L'arcobaleno nella stola
Pierangelo Indolfi - 14-08-2004
Dal Manifesto della scorsa settimana una riflessione per un buon Ferragosto

Beati i costruttori di pace

Una chiesa in movimento, spina nel fianco delle gerarchie cattoliche
Bizzotto e Zanotelli. Testimone del movimento il primo, anima profetica il secondo. Contro la «chiesa dei mormoranti» scrivono un messaggio radicale ai vescovi



Da vent'anni, con i colori dell'arcobaleno anche nella stola. Una fede in movimento lungo i sentieri della pace. Gli stessi tracciati da David Maria Turoldo all'Arena di Verona negli anni Ottanta, mentre don Albino Bizzotto marciava davanti alle basi nucleari da Longare fino a Comiso. «Beati i costruttori di pace» non hanno mai smesso di far sventolare le bandiere dell'arcobaleno: dal mega-striscione che avvolgeva il campanile di San Marco nel 40° anniversario di Hiroshima fino all'occupazione dei binari della stazione di Monselice per fermare i treni della guerra in Iraq. E' una rete diffusa che si mobilita grazie a una sorta di tam tam. «Beati i costruttori di pace», in tutto il Veneto, sono il punto di riferimento di gruppi parrocchiali e piccole comunità, di giovani cattolici «di base» e gruppi spontanei sparsi in sette province. Arrivano a centinaia alle manifestazioni di piazza, ma sono anche pronti a testimoniare in solitudine ogni volta che serve. Se don Albino Bizzotto resta il testimonial delle iniziative, padre Alex Zanotelli è l'anima profetica.

Don Albino a fine giugno si è fatto «ingabbiare» insieme ai comboniani davanti al municipio di Padova: i Cpt sono lager per i migranti e i «Beati» non fanno sconti sui diritti fondamentali né ai governi dell'Ulivo né alle giunte di centro-sinistra. Padre Alex, invece, all'inizio dell'estate ha riempito di nuovo cinema, palasport (come a Vicenza con gli obiettori di coscienza), sale parrocchiali, indicando a chi sventola la bandiera arcobaleno le priorità da non dimenticare: lotta alla privatizzazione dell'acqua; ascolto delle voci dell'Africa sempre più disperata; critica della globalizzazione e riscoperta del senso radicale della fede.

«Beati i costruttori di pace», del resto, hanno apertamente sfidato i vescovi italiani a rompere il silenzio sulla pace, sul degrado istituzionale e sull'ambiente. Il gruppo «Cronaca e parola di Dio» (ne fanno parte anche un direttore di Centro missionario diocesano, un vicario generale, missionari e docenti universitari) che ogni mese si ritrova nella sede di Padova ha stilato un documento assai significativo. «Già molti, da mesi, hanno cercato di sollecitarvi ad uscire dal silenzio, non come singoli vescovi, ma come Conferenza Episcopale Italiana, su problemi che toccano il nostro modo di esprimere la fede. Il vostro silenzio in questi momenti di grande sofferenza ci inquieta e ci scandalizza», esordisce il documento che sollecita i vescovi «a uscire dalla latitanza».

I «Beati» paventano perfino una deriva di anarchia scismatica ma non si rassegnano alla «Chiesa dei mormoranti» e scrivono direttamente ai vescovi. «Sulla pace e la nonviolenza sentiamo forte, non solo la differenza, ma la discrepanza e l'enorme distanza quantitativa e qualitativa tra i pronunciamenti del Papa e quelli della Cei, tra le prese di posizione dell'Osservatore Romano e quelle di Avvenire. Siamo molto preoccupati anche della vostra posizione nella attuale fase di occupazione militare in Iraq».

Poi le centinaia di firmatari sono preoccupati della situazione italiana: «Stiamo assistendo allo scontro tra le istituzioni dello stato, in particolare al tentativo di interferire sui compiti costituzionali della magistratura, alla occupazione di interi settori vitali per la democrazia come l'informazione, alla emanazione di leggi per uso privato o a favore di un parte di società. Stiamo assistendo alla demolizione sistematica dello stato sociale per arrivare ad una privatizzazione dell'economia che ridurrà i diritti per tutti, penalizzerà e creerà più poveri ed emarginati con grandi disequilibri sociali. In tutto questo, che significato ha la scelta di perseguire con tanta tenacia tutti i vantaggi per la scuola privata cattolica e per un ordinamento anomalo per gli insegnanti di religione?».

Infine, il lungo documento invita i vescovi italiani a farsi carico del futuro del pianeta: «Che bello sarebbe se la Chiesa, prendendo sul serio come orizzonte pastorale "le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono" come voleva il Concilio vaticano II, aprisse le porte al coinvolgimento di tutte le associazioni e i movimenti impegnati su queste tematiche per la costruzione della nuova Europa e un mondo fondato sul primato non degli interessi, ma dei diritti».


ER.MI.
PADOVA



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