Fahrenheit
Fabio Brotto - 17-06-2004
Fahrenheit 1.

C’è un grande nemico del Sistema: la Lettura. Infatti il Sistema la scoraggia in tutti i modi. Uno dei modi è stato escogitato dal valentissimo Berlinguer e dalla sua coorte di pedagoghi-docimologi-psicologi-magi, e confermato dalla Signora Brichetto e dalla sua coorte di manager-magi-pedagoghi-psicologi: il 3 più 2 più altro all’Università. Infatti il 3+2 nelle facoltà umanistiche sembra inventato apposta per allontanare gli studenti dai libri. Su questo v’è stato un bellissimo intervento di Pietro Citati sulla Repubblica dell’8 giugno. Dopo aver visto quel che avveniva nel liceo della Weil, il pensiero della presente condizione universitaria italiana, qui espresso, è deprimente. Mi piace quel che Citati dice delle maledette lauree brevi, corsi triennali in cui si offre “una puerile storia della letteratura e della filosofia”. Gli ha risposto sulle colonne dello stesso giornale Aldo Schiavone, con argomentazioni assai deboli a mio parere. Citati gli ha risposto poi con un altro articolo, di cui cito poche righe. “L’Italia ha bisogno di centinaia di migliaia di professori per le scuole medie e i licei: non soltanto geni della ricerca, ma ottimi insegnanti: i quali lavorano oggi con stipendi miserabili come sempre, ma afflitti da decine di ore pomeridiane di scemenze e demenze burocratiche, che quindici anni fa non esistevano. La loro situazione è insostenibile, mentre la follia burocratica sta moltiplicandosi ogni mese. Senza una buona scuola media e un buon liceo – so dire una cosa banalissima – non ci saranno mai buone facoltà universitarie di nessuna specie”. Parole sacrosante. Per questo lasceranno il tempo che hanno trovato.



Fahrenheit 2.

C’è un grande nemico del Sistema: la Lettura. Infatti il Sistema la scoraggia in tutti i modi. Su Italia oggi del 25 maggio il Ministro Lucio Stanca scriveva che la Riforma Brichetto alias Moratti prevede “una significativa evoluzione per passare da una ‘scuola auditorio’ ad una ‘scuola laboratorio’, dove la nuova tecnologia digitale diventa una risorsa per la sperimentazione”. Bello! Bello davvero. A parte che la movenza “da…a” , con la sua evocazione di un processo inesorabile, di una ruota del karman, di un ineluctabile fatum, di un eracliteo divenire mi ha sempre mandato in estasi (dalla scuola del…alla scuola del…., ecc. ecc.: quanta cultura in siffatti slogan, quanta potenza di pensiero, che ricchezza di suggestioni poetiche e metafisiche, quanta forza critico-liberante!), potrei anche dire: un computer su ogni banco, collegato a quello sulla cattedra, in ogni aula, ecco qualcosa a cui sarei pronto. Ma i compiti di italiano – alas! – sono ancora vergati a mano, e lo saranno ancora per molto. Bene, andiamo avanti, ché leggere lo Stanca è davvero riposante. Dunque, egli argomenta che “l’insegnamento non deve essere subito passivamente, attraverso la ricezione di nozioni mnemoniche, ma deve essere il risultato dell’attività volontaria dell’alunno, impegnato in lavori che rispondano ai suoi interessi”. Bello anche questo, nobile davvero, e mai sentito prima. Mi piacciono questi alunni che si lanciano volontariamente nello studio delle grammatiche, delle leggi fisiche, ecc., spinti da un incontenibile impulso, mentre i lavori che essi stessi si propongono rispondono ai loro interessi (di che natura?). Mi viene in mente la situazione in cui vennero a trovarsi molti reparti russi sia nella Prima che nella Seconda Guerra Mondiale, quando non vi era un fucile per ogni soldato, e nell’andare all’assalto chi era senz’arma doveva aspettare che cadesse un compagno armato per poter impugnare il suo fucile e continuare l’azione. Con un computer ogni 13 studenti, la situazione mi sembra analoga, ma peggiore.

A parte il solito ideologismo, per cui l’informatica risolverebbe ogni problema di formazione, nel testo dello Stanca si nota un particolare preoccupante. Egli scrive che “noi apprendiamo solo il 10% di quello che leggiamo; il 50% di quello che vediamo e ascoltiamo; il 70% di quello che discutiamo con altri, ma ben l’80% di quello che sperimentiamo”. Conclusione logica sarebbe: i libri non servono a nulla, sono addirittura dannosi, evviva il video mediante il quale si “sperimenta”!
Signori, di qui a Fahrenheit 451 il passo è breve, brevissimo: Romanzi? Questa spazzatura può far diventar pazzo un uomo!


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Anna Maria Rozzi    - 13-07-2004
Debbo dire che il titolo mi ha intrigato.
Anni fa ho fatto vedere il film "Fahrenheit" ai miei alunni di terza media. Ciò che rimase loro più impresso fu che le persone si accarezzavano da sole. Quest'anno ho fatto leggere qualche brano di "1984" almeno per spezzare quell'odioso messaggio che i media inviano con il Grande fratello: per i ragazzi con più difficoltà ho dato da leggere una storia di Topolino intitolata "Il grande papero". Il risultato è sempre lo stesso: i ragazzi capiscono e amano leggere! In prima media, su consiglio di mio figlio, che nell'estate della quarta elementare aveva letto Harry Potter n.1, ho inserito questo testo come libro di narrativa ma... prima del film. Il risultato è stato che gli alunni hanno letto nel giro di un anno tutti e quattro i libri della Rowling. In seconda ho potuto quindi introdurre Tolkien, "L'Hobbit", prima che comparisse sul grande schermo "Il signore degli anelli". I miei alunni mi hanno apprezzato per queste scelte, giudicando le visioni cinematografiche delle riduzioni alla loro fantasia. Sono rimasti delusi perchè avevano immaginato in modo diverso e ben più ampio di come avevano fatto il film. Meno male! Sono contenta di questo senza nulla togliere al cinema, ma mi sta più a cuore il mondo immaginario dei miei alunni! Per non parlare della televisione e dei talk show che noi insegnanti dovremmo inventarci secondo le Indicazioni nazionali!
Sono perfettamente d'accordo con Citati e mi pare di capire che il succo del discorso sta nel concetto di tempo... tempo bergosoniano, come durata e non come equazione matematica.
Sì, la formazione, l'educazione, la crescita culturale nella sua accezione antropologica ha bisogno di tempo, di lune, di valli, di sentieri come pensavano gli indiani. Whorf , col suo relativismo culturale ci insegnava che gli eschimesi avevano mille modi per indicare la neve perchè di neve ne avevano in abbondanza. Se la nostra abbondanza affonda le radici nelle antiche civiltà, nella cultura greca e via discorrendo come non prendersi il tempo per discutere, argomentare... Mi pare che Socrate per insegnare a capire quale fosse la virtù, passasse le migliori giornate a discutere e sua moglie Santippe si arrabbiava perchè era un perdigiorno! Eppure "gnozi seauton"( scusate ma il computer ahimè, non ri-conosce il greco antico! - anch'esso è fallibile!) che si trovava scritto all'entrata dell'oracolo di Delfi, oggi lo troviamo all'entrata del nuovo oracolo di Matrix! Come far capire ai ragazzi! Ho cercato, ritornando indietro con loro e con le mie conoscenze che il liceo mi aveva dato!
Conosci te stesso dovrebbe essere il primo cardine della formazione...ricordo il mio professore di filosofia che al primo liceo su questa frase perse un mese di insegnamento... Però ce l'ha fatto entrare nella testa! Conosci i tuoi limiti, conosci le tue capacità, conosci le tue aspirazioni... quale orientamento migliore!
Oggi esiste solo la fretta, la pianificazione, le verifiche, come se la vita fosse un' equazione... un' equazione simbolica mi verrebbe da dire in gergo kleiniano!
Qualche anno fa parlavo con una collega delle superiori che aveva dei miei alunni che non erano stati brillanti nelle medie, probabilmente per immaturità.- mi diceva che questi ragazzi nel corso degli anni avevano sviluppato una consapevolezza nello studio esemplare.Il segreto stava nell'impostazione del piano di studi della scuola,: si favoriva il "tempo lungo", la riflessione ( meta-cognizione) su ciò che si studiava e i ragazzi di anno in anno acquistavano maggiore consapevolezza.
Dove andrà a finire questa scuola? Come potranno i docenti aiutare gli alunni a crescere, a diventare persone, ad acquisire dei valori?