breve di cronaca
E Gianfranco va alla guerra
www.warnews.it - 20-09-2004
Troppo facile far la guerra al pacifista

Il vice primo ministro italiano Gianfranco Fini ha dichiarato che "il pacifismo è una caricatura della pace" ed ha esortato i suoi sostenitori a mobilitarsi contro i pacifisti che - a suo dire - sono come Ponzio Pilato, che "se ne lavò le mani".

E' fin troppo facile accostare le parole di Fini alla famosa dichiarazione pronunciata da Hermann Goering al processo di Norimberga:

"Naturalmente la gente comune non vuole la guerra: ne' in Russia, ne' in Inghilterra, ne' in Germania. Questo e' comprensibile. Ma, dopotutto, sono i governanti del paese che determinano la politica, ed e' sempre facile trascinare con se' il popolo, sia che si tratti di una democrazia, o di una dittatura fascista, o di un parlamento, o di una dittatura comunista. Che abbia voce o no, il popolo puo' essere sempre portato al volere dei capi. È facile. Tutto quello che dovete fare e' dir loro che sono attaccati, e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo e in quanto espongono il paese al pericolo. Funziona allo stesso modo in tutti i paesi."

Ma la dichiarazione del vicepremier italiano rischia di essere anche decisamente maldestra e inopportuna.

La bellicosa esternazione arriva infatti mentre due pacifiste italiane sono ancora nelle mani di un misterioso gruppo di rapitori in Iraq.
L'associazione Un ponte per... di cui fanno parte le due ragazze italiane è stata tra le piu' attive nell'opporsi all'intervento armato americano in Iraq. Eppure, quando l'attacco è scattato, Simona e Simona non se ne sono lavate le mani: hanno invece deciso di sporcarsele lavorando duramente per aiutare la popolazione civile alleviando il dolore degli innocenti. Quel dolore e quel disagio di cui le forze occupanti molto spesso preferiscono lavarsene le mani.

Negli ultimi giorni decine e decine di civili ( fonti ospedaliere riportano che in maggioranza si tratta di donne, vecchi e bambini), hanno perso la vita sotto i bombardamenti americani a Falluja.
La città, come in precedenza accadde a Najaf, è stata posta sotto un durissimo assedio, in contrasto con le norme della Convenzione di Ginevra.

In un articolo apparso oggi sull'edizione online di Al-Jazeera, un commentatore arabo si chiede perchè, se è vero che ci sono gruppi di terroristi rifugiati nella città, gli americani non entrano in forze con le loro truppe per circondarli e arrestarli, senza causare vittime tra i civili.
La risposta è che è molto piu' comodo e meno dispendioso bombardare dall'alto e assediare: dei morti innocenti si puo' tranquillamente lavarsene le mani.

Da un uomo di destra come Gianfranco Fini ci si aspetterebbe un esortazione alla truppa perchè affronti gli insorti eroicamente con sprezzo del pericolo, affrontandoli a viso aperto.
Invece, anzichè rispondere al braccio destro di Bin Laden -- che in un comunicato diffuso recentemente ha accusato gli occupanti di essere "dei codardi che hanno paura di affrontare in campo aperto i mujahideen, preferendo bombardare dall'alto" -- Fini preferisce prendersela con la presunta codardia dei pacifisti.
E questo proprio mentre due pacifiste italiane stanno rischiando la propria vita prigioniere del nemico.
Se Simona Pari e Simona Torretta se ne fossero lavate le mani, probabimente ora sarebbero a casa loro in Italia, a guardare la guerra in televisione. Proprio come Gianfranco Fini.

Perchè Fini non ha esortato i suoi seguaci ad arruolarsi e a partire per l'Iraq, anzichè aizzarli contro i pacifisti?
Se per loro la guerra è tanto giusta e necessaria, che vadano a farla di persona, sul campo, come i loro eroi di El-Alamein, o come i ragazzi americani che morirono in Normandia.
Chi pratica lo sport del lancio di sputi al pacifista ha ben poco del nobile guerriero. E Ponzio Pilato al confronto era un temerario.

La verità è che i veri nemici della pace non sono mai stati nè i pacifisti nè i combattenti. Il vero pericolo, da sempre, sono quelli che sono ora per la guerra, ora per la pace, a seconda della loro convenienza. Spietati e feroci con i più deboli, servili e striscianti con i forti, sanno sporcarsi le mani di sangue senza provare alcun orrore. Salvo poi lavarsele accuratamente prima di salire sul palco di un comizio, su uno scranno parlamentare o sui divanetti di velluto di uno studio televisivo.

Paolo Oddone


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 Anna Pizzuti    - 20-09-2004
Che Fini abbia dichiarato guerra ai pacifisti non mi meraviglia più di tanto. Anzi, mi sono meravigliata del fatto che si sia trattenuto dal chiamarli “ panciafichisti” come faceva qualcuno che, per quanto rinnegato, permane certamente nel suo inconscio ed ogni tanto spunta fuori. E nemmeno mi ha meravigliato che lo abbia fatto in questi giorni. Anche qui è questione di inconscio che, prepotentemente, come ci insegna Freud, affiora e ci rivela.
L’esempio di Ponzio Pilato che si lavò le mani di quel giusto, di quell’innocente (le versioni, nei Vangeli, sono diverse) è un tipico meccanismo proiettivo. Dietro, nell’inconscio, non può non riaffiorare la superficialità e la colpevole leggerezza con la quale si è demolita l’immagine di Enzo Baldoni, in attesa che i terroristi facessero il resto.
E la tentazione – che bisogna frenare e mascherare, di fronte all’opinione pubblica – di fare lo stesso con Simona Pari e Simona Torretta. Due che, sicuramente, hanno dato alla loro missione di pace un senso vero e profondo, molto più e molto meglio delle missioni che sventolano bandiere.
E molto più – secondo me va detto – di persone per le quali, per capire cosa ci facessero in Iraq, in che modo la portassero, questa pace, bisognò scomodare la Digos, i servizi segreti. E nemmeno poi ci è stato chiarito.
La pericolosità, la gravità delle dichiarazioni dell’onorevole Fini sta in ben altro.
Nei destinatari, in quanto Fini ha inteso parlare – attraverso i rappresentanti di Azione Giovani – ai giovani in generale.
Ai quali, visto che c’era, ha anche rivolto l’invito a "diffidare certi teppisti in servizio permanente effettivo", ha descritto i centri sociali come delle "centrali di violenza, come si è visto anche in occasione del G8 di Genova". (i tg però quest’ultima affermazione l’hanno censurata: da qualche parte il pudore esiste ancora, forse)
Nel contesto: Fini non era solo, mentre teneva la sua lezione.
Accanto a lui siedono i colleghi di governo Roberto Maroni ( Welfare); Giuliano Urbani ( Beni culturali); Antonio Marzano ( Attività produttive); Girolamo Sirchia ( Salute); Lucio Stanca ( Innovazione tecnologica). Letizia Moratti ( Istruzione) è sostituita dal sottosegretario Stefano Caldoro.
Una bella schiera di rappresentanti della maggioranza di governo. Che nelle parole di Fini si sono identificati, visto che nessuno ha protestato.
Ma il ministro Moratti non c’era, era sostituita dal suo sottosegretario.
Immaginiamo che la sua assenza fosse dovuta alla concentrazione con la quale stava preparando il discorso da tenere oggi, alla cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico, al Vittoriano.
''La comprensione per chiunque ha idee diverse dalle nostre - ha detto il ministro, rivogendosi agli insegnanti - non puo' che nascere dalla capacita' di vivere sentimenti profondi, dalla capacita' di amare anche chi non e' prettamente legato a noi, perche' tutti siamo uguali, accomunati al di la' di ogni diversita', dall'essere uomini e donne'' Ed ha loro ricordato che “La nuova scuola che abbiamo progettato vi da' strumenti importanti per aiutare i giovani a crescere come persone libere, responsabili, futuri cittadini che possano impegnarsi a costruire una societa' piu' giusta. E le 'educazioni' che caratterizzano la nostra scuola - educazione alla cittadinanza, alla legalita', all'ambiente - sono una parte importante di tutto il percorso formativo''.
Ecco, mi sono detta, sentendomi bacchettata nella mia sfiducia nella riforma, Fini tenga pure le sue lezioni: noi abbiamo il nostro ministro che gli risponde.
A parole, però, ho dovuto constatare ancora una volta.
Perché sono andata a riguardare gli obiettivi specifici dell’Educazione alla convivenza civile contenuti nelle Indicazioni nazionali.
Tutta interna a noi, questa convivenza civile. A noi intesi come Stato, come regioni, come province. Tutta autoreferenziale, come si può constatare.
Alla convivenza con gli altri, con quelli che – per loro sfortuna non sono, per usare le parole del misnistro “prettamente legati a noi” sono dedicati solo tre obiettivi.
Eccoli:
Leggendo i giornali e seguendo i mass media, riconoscere, nelle informazioni date, le azioni, il ruolo e la storia di:
- organizzazioni mondiali e internazionali,
-alleanze di carattere politico-militare,
- associazioni internazionali umanitarie.
Anche qui, è facile constatare prevalgono le bandiere, non le bandierine.
Poteva ben essere, il ministro Moratti, seduta accanto a Fini. Si sarebbe trovata perfettamente d’accordo. Non avrebbe fatto una piega.

 Emanuela    - 21-09-2004
Nel commento che Aprile on line dedica all'episodio c'è una frase che mi colpisce: ''I movimenti per la pace sono produttori di civiltà, nel senso che si sottraggono alla coppia distruttiva guerra e terrorismo''. L'ha detto Bertinotti, che da tempo cerca una terza via.
Nella Lettera ai docenti sui tragici fatti di Beslan il Ministro per l'Istruzione sostiene tra l'altro : "appare più che mai necessario che i popoli si stringano pacificamente in una catena di cooperazione, solidarietà, promuovano il dialogo e l'integrazione tra culture e collaborino per dare valore e prospettive di vita e di benessere alle giovani generazioni".
Come insegnante chiedo confronto e coerenza, chiedo di poter applicare questi principi, chiedo denuncia della loro negazione.
Chiedo che le parole non siano buttate al vento.

 Anita    - 21-09-2004
Su Unità.it di stamattina si legge :
"È un brutto momento. Il vicepresidente Gianfranco Fini offre il suo contributo: «Non ci serve un imbelle pacifismo, ci vuole una autentica opera di pacificazione». Fini disprezza pubblicamente gli ostaggi «imbelli» che dovrebbe salvare. E fa sapere al Capo dello Stato che l’Italia non è in «missione di pace» ma di «pacificazione».
Così era stata definita, nel 1936, la conquista dell’Etiopia".
Vuol dire che il "processo" per portare alla pace può prevedere la guerra? E che senza una guerra alla pace non si arriva? Se è così allora perchè anche gli iracheni che combattono non sono in missione di pacificazione per il loro paese? Che razza di logica.
Scusate poi ma nel commento di Anna Pizzuti c'è un link, quello di Libero, che non porta all'articolo, che ogni caso non potremmo leggere perchè bisogna essere iscritti: mica faremo spam!
Grazie per il vostro lavoro.

 Anna Pizzuti    - 21-09-2004
Cara Anita, il link è alla home di "Libero" del giorno in cui ho scritto il commento, ora già non si vede più. Dalle sintesi che sono nella home si passa ad una ulteriore piccola sintesi, per i non abbonati. E' lì che, appunto, avevo trovato riportata la notizia della presenza degli altri ministri, ignorata dalle altre cronache. Che invece a me è sembrata importante perchè sottolinea l'accordo che le idee di Fini trovano nel governo.
Perchè non lo sapevi già? potresti rispondermi.
Sì che lo sapevo, ma mi rimane quel fondo di ingenuità (chiamiamola così) che mi permette ancora di stupirmi e, volendo, anche indignarmi. Come, per fortuna, facciamo ancora in tanti.
Ora, mentre controllavo il link, ho trovato un altro pezzo "interessante" che però non riporto (a tutto c'è un limite) di giustificazione alle parole di Fini. Sintetizzabile nel solito:"Si vis pacem, para bellum" Molto profondo. Siamo rimasti fermi all'impero romano. Che qualcuno forse vorrebbe rivedere sui fatali colli di Roma. Bella prospettiva, per i futuri programmi di storia.