Sogno del cambiamento possibile
Emanuela Cerutti - 09-02-2002
“ E’ promosso l’apprendimento in tutto l’arco della vita e sono assicurate a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all’inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea “


“ Sulla base delle competenze e consapevolezze acquisite lungo il percorso formativo che vede qui concludersi la fase necessaria , per aprirsi a nuove future libere scelte;
alla luce del dibattito che dai lontani anni ’20 ha informato e dato significato all’attuale sistema scolastico, quale si prospetta nelle parole e si vive nei fatti quotidiani;
il candidato

analizzi e commenti l’inciso sopra riportato, ricordandone e citandone la collocazione legislativa, confrontando gli intendimenti là espressi con l’esperienza finora maturata e con le opinioni, personali o meno, che hanno di recente accompagnato la sua pubblica comparsa.
Giunga, infine, a sintetiche conclusioni, atte ad illuminare la commissione esaminatrice sugli immaginari che si agitano, rispetto all’oggetto
scuola nelle menti e nei cuori dei suoi fruitori primari."


Ecco. Sarebbe bello, tra qualche mese, mettere insieme tutte queste conclusioni, raccolte durante un fantasioso “tema di maturità”, che potrebbe anche essere unico, ed unico per tutti, data la vastità e la complessità degli argomenti in ballo, da Gentile a Moratti, ma anche da Cicerone a Regge, da Piaget a Gordon, dai totalitarismi alla caduta del muro di Berlino, da don Milani ai Social Forum, da una guerra all’altra.
Potrebbero esserci delle sorprese: qualcuno potrebbe cadere dalle nuvole ( ma questa non è una cosa che abbiamo studiato…), qualcun altro sentirsi preso in giro ( si snobbano le autogestioni e i gruppi di studio, per chiedere pareri tardivi…).
Qualcuno potrebbe lanciarsi a raffica in critiche di bassa lega, qualcun altro in elogi sperticati.

Ma molte, credo, sarebbero le domande, pungenti e puntuali com’è mestiere dei giovani da sempre.

Quali condizioni garantiscono per tutti un formazione permanente?
Quali sono i presupposti metodologici e psicologici per tale formazione?
Quali spazi dà la scuola all’espressione delle mie personali attitudini ed abilità?
Come si intrecciano con il percorso conoscitivo che mi si propone?
Quali interazioni stabilisce la scuola tra dimensione personale e sociale?
Di quale vita sociale si vuol parlare?
Cosa c’è al di fuori dei nostri confini?
Quale modello di uomo e di donna mi presentate?...


E via, solo ad una prima, veloce lettura del testo in questione, che, com’è noto, è il sottocomma a) del comma 1 dell’articolo 2 della Legge Delega appena sfornata.
E via fino al significato ultimo, perché, anche se i grandi a volte se lo dimenticano ( e se non capita si beccano dei peterpan o dei sessantottini falliti o ancora degli immaturi-con-crisi-di-adultità), i giovani la domanda sul significato ce l’hanno dentro ben radicata, altrimenti non si giustificherebbero passioni, rabbie e delusioni. E molti di loro vivono nella scuola la scommessa per un futuro sostenibile.
Questa scuola pur minacciata dal dominio, ( direbbe Danilo Dolci : ”http://danilo1970.interfree.it/potere.html” )
che con maschere raffinate ed applaudite si insinua nelle aule come nelle circolari applicative, nelle linee-guida come nelle coscienze, e toglie tempo ad una comunicazione autentica, ad una pratica comunicativa , ad un fare collaborativo ..
Questa scuola che, nell’affrettare separazioni e scelte prima ancora che un individuo si renda conto, indirizza su strade precostituite.
Questa scuola-limbo, che bandisce l’inferno con il mito allettante del lavoro precoce e confina il
paradiso nel futuro eccellente delle alte formazioni.
Questa scuola che prepara tecnici di qualità, oggettivizza, informatizza, e “Z la formica zitta !, stupida specie di comunista post-datato”, vero o falso che sia.

Il cambiamento non è avvenuto perché la rotta non è stata invertita: alla scuola si vuol togliere l’innegabile ruolo di controllo sociale , pur immaginabile con l’Autonomia: la si integra nel sistema e le si chiede di contribuire a mantenerlo in vita.
Sirene dell’efficienza e della razionalità trasformano il luogo privilegiato della coscienza critica, della discussione, dell’innovazione e della sperimentazione, nell’anticamera di un domani che va bene così, con le stesse modalità per cui i tirocini sono l’anticamera di future assunzioni, e non vorrai poi sputare nel piatto dove hai mangiato…
Il sistema è furbo, ma la scuola non è questo.
La scuola è fatta per ascoltare, valorizzare, interpretare sogni e desideri, camminare insieme verso la loro possibile realizzazione, costruire un mondo che ancora non c'è e ricominciare ogni giorno, perchè ogni giorno si disegnano nuove geografie.
A scuola si forma prima di tutto quella percezione del dentro e del fuori che crea cittadinanze future, si curano i nessi malati tra un uomo ed un altro, tra gruppi umani, tra l’uomo e il mondo. Li si cura creando abitudini incancellabili come quelle delle trame comunicative, del dialogo fatto di domande e risposte mai esaurite, della libera ricerca, delle relazioni non formali od istintuali, dell’incontro con la diversità come elemento di cambiamento…

La scuola può promuovere interazioni educative e reali trasformazioni , cioè forme di potere condiviso, se e perché questa è la sua pratica quotidiana, questa l’esperienza che negli anni realizza con i suoi alunni.
Sarebbe bello trovarlo scritto, tra qualche mese, sui temi di maturità.

C’è chi insegna
guidando gli altri come cavalli
passo per passo:
forse c’è chi si sente soddisfatto
così guidato.
C’è chi insegna lodando
quando trova di buono e divertendo:
c’è pure chi si sente soddisfatto
essendo incoraggiato.
C’è pure chi educa, senza nascondere
l’assurdo ch’è nel mondo, aperto ad ogni
sviluppo ma cercando
d’essere franco all’altro come a sé,
sognando gli altri come ora non sono:
ciascuno cresce solo se sognato.

(D.D.)










interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Caelli Dario    - 10-02-2002
Davvero tante le cavolate dell'articolo.
Complimenti.

Per penitenza leggere gli altri articoli della newsletter.