breve di cronaca
La menzogna distrugge la democrazia
www.warnews.it - 02-10-2004


Non credo a una parola di ciò che dicono i leader dei partiti del centro-sinistra (figurarsi a quello che dicono quelli del centro destra!) né a Ballarò, né a Porta porta (tanto per citare le trasmissioni dove ieri sera erano presenti e plaudenti tutti di leader dei maggiori partiti).

Dire queste cose in queste ore di stupefacente "unità nazionale" so che non è popolare, ma siccome pare che non ci sia rimasto nulla che sia vagamente giusto e al tempo stesso popolare, tanto vale rassegnarsi e aspettare serenamente le eventuali critiche che seguiranno.

Anche perché dal quel gennaio del 2002, quando sono scesa in piazza col primo girotondo, non ho ancora capito quale sia il momento per parlare francamente. In realtà non c’è mai un momento giusto: perché bisogna battere Berlusconi (intanto è sempre più probabile che ci batta lui), perché siamo sotto elezioni (ogni anno c’è una consultazione) e, nel caso in oggetto, perché fino a ieri non si poteva rischiare di compromettere il possibile buon esito della liberazione degli ostaggi e oggi perché non si può guastare la festa; domani state certi ci sarà un altro accidente per il quale è bene tacere.

Per chiunque non sia malvagio, vedere la conclusione positiva del rapimento delle ragazze e dei due iracheni non può che essere un sollievo e tuttavia la scenetta filmata con le ragazze che si levano il velo sorridenti e finalmente sollevate da un incubo ma - ahinoi- affiancate dal sinistro Maurizio Scelli, commissario straordinario della Croce Rossa e uomo del Governo (e degli americani si vocifera), che raccoglie gli allori di questa vittoria (ricordando anche le volgari aggressioni fatte da quest’individuo a Gino Strada quando Emergency si adoperava per tentare una via per liberare il povero Baldoni), sembrava una telenovela sud americana e mi ha fatto letteralmente accapponare la pelle.

E ancora più mi fatto accapponare la pelle che nessuno dei nostri leader, nessun giornalista, abbia manifestato una sola perplessità. Forse accadrà nei prossimi giorni, nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, quando già saremo travolti da altri eventi. E allora io credo che questo sia il momento opportuno per ribadire che il rapimento, la liberazione e tutto quanto riguarda questa faccenda puzzano enormemente di bruciato.

Forse non avremo mai le prove lampanti, forse le avremo quando non ce ne importerà più nulla, ma sta di fatto che non credo a una parola di quello che ieri sera ( e anche sui quotidiani di oggi) è stato detto.
E – badate - non è colpa della mia personale diffidenza, è colpa di chi ha distrutto la democrazia che si basa su un patto sociale che presuppone che i cittadini credano nelle istituzioni (politici, giornalisti, magistrati...).

Ma non si può pretendere che i cittadini credano in istituzioni reiteratamente corrotte e inquinate, sarebbe come pretendere che i cittadini si autoproclamino imbecilli.
La menzogna distrugge la democrazia perché toglie qualsiasi credibilità al linguaggio (per questo è tanto grave), che è la sostanza stessa di ogni "contratto sociale".

In un mondo in cui si dà per scontata la menzogna pubblica nessuna verità potrà essere creduta.
Pertanto, ammesso che quella che ci raccontano sia la verità, è testa alta che affermo di non credere a una sola parola di tutto quello che ho visto e sentito nelle ultime ore.

E voi?

Marina Minicuci


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 Redazione    - 02-10-2004
Riceviamo e pubblichiamo la lettera che il fratello di Enzo Baldoni ha inviato ai quotidiani nazionali in data 30 settembre 2004.

Il caso del giornalista rapito e ucciso in agosto: "Perché allora il governo sonnecchiò?"

Caro direttore,
felici questi giorni anche per noi Baldoni, contenti di rivedere le facce belle, pulite e sorridenti di Simona Pari e Simona Torretta, e di stringerci idealmente in un abbraccio ai loro familiari. Ma permetteteci, da cittadini qualsiasi di questo stato, di farci e fare pacatamente qualche domanda molto diretta.

Perché nel caso di Enzo il governo italiano ha sonnecchiato così a lungo e si è dimostrato così freddamente distaccato da una tragedia che anche in quel caso non aveva coinvolto solo una persona, ma un'intera nazione?

Perché le opposizioni non sono riuscite ad andare oltre la polemica spicciola, invece di sollecitare l'immediata azione di tutte le altre forze politiche per una soluzione rapida del sequestro?

Perché i servizi segreti hanno perso giorni preziosi minimizzando subito la questione della sparizione di Enzo, addirittura dando notizie infondate su una sua presunta irresponsabile uscita dal convoglio della Croce Rossa, quando lui era stato evidentemente catturato mentre era di ritorno a Bagdad assieme ai medici e agli infermieri con cui era andato a curare un gruppo di feriti iracheni?

Perché dopo tutto questo tempo non si riesce ad avere il benché minimo indizio su che fine abbia fatto il corpo di un occidentale clamorosamente rapito e ucciso nella non immensa periferia di Bagdad?

Insomma, abbiamo due governi, uno efficientissimo e uno completamente inaffidabile, così come abbiamo due opposizioni e due servizi segreti?
Pensiamo siano cose che molti altri italiani si chiedono, confusi anche da questa improvvisa e un po' sguaiata gara della nostra classe politica ad attribuirsi meriti e medaglie, mentre un mese fa era tutto un correre a nascondersi nei coni d'ombra disegnati dalle poltrone.

Qualcuno può rispondere? Grazie.

Sandro Baldoni

 L'Unità    - 02-10-2004

Deaglio: "Baldoni a Najaf con la Croce Rossa: si sapeva tutto"

Di Oreste Pivetta

Tra Scelli che evoca la lista americana delle spie e l’addolorata lettera pubblica di Sandro Baldoni, che protesta le troppe diserzioni e ambiguità nei giorni del rapimento del fratello Enzo, corrono polemiche e sospetti. Perchè riferire di una "voce a proposito di spionaggio? " «Perchè i servizi segreti hanno perso giorni preziosi minimizzando subito la questione della sparizione di Enzo, addirittura dando notizie infondate su una sua presunta irresponsabile uscita dal convoglio della Croce Rossa? », come si chiede Sandro Baldoni...

Si aggiunge ora una pagina (oggi su Diario, il settimanale cui Baldoni collaborava) che somma dubbi ai dubbi, la prima pagina cioè della relazione inviata da Beppe De Santis,responsabile della Croce Rossa di Bagdad, destinatario Maurizio Scelli, la data: 21 agosto 2004.

Enrico Deaglio, direttore di Diario, cerca di ricostruire la tappe di una storia, che lo ha colpito da vicino. Baldoni era in Iraq anche per scrivere e fotografare... La sua passione civile, la sua personale esperienza nella Croce Rossa, la sua conoscenza di luoghi e persone lo avevano indotto a qualche cosa di più.

Caro Deaglio, il fratello di Enzo esprime perplessità che sono di tutti noi. La prima impressione di agosto fu che quello di Baldoni fosse un rapimento che non interessava molto.

«Sandro Baldoni ha ragione. Ma c’è qualcosa di più in questa storia. Aldo lo lascia intuire, ma resta sottinteso. Bisognerebbe spiegare perchè qualcuno ha lasciato circolare l’idea che Enzo fosse solo un avventuroso reporter e un generoso sprovveduto, uno che i guai se li andava a cercare in una specie di "vacanza” tra le bombe. Non aveva neppure il satellitare, si è scritto per mettere alla berlina il presunto dilettantismo di Baldoni. Ma soprattutto si è negato che quel viaggio a Najaf; al ritorno del quale Baldoni fu rapito (e il suo interprete-traduttore, Ghareeb, ucciso), fosse della Croce Rossa e rappresentasse anche una missione molto particolare, non solo recar vivere, medicinali, aiuti,ma riportare qualcosa di più: un messaggio di Moqtada al Sadr addirittura per il Vaticano, una preghiera di intervento perchè i bombardamenti cessassero».

Insomma, niente di improvvisato, un piano studiato, invece. E Scelli si sarebbe ritrovato tra le mani una letterina di Moqtada al Sadr in cui lo si pregava di intercedere presso il Papa.
Una bello prova dl credito. Però tutto è andato storto. Il convoglio gli americani non l’hanno neppure fatto entrare a Najaf, la lettera dello sceicco non è stata recapitata,Baldoni è stato rapito. La colpa diScelli, a questo punto, quale sarebbe stata?


«Quella di non aver subito chiarito la cosa più semplice: che la missione era della Croce Rossa e che Baldoni era a pieno titolo, con Ghareeb, uno dei membri di quella missione... ».

Come si legge, peraltro in un altro documento pubblicato da “Diario”, la lista ufficiale dei componenti il viaggio….

«Certo. Scelli avrebbe dovuto comunicare i fatti al Comitato internazionale della Croce rossa a Ginevra. Si è limitato il 24 agosto a spedire un fax per dichiarare che “il rapimento non è legato a operazioni sul campo della Croce Rossa italiana” ».

Nello stesso giorno In cui Al Jazeera trasmette il video di un Baldoni prigioniero, ma ancora fiducioso, due giorni prima della condanna a morte. Che cosa sarebbe accaduto senza quell’Imbarazzo, senza quelle reticenze?

«Sicuramente una attenzione ben diversa e una mobilitazione di ben altra forza. Si sarebbero levate proteste dal mondo intero. Sarebbe apparsa evidente tutta la gravità di un attacco di quel genere a una missione umanitaria... Che peraltro qualche risultato positivo lo ottenne, perchè fallito l’obiettivo Najaf, la colonna si fermò a Kufa. Nella moschea era stato impiantato un ospedale.... ».

Questo lo racconta De Santis, che era poi il capo di quella piccola spedizione: I nostri medici hanno collaborato con i medici locali, organizzando inoltre un ambulatorio dove sono stati visitati più di cento civili ed anziani....

«Baldoni era sulla macchina alla testa della colonna con Ghareeb. Si è lasciato credere che avesse voluto ad ogni costo arrivare a Najaf a caccia di scoop. Questa è un’infamia, che sicuramente non ha aiutato la trattativa... ».

Va bene Deaglio,ma perchè mai Scelli avrebbe dovuto mescolare così malamente e maldestramente le carte?

«Perchè tutto era andato storto. La missione non era arrivata a Najaf, la lettera di Moqtada al Sadr non si era vista, dimezzo c’era pure un rapimento di uno strano reporter alla testa del convoglio della Croce rossa, senza neppure un’assicurazione sulla vita in tasca. Meglio prendere le distanze da un fallimento, da un’operazione pericolosa. C’erano state altre missioni prima. Una della Croce rossa era pronta a partire, a metà giugno, poi scaricarono tutti i materiali e li ricaricarono sui camion della Mezzaluna rossa, che arrivarono a Najaf Con Enzo Baldoni.
Dal 16 al 19 agosto autobotti di “Un ponte per...” distribuiscono a Najaf quasi mezzo milione di litri d’acqua. Poi ci sono De Santis, Baldoni, Ghareeb... Missione non autorizzata, si affrettò a comunicare Scelli, il 19 agosto, appena si venne a sapere che il convoglio non era arrivato alla moschea di Ali a Najaf, che la lettera per il Vaticano non c’era. De Santis venne destituito in viaggio Eppure nella relazione di DeSantis, non c’è ombra di improvvisazione e neppure di contrasto. L’addetto stampa della Croce Rossa, Fabrizio Centofanti, si preoccupava per la lettera di Al Sadr, si compiaceva per l’evolversi della vicenda, si raccomandava che fosse invitato l’inviato della Rai Pino Scaccia con il suo operatore...

Conte mai solo adesso si viene a sapere di quella relazione?

«Perchè quando incontrai Scelli dopo la morte di Baldoni e gli parlai per quattro ore filate, potei consultare molti documenti ed anche una “ricostruziuone del capo missione”. Peccato che mancasse la prima parte che abbiamo ritrovato solo ora».

 Riccardo Ghinelli    - 03-10-2004
Vi invio due comunicati stampa della Comunità Papa Giovanni XXIII che denunciano gravi atti di intimidazione compiuti ai danni di volontari, approfittando forse del fatto che gli occhi di tutto il mondo sono puntati sul terrorismo islamico.

Aggiornamenti sono disponibili sul sito http://www.operazionecolomba.org insieme ad una petizione da inviare al governo israeliano

Rimini, 29 settembre 2004

COMUNICATO STAMPA

Agguato contro volontari internazionali a sud di Hebron.

Questa mattina due volontari che collaborano con l'Operazione Colomba progetto non-violento di condivisione e di pace promosso dall'associazione Comunità Papa Giovanni XXIII - Cris Brown e Kim Lamberty, sono stati violentemente aggrediti, mentre accompagnavano dei bambini palestinesi a scuola.
Alle 7,15 di oggi, ora italiana, i volontari stavano scortando un gruppetto di bambini del villaggio di Tuba alla scuola di Tuwani (il villaggio vicino). Cinque persone, vestite di nero e col volto coperto, si sono avvicinati al gruppo. I bambini sono fortunatamente riusciti a scappare, anche se una bambina e' stata raggiunta da un colpo di catena dietro l'orecchio che le ha provocato una profonda escoriazione. I due volontari invece sono stati aggrediti e picchiati con catene e bastoni, e ad una dei due sono stati rubati il passaporto e il telefono cellulare.
I due volontari sono ora ricoverati in ospedale.

La strada passa in una zona isolata molto vicina all'insediamento israeliano di Ma'on. I volontari avevano l'autorizzazione dell'esercito ad effettuare l'accompagnamento e la strada non era soggetta a restrizioni.
La polizia e l'esercito hanno il dovere di tutelare tutta la popolazione compresi gli internazionali, trattandosi di zona sotto completa amministrazione israeliana.
L'associazione condanna questo atto di violenza. Chiede alle autorità israeliane di fare tutto il possibile perchè questi atti non abbiano assolutamente a ripetersi. Auspica che le vie per risolvere il conflitto mediorientale siano quelle del dialogo e del negoziato. I nostri ragazzi hanno scelto di rimanere sul campo nonostante le minacce e l'accaduto, .infatti scopo dell'Operazione Colomba è quello di lenire le ferite delle vittime dei conflitti e di gettare ponti di dialogo e di incontro tra le parti in lotta, pagando di persona lo sforzo di questa pacificazione. I volontari sono presenti attualmente , oltre che in Medio Oriente, anche in Kossovo e sono in procinto di partire per il Darfur, in Sudan.

Nel villaggio sono presenti volontari dell'Operazione Colomba
Per contattare Operazione Colomba in Italia operazione.colomba@apg23.org

don Oreste Benzi
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII


Rimini, 30 Settembre ‘04

COMUNICATO STAMPA

DOPO L'AGGUATO DI IERI NUOVE MINACCE AI NOSTRI VOLONTARI ITALIANI IN CISGIORDANIA

L'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, in merito all'agguato di ieri, in cui sono stati aggrediti due volontari internazionali (attualmente ricoverati in ospedale con fratture e contusioni) che accompagnavano a scuola dei bambini palestinesi, ringrazia la polizia israeliana perchè, come promesso subito dopo l'aggressione, oggi ha fornito scorta e protezione ai bambini durante il tragitto scolastico.

Deplora e condanna la nuova pesante, minaccia, fatta questa mattina da esponenti dell'esercito israeliano, ai volontari italiani dell'associazione presenti sul posto col progetto “Operazione Colomba”.
Con parole pesanti, minacciando ulteriori violenze ed altro spargimento di sangue, i militari hanno diffidato i nostri giovani dal compiere nel prossimo futuro il percorso del giorno prima.

Si chiede alle autorità israeliane, ai suoi vertici militari, di intervenire energicamente per garantire legalità e serenità per i bambini ed i volontari.
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII


don Oreste Benzi
Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII


 Redazione    - 04-10-2004
Dalla redazione di Reporter Associati riceviamo e pubblichiamo. a proposito di menzogne

Tre settimane fa una colonna di tre mezzi si ferma nel centro di Baghdad. Ne scendono una dozzina di uomini che entrano nella sede di “Un Ponte per..”, foto alla mano scelgono due cooperanti italiane dopo averle chiamate per nome, un ingegnere iracheno ed una insegnante irachena, tutti membri dell’associazione, e li conducono fuori. Tutte le testimonianze concordano: quelli che agiscono sono vestiti uguali, in una divisa militare, sono al comando indiscusso di un leader, quindi una vera squadra; sono armati ed equipaggiati alla moda militare importata dagli americani, hanno anche pistole elettriche, non esattamente moda armata locale.

Salgono in auto con i novelli ostaggi e si allontanano. Pochi minuti dopo, avvertita, giunge una pattuglia americana, che ascolta, guarda, e se ne va’, la palla passano ad altri o non capiscono. Mentre il convoglio si divide, ed ogni mezzo supera diversi posti check point, ai quali occorre fermarsi e vedersela con i presenti, l’ingegner Ra’ad ci dice che ascolta scambi cordiali con i controllori. I check point sono in mano ai complici dei rapitori? Questi hanno un permesso speciale per non essere nemmeno perquisiti? Tanta, tanta fortuna?


E’ più che evidente che una perquisizione avrebbe scoperto il problema. La prima ipotesi, è da escludere di rigore, in alcuni blocchi sono presenti anche gli americani. Nello stesso momento, a velocità telematica, dal piccolo ufficio di Baghdad la notizia rimbalza in Italia e vola sulle reti ancora prima che qualcuno dell’ambasciata si presenti sulla scena del delitto.

I quattro vengono conservati con cura, e vengono evidentemente affidati a “personale” diverso che si occupa della loro custodia. Pagati, parenti o subordinati; i carcerieri non tradiscono la fiducia concessa dagli armati, ma svolgono il compito con umanità e curiosità verso i prigionieri. Genuinamente convinti di trovarsi di fronte a predicatori cristiani, scoprono presto l’equivoco.

Equivoco che riguarda solo i carcerieri, i rapitori conoscevano sicuramente la natura non confessionale dell’associazione. I sequestratori realizzano che Ra’ad è davvero iracheno, Ra’ad ha tratti somatici mediterranei, carnagione abbastanza chiara e non porta barba o baffi. In Italia scatta l’evento, in Iraq gli americani aumentano i bombardamenti mirati sulle abitazioni che li interessano. Non è l’unico sequestro, sicuramente i militari americani non ne sono impressionati.

Si mette in moto la rete di solidarietà intorno ai rapiti, il loro operare solarmente per gli altri, il loro radicamento sociale nel paese presentano al mondo le loro immacolate e specchiate referenze, nel bailamme delle dichiarazioni dei politici, la loro associazione si presenta ai rapitori nuda, e chiede la restituzione dei rapiti. I rappresentanti di tutte le religioni del paese si esprimono per la liberazione, monta una marea di solidarietà che giunge fino ai governi confinanti, una santificazione sincera, resa ancora più vera dalle bassezze di qualcuno in vena di guadagnare visibilità con sconcezze studiate per raccapricciare chi abbia sentimenti.

Il governo chiede sostegno e l’opposizione dice di ingoiare rospi, ma di collaborare eccezionalmente. Qualcuno chiede che il sig. Scelli non si occupi in nessun modo delle trattative, il governo esclude che questo possa accadere. Mentre altre storie di ostaggi corrono sui teleschermi, si decide anche della prossima tornata elettorale, succede di tutto. Fortunatamente si tratta di balletti ermetici anche per la maggior parte degli italiani, e gli iracheni che volessero indagare, si annoierebbero prima di poter azzardare conclusioni. Si capisce soltanto che come al solito il governo brancola nel buio e l’opposizione si mette a camminare sulle mani. Panta rei, e la valanga solidale rompe gli argini, ogni aspetto della figura del quartetto, dalla presenza di tre donne, dalla loro indipendenza ed impegno, viene mostrato ovunque e convince tutti.

Nel frattempo diversi mezzi d’informazione giocano con i forum e con il fan dello sceicco, spargendo mestizia con ultimatum balordi, messaggi di squilibrati ed ogni genere di scritto delirante. Si intravede il martellamento sui cattivi islamici, ma soprattutto i pacifisti non godono di buona stampa in casa, mentre la rete che mettono in moto rianima la comatosa immagine del nostro paese nel medioriente. Stante il plebiscito per la liberazione, i sequestratori si trovano a dover subire le esortazioni e probabilmente le minacce degli iracheni che ritengono controproducente il sequestro, se non peggio.

Allo scoccare delle tre settimane tutti sanno che saranno liberate, e anche quando. Lo sanno in Kuwait e lo scrivono sul giornale importante, lo sa il re di Giordania, lo sa il dittatore Musharraf in visita a Roma. Tutti lo sanno, e qualcuno manda Scelli, con una telecamerina, a prelevare le nostre bimbe. Scelli riappare su al-Jazeera, il filmato, dice, lo hanno girato i sequestratori. Dove sono gli altri due, che non sono italiani?

Beh….quelli li mollano per strada, e loro certo non si lamentano di questo, ma perché non consegnarli tutti insieme? Sarebbe interessante sapere chi ha portato quella telecamera ad una consegna di ostaggi, mossa pericolosa anche per gli stessi “terroristi”. Un filmino, un “Sei su scherzi a parte!” alle spalle delle ragazze, che ce ne ha consegnato gli splendidi sorrisi ed il felice stupore, scoprendo la fine dell’esperienza. Da allora l’attore del filmino imperversa con dichiarazioni da delirio.

Alla faccia della discrezione, e della posizione superpartes che reclama, riesce a dichiarare che durante le trattative gli hanno messo in mano una pistola per fargli capire che fine avrebbero fatto gli ostaggi; dice che per liberarle ha fatto come la volta scorsa con i tre precedenti liberati, li’ però gli americani per fare gli sboroni irruppero sul set e rubarono la scena in una riedizione di Private Jessica, ed amenità sparse. Sembra davvero avanspettacolo, pensare che da un tale cialtrone dipendano le vite di molte persone in un teatro di guerra è agghiacciante. Ovviamente il governo ed i suoi impegni, si rivelano una balla come al solito.

Mentre si cincischia con i misteri da due soldi Scelli accentra il merito della liberazione ai piani alti di Palazzo Chigi e sulla sua figura da novello cavaliere senza macchia e senza paura. Esagera, e arriva a dichiarare di aver passato ore a convincere i sequestratori che le nostre non fossero spie.

Questo in palese contrasto con le loro testimonianze che concordano sul fatto che l’equivoco fu chiarito dopo una decina di giorni, Scelli cerca benemerenze millantando circostanze impossibili? Con la notizia della liberazione è apparso anche il suo principale, casualmente, che emergendo dal ritiro tattico durante il quale fa soldi ed evita fischi, si è esibito in Tv a reti unificate, spargendo saggezza: “Come son bravo, come son bello, se foste sempre buoni così!” Quell’uomo non si tiene, e si vede, ma molti nei dintorni sono messi allo stesso modo.

“I popoli sono sempre migliori di chi li governa”; è una frase che mi mandò un amico spagnolo a commento della sconfitta di Aznar, e qui forse risiede la spiegazione del miracolo per il quale le nostre connazionali hanno fatto breccia nella società irachena. I due popoli non meritano chi li dirige, considerazione estendibile a tutti i paesi che si trovano protagonisti di questa guerra all’intelligenza .

Chiunque abbia organizzato il sequestro, e diversi indizi restringono di molto le possibilità, l’evento ha interessato diverse cancellerie che hanno fatto pressione. Su chi? Chi deteneva gli ostaggi in questo caso? Sunniti, probabili baathisti, possibili membri delle forze di sicurezza irachena, infedeli o diretti che fossero. Quindi un gruppo non totalmente misterioso, identificabile, ma che si preferisce non illuminare.

In effetti ancora oggi ci sono in edicola diverse notizie che riguardano possibili ingerenze, per lo più tentate, di al-Qaeda; ipotesi pure, fondate esclusivamente sull’apparizione dei messaggi in rete, che ciascuno di noi avrebbe potuto scrivere ed attendibili a livello zero. Nessuno in questa vicenda ha sentito la voce del governo Allawi, e vista l’attendibilità del soggetto non è una gran perdita, ma nessuno ha neppure posto domande in quella direzione, esiste solo la versione del governo italiano, condita anche dal mistero del riscatto pagato o no.

Riscatto che se da un lato fa da specchietto per le allodole, dall’altro ci espone agli spernacchi internazionali, all’estero i giornali ed anche autorevoli politici l’hanno gia chiamata la “politica degli assegni”, e hanno fatto il conto di quanti mitragliatori si comprano con un milione di dollari. Berlusconi dovrà smentire con forza la questione con la quale si è cincischiato, mostrandosi pronto a spendere sull’unghia in casa, ma risultando disposto a cedere ai terroristi all’estero.

Nemesi logica delle sciacallate di marzo, quando la CDL ha tuonato alla vigliaccheria degli spagnoli, brandendo contro chiunque il “non si tratta con i terroristi!”; se nel nostro strano paese nessuno ha colto la palla al balzo tra gli avversari, ci pensano i confratelli europei feriti dalle rodomontate del Cavaliere.

Nel frattempo sono morti centinaia di iracheni, e mentre si trepidava per le ragazze, gli americani hanno continuato i bombardamenti sulle città e i loro avversari a mettere bombe, prendere ostaggi e confezionare agguati; nella totale indifferenza del governo italiano assistiamo ad un vero e proprio bagno di sangue. E' importante cavalcare la notizia principale se si vuole apparire, e questo lo sanno tutti i nostri politici, presenti in massa addirittura all’Odissea allestita da Vespa sul caso Cogne.

Una considerazione ben presente nelle teste delle due rapite, che per bilanciarla hanno speso le loro prime parole proprio per l’Iraq, e hanno chiesto la fine della guerra ed il ritiro degli occupanti, un secondo prima di venire investite da ogni sorta di insulti della cagnara polista.

Non è facile essere cittadini di un paese, peraltro bellissimo, come il nostro; occorre un grande sangue freddo.

mazzetta

 Red    - 05-10-2004

E ancora: Maurizio Scelli, l'uomo sbagliato nel posto sbagliato : solo documenti ufficiali, e un po' di attenzione alle date e alle persone e istituzioni coinvolte attorno alla figura del Comm. Str. Sc. nominato dal PresdelCons. (Reporter Associati).