La rabbia e la vergogna
Giuseppe Aragno - 18-09-2004
Gli insegnanti, schierati contro la riforma Moratti, attendono dichiarazioni di guerra aperta e senza quartiere, battaglie campali, scioperi generali che difendano la scuola dello Stato e coprano le spalle a chi resiste. Attendono invano: oggi la Resistenza è terrorismo e ognuno badi a se stesso.
Fa rabbia, ma è così.
Kofi Annan, Segretario Generale dell’Onu, afferma senza mezzi termini che la guerra in Irak è illegale. Rischia di essere tradotto di peso a Guantanamo, per aggiungersi ai presunti talebani ridotti in schiavitù dal faro della civiltà occidentale, ma qui da noi nessuno se ne avvede. Buona parte delle opposizioni, cogliendo al volo l’occasione premurosamente offerta dai rapimenti degli squadroni della morte, si scapicolla per concedere armistizi parlamentari al governo della guerra illegale: nessuna seria intenzione di provocarne le dimissioni. Nessuna, nemmeno ora che l’Onu emette una condanna senza appello: questa non è pace, questa è guerra, dicono al Palazzo di vetro, ed è guerra illegale. Complice della illegalità che ormai governa sovrana il pianeta, buona parte della pretesa opposizione consente così che le nostre forze di occupazione rimangano in Irak e svolgano ruoli attivi nella guerra illegale. La regola ora è questa: la vita di due ostaggi in cambio di quella di migliaia di irakeni ed a prezzo della legalità repubblicana. Un ectoplasma di legalità repubblicana.
Dopo la più lunga gestazione politica che il paese abbia mai conosciuto, nasce la “seconda repubblica”. Quando le premurose mammane avranno ripulito e infiocchettato questo aborto, il cordone ombelicale con l’antico sistema democratico sarà definitivamente tagliato: cloroformizzati dalla dittatura dei media, non ce siamo accorti, ma la repubblica nata per volontà di popolo è stata proditoriamente assassinata. Non ci accorgiamo nemmeno – e qui ciò che accade ha l’evidenza tragica della crisi irreversibili – non vogliamo nemmeno sapere che i killer, assoldati pubblicamente tra ville lombarde e marittimi splendori di Sardegna, trovano asilo negli inviolabili monasteri retti da abati delle opposizioni.
Passa alla Camera il primo articolo della nuova costituzione leghista e neofascista: la banda Prodi si astiene – la disponibilità al dialogo è forma e contenuto della filosofia bipartisana - in compagnia dei verdi. Votano contro sette sconcertati disertori del listone, l’imprevedibile e inaffidabile manipolo di Mastella e la pattuglia inconsistente e divisa di comunisti antichi e rifondanti, uscendo di scena con l’onore delle armi.
Un onore sinceramente amaro.
Il secessionismo contrabbandato per federalismo – ciò ch’è nato per unire qui separa - spezza la coesione sociale e uccide la solidarietà - a ciascuno il suo e chi non ha si arrangi nel miserabile confine del suo Stato Regione - l'elezione di un premier che non domanda fiducia al Parlamento e scioglie l’assemblea asservita, qualora si permetta di pensare, il voto bloccato, che cancella ogni possibilità di opposizione e liquida persino l’idea di un ostruzionismo parlamentare, quello che consentì a Turati, Giolitti e Zanardelli di esorcizzare gli spettri del ’98 – ma a chi parli, chi dei nostri conosce ormai la storia? – ecco, questa è la seconda repubblica, che le mammane lavano e infiocchettano. Nei monasteri dell’opposizione trovano asilo i Dumini e i Filippelli del Duemila. Quello che manca è solo un Matteotti. Ma qui la maggiominoranza ha problemi insormontabili: un politico che abbia lo spessore di Giacomo Matteotti non esiste, non c’è, non lo hanno e la filosofia bipartisana è davvero impotente. Non ce l’avremmo un Matteotti nemmeno se ammazzassimo l’intero Parlamento.
Assieme alla rabbia, credo che ormai si senta soprattutto la vergogna.



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 19-09-2004
La tua, caro Giuseppe è "una rabbia rabbiosissima".
E' la rabbia anche di milioni di italiani?
Spero proprio di sì, altrimenti ciò che ci rimane delle numerose lotte fatte, per cercare di migliorare lo stato sociale e rendere l'italia più civile, progredita moralmente ed economicamente, saranno state inutili. E' vero, molta della nostra storia sta per essere cancellata, e noi che facciamo? Assistiamo passivi a quello che i politici a cui abbiamo espresso la nostra fiducia stanno facendo. Non è giusto, nè civicamente inaccettabile. Noi, popolo italiano, abbiamo il dovere- diritto di alzare la voce, milioni di voci, per difendere la Costituzione, la scuola pubblica, l'unità del Paese e tante altre istituzioni e valori che vengono quotidianamente smantellati.
Ciò che mi indigna, tuttavia è che sta andando alla grande una moda di pensiero: "io mi faccio i fatti miei" e "cerco di imitare le strategie di chi ha il potere, poi sarà quel che sarà". Prendere una posizione di critica costruttiva anche nei confronti di coloro a cui si è data fiducia è considerata "una perdita di tempo" " una battaglia contro i mulini a vento".
Io, come ho già espresso fino alla nausea in questa rivista, rifiuto queste logiche egocentriche, poco dignitose ed alquanto vergognose.
Che faccio? Nel mio piccolo parlo con la gente ed esprimo verbalmente i miei dissensi a coloro a cui ho dato il mio voto , quando ritengo che stiano sbagliando.
Questo atteggiamento forse sarà da molti ritenuto perdente, ma almeno posso considerarmi una donna libera e, quando scruto ed interrogo la mia anima, non mi vergogno molto di me stessa.

 Letizia Ognibene    - 19-09-2004
Sì, è proprio una guerra! Siamo tutti in guerra, una guerra diversa dagli stereotipi cui siamo stati abituati dalla storia e/o dall'esperienza diretta. Si tratta di una guerra "globale" dentro e fuori i confini degli Stati e tra gli Stati. La 2° Repubblica... bell'esempio di lealtà e giustizia... un Governo che non ascolta né tanto meno prende in considerazione la voce delle diverse categorie di cittadini che non approvano certe tendenze e certi accordi politici, che contestano - vedi i docenti - una riforma che mira solo a dare una formazione fatta di ignoranza e di superficialità a quelli che saranno i nuovi Italiani, riducendo le ore di lezione di discipline fondamentali per lo sviluppo del Pensiero al fine di avere cittadini non pensanti in un prossimo futuro... Ricordiamoci di Pietro il Grande: guidare un popolo ignorante rende grande il potere di chi lo detiene! Ma andiamo oltre... la partecipazione dell'Italia alla guerra in Iraq, camuffata da azione umanitaria... con le armi? C'è da ringraziare il grande Bush ed il suo potere economico e il nostro Silvio,suo grande amico, per "aver dato ascolto" al volere dei cittadini italiani che non erano d'accordo all'intervento. La democrazia è assicurata, ogni giorno di più, la esportiamo pure, anche se imponendola con le armi! Che grande esempio di democrazia!!!

 Antonio Monarca    - 22-09-2004
Attaccare tutti e tutto non serve, non porta da nessuna parte. Nemmeno serve evocare i fantasmi. Se veramente vogliamo incidere, vogliamo cambiare le cose, dobbiamo scendere in piazza. Diamo maggiore forza ai movimenti pacifisti, ai NO-GLOBAL, ai girotondini, ai centri sociali. Facciamo sentire forte la nostra protesta, il nostro grido di dolore. Affinchè non ci siano più guerre illegali; Affinchè le ricchezze del mondo siano meglio distribuite; Affinchè non ci siano più discriminazioni; Affinchè le masse possano decidere. Solo se siamo uniti possiamo cambiare il nostro destino.

 ilaria ricciotti    - 25-09-2004
Caro Antonio,
ma questa unità, quando avverrà?

C'è già o deve essere costruita?
Ed io quando la vedrò?
Nell'altra vita?



 Antonio Monarca    - 27-09-2004
Cara Ilaria,
forse questa mia replica non la leggerai, perchè il numero di "fuoriregistro" è superato. Ma è una risposta dovuta.
Ti voglio citare testualmente un tuo commento su "fuoriregistro" del 4-10-2003: "Ad ogni violazione, reagiamo con una manifestazione. Facciamo valere i nostri diritti sacrosanti, con dignità, diventando eterni protestanti."
Cosa ti succede? Hai forse cambiato opinione? Non mollare, non gettare la spugna, vedrai che ce la faremo.

 ilaria ricciotti    - 29-09-2004
Caro Antonio,
ho letto la tua risposta, ma, pur non avendo gettato la spugna, sono molto amareggiata nei confronti di certe persone che consideravo fossero in sintonia con le mie idee. Invece ho scoperto che per una manciata di euro di più al mese, sarebbero disposte a tutto, anche a vendere la loro dignità. Il brutto della faccenda è che non riesco a capire se lo fanno con convinzione, o non se ne rendono conto. Ciò è deprimente e molto vomitevole. Non sono abituata a questi atteggiamenti camaleontici.
Penso si sarà capito che nessuno può comprarmi, nè io sarei disposta a vendermi per una poltrona o per avere potere e prestigio. Ed allora ecco che mi rendo conto, a volte, di essere circondata da diversi personaggi che, al contrario, si stanno svendendo al miglior offerente. E questo non certo ti tira su. Ma la speranza, quella che ho dentro, non l'ho ancora persa e penso che non la perderò mai. Ciò che ho scritto, leggendo la tua risposta l'ho giò dimenticato.
Grazie, Ilaria