Arianna
Annalisa Rossi - 01-06-2004

Teseo, figlio di Egeo, re d’Atene, accompagnò a Creta i giovinetti che costituivano il tributo dovuto dagli Ateniesi al re Minosse per il Minotauro (figlio di Pasifae, moglie di Minosse, re di Creta e del toro sacro, metà uomo e metà toro, che, rinchiuso nel labirinto di Cnosso dallo stesso Minosse, affinché mai comparisse alla vista dei suoi sudditi, doveva essere sfamato dal tributo annuale degli ateniesi con 7 fanciulli e 7 fanciulle) si fece chiudere nel labirinto dopo che Arianna, la figlia del re, gli aveva procurato il filo seguendo il quale ritrovò alfine l'uscita, non senza aver superato ogni insidia e ucciso il mostro. Partito da Creta con Arianna, la abbandonò nell'isola di Nasso, mentre dormiva, non essendogli più necessaria la sua presenza, malgrado le avesse promesso di condurla con sé ad Atene, in cambio dell’aiuto prestatogli, per farla diventare sua moglie. Arianna si risvegliò sola e affranta sull’isola, vedendo la nave dell’amato allontanarsi. La sua sorte, però, fu fortunata, perché le sue grida di disperazione, richiamarono l’attenzione di Dioniso, dio ctonio, sintesi di antichi riti della vegetazione e moderne sensibilità romantiche e decadenti, che , commosso dalle sue disgrazie, la issò sul suo carro circondato da baccanti e fauni festanti, rendendola immortale e sua sposa.



Al Santuario.

Rito e preghiera per ARIANNA

I SACERDOTI INTONANO IL RITO E LA PREGHIERA.
I FEDELI ASCOLTANO E RIPETONO.

ADORATELA.

Non chiedete chi sia.
Guardate la sua immagine santa.
Lei è l’icona del Dio che non può essere rappresentato, di quello cui tutti obbediamo, il misterioso, sale ed intelligenza del mondo.

ADORATELA.
E’ il principio, rugiada nell’occhio della Belva, Madonna della Fiera,
opposta dimensione dell’essere eterno.
Pieni in lei sorridono i ricordi di quando, abbandonata da un uomo mortale, rifulse nell’eterno tramonto.
L’isola che l’accolse, calice che la contenne e preservò per il Toro, figlio di Zeus Olimpio, fu brina di splendore, faro dai contorni nebbiosi nell’alba di Dioniso, l’eterno seme che riscalda la genesi infinita.

PIETRA TENDIDA QUE DESATA SUS MIEMBROS
SIN COMPARAR LA SANGRE


Lì, Lei, seduta su pietra,rimase impietrita.
Soraya d’azzurro, che non volle rallentare il suo tempo, per viverlo meglio, urlò alla sorte, al destino, d’un tradimento annunciato.
C’è speranza per molte nell’icona d’ Arianna, appesa al di sopra della riva del fiume, vermiglia immagine di fango nell’isola nera.
Cercò, traditrice di parenti e fratelli, l’impronta dell’uomo nel letto il mattino di Nasso, trovando soltanto le pietre e le ardesie circondate dall’esistenza d’un mare mortale.
Strappò, Lei, sorella di mostro ammazzato d’Amore colpevole, le porte stesse del sogno.
Cercò Lui, il Teseo di turno, la vittoria sul mostro, in stanze di morte, attraverso una spirale di labirinti e passaggi, il viaggio della vita attraverso di Lei.

- Quante Hilary Clinton son nate d’allora, mentre le grandi Isabelle di Spagna volteggiarono nella danza dei tori con un d’Aragona: antiche baccanti, sacrificanti arcangeli giganteschi alle ombre d’Amore, aspre di stragi di figli e fratelli! -

E tu Arianna nell’isola, moristi le cento morti che la donna comune consuma nell’abbandono dell’uomo che la rende sorgente.
Tu, statua di cera, sposa di un Dio, morto e risorto nel sangue, moristi anche tu per quell’incerta promessa d’emozione immortale che noi, tuoi fedeli, oscuri e imperfetti, chiamiamo, spezzandolo nell’alto del mare, Amore.
Tu, la Dea prigioniera, che danzi col cuore del mondo, ma che, adesso, insieme all’Ogigio, mai più conoscerai il pianto che taglia la terra.

TU GUARDA A NOI, ALLE NOSTRE MISERIE DI UOMINI SOLI,
SENZA ISOLA O DIO.

O, ARIANNA
, amata dal sole accecante, dal magma profumato di vino e di fiori di Dioniso padre, di Bacco, l’eterno universo che genera ed è generato, il Big Bang e l’infinita materia ancor priva dell’atto!,

GUARDA A NOI, CHE PREGHIAMO.

Teseo era l’uomo, il passato, il momento, la forma, il “nulla più”, il bambino che non riuscirà ad uscire dal suo limite arido di morte precoce. Ti ha lasciato, come Enrico, il numero otto, il Tudor, abbandonò Caterina Spagnola.
Piangesti sull’isola, sul tuo letto di sposa novella e sradicata, quegli affetti che Lui, il mortale, dal cuore aggrappato alle vele, reclamò da te.

ORA TU VIVI LA SINTESI DEL MONDO, GRANDE DEA:

Tra tutte, sei la sola, cui in cambio di una rugiada evaporata, fu dato il cielo, il bacio assoluto, l’aurora del mondo.
La ripudiata Margot d’Orleans, che Enrico Borbone, quarto sul trono di Francia, cambiò con Maria, fiorentina di raffinato pentagramma di geni, non riuscì ad eguagliarti nel raccogliere insieme ombra e luce nel trionfo della disfatta.

ARIANNA T’INVOCO!

Fiore d’Amor abbandonato, giardiniera che taglia le ortiche del pianto di noi, mille, duemila, tremila consunte a lumino, di notte, dal vento dell’isola, dove un Teseo d’ogni tempo, dimentico per incuria o paura di non riuscire a conservare del primo sole il colore, lasciò.

PREGA PER NOI!

Ermengarda del tempo, mandaci un profilo che risani il ricordo delle stelle mute di quella notte sola, vana di baci.

PREGA PER NOI!, deluse, dimenticate.

PREGA PER NOI!, affinché giunga, come per te, un’alba di labbra.



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Rebecca Rebecchi    - 27-11-2006
Salve Annalisa Rossi,
ho trovato casualmente il suo scritto, facendo una piccola ricerca mitologica. Dipingo esono anche collagista e sto svolgendo il tema dell'abbandono,
dell'uso degli altri per poi tradirne le speranze.....
questo come temq generale, non soltanto tra uomo e donna. Ho deciso comunque di scegliere Arianna, anche perché viene poi salvata da Bacco, rimane quindi una porta per la speranza.
Credo che presentero questo pezzo a un'esposizione
che avverra nel 2007. Le chiedo se posso citare il suo scritto , indicando il sito etc.
Le invio la mia mail e se Lei vorra le mostrero foto del lavoro , appena sara terminato.
Mail: rebeccatechne@yahoo.it
Grazie. Rebecca