Cassandra
Annalisa Rossi - 28-05-2004

Cassandra è sinonimo di profetessa "ispirata", ma non creduta. Figlia del re di Troia Priamo. Aveva ricevuto, secondo la leggenda più diffusa , il dono profetico da Apollo che, innamorato di lei, aveva promesso di insegnarle ad indovinare il futuro se solo si fosse concessa. Ma la donna, una volta istruita, rifiutò l’unione divina, che la punì non sottraendole il dono della profezia bensì quello della persuasione. Fu bottino di guerra di Agamennone con il quale morì per mano della moglie di lui, Clitemnestra. Di lei da Eschilo in poi si sono occupati molti scrittori.
Qui Cassandra è ancora a Troia, ha incontrato Apollo, racconta proprio l’incontro con il Dio e ci spiega perché se ne sottrasse...




Un mare di solitudine ventosa si stende accanto alla spiaggia delle folaghe.
Il volto d’Apollo compare attraverso la pozza santa a tentarmi.
Più bello di ogni bellezza m’irride.
Il vento che passa, ferito, tra le mie dita, m’irride.
Il mondo mi guarda , la compassione negl’occhi: ragazza magra, oggetto d’un amore divino, un gelsomino dal profumo d’ambra gualcita, che non cercava né fama né scienza.
Altro cercavo!, ma non il dolore di quell’immagine adamantina, così irrealmente al di là di ogni bellezza del bello da uccidere tutti i desideri dell’anima, tutti i ricordi, per renderti tabula rasa per lui.
Ho rifiutato la vita del Dio, per non essere mai ancella di nessun Signore né vivere giorno per giorno scorgendo i teschi sotto la carne degl’altri.
Mi ritrovo adesso a sguazzare in un premeditato silenzio attraverso le autostrade del tempo, cieca ad ogni emozione, preda del ritmo di una musica senza note che guida le percezioni tra lamine e fori, tra fulgori e confusi tremori, inscritti nella polvere cosmica, sperma dei mondi.
Ah! Apollo!, venerato Dio di tutta la città!
Mi consacrarono a Te nel tempio alla spiaggia.
BELLO!, cinto di rami celesti, mi guardasti già là, nella zona dove il confine del sogno brucia tutti i credenti.
Ero una magra ragazza, che nessuno sfiorava, incapace di tutto, se non di nominare le Cose.
Mi stavano stretti la reggia ed il tempio.
Volevo la spiaggia.
Volevo cambiare la vita di noi, donne dell’harem di Priamo.
Mi servivo delle parole per raccontare un disagio: il disagio di chi, pur sapendo da sempre dare il nome alle Cose del mondo, è colpevole di tradimento anche solo ad alzare lo sguardo.
Per questo non volevo l’amore di un uomo, per combattere la mia battaglia di pace.
Cercavo la via per togliere il velo alle donne, superare i confini, allentare tutti i dominî .
Già allora mi pensavano pazza o strega di erba!
Perciò mi consacrarono al Dio: una magra ragazza che vuol essere un uomo.
E Lui, là fin dall’inizio, dietro le tende e le colonne nell’aria, ascoltando questa donna così piena di spigoli, mi volle, alla fine, solo per curiosità.
Lo vidi venire in un’alba d’ambrosia, sicuro e beffardo, senza ironia: mi sembrò sulle prime un uomo di Troia, un angelo nero già pronto a ghermirmi.
Feci aria nei miei pensieri. Alzai in volo la mente per staccarla dal corpo e impedire alla guerra di entrarmi nel ventre.
Invece Lui avanzò maestoso, insieme ad una promessa d’estate.

POI MI GUARDO’.
Ed io, già pronta a fuggire, mi chiedo adesso come farò a dimenticare.


Fu come accendere il giorno di notte.
Fu come l’amore consumato in un prato di lamiera.
Fu come uscire gelati dal fuoco.
Fu come essere il guanto dell’anima del mondo.
Fu come essere il sinolo della somma sostanza.
Fu come se intere esperienze di vita si fondessero insieme per generare un’unica essenza da mille moltitudini.
Fu come percepire la forma ultima di un soffio di vento.
Fu come un intatto ritorno.
Fu come un giorno nuovo.
Fu come una scultura di luce coerente solo a se stessa.
Fu come fiutare il profumo dell’Arte assoluta.
Fu come aprire ogni poro all’inizio del mondo.
Fu come vedere la rosa perfetta.
Fu come gustare la creazione degli atomi primi.
Fu come udire tutto il visibile farsi palpabile onda.


Mi fissò, occhidritti, sputandomi in bocca il suo vero nome: buio d’estate, tempo appassito, nulla di troppo, appena toccandomi il labbro con il suo essere eterno di polvere d’oro, pieno di tutti gli uomini, di tutte le finzioni possibili, di tutti i fruscii suonati fino alla fine dei giorni, di tutte le voluttà di colore gettate da ogni Van Gogh.
Fu come superare i limiti stessi imposti dalla metrica arcana di Lui in un palpito di profumo vitale.
Fu come una tentazione di pianto.
Fu Lui, l’ineffabilmente bello, Lui, che conteneva un intero universo e i confusi sussurri di tutte le voci, che mi lambì in un stante il poco del cuore che avevo.
CANNIBALE, mi divorò fino all’ultimo ganglio spinale.
Mi annichilì la follia e così, ubriaca e commossa, di Te, oh, mio Apollo, nudo, steso sulla terrazza del mare, aperto e disposto verso ogni mio sussulto animale,
NON RIUSCII, NON RIUSCII, NON RIUSCII, NON RIUSCII, NON RIUSCII
a percorrerti tutto!
Mi scostai, sublimata, in quella che fu una volontaria mutilazione d’amore.
Essere ed alzarti, Signore del cielo, fu un attimo unico, enorme gargoille di nuvola bianca, il viso, più bello del bello, avvolto di marcescente silenzio, elargente ogni possibile occhiata sul mondo a me, sola, tra tutte l’unica che non hai posseduto, poichè fosti la stella che sei e bruciasti nel fuoco qualunque mia intenzione di Te.
I sentieri del Tempo, adesso, davanti a me, si snodano, infiniti.

Ogni giorno mi hai, tuo vaso -vasus divinae gratiae, rosa misticha, sedes sapientiae, salus infirmorum, refugium peccatorum, turris eburnea, orapronobis-
corda d’arpa che Tu suoni in vibrazioni di matematica misura.
Nessuno mi crede.
Nessuno ha memoria.
Così, come un’anima resa libera dalla visione, solo io so leggere il presente per predire il futuro.
IO, LIBERA DENTRO, in mezzo alle mille evidenze dei media, IO VEDO:
Passerò nella storia come meteora di ghiaccio e di fuoco.
Non sarà la mannaia Clitemnestra ad annientarmi.
Per chiunque sarò l’intuizione del dio, la formula trovata, l’eureka dell’intelligenza cui seguirà, inevitabile, il rogo, per aver cercato di ardire l’ignoto.
Inquisizioni e sovrani, religioni e partiti, multinazionali e televisioni, tutti hanno scritto il loro nome sul volto stupendo del Lossia.


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 Girl    - 31-08-2004
Buongiorno.

"Tutto il visibile farsi palpabile onda"...deve per forza aver assistito a qualcosa per essere arrivata a questa affermazione.

La prego mi risponda

CY