A chi giova?
Marino Bocchi - 11-09-2004
Faccio la domanda che Bertinotti, come ha dichiarato ai giornali, non vuole porsi, a proposito della violenza sanguinaria dei tagliatori di teste irakeni. E credo di capire perché egli la respinga, dato che si tratta di un giustificato timore. Quello di finire per semplificare e banalizzare un fenomeno complesso come il terrorismo. Occultarne le cause. Scinderlo dalle radici di miseria, sfruttamento e disperazione che ne sono spesso all’origine. Il rischio dunque è che la ricerca di chi ci sta dietro finisca per distogliere l’attenzione da un’analisi concreta dei fatti e delle ragioni che aiutano a comprenderli. Credo che Bertinotti, che non è mai stato in sintonia con la linea del PCI, provenendo da altra tradizione, tema il riprodursi della chiave di lettura che i dirigenti comunisti impiegavano per rimuovere il conflitto sociale degli anni ’70, che ormai era sfuggito al loro controllo e disegno strategico. E di cui, in una certa misura, il terrorismo invece si fece interprete. Per questo essi definirono le Br e gli altri gruppi bande di fascisti mascherati, agenti delle forze reazionarie impegnate ad ostacolare l’ingresso del PCI al governo e l’intesa con i cattolici. Se si prende questo schema di interpretazione e lo si trasferisce, puramente e semplicemente, all’analisi del terrorismo irakeno o di quello palestinese, ceceno, ecc. si perdono di vista i caratteri e le dinamiche del conflitto globale tra Nord e Sud del mondo. Con il non secondario effetto di delegittimare ogni altro attore di quel conflitto, compresi i movimenti che ad esso cercano di trovare una soluzione con la pace e con le lotte civili e non con le armi.

Per questo la dietrologia è sicuramente un’arte pericolosa, da evitare. Però Bertinotti dimentica una cosa. E cioè che esiste un’obbiettiva convergenza di interessi tra certo terrorismo e certo potere. Si tratta di un ragionamento che ho esposto in un precedente intervento su Fuoriregistro ma che qui vorrei precisare. Il terrorismo ha cause proprie, sociali, economiche, storiche, ma proprio la storia dimostra, i documenti dimostrano che alcuni gruppi terroristici fin dall’inizio o nel corso della loro vicenda, sono stati lasciati fare perché servivano a stabilizzare il dominio: “Destabilizzare per stabilizzare” era la parola d’ordine del centro antiguerriglia della Cia negli anni ’60 e ’70. Essa era accompagnata da alcune indicazioni operative, raccomandate ai servizi segreti amici: infiltrare i gruppi sovversivi, monitorarli e tenerli sotto stretta sorveglianza ma tutelarne l’azione e contrastarli solo ad obiettivo raggiunto. Cosa ci fa pensare che quella parola d’ordine non sia ancora attuale, oggi che lo scenario è mutato, che la guerra su scala globale ha sostituito Yalta? Ma non gli obiettivi imperiali, non le logiche di sfruttamento economico e di controllo geopolitico di aree cruciali per i profitti e la supremazia degli interessi di potenza.

Chi in Iraq taglia le teste, uccide e rapisce, chi in Ossezia porta gli esplosivi in una scuola, per mesi e mesi, in preparazione dell’attentato, sotto gli occhi delle forze di sicurezza, in un’area monitorata, controllata, chi sempre in Iraq uccide Baldoni in circostanze che non saranno mai chiarite o rapisce due giovani donne nel pieno centro di Baghdad, in una zona pattugliata dai marines, impiegando nell’operazione 20 uomini e 5 jeep, con una tecnica che gli esperti giudicano del tutto identica, nelle modalità, a quella degli apparati militari dei servizi, viene lasciato agire perché la sua azione serve. Serve a Putin per giustificare il ricorso alla guerra preventiva, come ha già dichiarato di voler fare. Contro chi, è facile prevedere. Contro la Georgia, alleata degli americani, dal cui territorio passa uno dei più importanti oleodotti della regione del Caspio, perdendo il controllo del quale la Russia resterebbe tagliata fuori da miliardi di profitti in dollari. Serve a Bush per vincere le elezioni di novembre giocando sulla paura. E serve a quelli che, sventolando l’unità nazionale, vogliono ripetere lo stesso giochetto degli anni ’70: in nome dell’emergenza, criminalizzare i movimenti, espellere il conflitto, intimidire il dissenso. E procedere così, senza alcun disturbo, ai tagli di bilancio, alla compressione dei salari e alla devastazione dei diritti.

Marco Biagi venne ucciso da uno sparuto gruppo di terroristi le cui mosse erano seguite da anni, proprio nel momento in cui milioni di lavoratori scendevano in piazza contro il patto per l’Italia, in cui si firmavano contratti separati per il rifiuto della CGIL di accettare lo scempio della precarizzazione selvaggia.
In Cecenia si combatte una guerra sporca, in cui sono coinvolte non soltanto le ragioni di un popolo perseguitato ma anche i traffici di armi e droga e le lotte interne al potere russo. Da chi ricevono i finanziamenti le squadre di Basaev, ex agente del Kgb, il probabile mandante della strage dei bambini? Da al-Qaeda ma anche dagli oligarchi russi, rivali di Putin, per obiettivi sicuramente diversi ma nell’immediato convergenti. Queste cose Giulietto Chiesa le scrive da anni.
E come sostiene Gino Strada, chi oggi rapisce i giornalisti e i volontari pacifisti in Iraq, di fatto ottiene lo scopo di sbarazzarsi dei testimoni scomodi e prova a spegnere ogni voce contraria alla guerra. Non dico che sia nelle sue intenzioni. Dico che viene lasciato agire per questo. Non per caso i servizi si chiamano intelligence.

Non penso affatto che Bush e Bin Laden siano alleati o Moretti sia stato un agente della Cia, del Kgb o abbia agito per conto della P2. Ma che gli Usa si siano serviti di Bin Laden, pur sapendo che era un terrorista e fondamentalista islamico, all’epoca dell’invasione russa dell’Afghanistan, è un fatto. Ed è un fatto che nel ’74 le forze dell’ordine si lasciarono stranamente sfuggire Moretti, il giorno in cui a Pinerolo arrestarono Curcio e Franceschini. Rimasto il solo capo storico a piede libero, fu facile per Moretti imporre la sua linea che fra le altre cose prevedeva il rapimento di Moro onde bloccare il revisionismo in senso socialdemocratico e riformista del PCI che lo avrebbe portato al governo. E la Commissione stragi nella passata legislatura ha documentato che ci sono molti buoni motivi per ritenere che Moro sia stato lasciato morire perché faceva comodo che morisse, in ragione dei segreti di Stato che aveva rivelato alle Br, registrati su manoscritti e nastri che non sono mai stati trovati Perché i morti del terrorismo non fanno comodo solo alla strategia di chi li ammazza.
A chi giova?



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 gp    - 11-09-2004
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Cronaca di tre anni di guerra

11 settembre 2001 - Tre aerei dirottati da attentatori suicidi si schiantano contro il World Trade Center di New York e su un’ala del Pentagono a Washington. Un quarto aereo precipita in un campo della Pennsylvania. Le vittime sono oltre 3.000.

12/9 - Secondo Richard Clarke, ex coordinatore dell’antiterrorismo degli Stati Uniti, durante una riunione il presidente George W. Bush si rivolge ai suoi collaboratori chiedendo insistentemente di indagare su un eventuale coinvolgimento dell’Iraq di Saddam Hussein negli attentati.

15/9 - Bush dichiara che la guerra non sarà breve e che il primo sospettato per gli attacchi è Osama bin Laden. Quattro giorni dopo viene annunciato il piano militare “Giustizia infinita”, poi modificato in “Libertà duratura”.

24/9 - Bin Laden chiama alla guerra santa contro “la campagna dei nuovi ebrei e crociati americani”.

7/10 - Iniziano le operazioni militari in Afghanistan. In un video Bin Laden ringrazia Dio per la distruzione dei “simboli statunitensi”.

13/11 - L’Alleanza del Nord, spalleggiata dalle forze Usa, conquista Kabul. Il 6 dicembre cadrà anche Kandahar, roccaforte dei talebani nel sud dell’Afghanistan.

16/12 - Cessa ogni resistenza a Tora Bora, ritenuto l’ultimo rifugio di Bin Laden, ma non c’è traccia né dello sceicco saudita né del leader spirituale dei talebani, il mullah Omar. Sulla loro sorte iniziano a circolare varie voci. Tre anni dopo, il mistero rimane.

22/12 - Si insedia a Kabul il governo provvisorio
guidato da Hamid Karzai. Sarà supportato dalla forza multinazionale di sicurezza Isaf, a cui è appena stato affidato un mandato dall’Onu.

11 gennaio 2002 - Alla base della marina Usa di Guantanamo, a Cuba, arrivano i primi 20 prigionieri catturati in Afghanistan. Sono presunti talebani e membri di Al Qaida. Nei mesi successivi il campo di prigionia si espanderà fino a contenere più di 600 uomini. Scoppiano le polemiche sul trattamento dei detenuti: il Pentagono li considera “nemici combattenti”, e per questo si ritiene svincolato dall’applicazione della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri.

30/1 - Nel discorso sullo stato dell’Unione, Bush parla di un “asse del male” che comprende Iraq, Iran e Corea del Nord.

11/6 - A Kabul si apre la Loya Jirga, assemblea delle tribù afgane. Una settimana dopo nasce il governo Karzai.

1/7 - Più di 100 civili sono uccisi da un bombardamento Usa in Afghanistan, che Washington definisce un errore.

19/7 - Bush annuncia di voler “finire il lavoro” iniziato in Afghanistan, ribadendo l’impegno a sradicare il terrorismo.

21/8 - Bush dichiara che la fine del regime di Saddam Hussein è “nell’interesse del mondo”.

12/9 - Parlando all’Assemblea generale dell’Onu, Bush mette in guardia Saddam Hussein: o disarma, “o un’azione per deporlo sarà inevitabile”.
28/9 - Iniziano al Consiglio di Sicurezza Onu i colloqui per il disarmo iracheno promossi da Stati Uniti e Gran Bretagna. Francia, Russia e Cina sono contrarie a un intervento militare.

8/11 - Dopo lunghe trattative, il Consiglio di Sicurezza approva all’unanimità la risoluzione 1441. Baghdad la definisce una dichiarazione di guerra.

25/11 - Arrivano in Iraq 17 ispettori dell’Onu. Non troveranno nessuna arma di distruzione di massa.
14 gennaio 2003 - Bush afferma: “Finora non ho visto nessuna prova che Saddam abbia disarmato. Per lui il tempo sta scadendo. Deve disarmare”.

19/2 - Usa e Gran Bretagna lavorano a una nuova risoluzione. Il testo non arriverà mai all’approvazione: la coalizione anglo-americana, un mese dopo, attacca l’Iraq senza l’appoggio delle Nazioni Unite.

21/2 - 10 milioni di persone in tutto il mondo scendono in piazza per dire no alla guerra: è la più grande protesta simultanea della storia.

20/3 - Le forze della coalizione iniziano a bombardare l’Iraq.

9/4 - Truppe Usa entrano a Baghdad. Le immagini dell’abbattimento di una statua di Saddam Hussein fanno il giro del mondo. Iniziano i saccheggi agli uffici governativi, ai musei e ai negozi.

22/4 - Durante il pellegrinaggio verso la città santa di Karbala, centinaia di migliaia di fedeli sciiti lanciano slogan contro “l’occupazione e il colonialismo”.

1/5 - Bush dichiara conclusi i maggiori combattimenti in Iraq. Qualche giorno dopo il presidente statunitense nominerà Paul Bremer capo dell’amministrazione civile Usa dell’Iraq.

13/7 - Si insedia a Baghdad il Consiglio di governo transitorio. Sarà composto da 25 ministri.

22/7 - A Mosul, soldati statunitensi uccidono Uday e Qusay, i due figli di Saddam Hussein.

19/8 - In un attentato contro il quartier generale delle Nazioni Unite a Baghdad muore il rappresentante speciale dell’Onu in Iraq, il brasiliano Sergio Vieira de Mello.

29/8 - Un’autobomba esplode davanti alla moschea della città santa sciita di Najaf, nel sud dell’Iraq, uccidendo 80 persone, tra cui l’ayatollah Mohammad Baqr al Hakim, capo spirituale del Supremo consiglio per la rivoluzione islamica in Iraq.

12/11 - A Nassiriya, nel sud dell’Iraq, in un attentato contro la base del contingente italiano muoiono 28 persone.

13/12 - Le forze speciali statunitensi catturano l’ex raìs Saddam Hussein, nascosto in una buca scavata in una fattoria vicino a Tikrit.
1 febbraio 2004 - Ad Arbil, nel Kurdistan iracheno, due kamikaze si fanno esplodere nelle sedi dei due principali partiti curdi: muoiono 100 persone.
Comincia una sanguinosa scia di attacchi terroristici.

10-11/2 - Due attentati contro commissariati della polizia irachena, a Iskandariya e a Baghdad, uccidono un centinaio di nuovi agenti e di reclute dell’esercito.
2/3 - La festività sciita dell’Ashura si macchia di sangue: un attentato a Karbala uccide 106 persone, un altro a Baghdad fa 65 morti.

8/3 - A Baghdad, il Consiglio di governo provvisorio firma la Costituzione transitoria irachena.

11/3 - A Madrid, esattamente due anni e mezzo dopo l’11 settembre, in una serie di attentati suicidi sui treni dei pendolari vengono uccise 199 persone. Il governo di José Marìa Aznar accusa i baschi dell’Eta, ma con il progredire degli indagini spunta la mano di Al Qaida. Tre giorni dopo gli attentati, le elezioni sono vinte dal socialista Josè Luis Zapatero, che nelle settimane successive annuncia il ritiro delle truppe spagnole dall’Iraq.

31/3 - A Falluja, una roccaforte dei ribelli sunniti, quattro civili americani vengono linciati dalla folla, che fa scempio dei cadaveri. In risposta, l’esercito Usa lancia un’offensiva contro la città. La battaglia infurierà per settimane, con centinaia di morti iracheni e decine di caduti tra i soldati statunitensi.

4/4 - Estremisti sciiti, seguaci del radicale Muqtada al Sadr, protestano in numerose città contro le forze d’occupazione in Iraq. Per Paul Bremer, Sadr è un “fuorilegge”.

8/4 - La guerriglia irachena inizia la strategia dei rapimenti: vengono sequestrati 14 stranieri, i rapitori diffondono le immagini di tre ostaggi giapponesi con il coltello puntato alla gola.

28/4 - Il canale tv statunitense Cbs trasmette delle foto scattate alla fine del 2003 che mostrano soldati americani mentre maltrattano prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib, già centro di torture durante il regime di Saddam. Nelle settimane successive le immagini degli abusi si moltiplicheranno. Il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld si assumerà la responsabilità dei maltrattamenti ma non si dimetterà.

6/5 - Le truppe Usa cominciano l’offensiva contro i seguaci di Sadr a Najaf: inizia una partita a scacchi che durerà mesi, con i guerriglieri asserragliati nel complesso del mausoleo dell’imam Alì, luogo sacro per gli sciiti.

11/5 - Un sito web islamico trasmette un filmato che mostra il civile americano Nick Berg mentre viene decapitato da un gruppo di guerriglieri legati ad Al Qaida. E’ la prima di una serie di simili esecuzioni da parte di vari gruppi islamici in Iraq.

16/6 - Per la Commissione indipendente che indaga sulle stragi dell' 11 settembre 2001, “non c'è prova credibile” che l'Iraq e Al Qaida abbiano mai cooperato per attaccare gli Stati Uniti.

30/6 - L’Autorità provvisoria della coalizione (Cpa) viene sciolta, i poteri passano a un governo iracheno legittimato dall’Onu e guidato dallo sciita Iyad Allawi, un ex collaboratore della Cia. Un'assemblea nazionale inter-irachena accompagnerà l'attività del governo interinale fino al gennaio del 2005, quando verrà eletta un’assemblea che guiderà il Paese fino alle elezioni da tenersi entro la fine dell’anno.

In Iraq la violenza continua a essere quotidiana. Si calcola che i morti civili siano tra gli 11mila e i 14mila. Il numero di soldati morti ha superato quota 1.100. I rapimenti di stranieri si sono moltiplicati, il Paese è probabilmente il meno sicuro al mondo. In Afghanistan, il nuovo governo controlla solo la capitale Kabul, sul resto del territorio dettano legge i vari signori della guerra. Migliaia di persone in tutto il mondo sono state uccise in attentati terroristici.