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Baldoni: la doppia verità del ministro della Difesa
Grazia Perrone - 06-09-2004
Non è possibile fare della morte di Enzo Baldoni un'occasione di scontro politico - scrive Beppe Del Colle su Famiglia Cristiana (n. 36 del 5 settembre) perché - (...)" nella guerra in Iraq essere pacifisti significa aver capito, e fin da prima che scoppiasse, che essa avrebbe enormemente aggravato i problemi del Medio Oriente e quindi del mondo intero (...)". E' molto difficile non essere d'accordo con una simile impostazione. Eppure, talune affermazioni - a dir poco - avventate e "incaute" di un ministro della Repubblica inducono all'inquietudine e alla riflessione. Le riporto, senza commento, così come sono state pubblicate sul corsera di oggi 5 settembre.

Le parole del ministro sollevano nuovi dubbi sulla vicenda. L’opposizione: il governo chiarisca i punti oscuri

Martino: «Baldoni ucciso subito dopo l’agguato»

In serata il responsabile della Difesa precisa: «Assassinato un paio di giorni dopo il rapimento»

Delle due l’una: o «immediatamente» è una parola da intendere in senso letterale oppure a quella parola deve seguire la descrizione di un arco di tempo più esteso. Ieri da Cernobbio, dove si trovava per il seminario Ambrosetti, il ministro della Difesa Antonio Martino ha fatto sapere che «il povero Baldoni è stato assassinato immediatamente dopo il sequestro» e che per questo motivo «non c’è stato il tempo di fare nulla» per lui.

Non è un dettaglio di poco conto. Al contrario: è un particolare che aggiunge altri anelli alla catena dei misteri sul rapimento e l’uccisione di Enzo Baldoni, il pubblicitario e giornalista freelance scomparso venerdì 20 agosto lungo la strada fra Najaf e Bagdad, dopo un agguato costato la vita al suo autista e interpreste Ghareeb. La ricostruzione dei fatti finora ritenuta più probabile ha fissato alcune date: il sequestro il giorno 20, appunto, poi il video con la rivendicazione del rapimento arrivato ad Al Jazira martedì 24 e, infine, l’annuncio della morte del reporter che, sempre Al Jazira, ha mandato in onda giovedì 26. Sei giorni scanditi da ipotesi, trattative, contatti, speranze. Sei giorni durante i quali l’intellingence, le «fonti» irachene, la Croce Rossa, la politica, hanno mosso ciascuno le proprie pedine: tutto inutilmente.

Quindi non è una minuzia rivelare adesso che «il povero Baldoni è stato ucciso immediatamente dopo il sequestro». Vorrebbe dire, tanto per cominciare, che era falso il video dell’Esercito Islamico con il freelance che parla e una voce in arabo che rivendica il rapimento e concede 48 ore di ultimatum. E sarebbe una novità per la guerriglia irachena: non sono noti altri casi di ostaggi uccisi prima che fosse recapitato il messaggio con la richiesta delle condizioni.

Il ministro Martino deve aver intuito che quelle parole buttate lì in mattinata avevano avuto un effetto dirompente sulla vicenda. Così nel pomeriggio ha precisato: «Baldoni è stato ucciso un paio di giorni dopo il sequestro, quindi non c’è stato il tempo di trattare». Una spiegazione che invece di sbrogliare ha ingarbugliato ancora di più la matassa. Due giorni dopo, ha detto il ministro: dunque presumibilmente il 22 agosto. «Allora decisamente prima della scadenza dell’ultimatum indicata nel video dei sequestratori?» gli chiede qualcuno. E lui: «Questo l’ho letto sui giornali». E incalzato da una raffica di domande il ministro taglia corto: «Non commento questa vicenda. Ho detto una cosa che non avrei dovuto dire»?

I conti sui tempi continuano a non tornare e in serata Martino è costretto a un’ulteriore precisazione: «Con immediatamente - spiega - intendo dire che l’intervallo di tempo fra il rapimento di Baldoni e la sua barbara esecuzione è stato di pochi giorni, anche rispetto ad altri casi di sequestro. E quindi anche il tempo materiale per fare qualcosa non c’è stato».

La partita, a questo punto, si gioca fra «assassinato immediatamente» e «ucciso pochi giorni» dopo il sequestro. E le carte in tavola cambiano completamente se si prova a mettere assieme i dettagli del caso: dalla scomparsa, all’ultimatum, dal gruppo dei rapitori ai personaggi della tentata mediazione.

Le domande senza risposta aumentano e l’opposizione torna a chiedere chiarimenti in Parlamento. Lo ha fatto ieri con un’interrogazione il parlamentare della Margherita Giuseppe Fioroni: «E’ vero che il governo seppe subito dell’agguato al convoglio della Croce Rossa in Iraq guidato da Enzo Baldoni? - chiede pretendendo una replica scritta - E perché lasciò credere per giorni che il giornalista era in giro da solo e che il suo silenzio era dovuto alla mancanza di un telefono satellitare?». Lo stesso parlamentare chiede al ministro degli esteri Franco Frattini di spiegare «che ruolo abbiano avuto i nostri 007, perché a tutt’oggi restiamo l’unico Paese - dice - al quale non è stata mostrata una sola foto o un solo video del proprio ostaggio barbaramente ucciso».

Giusi Fasano

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