Due domande
Marino Bocchi - 31-08-2004
Due domande. Due interrogativi senza risposta. Due ipotesi su quanto sta accadendo in questi giorni, su quanto ancora potrebbe accadere o verosimilmente accadrà. La guerra in Iraq non è fatta solo di quello che ci raccontano giornali e tv. Dietro alle cronache o alle analisi, alle immagini o alle forze ufficialmente in campo, si muove un’altra realtà molto più oscura, di interessi e intrighi, di uomini e organizzazioni nell’ombra, di menzogne e depistaggi. Per restare ai due episodi di sequestro che hanno riguardato gli italiani, tale lato occulto è emerso fin da subito. Nella morte di Enzo Baldoni, ad esempio. Questo intreccio di verità e menzogna è particolarmente attivo nel caso del terrorismo. Sono i suoi protagonisti, per primi, ad alimentarlo: per il modo in cui gestiscono e pubblicizzano le loro azioni, per come utilizzano Internet, per i messaggi cifrati contenuti spesso nei loro proclami. Ma sono soprattutto coloro che dovrebbero contrastarlo a costituire la fonte più pericolosa e insidiosa di questo cono d’ombra. Si tratta di una pratica che noi italiani conosciamo molto bene se solo ripercorriamo in sintesi la storia del terrorismo nostrano. E c’e’ infine un aspetto di tale problema che ci tocca molto da vicino. Intendo dire noi pacifisti. Siamo infatti sicuri che la scoperta di una doppia verità non ci interroghi, costringendoci magari a rivedere le nostre categorie di interpretazione? La prima domanda sorge da quest’ultimo quesito e non è mia. E’ dell’ex direttore del Manifesto Riccardo Barenghi, che attualmente sullo stesso giornale, oltre a firmarsi con lo pseudonimo di Jena nella quotidiana rubrica di prima pagina, cura anche la posta dei lettori. La seconda nasce invece dalle considerazione iniziali ed è solo farina del mio sacco. Forse è una stupidaggine ma mi piacerebbe raccogliere il vostro parere.

Parlo ovviamente a titolo strettamente personale, non penso infatti che qui tutti siano d'accordo con quel che sto per dire, ma tra un Iraq liberato a colpi di teste tagliate e un Iraq occupato dagli americani, io scelgo la seconda ipotesi. Obiezione: ma se gli americani non se ne vanno, quelli continueranno a tagliare teste. Controbiezione: e se invece continuassero a tagliarle anche senza gli americani?
Eh, questa volta Barenghi non la passerà liscia. Jena l’ha fatta grossa. Rispondendo il 28 agosto ad un lettore che esprimeva tutto il suo sdegno, il suo disgusto per l’orribile morte di Enzo e terminava affermando che “rimane anche la rabbia verso coloro che hanno voluto questa guerra preventiva, verso coloro che l'hanno favorita o giustificata con il pretesto del «dittatore» mettendo a repentaglio gli equilibri delicati di quell'area e facendola sprofondare in un oceano di sangue innocente”, Barenghi inizia sostenendo che condivide il tono, lo sdegno e il disgusto ma poi aggiunge che non può valere lo schema manicheo “che ci impedisce di capire che non tutti i buoni sono buoni e viceversa, ma soprattutto che i cattivi schierati con i buoni rischiano di contaminare la giusta causa, facendole cambiare natura”. Infine conclude nel modo e con la domanda riportata sopra. Consiglio di leggere per intero il botta e risposta che trovate al link segnalato. Perché la questione è di eccezionale interesse. E perché, visto la fonte da cui proviene, provocherà un putiferio. Di cui si sono avute le prime anticipazioni su Repubblica del 29 agosto, con le reazioni dei vari Agnoletto, Cento, Casarini, ecc.

In Piombo rosso. La storia completa della lotta armata in Italia dal 1970 ad oggi (Baldini e Castoldi, 2004), Giorgio Galli, tra i maggiori studiosi del fenomeno, individua una costante interpretativa del terrorismo italiano nella sua fase di maggior espansione, dagli esordi nei primi anni ’70 fino alla sua dissoluzione, agli inizi degli ‘80: “un parziale insediamento sociale da un lato; e, dall’altro, la strumentalizzazione da parte di soggetti dell’establishment, interessati al perdurare di una situazione di instabilità che sarebbe dovuta sfociare in una stabilizzazione politica moderata”. Lo schema sarebbe dunque quello riassunto nello slogan “destabilizzare per stabilizzare”. Se questa analisi è vera, e io credo che lo sia, allora la domanda da porsi è: tale ipotesi, rimodellata e diversamente contestualizzata, può essere adottata anche come chiave di lettura per la decifrazione del cosiddetto terrorismo internazionale e in specie di quello islamista?

Ci si muove su un terreno molto insidioso, esposto ai fraintendimenti. E’ necessario quindi ribadire che qui Galli non sostiene la tesi per cui il terrorismo è manovrato dall’esterno. Dice invece che viene lasciato in vita, ed eventualmente infiltrato, per essere usato al fine di stabilizzare il sistema di dominio. Non dice che i politici sono complici, non sostiene l’esistenza di un Grande vecchio. Casomai il sospetto può valere, caspita se vale, per gli apparati deviati dei servizi segreti ma non, fino a prova contraria, per gli uomini di potere. I quali quindi si limitano a sfruttare un fenomeno che ha cause proprie in funzione dei loro progetti politici. Che per noi italiani hanno sempre significato una cosa sola: l’appello ad una grande intesa maggioranza-opposizione, destra-sinistra, in chiave di moderazione e restaurazione. A questo proposito non può non colpire la curiosa coincidenza della doppia e simmetrica uscita, a pochi giorni una dall’altra, dell’intervista al ministro degli Interni Beppe Pisanu sull’ultimo numero dell’Espresso e di quella al presidente del Senato Marcello Pera, su Repubblica del 31 agosto. In una perfetta divisione dei compiti, l’analisi di Pisanu sul terrorismo nostrano e quella di Pera sul terrorismo islamista, convergono intorno allo stesso schema e conducono alle stesse conclusioni: solidarietà internazionale e interna, superamento delle divisioni, abbassamento dei toni e della protesta, emarginazione delle “frange estreme”, cioè di quelle forme di antagonismo che si oppongono all’attuale modello dei rapporti economici e sociali. L’obiettivo, del tutto esplicito nelle dichiarazioni di Pisanu, è quello di anestetizzare il conflitto che si aprirà in autunno in occasione dei rinnovi contrattuali e della discussione delle finanziaria di sangue che il governo si accinge ad approvare. Se siamo consapevoli della posta in gioco, dei rischi per il welfare e i servizi di protezione e garanzia sociale, per i diritti civili, per le regole della democrazia messe a rischio dai progetti di revisione costituzionale, non ci dovrebbe sfuggire la minaccia che non solo il terrorismo, ma anche l’uso del terrorismo, può rappresentare per tutti noi. A patto che la domanda da cui sono partito sia fondata.

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 Pierangelo Indolfi    - 02-09-2004
A proposito di lotta tra civiltà:


Meno male che esistono cittadini attenti che segnalano le anomalie man mano che si manifestano. Il signor Guido, di Biassono, provincia di Monza, è tornato dalle vacanze estive e ha fatto una riflessione, ospitata con il dovuto riguardo nella pagina dei lettori de "La Padania". Seduto su una sdraio, o camminando nella frescura dei boschi padani, questo signore ha avuto un´intuizione che si può riassumere più o meno così: c´è un piano della sinistra «per scristianizzare le nostre terre». In pratica, i "comunisti" hanno capito che i «musulmani fanno il loro gioco», perciò li lasciano carta bianca puntando al «caos totale, all´ateismo e alla perdita di ogni valore e di ogni tradizione». L´azione della sinistra, informa il lettore, è subdola e capillare, spesso affidata «ad una bieca generazione postsessantottina» di insegnanti che «gira con "il manifesto" sotto il braccio». Il signor Guido, preoccupato per «la mente dei bambini», fa anche una piccola delazione naturalmente a fin di bene: «So per certo che in alcune scuole, qui in Brianza, si legge "La Repubblica" in classe».

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La lettera di cui si parla, pubblicata nella rubrica "La parola ai lettori" de "La Padania" del 31.8.2004 è la seguente:

La sinistra atea vuole scristianizzare le nostre terre
GUIDO F. MANFRIN - Biassono (Mz)

Caro direttore, torno dalle vacanze estive con i bagagli pieni dei soliti interrogativi sul mondo nel quale sono capitato e provo a confrontare i miei dubbi con gli altri lettori del nostro giornale. Ho sempre sostenuto io, fervido credente e pessimo o per nulla praticante cristiano (almeno non in questa chiesa di Roma), che la sinistra italiana punta a difendere gli islamici con il preciso scopo di “scristianizzare” le nostre terre.
È fondamentale per loro che i musulmani facciano il loro gioco e aprano le porte al caos totale, all’ateismo e alla perdita totale di ogni valore e ogni tradizione. Sappiamo tutti, almeno quanti sono un po’ attenti e non vivono con la testa sotto la sabbia che uno dei principali dogmi comunisti è l’ateismo e la persecuzione degli oppositori soprattutto se cristiani. Basta guardare alla Cina, non quella di sessant’anni fa, ma a quella di oggi oppure ripensare a com’era l’Unione sovietica.
Ora, stiamo facendo di tutto per farci del male. Parlando con un’ amica insegnante in Trentino sono venuto a sapere che nel paese di Vigolo Vattaro è stato praticamente vietato ai bambini di fare l’ albero ed il presepe per Natale con la scusa di non urtare i bambini islamici presenti nella stessa. Intanto albero e presepe non si fanno. Non solo: mi pare di aver capito che ci sia un’insegnante post-sessantottina che gira con “il Manifesto” sotto il braccio e faccia bieca politica in classe. Sai che fatica manipolare la mente dei bambini! Brava, complimenti esempio di tolleranza e di progresso.
Purtroppo questo mi risulta non essere un caso isolato. So per certo che anche in alcune scuole qui in Brianza si legge “la Repubblica” in classe. Mi domando perché non “il Giornale” o “la Padania”. Cari maestri comunisti non fate i furbi con le vostre intolleranze soprattutto non giocate con le menti pure dei bambini perché ci sono tanti che non hanno la testa sotto la sabbia e vi tengono d’occhio, voi e i vostri amici mussulmani. Un sincero abbraccio padano.

Alessandra Longo su Repubblica

 Cireno da www.inmovimento.it    - 03-09-2004
Non sono Oriana Fallaci, non scriverò quindi che è in atto uno scontro di civiltà, perché non ci credo, e che dobbiamo tirar fuori le palle e “fargliela pagare”, anche se comincio ad avere qualche dubbio che alcune cose scritte dalla “nostra” non siano così irreali come mi è parso nel leggerla.

Sono uno di quelli che ha marciato contro questa guerra di merda, che un coglione seduto sulla poltrona più importante del mondo, ha voluto mettere in piedi sparando al mondo una serie di pretesti assolutamente falsi, appoggiato da altri coglioni che ci hanno detto, con la faccia seria delle grandi occasioni, “andiamo a portare la Pace e la Democrazia al popolo iracheno”.

Sono uno di quelli che ha riconosciuto legittima la Resistenza Irachena all’invasione della propria patria, e che si batte affinché i soldati occidentali, ma specialmente quelli italiani, abbandonino il territorio iracheno e se ne tornino a casa.

Sono uno di quelli che NON credono alle panzane del nostro governo che ci vorrebbe in casa d’altri, armati fino ai denti e quindi pronti anche a uccidere, per aiutare chi non ha richiesto il nostro aiuto, anche perché, se così fosse, i nostri soldati non sarebbero costretti a vivere rintanati in una specie di bunker, come invece vivono.

E sono uno di quelli che l’Iraq lo ha conosciuto di persona, quando ancora Saddam imperava e prima del sanguinoso conflitto con l’Iran, e ha potuto costatare che è vero, la democrazia era una condizione inesistente, ma in ogni modo dava un’impressione di pulizia, di ordine, di civiltà (in rapporto ad altri paesi arabi), tanto da permettere ad un occidentale viziato come sono io, di trovarvisi perfino bene.


Ho cominciato a guardare con preoccupazione ai primi sequestri, perché non riuscivo a capire il senso del rapire civili disarmati e inermi e non ne vedevo il collegamento con le azioni che di solito una “Resistenza” mette in atto.. Pensavo ad azioni criminali di banditi in cerca di riscatti..

Quando poi sono cominciati gli attentati contro altri iracheni, colpevoli solo di voler diventare poliziotti o soldati del nuovo esercito iracheno, sono rimasto esterrefatto. Perché compiere, mi chiedevo, stragi di ragazzi del popolo in fila per trovare un posto di lavoro che consentisse loro di avere uno stipendio, con il quale magari far mangiare moglie e figli? Non sapevo cosa pensare.

Poi, quando si è avuta la sicurezza che dietro a questi vigliacchissimi attentati c’era la mano di Al Qaeda, ho capito che la Resistenza con queste azioni non aveva niente a che fare e che stavamo assistendo alle prime mosse di una strategia perversa che solo la mente di un pazzo, fanatico accecato dall’odio com’è quella di Bin Laden, poteva immaginare, una strategia che mira chiaramente ad allargare a macchia d’olio l’odio e le carneficine di “infedeli”, nel maggior numero possibile di territori islamici, ma non solo, ma anche in quelli dove i mussulmani vivono: una strategia di semina dell’odio contro l’infedele, satanico, depravato Occidente.


La resistenza irachena quindi non c’entra. La morte di Baldoni non è altro che l’azione di gente infettata da un fanatismo barbaro, codardi che non rivolgono le proprie armi verso chi potrebbe a sua volta offendere, ma che sparano nel mucchio; vigliacchi come chi mette bombe sugli aerei o nei teatri o nelle metropolitane; poveri idioti che sicuramente si credono degli eroi che Allah premierà con fiumi di latte e vergini vogliose.

Ma dietro questa barbarie di metodi c’è, come ho scritto sopra, una lucida strategia il cui inizio va ricercato nella fatwa che nel 1998 Bin Laden ottenne che fosse promulgata, che recitava:- “L’ordine di uccidere gli americani e i loro alleati civili e militari è un obbligo individuale per ogni singolo mussulmano che possa compiere una simile azione , in qualsiasi paese sia possibile farlo” Questa fatwa prevede quindi anche l’assassinio di civili purchè in qualche modo appartenenti a paesi alleati al Satana americano. Ma la nuova strategia di Bin Laden e dei suoi compagni assassini non si limita a questo. E qui ho timore che la Fallaci non veda così male. E’ la nuova ummah, la nuova penetrazione dell’Islam in Occidente, il fine vero e ultimo della nuova strategia.. Non fosse così perché sequestrare un giornalista francese? Questo sequestro, con conseguente ricatto rivolto a un governo NON NEMICO ma infedele, che si permette di promulgare una legge, quella sul velo islamico, per il suo paese, è un campanello d’allarme dal suono grave. A questo punto bisogna dire che qualcosa di quel che ha scritto la Fallaci sul tema comincia a prendere corpo.


Ma perché Bin Laden ha questo carico di odio nei riguardi dell’Occidente?

Ricchissimo principe saudita, diciassettesimo nato dei circa sessanta figli che Muhammad Bin Laden, suo padre, ebbe da tredici (o sedici)mogli, è un wahhabita, uno scisma della sunna , dove è chiaramente prescritta l’obbligatorietà della “guerra santa”. Tutti conoscono la sua avventura contro i sovietici in Afghanistan, ma l’inizio della sua carriera di terrorista fanatico, portatore della guerra santa contro tutto l’Occidente, bisogna cercarlo nel giorno in cui ha avuto una furibonda lite con i principi reali sauditi che avevano permesso “il sacrilegio” della presenza di cinquecentomila soldati americani sul suolo sacro dell’Arabia. Per questa lite viene espulso dalla sua patria e privato delle cittadinanza saudita. Si rifugia in Sudan e sotto la guida del leader sudanese Turabi.inizia la sua vera carriera di terrorista, la sua personale jihàd contro gli infedeli, sempre più caratterizzata dall’estremismo fanatico. Gli attentati alle ambasciate statunitensi in Kenya e in Tanzania e i 220 morti sono il suo biglietto da visita.

Saddam Hussein era un nemico di Osama Bin Laden, era un laico che solo negli ultimi tempi sembrava essersi avvicinato al credo islamico. E nemici di Bin Laden sono tutti i componenti della casa reale saudita. E molti sceicchi del Golfo. Solo la stupidità di Bush poteva dare campo alle azioni di un folle come Bin Laden , che non aspettava altro. Oggi la frittata è stata fatta e non passa giorno che non ci sia un sequestro, o non venga posto un ricatto perfino a chi come la Francia, non partecipa alla guerra irachena, e questa è la novità del “nuovo” terrorismo.


La Fallaci ha mostrato una visione paranoica ed esaltata della situazione, e lo ha ampiamente espresso nei suoi due libri, dove l’arroganza, il razzismo e l’odio escono dalle pagine a fiotti. Però in una certa maniera, bisogna riconoscerlo, la Fallaci ha espresso anche una verità: dobbiamo muoverci, perché di tempo ne è rimasto poco. Non possiamo veder uccidere gente come Baldoni e assistere passivi ripetendo “il Governo è compatto”, perché è troppo poco.

Questo cane idrofobo che risponde al nome di Bin Laden sta cercando di internazionalizzare la battaglia. Non sarà lo scontro di civiltà come vuole la Fallaci nella sua catastrofica visione, ma certo è un pericolo concreto che dobbiamo affrontare con decisione e celerità..L’Occidente si deve muovere. Non basta, anche se è ovviamente obbligatorio, non cedere ai ricatti.

E come prima mossa chiederci come mai questo Bin Laden non si riesca mai a catturarlo.