Enzo Baldoni: domande
Fuoriregistro - 15-09-2004

Nessuno - scrive Enrico Deaglio - (...)"ha chiesto scusa per l'inspiegabile ritardo nelle informazioni sul rapimento di Enzo Baldoni, né per aver diffuso notizie distorte o addirittura false, né ancora per non essere stato capace di trattare con successo il rilascio (...)" [1]

Eppure sulla base di testimonianze dirette [2] e di documenti inediti [3] della Croce Rossa Italiana oggi sappiamo che all'ambasciata italiana e al ministero degli Esteri erano perfettamente al corrente di quello che era avvenuto il 20 agosto sulla strada che - da Najaf via Kufa - conduce a Baghdad.

Lo sapevano e hanno taciuto.

Di più. Davanti al comitato di controllo dei servizi di informazione (più noti come intelligence e che un tempo erano chiamati - con formulazione più appropriata e sinistra - servizi segreti) il direttore del Sismi ha ammesso che una trattativa vera e propria per la liberazione di Enzo Baldoni non è mai stata avviata.

Non c'è stato il tempo materiale perché - come ha, improvvidamente, esternato il ministro degli esteri - il (...)"povero Baldoni è stato ucciso subito (...)" oppure c'è dell'altro?

E, se sì, cosa?

Enzo Baldoni - questo ormai è certo - è stato rapito nel corso di una operazione umanitaria della Croce Rossa Italiana definita non autorizzata dalla "casa madre". Tradotto dal linguaggio burocratico questo vuol dire che tutti i partecipanti a quella missione erano perfettamente consapevoli che stavano rischiando la vita nel tentativo di portare un po' di conforto alla popolazione civile di Kufa e di Najaf sottoposta - da settimane - al fuoco incrociato delle milizie di Al Sadr e di quelle statunitensi.

Si trovavano, dunque, in un territorio "off limits" nel quale - in curiosa coincidenza con l'arrivo del nuovo ambasciatore statunitense - era già stato preannunciato come imminente l'attacco finale e dal quale erano stati allontanati tutti i reporter stranieri [4].

Sulla base di ricostruzioni documentate e attendibili cercheremo di ricostruire gli avvenimenti a partire dal 19 agosto fino al, tragico, epilogo.

Il 26agosto.

Epilogo che tante domande lascia aperte, come ferite.

Il mistero del video dell’uccisione, ad esempio, dato per certo, addirittura descritto nei particolari, da chi sosteneva di averlo visto. Del quale poi si è, tranquillamente, dichiarata l’inesistenza, ineffabilmente cambiando il modo dei verbi, senza ritrattare o spiegare come e perché fosse nato l’equivoco. Senza che la persona che aveva così palesemente mentito fosse chiamata a rendere conto del proprio comportamento. Tutto questo sulle pagine dello stesso settimanale – Panorama – che sappiamo bene a chi appartiene.

Episodio marginale nel suo squallore, questo, sicuramente. Che però corrisponde allo squallore ed all’insipienza (voluta?) di tutto il comportamento tenuto dal governo italiano in quei giorni. E ci pone una domanda in più.

Alla quale ne aggiungiamo un’altra: perché il rapimento del giornalista americano Micah Garen - che non ha mai raccontato, ci sembra, quello che gli è accaduto – è l’unico dei rapimenti di giornalisti che si sia risolto felicemente? Proprio nei giorni in cui Baldoni era prigioniero?

Da quel 26 agosto tanto altro è accaduto. E non è possibile non vedere come tutto si colleghi, dalla vicenda sempre più buia dei giornalisti francesi, a quella di Simona Pari, Simona Torretta ? dei loro collaboratori Iracheni.

Ammesso che la morte di chiunque abbia un senso che superi quello del dolore, quella di Enzo Baldoni ne ha uno che gli corrisponde. Ci ha fatto porre domande, ma ci ha anche fatto guardare meglio quello che era già sotto i nostri occhi, spingendoci a cercare e trovare altre chiavi di lettura . Di Negroponte si è detto prima, ma vale la pena di completare il discorso con quest’ultima domanda: “Da chi è manovrato il sedicente gruppo terroristico "l'esercito islamico dell' Iraq" -jaish al-islamiyah fil Iraq-?” che una risposta può averla.

Ivo Andric, unico premio Nobel jugoslavo disse: la prima vittima della guerra è la verità. ...
Di tutte le guerre, e di questa in particolare.



Note della Redazione

[1] cfr. Diario n. 34 del 10 settembre 2004

[2] In modo particolare quelle pubblicate sui blog di Pino Scaccia e di Hellen Williams il 23 agosto e - praticamente - identiche nella ricostruzione degli eventi.

[3] Si veda - in particolare - quello riguardante la composizione del convoglio della Croce Rossa Italiana impegnata nella missione a Najaf partita da Baghdad la notte del 19 agosto 2004.

[4] Reporter san frontières - nel suo sito ufficiale - condanna e denuncia, con fermezza, il "black out informativo" imposto a Najaf dalla polizia irakena "consigliata" dalle autorità miltiari statunitensi. (...)"E' indispensabile la presenza della stampa indipendente - si legge nel comunicato in spagnolo - perché, da sempre, le peggiori atrocità si commettono in assenza di testimoni. I giornalisti - in piena libertà e autonomia - devono essere i soli a decidere se ci sono - o meno - le condizioni di sicurezza necessarie allo svolgimento del proprio lavoro (...)" prosegue la nota.

Sulla guerra in Iraq e sulll'uccisione di Baldoni, ascolta il dibattito con Giuseppe Giulietti alla Festa Nazionale dell'Unità di Genova.




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