Lo chiamano amore
Roberta Bedosti - 21-05-2004
Adolescenti






Irene non riusciva più a star ferma, si alzava, si sedeva, si rialzava , andava a controllare i capelli, che aveva raccolto con una mollettona colorata, lasciando qualche ciocca che le incorniciava il viso. Aveva perfino rubato un po' di fard della madre, appena un velo per colorire le guance che le sembravano sempre troppo pallide. Paolo le aveva chiesto di aiutarlo a studiare matematica e lei dapprima aveva inventato qualche scusa, terrorizzata dall' idea di trovarsi sola con lui, poi alla fine si era lasciata convincere. Perfino Giulia, di solito così critica verso Paolo, non aveva trovato nulla da ridire e, anzi, l' aveva incoraggiata.
Squillò il campanello: non poteva che essere Paolo.
- Sono io, Irene. Sono un po' in anticipo -.
Il cancello si aprì e Paolo si trovò improvvisamente combattuto tra il desiderio di fare le scale di corsa e quello di fuggire a gambe levate. Entrò piano, chiuse il portone delicatamente, evitò l' ascensore. Voleva prendere ancora un po' di tempo. Non si era mai trovato solo con Irene e nonostante avesse sognato questo momento tante volte, adesso si sentiva imbarazzato. Temeva di sbagliare tutto.

Tutto ? Tutto cosa ? Cosa c' era da rovinare, se non l' aveva mai neppure sfiorata ?

Arrivò troppo presto e se la trovò davanti così bella che restò senza fiato per un istante.
- Allora, vuoi che studiamo sulle scale ? -
Lui rise come uno stupido e la seguì in casa.
- Da dove cominciamo ? - chiese lei con tono molto professionale
- Ma…sai…per me è tutto arabo, forse l' ultima cosa che ho capito…- fece uno sforzo di memoria - ah, sì,……………………………..nel primo quadrimestre -.
Irene non si lasciò scoraggiare.
- Va bene riprenderemo di lì -
Cominciò a scarabocchiare un quaderno. Paolo seguiva i movimenti delle mani, il suono dolce della voce, la linea delicata del collo.
- Allora hai capito ' -
La domanda lo risvegliò come una frustata. Arrossì violentemente.
- Veramente mi ero distratto…-
Arrotolò una ciocca dei capelli di lei su un dito e gliela nascose dietro l' orecchio. Lei sorrise.
- Ti devi concentrare di più, non è molto difficile -.
Si rese conto che aveva ragione, doveva mettercela tutta, le doveva dimostrare di non essere un imbecille. Chinò la testa e per un' ora restò con gli occhi incollati sui numeri. Alla fine si sentiva come un sacco troppo pieno, pronto ad esplodere da un momento all' altro.
- Vuoi qualcosa da bere ? - propose Irene
- Finalmente ! Credevo che saremmo andati avanti così tutto il pomeriggio -.
- Non sono così crudele - rise e andò a prendere del succo di frutta dal frigo. Lui la seguì come un cagnolino. Si muoveva con una naturale eleganza, il corpo snello, quasi troppo magro, le mani lunghe bianchissime.
- Stai bene coi capelli raccolti, quando li hai sciolti ti nascondono troppo il viso -.
Lei arrossì di piacere e gli porse il bicchiere.

" E adesso" pensò " che cosa faccio se mi bacia ? Si accorgerà subito che non ho mai baciato nessuno e farò la figura dell' imbranata ".

- Però sei brava come insegnante, ho capito di più oggi che in tutte le lezioni dell' Ariberti. Ero convinto di essere negato…-
- Non è affatto vero - lo interruppe con foga - basta che ti concentri davvero e capisci benissimo, anzi direi che sei molto veloce -

" Dunque ha un po' di stima per me " sospirò lui " forse se adesso le dicessi qualcosa di carino…ma che cosa ? Come si fa a non rendersi ridicoli ? "

- Sai credo che se ti metti a studiare seriamente e ci vediamo ancora per fare un po' di esercizi , potresti già prendere un buon voto nel prossimo compito -.
- Dici così per incoraggiarmi o lo pensi veramente ? -
- No, no sono sincera ! -
Prese i bicchieri e li sciacquò nel lavello.

Forse lui non aveva nessuna intenzione di baciarla, anzi forse era lei che si era fatta un sacco di castelli in aria e lui voleva solo approfittare delle lezioni di matematica e………improvvisamente lo sentì dietro la schiena così vicino che aveva paura a voltarsi. Fu lui a prenderle il viso tra le mani, piano piano, con una delicatezza che non avrebbe mai immaginato. La baciò a lungo, come se avesse aspettato quel bacio tutta la vita, poi le strinse la mano e la riportò alla scrivania.

- E ' meglio che ci rimettiamo a studiare altrimenti addio sufficienza -.
In quel momento squillò il campanello.
- E' tuo fratello ? -
- No è andato ad una festa di compleanno -
- Allora è tua madre - azzardò lui
- No, è troppo presto - e corse al citofono.

Lui la ascoltava parlare, senza sentire le parole, gli piaceva ascoltare il suono, il tono della sua voce. Gli sembrò improvvisamente familiare, come se facesse parte della sua storia, della sua vita. Era stato tutto così naturale, così bello, non avrebbe mai osato sperare tanto. Dunque Maurizio aveva visto giusto, anche per lei era amore.

- E' Giulia -
- Viene su ? - chiese lui un po' contrariato.
- No, va di fretta. Vado giù un attimo, torno subito. Tu finisci l' esercizio 5 intanto -
Irene uscì di corsa e in un attimo si trovò al cancello con l' amica.
- Ti devo dire una cosa importante - cominciò Giulia
- Anch' io - esclamò Irene con gli occhi brillanti
Giulia la guardò maliziosa e senza aspettare ulteriori indicazioni sparò
- Scommetto che Paolo è venuto a studiare e dagli occhi direi che ti sta andando benissimo -
- Sì , è stato tutto perfetto. Lui è dolcissimo, non mi sento più imbarazzata. Ma secondo te adesso stiamo insieme ? -
Giulia scoppiò a ridere, abbracciò l' amica e rimontò sulla bici
- Beh, che fai, vai via senza dirmi niente ? - chiese Irene delusa
- Non è una gran notizia in confronto alla tua - minimizzò Giulia - passavo di qui e…..volevo solo dirti che mi sono venute le mestruazioni.-
Irene sorrise e passò le mani tra la corta zazzera dell' amica.
- Cominci a fare aspettare il tuo ragazzo ?- osservò Giulia sorridendo, poi partì veloce esclamando - Fai bene, è così che si fa ! -
" Il mio ragazzo ? " Irene scosse la testa divertita, guardando l' amica diventata un puntino nel traffico.






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