breve di cronaca
Confindustria vuole il liceo tecnologico
La Stampa - 22-04-2004

Il ministro Moratti raccoglie: sarà valorizzata l’istruzione tecnica
Sono le superiori «preferite», vi si iscrivono quattro studenti su dieci


Un liceo tecnologico «forte», con insegnanti di prima qualità presi anche dall’esterno, un lungo orario di lezioni (32 ore), inserito all’interno di un «polo tecnologico» territoriale di cui facciano parte anche università, formazione regionale, sistema delle aziende, enti locali.
Si sapeva che Confindustria stava preparando una proposta per il futuro degli istituti tecnici industriali e che puntava ad accorparli alla rete dei licei piuttosto che a quella regionale della formazione professionale che, secondo l’organizzazione degli imprenditori, avrebbe rischiato di sopprimerli di fatto. Ieri a Vicenza la proposta è stata formalizzata all’interno del convegno su Capitale umano, qualità e competitività, dal responsabile di Confindustria per l’Educazione, Silvio Fortuna, e specificata da un documento illustrato da Giuseppe Zigliotto, membro della commissione Suola dell’organizzazione.

Il ministro Letizia Moratti ha fatto sapere con un comunicato che sta approntando il decreto sulle superiori e che, in quest’ambito, la proposta di Confindustria sarà attentamente valutata. Niente di più.

Dietro a questa diplomatica esibizione di posizioni c’è però uno scontro. Intanto l’istruzione tecnica è il segmento delle superiori di gran lunga preferito dagli studenti (vi si iscrivono 4 su 10) e quindi toccare l’istruzione tecnica è toccare metà della scuola italiana. Dagli Anni 60 fino agli 80, inoltre, gli Itis sono stati il settore più professionalizzante della nostra scuola.

Ora la riforma Moratti prevede che le superiori si articolino su un doppio canale: dei licei (8 in tutto) e della formazione professionale. I primi affidati allo Stato, la seconda alle Regioni. Esiste una scuola di pensiero pedagogico, sostenuta anche da ambienti ministeriali, che vorrebbe trasferire gran parte dell’istruzione tecnica attuale al sistema della formazione regionale.

Contro questa visione si è costituita una cordata assai ampia e diversificata (dai Ds ad alcuni sindacati ad An) di cui Confindustria è vessillifera, che punta invece a recuperare l’eccellenza degli Itis e a valorizzarla - sotto la formula del liceo tecnologico - all’interno del canale dell’istruzione statale.
Ma qualcuno si oppone. «I processi di modernizzazione dei sistemi formativi sono ostacolati - ha denunciato Fortuna - da quella che è stata efficacemente definita dal ministro socialista francese Allègre “l’alleanza del Mammut e del Dinosauro”, cioè della burocrazia e del corporativismo».
Confindustria pensa - ha spiegato Zigliotto - a un’articolazione dei licei tra generalisti e «vocazionali», tra questi ultimi ci sarebbe il liceo tecnologico inserito all’interno del «polo tecnologico» territoriale. Gli insegnanti tecnici potrebbero essere presi anche dall’esterno e nei consigli d’istituto potrebbero sedere rappresentanti del polo tecnologico (Regione, imprese). Questo tipo di liceo dovrebbe infine prevedere una certificazione di qualità e una valutazione affidata a terzi.

Quanto alle specializzazioni, andrebbe articolato in otto aree: elettronica meccanica e automazione, energia e impianti, informatica e comunicazioni, chimica e biologia, delle risorse agro-alimentari e ambientali, tessile della moda e accessori, edilizia e territorio, trasporti intermodalità e logistica. Ora la proposta è stata fatta.

La risposta spetta al ministro Moratti.


Raffaello Masci inviato a VICENZA

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 Redazione    - 22-04-2004
Dal Giornale di Vicenza

Moratti assente giustificata Roberto Maroni sarà invece in città
La manifestazione "anti" tiene a casa il ministro: «Motivi di sicurezza»



(an.ma.) Chi sperava di ricevere lumi sulla riforma della scuola dalla voce del ministro, resterà deluso. Perché la Moratti oggi a Vicenza non ci sarà.
La notizia è arrivata nella serata di ieri, dopo che la Questura - che evidentemente avrebbe dovuto mobilitare un certo numero di forze, anche in vista delle tante manifestazioni di protesta organizzate dagli studenti - ha fatto sapere che per motivi di sicurezza il ministro dell'Istruzione non sarà, come previsto, ospite in Fiera del convegno di Confindustria, intitolato "Capitale umano, qualità, competitività". Diversamente dal collega Maroni, ministro del Welfare, che ha assicurato la sua partecipazione, anche in vista di un incontro sulla riforma delle pensioni. Inutile dire che gli occhi, e i riflettori, erano puntati però sulla Moratti, per la prima volta in visita a Vicenza e per giunta in un momento particolare, in cui il mondo della scuola - presidi, insegnanti, famiglie - si interroga sul futuro dell'istruzione pubblica, alla luce di una legge, la "53" su cui sono ancora molti i punti da chiarire.
Ci si chiede infatti cosa succederà a partire dal prossimo settembre, con un modello di scuola modificato nell'impianto orario e nelle discipline, alcune delle quali non più curriculari ma opzionali, a scelta, cioè, delle famiglie. E si guarda con perplessità e preoccupazione alle esigue risorse destinate all'istruzione, a fronte di stanziamenti, a detta del ministro, di anno in anno più consistenti. Eppure, viene da obiettare, ci sono istituti dove si vendono arance per finanziare i progetti culturali, dove prima di fare una fotocopia ci si pensa due volte, dove gli unici computer - necessari per la scuola delle tre "I" - sono quelli dismessi dalle aziende o dalle banche e ceduti a qualche genitore lungimirante che li ha chiesti pensando che l'informatica non si fa con carta e penna.

E poi gli insegnanti, altro tasto dolente, investiti nella riforma di nuovi ruoli e funzioni inedite, vedi il tutor, ma lasciati a se stessi, senza uno straccio di formazione e di aggiornamento, quasi che la preparazione di chi sale in cattedra fosse cosa di poco conto.

Chissà se il ministro avrebbe parlato anche di questo, oltre a ricordare che scolasticamente parlando l'Italia è il fanalino di coda dell'Europa e illustrare diligentemente la scansione oraria della scuola dell'obbligo, le nuove discipline, l'ingresso anticipato alla materna e alle elementari, il bivio tra formazione professionale e percorso liceale. Temi sui quali è forte l'esigenza di capire e lo si misura dall'affluenza agli incontri organizzati dalle scuole, dai genitori, dai sindacati.
Come quello di questa sera, alle 20,30, nell'aula magna dell'istituto Canova, dove Cgil Cisl e Uil hanno chiamato i segretari nazionali del comparto scuola (Panini, Colturani, Di Menna) per un dibattito sul futuro sistema scolastico che, a tutt'oggi, non si capisce se sarà o meno migliore di quello attuale.
Se, in sostanza, al di là delle ore facoltative, dell'inglese dalla prima elementare o dal percorso personalizzato per ogni alunno, i ragazzi di domani saranno più preparati di quelli di oggi, in grado di affrontare con più disinvoltura il mondo del lavoro.
Loro, i giovani, non ne sono troppo convinti. Alle 9,30, stamattina, è fissato infatti l'appuntamento degli studenti provenienti da tutte le scuole del Veneto per una manifestazione di protesta che attraverserà le strade del centro fino a raggiungere la sede dell'Associazione Industriali. "La scuola non è un'azienda", sarà scritto sullo striscione che aprirà il corteo formato da Uds, Coordinamento studentesco, genitori e, stando alle intenzioni manifestate ieri in diversi istituti, anche insegnanti. Quanto ai presidi, anche per loro la mancata visita della Moratti rappresenta una delusione. Al ministro, infatti, i capi d'istituto, oggi in sciopero per il rinnovo del contratto, avevano intenzione di consegnare una lettera in cui, spiega il presidente dell'Anp Sergio Cervellin, "ricordiamo l'impegno e gli oneri legati alla riforma e chiediamo un adeguamento retributivo che ci equipari agli altri dirigenti pubblici".


 Pierangelo Indolfi    - 24-04-2004
Pino Patroncini, di CGIL scuola, ci mette in guardia dai facili entusiasmi. La partita è ancora tutta da giocare

Riporto da: www.coordinamentoitp.it


Non è poi così scontato che vadano in porto le richieste di Confindustria, di Valditara e di altri, sull'istruzione tecnica, le quali per altro sono tra loro anche un po' differenti. Forza Italia non è poi di questo avviso.

Basta leggere la nota ANSA che segue, chè è stata emessa quattro ore dopo la conclusione del convegno della Confindustria di Vicenza. Quello che è certo è che anche su questo aspetto la maggioranza di governo è divisa e che l'idea del sistema duale appare più un azzardo decisionista che il frutto di una seria riflessione sul sistema educativo italiano.

Saluti

PINO PATRONCINI

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FORZA ITALIA, ISTRUZIONE TECNICA NEL SECONDO CANALE

(ANSA) - ROMA, 19 APR -

Che fine faranno, nel riordino del sistema dell'istruzione, gli istituti tecnici?

Teoricamente queste scuole, attualmente comprese nel sistema scolastico statale con quasi un milione e mezzo di studenti, dovrebbero confluire nel nuovo sistema regionale di istruzione e formazione, ma da piu' parti arrivano richieste di farle confluire, almeno in parte, nei licei tecnologici.

Convinto propugnatore della richiesta e', secondo quanto afferma l'ultimo numero di TuttoSCUOLA on line, il mondo della Confindustria mentre il responsabile SCUOLA di An, Giuseppe Valditara ha avanzato una nuova ipotesi secondo cui - ricorda sempre TuttoSCUOLA ''la soluzione potrebbe essere la costituzione di un duplice canale nel sistema dei licei: da un lato quelli generalisti orientati alla preparazione preuniversitaria, dall'altro quelli 'vocazionali' mirati a percorsi professionalizzanti, che potrebbero ereditare l'esperienza degli istituti tecnici".

Voce in capitolo avranno naturalmente anche le Regioni alle quali, in base alla devolution, spetta la competenza esclusiva in materia di istruzione e formazione professionale. Secondo TuttoSCUOLA l'orientamento del Governo potrebbe emergere gia' domani in occasione di un convegno della Confindustria a Vicenza al quale partecipera' anche il ministro Moratti.

Certo e' che Forza Italia invita le forze della maggioranza a non avere ripensamenti e a rispettare quello che si e' stabilito nei principi della legge delega. ''Abbiamo detto - afferma Mario Mauro, responsabile SCUOLA del partito - che riformiamo l'intero sistema dell'istruzione dando vita a un canale dei licei e a un altro canale dell'istruzione e formazione professionale e quest'ultimo deve includere anche l'istruzione tecnica. Sarebbe problematico - aggiunge l'esponente azzurro - accorgersi che una grandissima intesa sui temi dell'istruzione da parte della maggioranza viene messa in discussione quando si comincia a entrare nel merito''.

Il canale della formazione professionale - come ha spiegato Mauro anche in un suo libro dedicato ai temi dell'istruzione- ''non deve piu' essere ne' integrativo ne' aggiuntivo a quello tradizionale, ma avere una sua dignita' di percorso riconosciuta anche ai fini dell'assolvimento degli ultimi anni dell'obbligo scolastico. In particolare, le regioni e le province saranno chiamate a garantire il massimo sviluppo a questa seconda gamba del sistema formativo fino ai piu' alti livelli delle qualifiche professionali, per reggere e vincere la competizione internazionale del mercato del lavoro''.

Mauro premette comunque che prima di parlare dell'assetto del secondo ciclo di istruzione, vanno definiti i tasselli relativi al diritto-dovere all'istruzione e al trasferimento alle Regioni delle competenze relative all'istruzione. ''Temo - ha concluso -che certi approcci siano dettati in realta' da un'ansia di non-riforma''.

(ANSA).