Il sogno del '44
Francesco Giasi - 05-06-2004
Dal sito rassegna.it

di Francesco Giasi


La “Dichiarazione sulla realizzazione dell’unità sindacale”, meglio nota come “Patto di Roma”, fu firmata sessant’anni fa, alla vigilia della liberazione di Roma da parte degli anglo-americani.

Nella notte fra il 3 e il 4 giugno, Bruno Buozzi, ultimo segretario della CGdL prima delle leggi eccezionali fasciste, aveva perso la vita alle porte della città, trucidato dai nazisti in ritirata. Insieme a Giuseppe Di Vittorio, Giovanni Roveda, Oreste Lizzadri, Achille Grandi e Giovanni Gronchi, egli aveva partecipato alle numerose discussioni che già prima della caduta del regime avevano visto comunisti, socialisti e democristiani impegnati nella ricerca di un’intesa che aprisse una prospettiva unitaria per il movimento sindacale italiano.

Dopo le divisioni la controversa collaborazione al governo Badoglio aveva coinvolto direttamente tutti i protagonisti dell’accordo (già esponenti di primo piano delle lotte politiche e sindacali degli anni che precedono l’avvento del fascismo) e aveva ulteriormente favorito il dialogo, tra le diverse componenti, sul futuro dei sindacati nell’Italia democratica.

L’ipotesi di una rinascita delle organizzazioni sindacali soppresse dal fascismo non offrì un paradigma convincente e servì più che altro per esibire i limiti di tutta l’esperienza del primo dopoguerra, fatta di divisioni, contrasti e difficili intese. Occorreva soprattutto ricomporre la netta frattura tra sindacati rossi e sindacati bianchi, tra movimento operaio socialista e sindacato di ispirazione cattolica: una divisione che aveva dalle origini caratterizzato la storia del sindacato italiano, da prima della fondazione della Cil (Confederazione italiana dei lavoratori) che aveva raccolto, nel 1918, l’eredità di tutto il leghismo bianco e delle altre forze del movimento sociale cattolico, fortemente radicate soprattutto nelle campagne italiane. Fu necessario, quindi, vincere la forza di tradizioni, superare reciproche diffidenze, conciliare culture differenti, rinunciare a posizioni dottrinarie cristallizzate da decenni, per giungere ad un accordo che avrebbe dato vita per la prima volta a un’unica confederazione per tutti i lavoratori italiani, a un’unica federazione per ogni categoria, a un’unica Camera del lavoro per ogni provincia.

Il testo del Patto reca i segni della tragica situazione vissuta dall’Italia in quei giorni: la preoccupazione di rafforzare il fronte antifascista impegnato nella lotta di liberazione e nella ricostruzione, la volontà di superare le antiche divisioni di fronte alle distruzioni della guerra e agli orrori della barbarie nazista. La copiosa documentazione relativa alla discussione che precede la costituzione della Cgil unitaria mostra le divergenze sulla funzione del sindacato e sui rapporti con lo Stato democratico da costruire (sindacato ente di diritto pubblico o libera associazione di lavoratori, che segnerà il dibattito sino ai lavori in seno alla Costituente); difficile fu la convergenza intorno alla questione dell’inquadramento di alcune categorie, come i contadini proprietari, o all’annoso problema del diritto di sciopero per i dipendenti dei servizi pubblici; contrasti invece non emersero intorno alla questione dell’autonomia del sindacato dai partiti, che pure avevano promosso e in qualche modo condizionato l’accordo unitario, prima di tutto nella convinzione che la vita del sindacato non potesse riflettere immediatamente le divisioni e le ricomposizioni delle forze politiche antifasciste. Una breve stagione La volontà di unità prevalse e la prospettiva sembrò allora di lunga durata. C’era la consapevolezza che il processo unitario a cui si era dato inizio avrebbe avuto bisogno di un cemento ben diverso da quello dei partiti e che l’unità rappresentava un valore e il raggiungimento di una forza necessaria per il sindacato al di là delle contingenze tragiche della guerra.

Si andò, invece, appena oltre l’esperienza dei governi di coalizione antifascista.

L’unità sindacale accompagnò la fase della ricostruzione materiale e civile del paese, sopravvisse alle prime drammatiche tensioni sociali del dopoguerra, alla contrapposizione sempre più netta fra opposizione social-comunista e governo e riuscì solo per poche settimane a superare i contrasti interni all’indomani della vittoria democristiana alle elezioni del 18 aprile 1948.

Le dure leggi della guerra fredda accelerarono il processo di dissoluzione dell’organizzazione unitaria e ciò favorì anche una lettura che vide nel Patto solo un accordo solo transitorio.


Cosa leggere

• Giuseppe Bonanni (a cura di ), Il Patto di Roma: documenti inediti, in Quaderni di rassegna sindacale, XXII, 114-115, maggio-agosto 1985.
• Id., Partiti e sindacato: la nascita della Cgil, in Analisi storica, V, 8, gennaio-giugno 1987.
• Piero Boni, 1944. Bruno Buozzi e il patto di Roma, Roma, Ediesse-Fondazione Brodolini, 1984.
• Giuseppe Di Vittorio, Il Patto di Roma e la nascita della Cgil, a cura di Michele Pistillo, Roma, Editori Riuniti, 1995.
• Gianfranco Merli, De Gasperi e il sindacato , Roma, Edizioni Cinque lune, 1977.
• Vincenzo Saba, Il “Patto di Roma”. Dichiarazione sulla realizzazione dell’unità sindacale: 3 giugno 1944 (Il movimento sociale cattolico alla ricerca della terza via), Roma, Edizioni Lavoro, 1994.
• 1944-1994. Il Patto di Roma , Roma, Ediesse-Edizioni lavoro-Il Lavoro italiano, 1994.




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