Alcune riflessioni sulla condanna del preside di Rho
Alba Sasso - 02-07-2004
Leggendo notizie come quella del preside di Rho, condannato perché avrebbe lasciato che nel suo istituto i ragazzi fumassero spinelli, tornano alla mente le riflessioni di Foucault sulle strutture repressive e sul controllo. E fa paura pensare che qualcuno possa concepire la scuola come un’istituzione chiusa, un moderno “panopticon” in cui un preside guardiano o secondino debba controllare costantemente e incessantemente tutto e tutti, per essere a sua volta controllato e punito qualora non sia intervenuto a sorvegliare e reprimere.

Fa paura accorgersi che quest’idea di scuola, intesa come struttura repressiva e di controllo, non è poi così lontana dalle idee di una destra e di un ministro che l’anno scorso pensò bene di organizzare un convegno sul disagio giovanile e sulla dispersione scolastica non all’interno di una scuola pubblica, ma a San Patrignano.

Non siamo in pochi a pensarla diversamente, a pensare che la scuola debba avere un ruolo altro: quello di mettere le persone in condizione di crescere, di maturare e di sviluppare spirito critico e capacità di autonomia. Certo la scuola non può chiudere gli occhi di fronte a situazioni di disagio e di difficoltà. Ma può farlo solo a partire dalla sua funzione educativa e culturale. Aiutare i ragazzi a difendersi dalla droga significa saper far crescere in loro la cultura della vita rispetto a una cultura di morte. Anche usando severità e rigore. Ma senza “medicalizzare” e reprimere. E soprattutto senza inventarsi impropri ruoli da sceriffo . Ecco perché trovo sbagliata la decisione di punire il preside dell’istituto milanese: una decisione che sgomenta anche per il modello e per l’idea di scuola a cui rinvia.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 gp    - 02-07-2004
Propongo - su questo tema - la lettura di una intervista di Giliano Pisapia pubblicata sul "Manifesto" di ieri.


Parla Giuliano Pisapia, legale del preside di Rho condannato a 20 mesi per «favoreggiamento» di spinelli al liceo

LUCA FAZIO

Bruno Dagnini, preside del liceo Majorana di Rho (Milano), è stato condannato a un anno e otto mesi per «favoreggiamento» e «agevolazione dolosa allo spaccio» perché non avrebbe fatto nulla per impedire che gli studenti si facessero le canne, mercanteggiando un po' di fumo in cortile (15 grammi). Una sentenza clamorosa che rischia di decimare l'intero corpo docente italiano. Ne parliamo con Giuliano Pisapia, avvocato del preside e parlamentare di Rifondazione comunista.

Un preside può essere incolpato per una cosa del genere?

Intanto, non c'era alcuna prova della sussistenza del reato, anzi c'erano prove contrarie. Basti dire che più di quaranta insegnanti e numerose documentazioni, tra cui le circolari scritte dal preside, dimostrano che nessuno lo ha mai informato di reati specifici commessi nella scuola. Quindi i reati di favoreggiamento e agevolazione dolosa all'uso di stupefacenti sono assolutamente insussistenti nei fatti e sotto il profilo giuridico.

La sentenza è assurda anche se il preside avesse saputo che alcuni studenti si facevano le canne, se non altro perché a questo punto migliaia di presidi rischiano una condanna.

Si è voluto emettere una sentenza su un fenomeno che è presente in tutte le scuole, credendo che il consumo di spinelli si possa ridurre attraverso l'intervento repressivo di presidi e insegnanti, mentre il problema è esattamente l'opposto: il preside e gli insegnanti devono fare di tutto per sostenere un rapporto fiduciario fatto di dialogo e comprensione e non trasformarsi in sceriffi creando una frattura che danneggia soprattutto gli studenti.

Come è possibile che alcuni docenti siano addirittura andati dai carabinieri per denunciare il preside?

Da un lato c'è un fatto oggettivo: gli studenti fumano, e non solo al liceo scientifico Majorana di Rho. Poi si sono inserite le dichiarazioni di alcuni insegnanti che con il preside di prima avevano un ruolo preminente mentre con la nomina di Bruno Dagnini questo ruolo è venuto meno.

Preminente in che senso?

Quel rapporto comportava anche grandi vantaggi economici e un ruolo che nella scuola aveva un certo prestigio. Due insegnanti in particolare prima guadagnavano molto di più grazie all'incarico di coordinatori, Dagnini invece da subito ha cercato di responsabilizzare tutto il corpo docente instaurando un clima fiduciario condiviso e senza privilegi.

Insomma, una vendetta.

Direi di sì, alcuni insegnanti sono andati dai carabinieri, ma forse nessuno di loro si aspettava che si arrivasse tanto lontano. E' stupefacente che in un caso come questo si possa contestare il reato di favoreggiamento in una situazione in cui l'unico motivo di un certo modus operandi del preside aveva finalità del tutto diverse.

Tutti dicono che aveva fatto un buon lavoro sulle droghe.

Appunto. Aveva portato a termine un programma ottimo sulle tossicodipendenze creando un gruppo di psicologi all'interno della scuola a disposizione di studenti e genitori, era presente nelle classi per cercare di captare le situazioni difficili, con la collaborazione del Sert aveva messo appunto il Progetto Nirvana per favorire momenti di informazione sull'abuso di sostanze stupefacenti.

Un preside modello

E' una persona che ha capito che il problema della droga è un problema sociale. Da quando è diventato preside, l'uso di hashish al Majorana, mediamente lo stesso che in qualunque altra scuola, è diminuito sensibilmente. Stupisce che sia stato considerato come una specie di spacciatore.

Come è possibile che un giudice abbia sottoscritto la tesi inconsistente dell'accusa?

Tra novanta giorni leggeremo le motivazioni e faremo di tutto affinché l'appello ci sia in tempi brevi. Sia perché il preside nel frattempo è sospeso, e soprattutto perché a questo punto qualsiasi pubblico ministero potrebbe incriminare non solo i presidi ma anche tutti gli insegnanti.


 ilaria ricciotti    - 02-07-2004
Nell'altra scuola non si sono mai avuti i vigilantes, nè tanto meno sceriffi, pronti a reprimere anzichè ascoltare e capire. Sono per questo pienamente d'accordo con quanto esplicitato da Alba Sasso e l'avvocato Pisapia. Se fino ad ora il problema è stato gestito più o meno bene dalle varie scuole italiane con le poche risorse che avevano a disposizione, ora come verrà affrontato, dato che le ore di molte materie sono state ridotte e con esse sono stati fatti tagli nei confronti della scuola pubblica? Si ricorrerà denunciando i presidi, gli insegnanti, gli alunni e i bibelli?
Poveri alunni! Povera scuola!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!