Solidale
Giuseppe Aragno - 09-07-2004
Dallo Speciale Racconti




Sul crinale del monte, dove la linea nera del cielo si faceva grigia e arancione luminoso, precedendo il sole, la brigata partigiana, inchiodata da nugoli di cani nazisti e dal fuoco d'infilata dei lanzichenecchi in nero faticava a sganciarsi.
- La Decima, sussurrò Geko ai compagni con un velo di rabbia sprezzante.
Per quel rastrellamento in Valtellina, s'erano mossi in forze e le staffette sorprese non avevano fatto in tempo a dar l'allarme. Un balzo tra le rocce scheggiate dall'automatica crepitante e furibonda, valeva un metro verso il sentiero sicuro della fuga o costava una grido soffocato e la fine dei sogni.
Fino a che il sole salì dietro la cima, fu un susseguirsi veloce di balzi, di colpi, di grida, di viaggi finiti per sempre e di salvezze guadagnate.

Il sole, finalmente libero in cielo dal levante insanguinato, non trovò che tracce di battaglia feroce. S'avanzavano i neri, per l'atto finale che seguiva lo scontro: non far prigionieri, finire: la limpieza, come ai tempi della Spagna. E la morte trionfava dove aveva fallito.
Geko s'era portato via il compagno, e metro su metro, non visto dal nemico attento, era a due metri dal sentiero entro il quale nessun nemico si sarebbe buttato ad inseguire. Non c'era più bisogno di tappare la bocca al ragazzo ferito: ansimava, senza più lamenti, in un rantolo privo di suono. Geko gli aveva tolto armi, giberne e zainetto, aveva tamponato alla bell'e meglio lo squarcio sul petto, sotto la clavicola destra, e più volte aveva sussurrato in quelle ore infinite:
- Ce la fai, non parlare.
- Mamma!
Una volta sola aveva chiamato in un soffio il ragazzo ferito: Mamma....
E Geko, che la morte non l'aveva nel petto in alto sotto la clavicola a destra, ma nel cuore impazzito di dolore e rabbia, s'era sentito dentro montare la disperazione e l'odio.
- Maledetti! - si ripeteva - Maledetti!
Odiava la guerra che faceva, il dolore che dava e riceveva, odiava odiare e impazziva di furore su quel monte che vedeva finire un ragazzo. Odiava e non andava via.
- Solo non lo lascio.
Passarono più volte accanto a lui, ma il colpo che attendeva non venne e la bomba a mano che sringeva in pugno non esplose.
Il sole di mezzogiorno era caldo. Il compagno sulle spalle pesava e non respirava. Metro su metro si avvicinava il campo.
- Dove sei andato, Geko, quando tutto è finito? Lo sai, lo senti tu che ci sono fascisti a governare la repubblica tua, che fascisti portano alloro alle fosse Ardeatine e chi consegnò gli ebrei ai nazisti ora frequenta impunito la Sinagoga? Dove sei andato, Geko? E dove rischia di finire la solidarietà?



Il racconto per gli alunni è terminato, ma le domande vogliono risposta.
Sono lì che rifletto, nell'aula che ormai s'è svuotata. L'anno finisce. Non uno qualunque: l'ultimo dei miei. Non vado via senza darmi risposte e il bidello lo capisce, come ha sempre capito perché non so dargli altro nome: bidello.
E è con lui che parlo: a lui, per ultimo, prima di andar via un'ultima volta e per sempre.
Quando in petto si ha un cuore generoso - e Geko l'aveva, non può esserci dubbio, gli faccio - si giunge a soffrire sinceramente per un uomo che soffre. E si vuole soffrire con lui, perché soffra di meno. Solidarietà dicevamo un tempo, ricordi?
- Certo, mi fa. Ricordo.
- Lo sai, io non ho fede.
Annuisce.
- Non ho fede, però rimango stupefatto per questo sentimento umano: ha il crisma inconfondibile della divinità. Stupefatto di ciò che, senza soffermarci, chiamiamo banalmente solidarietà. Mi riconcilia col genere umano, nel quale da un po' una mia condizione di fatica e i tempi che viviamo oscuri mi inducono a vedere solo l'istintiva ferocia.

Mi segue, come se capisse. E perché non dovrebbe?
- Qualcosa di divino vive in questo sentimento umano e ci fa da testimoni se un qualche tribunale prova a giudicarci quando, passando tra stelle e pulviscolo celeste, torniamo allo spazio infinito che ci circonda. "Salutate quest'anima divina: fu solidale in vita, abbia pace e rispetto in seno alla materia da cui tutto proviene e alla quale ritorna".
Questo viatico accompagna l'uomo solidale nel suo viaggio. E, tornando, egli reca in dono una divina nobiltà: fu divino come può esserlo una persona umana. Così è accaduto a Geko nel trapasso: vesti bianche orlate di rosso - la tunica pretesta che l'affascinò da bambino quando non conosceva la prepotenza del potere - si presentarono al suo cuore affaticato, confortarono di parole amiche la sofferenza dell'ultimo andare e una tra le bianche vesti, indossata da un'anima gentile per fattezze e parola, poggiò sul palmo della mano aperta del viaggiatore la pergamena sigillata di cera rossa. L'anima allora partì. E' questo il paradiso degli uomini di parte che ebbero valori di sinistra
.
Annuisce il bidello.
Io e lui oggi sappiamo dov'è andato Geko.
Di fronte alla scuola un manifesto elettorale chiede voti per fascisti, leghisti e forzisti.
Geko li vede e pensa: Governate per quanto potete. Vi manderemo via. Avete contro la storia che vorreste ingannare.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Fuoriregistro    - 09-07-2004

Contemporaneamente a queste tue parole arrivano in redazione segnalazioni: parlano di Cristian Brazzo, ritrovato morto nel Brenta a 21 anni ; di Darfur, ritenuta da ONU e agenzie umanitarie "la peggior tragedia umanitaria attuale” ; della Cap Anamur, bloccata dalla marina italiana al limite delle acque territoriali mentre Lampedusa e Linosa ricevono da Ciampi la medaglia d’oro per la solidarietà ; degli alunni stranieri che chi nella scuola decide sembra aver dimenticato.
E ci fermiamo qui.
A volte, di fronte alla sofferenza, ci sentiamo impotenti ed inutili, goccia che evapora prima ancora di toccare il mare. E spegneremmo il pc. Altre volte però accade l’imprevisto ed un racconto come il tuo sembra prenderci per mano e regalarci speranza e significato, come hai fatto negli anni in cui scuola e politica non ti hanno risparmiato. Grazie per essere con noi a raccontare, a disegnare con pennellate uno dei volti possibili di un’umanità che cambia.