I soliti comunisti
Grazia Perrone - 21-09-2004
I comunisti non cambiano mai. Che si definiscano rivoluzionari o si travestano da "pacifisti imbelli" - Fini docet - questi figuri di dubbia moralità e dalla lingua (o penna?) biforcuta approfittano degli spazi di agibilità democratica concessi loro dalla Costituzione (e che il governo Berlusconi - dopo averla modificata ad personam - vuole "esportare" all'estero) per sparare a zero contro la politica di "pace" del governo più longevo dal secondo dopoguerra. Leggete un po' cos'ha la spudoretezza di scrivere uno di loro in uno dei settimanali più "sovversivi" presenti sul ... mercato. Fossi Bondi suggerirei al presidente/operaio (a mani giunte ... naturalmente) di mandare l'autore della nota - in compagnia dei suoi lettori - in "vacanza" a Ponza (o Ventotene).
Così impara a scrivere quello che pensa.

C'è qualcosa di perverso nelle analisi fatte in questi giorni sul rapimento di Simona Torretta e Simona Pari. Qualcuno ha tuonato a favore della guerra, come peraltro fa da tempo, giustificando la scelta dell'intervento armato in Iraq con un nuovo motivo: il terrorismo ha rapito perfino le pacifiste. Per costoro le due volontarie di "Un ponte per ..." sarebbero dunque "vittime della pace" (e del pacifismo), e non della guerra e delle sue inevitabili conseguenze.
L'affermazione è meschina. Simona & Simona non erano pacifiste. Erano cooperanti, si occupavano dei poveri, dunque lavoravano per la pace.
E' ora di smetterla di disprezzare chi lavora per la pace, è ora di smetterla di chiedersi se chi lavora per la pace vota Destra o Sinistra. Questo rapimento non c'entra niente con il rapimento dei quattro italiani.
E' semplicemente diverso. I quattro giovani italiani rapiti, il povero Fabrizio Quattrocchi ucciso e gli altri liberati, erano andati in Iraq in cerca di fortuna.
Simona Pari e Simona Torretta erano andate a portare qualcosa di più ai più sfortunati tra gli irakeni. L'aver messo sullo stesso piano, in questi mesi, cooperanti, giornalisti, guardie del corpo, soldati combattenti è frutto della logica della guerra e della macchina che la gestisce, dove dentro vengono tutti stritolati, chi porta il cibo, chi sgancia le bombe, chi guida i carri armati, chi i convogli dei medicinali.
Il nostro governo ha interpretato da qualche anno le operazioni militari di imposizione e di mantenimento della pace come intervento umanitario, scavalcando a volte il lavoro delle Ong.
Ciò ha creato confusione.
Anche dal punto di vista finanziario assistiamo a qualche pasticcio. L'anno scorso il governo aveva tentato di girare l'intero pacchetto di soldi destinato alla cooperazione per lo sviluppo (530 milioni di euro) all'operazione militare in Iraq. L'Italia è il Paese al mondo che sostiene di meno le proprie organizzazioni non profit nel campo della cooperazione internazionale .
Spendiamo 10 volte meno della Germania e dell'Olanda.
Eppure vogliamo un seggio permanente al Consiglio di sicurezza dell'Onu.



Nota a margine

Il settimanale "sovversivo" che ha pubblicato questa nota è Famiglia Cristiana n. 39 del 19 settembre 2004 (pag. 28). La nota è firmata da Alberto Bobbio


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