Spettacolo finale
Roberta Bedosti - 19-06-2004
Adolescenti






La prof. Ariberti ancheggiava esplosiva nei jeans aderenti. Ippolito, il collega di tecnica la raggiunse e le sussurrò qualcosa. La donna buttò indietro la testa sollevando una ciocca dalla fronte.
- Ma che dici ?-
- La verità dico. Sei bellissima con ' sta permanente alla Marilin Morro' -
- Sì, ho accorciato un po' i capelli - si schermì lei - sai se non ci si tiene un po'… alla nostra età…-
- Alla mia età. Che tu ancora giovane sei -.
Avevano raggiunto la 3C, da cui uscì Samanta.
- Prof, posso andare in bagno ?-
- Sì , ma rientra subito -.
Ippolito guardò Samanta con simpatia.
- Hai sentito che voce che ha questa ragazza ? Io mica me la potevo immaginare -
- Sì, è vero - assentì la Ariberti - se non altro potrà fare la cantante, visto che per il resto….-
- Beh, ultimamente si è impegnata, per me è sufficiente. Anche John ha una bella voce ed ha una buonissima mano -
- Sì, sì tutti artisti sono in questa classe, ma la matematica la studiano poco - tuonò la donna alzando la voce.
I ragazzi, in perfetto silenzio, guardavano l' orologio, sperando che il professore di tecnica trattenesse la professoressa all ' infinito.
- Comunque è stato bello il saggio musicale -
- Sì, sì anch' io mi sono divertita - esclamò lei con gli occhi brillanti -.
- Ho visto che seguivi tutte le canzoni, andavi a ritmo eh ? Vuoi vedere che anche tu sei una ballerina….-
- Eh ai miei tempi….- sospirò la donna con un bel sorriso nostalgico
- Ma quali tempi ? ' Na Marilin sei ancora…-
- Beh, ora devo andare altrimenti…- e alzando la voce -Devo finire le interrogazioni, il programma , i giudizi -.
Il professor Ippolito ebbe la sensazione di aver intravisto per un attimo una donna nuova, poi era tornata la solita collega , lui si dileguò veloce e sparì giù per le scale.






Sara aveva dormito poco, era emozionata come una ragazzina : il gran giorno dello spettacolo era arrivato! Continuava ad aprire e chiudere la borsa per controllare le cose più banali: il copione, i CD, le diapositive. Era come se una vocina le dicesse " Attenta l' hai dimenticato ". Ma che cosa aveva dimenticato ? Non riusciva a metterlo a fuoco. Invano Barbara cercò di sdrammatizzare, la sensazione di panico non voleva abbandonare il suo stomaco.
Le prove in teatro furono lunghe, stressanti: " Alza la voce " " Ripeti, non si sente " e soprattutto molto tecniche " Aspettate che sfumi la musica " " Mettiti sotto la luce rossa " " Vai al centro ".
I ragazzi nascondevano l ' emozione urlando come i pazzi da un camerino all' altro. La febbre del palcoscenico si scatenò verso sera quando Barbara e Sara cominciarono a truccare gli attori.
Samanta scaldava la voce, Paolo e John provavano il combattimento finale, Cristian aveva perso la solita baldanza e se ne stava stranamente silenzioso in un angolo. L' ultima ora di attesa fu spesa nella difficile ricerca della concentrazione. Per un attimo Sara ebbe la sensazione di trovarsi di fronte a persone nuove: gli abiti, il trucco li avevano catapultati nel mondo degli adulti.
Chiuse gli occhi e incrociò le dita: " In bocca la lupo !"
Il sipario si aprì e i ragazzi scivolarono nello spettacolo come se non avessero fatto altro nella loro vita. Maria dimenticò il suo corpo legnoso, Irene la sua timidezza, Samanta cantò con una voce calda a e vibrante, Cristian mise in Tebaldo tutto il suo prorompente carattere, Giulia fu un ironico Mercuzio e Veronica fu la Giulietta più appassionata e applaudita. All ' intervallo dietro le quinte c' era il finimondo : chi aveva già recitato si dava alla bella vita e chi doveva ancora entrare in scena era più teso che mai.
Alla fine quando la voce di De Gregori esplose ne " La storia siamo noi " i ragazzi uscirono a raccogliere gli applausi.
Gli occhi brillanti, il sorriso radioso, si tenevano per mano come in un grande, affettuoso abbraccio.
Sì, ce l' avevano fatta ! Erano entrati nella scuola tre anni prima bambinetti timorosi ed ora avevano debuttato sul palcoscenico dell' adolescenza.
Sì, ce l' avevano fatta a diventare un gruppo forte, unito. Ce l' avevano fatta. Avevano cominciato a dominare le emozioni, a incanalare l' energia. Avevano lavorato tanto, ma ora la soddisfazione li stava ripagando di tutti gli sforzi.
Il loro primo esame era questo e l' avevano superato brillantemente.
In platea anche la prof. Ariberti, sbarlucicante in lamé nero, si spellava finalmente le mani in calorosi applausi.

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