Baldoni era con noi quando è sparito
Grazia Perrone - 30-08-2004
Segnalo da Radio Città del Capo l' intervista a Helen Williams:

E' on-line l'intervista a Helen Williams, la volontaria gallese che viaggiava con Baldoni e la Croce Rossa sulla strada di ritorno da Kufa verso Baghdad. La Williams, al microfono del nostro Francesco Locane, racconta il momento in cui una esplosione ha colpito parte del convoglio e la macchina con Enzo e Ghareeb (il suo interprete) è scomparsa. La Williams racconta anche dei silenzi e delle reticenze della Croce Rossa Italiana nel risponderle su dove fossero finiti Baldoni e Ghareeb. Una testimonianza oculare che smentisce la stessa versione della Croce Rossa, che aveva sostanzialmente negato che Baldoni viaggiasse con loro sulla strada del ritorno, e getta inquietanti interrogativi sul silenzio di una delle maggiori istituzioni italiane.

Eccone alcuni: perché la CRI, per giorni, non ha voluto dire cosa era successo? Perché non ha dato l'allarme una volta arrivata a Baghdad? Se l'ha dato, a chi? E perché non è stato diffuso?

L'intervista è ascoltabile sia nella versione completa e originale, sia in una riduzione tradotta e doppiata.

L'intervista è andata in onda nella Talpa Spaziale di venerdì 27 agosto

Sabato 28 agosto 2004


Inoltre qui la registrazione originale dell'intervista
E qui il racconto del viaggio in cui Baldoni è sparito

Per coloro i quali hanno difficoltà a collegarsi in real player segnalo il blog nel quale - il 23 agosto scorso - la Williams ha diffuso il suo racconto di quella giornata. Di fatto, la sua versione coincide con quella dell'inviato Rai Pino Scaccia e rafforza la ricostruzione degli eventi pubblicata su Diario qualche giorno dopo e confermata, nei tratti essenziali, da Deaglio nell’intervista a l’Unità.

Di seguito riporto un estratto (tradotto in italiano) comparso sul blog di Baldoni e ripreso dal Diario in cui, senza nominarlo, si parla del giornalista assassinato mentre era impegnato a far transitare senza danni il convoglio umanitario per le strade assediate di Najaf.


[...] E a un certo punto è calato un inquietante silenzio nelle strade. Silenzio relativo, in verità, perché rotto continuamente dai rumori della battaglia -- l'aria risuonava dei colpi d'arma da fuoco e dell'avanzare dei tank. Due dei nostri correvano a piedi davanti al convoglio, con indosso le pettorine della Croce Rossa (con una Croce Rossa ben in vista) e sventolando una enorme bandiera con l'emblema della Croce Rossa. Ci precedevano a ogni incrocio che avremmo dovuto attraversare, facendosi vedere e mostrando la bandiera. Man mano che passavamo gli incroci, potevamo vedere i tank americani all'imbocco di ciascuna strada, circa 150 metri più in là; ad uno di questi incroci i tank erano tre. Proseguivamo molto lentamente. E a un certo punto, siamo giunti a un incrocio dove il suono della battaglia era tale da farci pensare che la battaglia fosse proprio di fronte a noi, sbarrandoci la strada. I colpi d'arma da fuoco erano assordanti. Di nuovo, i nostri due compagni sono andati avanti a piedi con la bandiera per far presente che eravamo della Croce Rossa e portavamo aiuti medici. Ma questa volta non ci hanno fatti passare. [...]

Per quanto attiene l’agguato nel quale avrebbe perso la vita Ghareeb (che, però, la Williams chiama Alì) e rapito Baldoni la blogger gallese parla che il convoglio della Croce Rossa italiana (…) ”sarebbe stato superato da un’auto bianca con a bordo un uomo insanguinato che urlava di accelerare facendo ampi cenni con le mani (…)”.

Il primo allarme (sempre secondo la Williams) è stato lanciato subito dopo l'agguato ad un check point della polizia irakena posizionato a meno di un chilometro dal luogo dell’attacco. Allarme che sarebbe stato reiterato – alle autorità irakene e italiane – a Bagdad: il 20 agosto.

Tutti sapevano, dunque, fin da subito ciò che era accaduto. Eppure, per giorni, si dice che il convoglio della Croce Rossa italiana non ha proseguito oltre Babilonia e che Baldoni potrebbe essere rimasto volontariamente – senza interprete, contatti né telefono satellitare - a Najaf in cerca di, improbabili, “scoop”.

Perché?


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 gp    - 01-09-2004
Giuseppe De Sanctis – il capo delegazione della Croce Rossa italiana in Iraq – ricostruisce, in una nota pubblicata sul Corsera di oggi, le ultime drammatiche ore trascorse insieme a Enzo Baldoni. La ricostruzione dei fatti non è molto dissimile da quella fornita dalla volontaria gallese Hellen Williams e pubblicata – il 23 agosto – sul suo blog. Da notare la coincidenza delle date: il 23 agosto è la data in cui la redazione di Diario (in assenza di notizie ufficiali) diramava un comunicato nel quale denunciava la scomparsa di Enzo … pur dicendosi fiduciosa della sua capacità di “districarsi” in situazioni difficili. Passeranno ancora 24 ore prima di apprendere – dal famoso video trasmesso da Al Jazira - che Enzo Baldoni è stato rapito.

«Il suo autista era un emissario di Al Sadr Avvisai subito l’ambasciata dell’agguato»

La ricostruzione di De Santis, capo missione della Cri: «Enzo apriva la colonna, io ero dietro»


ROMA - C’erano due emissari del leader sciita Moqtada Al Sadr nel convoglio della Croce Rossa al quale si era aggregato Enzo Baldoni. E uno era proprio Ghareeb, l’autista del giornalista milanese, trovato morto sul luogo dell’agguato il 21 agosto. Davanti ai carabinieri del Ros, il capomissione Giuseppe De Santis ricostruisce le ultime drammatiche ore trascorse insieme a Baldoni. Ma il suo racconto aggiunge nuovi misteri a una vicenda ancora oscura. Pone nuovi interrogativi anche sul ruolo delle autorità italiane.

LA FARNESINA - E’ il 20 agosto, la carovana sta rientrando da Najaf. «Baldoni - afferma De Santis - apriva il convoglio, la mia auto era dietro. All’improvviso abbiamo visto un’esplosione, ma siamo andati avanti perché la procedura prevede che in caso di pericolo ci si debba mettere subito in sicurezza. Dopo neanche un chilometro c’era un check point della polizia irachena. Ci siamo fermati e li abbiamo avvisati di quanto era accaduto. Appena arrivati a Bagdad, ho contattato l’ambasciata e ho detto che l’auto di Enzo Baldoni era stata bloccata da un’esplosione».

Che cosa è avvenuto dopo? Quali accertamenti sono stati compiuti dalla diplomazia per sapere che fine avesse fatto il giornalista?

Nei successivi quattro giorni, la Farnesina ha affermato di non sapere che cosa gli fosse accaduto. Mai si è parlato né di un’esplosione, né di un possibile agguato. «Lo stiamo cercando - hanno fatto sapere dall’unità di crisi - ma non abbiamo alcun riscontro».

LA CROCE ROSSA - Stessa versione ha fornito la Croce Rossa. E questo nonostante sul «blog» di Baldoni la sera del 20 agosto fosse comparso un messaggio secondo il quale il giornalista «è rimasto volontariamente a Najaf dopo che la colonna di aiuti è tornata a Bagdad». La Cri sapeva che non era affatto così. Era perfettamente consapevole che aveva iniziato il viaggio di ritorno insieme al convoglio, posizionandosi addirittura in testa, ed era rimasto bloccato a circa trenta chilometri dalla capitale. Perché non è stato detto subito? Il 22 agosto, parlando a Cortina, il commissario straordinario Maurizio Scelli ha dichiarato: «Siamo tutti quanti preoccupati. Il problema è che è stato rinvenuto il corpo dell’autista, dal quale non si separava mai, in una brutta zona che pullula di banditi». Nessun cenno a quanto era avvenuto.

GLI EMISSARI - La missione della Croce Rossa non era stata autorizzata da Roma, ma nonostante questo De Santis decise di partire. «Con noi - ha spiegato durante l’interrogatorio - c’erano due uomini di fiducia di Moqtada Al Sadr e questo ci rendeva tranquilli. Uno era Ghareeb, l’altro era Mohamed, che viaggiava assieme al giornalista della Rai Pino Scaccia e che fece ritorno a Bagdad il 19 agosto». Enzo Baldoni sapeva che il suo autista era un «fedelissimo» del leader sciita? E’ possibile che abbia scelto di affidarsi a lui proprio perché aveva intenzione di intervistarlo. Il progetto di Baldoni era quello di scrivere un libro sui guerriglieri, anche quelli iracheni, e forse era convinto che Ghareeb gli avrebbe aperto i canali giusti. Invece è caduto nella trappola e adesso gli inquirenti non escludono che possa essere stato proprio l’autista, o l’uomo che accompagnava Scaccia, a tradirlo. Uno di loro potrebbe averlo indicato a una delle bande di criminali che, soprattutto in quella zona, attaccano frequentemente i convogli stranieri. IL VIDEO - Ieri i magistrati romani hanno depositato la richiesta di rogatoria in Qatar per ottenere dalla televisione Al Jazira l’immagine del cadavere di Enzo Baldoni. Difficilmente l’istanza potrà essere accolta. Analoga procedura era stata infatti seguita per avere il video che mostra l’esecuzione di Fabrizio Quattrocchi, ma da Doha non è mai arrivata risposta. Resta il dubbio che l’emittente possieda un filmato sull’omicidio del giornalista e che, dopo aver scelto di non mandarlo in onda, abbia deciso di mostrare all’ambasciatore Giuseppe Maria Buccino soltanto una foto. L’istantanea è importante per accertare se davvero Baldoni sia stato ucciso prima della scadenza dell’ultimatum fissato per le 18 del 26 agosto e cioè al tramonto. Secondo il portavoce di Al Jazira , la foto appare scattata in pieno giorno e questo fa presumere che l’esecuzione sia avvenuta prima. Una tesi avvalorata anche dall’analisi del video trasmesso il 24 agosto, che annunciava il sequestro rivendicato dall’Esercito Islamico. Alcuni tecnici sostengono che si tratti di «un montaggio». Per questo la procura ha deciso di affidarsi al parere di alcuni esperti. Tutti gli interrogativi potranno comunque essere chiariti se davvero si riuscirà a recuperare la salma del giornalista. «Stiamo lavorando», ha ribadito ieri il ministro degli Esteri Franco Frattini, senza aggiungere alcun particolare sulla trattativa avviata che prevede, presumibilmente, il pagamento di un riscatto.

Fiorenza Sarzanini