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Tutor: possibili scenari e delibere dei Collegi
Gianni Gandola, Federico Niccoli - 29-04-2004
Fabrizio Dacrema, in un recente intervento a proposito del tutor sostiene che: “ nelle scuole molti dirigenti scolastici sono spinti dall’amministrazione a procedere all’assegnazione dell’incarico a svolgere la funzione tutoriale ad una parte del collegio dei docenti. Il leit-motiv è sempre lo stesso “La legge c’è e va applicata”. Peccato che il decreto (la famosa legge) è piuttosto confuso in materia e si guarda bene dal parlare di incarico, che inevitabilmente introdurrebbe una figura nuova di docente in palese contrasto con il contratto e con l’autonomia scolastica. Si vuole veramente arrivare ai ricorsi scuola per scuola ?”.
Con ciò Dacrema delinea di fatto uno scenario preciso: quello in cui il dirigente scolastico chiede al Collegio di esprimere i criteri generali per l’individuazione dei “docenti tutor”, in applicazione del decreto legislativo n.59/2004 (art.7, commi 5, 6 e 7). Ora, è bene innanzi tutto sgombrare il campo da un possibile equivoco. Sul fatto che le leggi vadano applicate in uno Stato di diritto non ci può essere il benché minimo dubbio: questa è una delle regole, come ci ha insegnato Norberto Bobbio, costitutive della democrazia politica. Questa regola e questa preoccupazione non sono patrimonio “esclusivo” del dirigente scolastico in quanto tale, riguardano parimenti il Collegio docenti e tutto il personale della scuola, come in generale tutti i cittadini, “in quanto tali”. La legge vale per tutti e, soprattutto di questi tempi, è bene attestarsi su una linea di assoluta difesa della legalità. Non si può pensare che si osservano solo le leggi che piacciono o che fanno comodo. La legge è legge. E il decreto legislativo, fino a quando non sarà dichiarato illegittimo, ha valore di legge e come tale va “attuato”. Il problema è “come”, ovvero “quali” sono le interpretazioni e gli spazi possibili, le modalità di attuazione della norma sostenibili sul piano, appunto, della legittimità.

E su questo piano non è possibile allora non incrociare e non tenere nel debito conto un'altra norma legislativa, il DPR 275/1999 (derivante dalla legge n.59/1997), che attribuisce piena autonomia alle scuole in materia di organizzazione didattica e di impiego dei docenti nell’ambito del proprio piano dell’offerta formativa. (Si veda su questo punto, l'intervento "In difesa dell'autonomia delle istituzioni scolastiche" di F. Niccoli).
D’altra parte è la stessa Circolare ministeriale 29/2004, in premessa, ad evidenziare che il nuovo Titolo V della Costituzione attribuisce all’autonomia scolastica “un riconoscimento di rango primario” e a far esplicito riferimento agli art. 4 e 5 del DPR 275/99, Regolamento in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche.

Nei fatti, sulla questione del tutor e delle funzioni tutoriali si sta verificando nelle scuole una molteplicità di situazioni. Interpretazioni e prese di posizione diverse rese possibili da tre fattori:
1) l’ambiguità oggettiva della norma in questione e i suoi limiti intrinseci
2) l’opposizione sindacale (il ricorso presentato al TAR del Lazio contro il decreto e la CM 29)
3) la contrapposizione dichiarata del movimento “contro la riforma Moratti” (no al tutor, senza se e senza ma).
Ambiguità della norma: nell’articolo 7 del D.Lvo non si parla mai di diversa “figura” docente. La Moratti stessa ha ripetutamente dichiarato in TV che non si tratta di una nuova “figura professionale”” ma di “funzione”. Che non si tratta di nuove figure professionali in un rapporto di “sovraordinazione” con gli altri docenti ma di “funzioni rientranti nel profilo professionale del docente” è ribadito nella stessa CM 29. Peccato però che si agganci il possibile svolgimento di queste funzioni ad una formazione specifica, il che lascia presupporre che questo riguarderà solo alcuni docenti e non tutti, con relativo “incarico”. E cosi si torna alla “figura” e ad una implicita diversità di ruoli. La formazione, peraltro, non c’è stata. Quindi mancherebbe un requisito giuridico necessario per l’individuazione di queste diverse “figure”.

L’opposizione sindacale: il ricorso presentato dai sindacati argomenta dettagliatamente tutto questo, insistendo sul fatto che su questo punto Decreto e Circolare contrastano con quanto previsto dall’attuale Contratto di lavoro (art. 43) e che vi sarebbe una evidente ed indebita “invasione di campo” rispetto a “competenze esclusive” attribuite alle scuole dall’autonomia. Il decreto sarebbe dunque viziato da illegittimità. Sta di fatto che, se e fino a quando il TAR non dichiara il decreto illegittimo, esso è in vigore e produce i suoi effetti.

La posizione di alcuni settori del movimento “no alla riforma, no al tutor” tout court è debole, perché rischia di essere una presa di posizione puramente ideologica, di rifiuto e di contrapposizione a norme legislative (in diritto non c’è obiezione di coscienza che tenga). Non ci si oppone efficacemente all’ispirazione ed ai contenuti della riforma Moratti semplicemente cercando di eludere norme esistenti, contrapponendosi a norme legislative in vigore dicendo no e basta.

Ma vediamo in concreto cosa succede o può succedere nelle scuole, nei vari Collegi docenti.
Caso A: il dirigente scolastico chiede al Collegio docenti e al Consiglio di istituto di esprimere i criteri generali sulla base dei quali individuare i docenti ai quali affidare, tramite incarico, le funzioni tutoriali prescritte dal decreto. Collegio e Consiglio li indicano (come? chi? senza formazione?). Il capo d’istituto attribuisce i relativi incarichi. La procedura lascia un po’ perplessi, in assenza di un requisito come la necessaria formazione ma, in attesa di questa e se gli organi collegiali della scuola deliberano in questo senso, la delibera non è certo illegittima (almeno fino a quando non venga dichiarato illegittimo il decreto stesso sulla quale si fonda).
Caso B: il dirigente richiede i criteri per individuare “figure” di docenti tutor e il Collegio si rifiuta di esprimerli, sostenendo che le funzioni tutoriali riguardano tutti quanti i docenti, essendo parte costitutiva dello stesso profilo docente così come contrattualmente delineato.
In questo caso una posizione di mero rifiuto (no al tutor, no ai criteri generali sic et simpliciter) sul piano giuridico – come ha sostenuto recentemente in un convegno milanese dell’Andis l’avv. Laura Paolucci – è debole: il Collegio, in quanto organo pubblico di una istituzione scolastica autonoma, viene meno ad un obbligo di legge, ad esso attribuito. Questo, di fatto, rinvia la questione al dirigente scolastico che, in quanto organo dell’amministrazione, deve procedere anche in assenza di criteri. Apre inoltre una conflittualità tra collegio e dirigente scolastico che forse sarebbe meglio evitare, in quanto assolutamente sterile e improduttiva.

Il Collegio può altresì deliberare indicando un “criterio generale” al dirigente scolastico. E cioè, come viene sostenuto in diverse situazioni e in varie mozioni, può esprimere netta contrarietà all’individuazione di “figure” di docenti tutor e sostenere che il Collegio intero, e quindi tutti i docenti (in modalità da definire all’interno di ciascun team), si faranno carico delle funzioni tutoriali, riconoscendone con ciò stesso l’importanza e formalizzando e approfondendo funzioni (quali l’accoglienza, il rapporto con i genitori, il coordinamento) che in buona parte già vengono svolte nelle scuole. Coerentemente con questo assunto, ciascun team docente indicherà, al proprio interno, "chi, come e quando" svolgerà queste funzioni, in maniera collegiale e con condivisione delle responsabilità.

Riteniamo che, da un punto di vista della legittimità, una delibera di questo genere sia assolutamente sostenibile, formalmente inattaccabile, riferendosi in particolare ai principi sanciti dall’autonomia scolastica in materia di organizzazione didattica e impiego dei docenti.
E’ la stessa CM 29 a riconoscere che “le modalità di svolgimento della funzione tutoriale costituiranno oggetto di appositi approfondimenti e confronti” e che “le singole scuole, nell’ambito della propria autonomia, provvederanno al conferimento dell’incarico in questione, sulla base di criteri di flessibilità individuati dagli stessi organi, e in particolare il collegio docenti, competenti a fornire al dirigente scolastico i criteri generali per l’assegnazione dei docenti alle classi”. Quindi massima flessibilità e soprattutto piena autonomia decisionale delle scuole.

Una variante, non irrilevante, di questa ipotesi è il caso (caso C) in cui correttamente il dirigente scolastico chieda al Collegio di esprimere i criteri per l’assolvimento delle funzioni tutoriali in quanto tali ed alla decisione del Collegio si attenga scrupolosamente. Situazione anche questa abbastanza diffusa e del tutto legittima, nella sostanza convergente con la precedente.

Quali esemplificazioni, a titolo puramente indicativo, alleghiamo alcuni esempi di proposte di delibera che ci sembrano andare abbastanza chiaramente in questa direzione (la prima del Collegio docenti di Cernusco sul Naviglio, la seconda elaborata dalle dirigenti scolastiche F. Fioretti e S. Melocchi, la terza predisposta dall'avv. Isetta MAUCERI e dallo stesso F. Dacrema).
Per concludere, ci sembra questa la via più seria percorribile: al rispetto della normativa (indicazione dei criteri generali da parte del Collegio, nell’ambito della propria autonomia) si aggiunge la presa in carico del problema delle funzioni tutoriali, in maniera responsabile, condivisa e "diffusa". Una via realistica, difficilmente attaccabile e che non espone a ricorsi, controricorsi, sanzioni amministrative, ecc. In attesa dei necessari chiarimenti sul piano contrattuale dei rapporti di lavoro e soprattutto, sul piano giuridico.


G. Gandola - F. Niccoli (Coordinamento dirigenti scolastici CGIL-CISL Milano)


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Roberta Vianello    - 30-04-2004
Al Dirigente Gandola e a Fuoriregistro, per conoscenza

Caro Direttore, Lei sa benissimo che il problema non è andare a sfruculiare nelle pieghe della normativa per garantire un minimo di respiro ai docenti e al loro lavoro, bensì IMPEDIRE che si faccia strada l'idea stessa del "maestro unico", perchè questa, e solo questa, è la vera intenzione del Ministro e dei suoi accoliti. Arrivare ai risparmi , ai contenimenti, ai tagli già annunciati in prima battuta dalla Moratti e far passare un'idea di scuola che guarda sfrontatamente a modelli basati su ideali di competizione, arrivismo e sperequazione sociale.

Indicare i criteri significa LEGITTIMARE nelle intenzioni il decreto.
Non indicarli significa chiamarsi fuori da un'idea di scuola imposta e non condivisa, e neppure mai discussa con i docenti (o con i loro organi rappresentativi), i diretti interessati Non indicarli significa NON apportare il proprio contributo ad una legge iniqua, nella forma e nella sostanza.
Se anche poi il Collegio indicasse i fantomatici e assurdi criteri, (ma come condividere funzioni tutoriali a pezzi e in momenti diversi? Che pasticcio brutto è questo?), Lei sa che per l'anno prossimo l'organico sarebbe riconfermato, ma per l'anno successivo non v'è certezza. In compenso il Tutor ce lo terremmo comunque.
C'è poi da dire che nelle funzioni tutoriali rientrano pratiche che non sono facenti parte delle nostre attuali competenze, quale la compilazione del Portfolio: sostenere quindi che noi già svolgiamo tali funzioni è, quanto meno, inesatto.

Lottare, o, come diceva una persona che non si è tirata indietro mai, "resistere, resistere, resistere", è un'esperienza che può capitare nella vita: ben venga la lotta ad oltranza, se per una giusta causa. Porterà a scontri in Collegio o con la Dirigenza? Pazienza: è dalla dialettica, non dall'appiattimento e dal consenso a metà, che nasce la consapevolezza di quello che si deve fare.
Già si andrà quest'anno, forse, a sacrificare le compresenze: non ci sono dubbi che in futuro la falce cadrà impietosa e risolutiva, forte oltretutto della nostra legittimazione, con buona pace delle speranze di decadimento del decreto.

Si avvicinano inoltre le elezioni: sarà un momento importante, il momento, oserei dire, della verità.
In attesa di quel momento, l'importante, adesso più che mai, è dire NO.

 Paola    - 30-04-2004
Ho letto con attenzione i due messaggi precedenti: e mi permetto "timidamente" di fare alcune osservazioni. Prendetele per quello che sono: opinione personale di un docente che ha cercato e sta cercando ancora di capire che fine farà la scuola e con essa la propria professione.
Posso anche capire la posizione del Dirigente che dice: "c'è una legge io devo farla applicare". E' però una legge ambigua che da un lato introduce figure/funzioni non previste dal nostro contratto ( leggi tutor) amplifica responsabilità, ore di lavoro, distorce i rapporti tra colleghi...dall'altro inneggia all'autonomia, garantisce i "pof" delle scuole , promette attenzioni e ogni altra meraviglia . Che tutto non fili lisco è indicato anche nel primo articolo, quando si fa cenno ai ricorsi presentati al TAR o al malcontento sempre più crescente dei movimenti... mi pongo allora alcune domande:
1) " stare dentro", organizzarsi per cercare di ottenere " il minore dei mali" non è di fatto accettare questa riforma e il suo impianto?
2) Il minore dei mali non è comunque un male per la nostra scuola, per i ragazzi che vediamo quotidianamente?
3) quanto è scritto nei nostri Piani dell'Offerta formativa ( valore delle compresenze, importanza dei laboratori, della responsabilità condivisa, della collaborazione faticosamente ricercata anno dopo anno...) che valore ha più?
4) Che autonomia è se poi non possiamo decidere nulla in merito a ciò che è utile per questo bacino d'utenza, questi bambini...?
5) Come potremo anche solo sperare che qualcosa di questa riforma cambi se ci adagiamo tutti sul "meno peggio possibile?"
6) Di fronte a posti di lavoro che saltano, orari che si amplificano, scarsa considerazione come categoria, stipendi ridicoli...possibile che non siamo capaci di dire nulla? Anzi ricerchiamo per l'ennesima volta di far funzionare qualcosa che è già sbagliato in partenza?
7) Ma quante pezze dovremo mettere ancora?
Samo ormai ad un punto in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità.
La contrapposizione in Collegio non piace a nessuno nè tra colleghi nè con la Dirigenza. Per questo fino ad adesso l'abbiamo sempre ricercata ad ogni costo...ma certamente non è un valore assoluto...ben altro " bolle in pentola"...personalmente sottoscrivo e condivido ogni parola scritta dalla collega Vianello che ringrazio per aver interpretato l'opinione di molti docenti.