente ci riproverà nel 2006 ad arrivare in parlamento, proprio grazie alle visibilità mediatica ottenuta attraverso le due Simone.
Insomma, c’è chi in Irak fa soldi con una agenzia di security e chi ci troverà alla fine un seggio parlamentare. Se questo è il modo della destra di concepire una missione umanitaria, si capisce bene il motivo per cui Simona Torretta e Simona Pari danno fastidio.

Stefano Olivieri