Incongruenze
Orazio Amboni - 26-05-2004
Stupisce che nel grande risalto con cui è stata diffusa la notizia dell’elevazione a 18 anni del “diritto dovere” di istruzione, non si sia ricordato come tale dovere esistesse già.
In seguito alla sottoscrizione dell’accordo tra Governo e parti sociali del 1998 (“Patto per il lavoro”, sottoscritto con il Governo Prodi), fu emanato l’art. 68 della Legge 17 maggio 1999 n. 144 che prevedeva esattamente l’obbligo di restare in un percorso formativo (Istruzione, Formazione Professionale, Apprendistato) fino a 18 anni o fino al conseguimento di una qualifica professionale.
Ciò che di nuovo c’è nel decreto dell’attuale governo è l’anticipazione a 14 anni di età della scelta relativa al percorso di formazione professionale abolendo l’obbligo di restare ancora un anno nel percorso di istruzione; abolizione stabilita nella Legge 53/2003 (riforma Moratti) le cui conseguenze non state ancora ben analizzate e valutate.
Inutilmente la Cgil ha cercato di conoscere con esattezza quanti sono (“chi” sono, a quali famiglie e quali ceti sociali appartengano non c’è bisogno che ce lo dica nessuno, si sa già) i ragazzi che nella nostra provincia non hanno proseguito né nella scuola superiore né nella formazione professionale. Sia l’assessorato alla Formazione Professionale della Provincia che il C.S.A. non sono stati in grado di fornire indicazioni e non ci risulta nemmeno che ci siano particolari controlli sulla massiccia evasione dagli obblighi formativi dell’apprendistato i cui finanziamenti non bastano neanche a coprire il 30% degli aventi diritto.
Se poi si pensa agli effetti combinati della nuova norma con quelli della riforma del mercato del lavoro (Legge 30/2003 e relativo decreto applicativo 276/2003) che attenua l’obbligo della formazione esterna per gli apprendisti, c’è poco da essere fiduciosi su quell’innalzamento del livello formativo che da molti viene posto a premessa per la ripresa economica del nostro paese.
Non sono poche le incongruenze della nuova norma che prevede l’anticipo anche per l’apprendistato dimenticandosi, però, che la legislazione sul lavoro impedisce di assumere ragazzi sotto i 15 anni.
I 12 anni di formazione obbligatoria (anzi di “diritto dovere”) previsti dal decreto sono incongruenti anche con la durata dei percorsi di studio: troppo pochi per il percorso di istruzione (5 di scuola primaria + 3 di scuola secondaria di primo grado + 5 di scuola superiore = 13) e troppi per i percorsi di qualifica professionale triennale (5+3+3=11); sparisce quindi il percorso quadriennale previsto dalla stessa legge di riforma Moratti.
Non si può tacere, infine, l’irritazione che provoca nel mondo della scuola e della formazione la continua e costosa pioggia di materiale propagandistico e apertamente pubblicitario; da ultimo l’invio, da parte del Ministero, a tutte le scuole di una costosa pubblicazione con annesso CD-ROM che pubblicizza il “contratto con gli Italiani” e i grandi successi del Governo Berlusconi. Il tutto mentre alle scuole vengono tagliati organici e risorse.

Bergamo, 24 maggio 2004

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