Reginaldo Palermo sul PP3 e sul futuro SNVI
Gruppo di lavoro - 19-04-2004
Anche a Reginaldo Palermo, Dirigente scolastico, abbiamo rivolto le nostre domande sui progetti pilota e sul futuro SNVI

- Come è possibile partire con un piano di valutazione, se non esistono standard nazionali ?

Penso che questo sia il limite maggiore dell’intero Progetto; in effetti in molte situazioni i docenti si sono trovati in difficoltà proprio per questo motivo: soprattutto su aspetti più tecnici e strumentali (mi riferisco ad esempio ad una parte dei quesiti di matematica o di scienze ma anche a quelli di grammatica della lingua italiana) gli alunni delle elementari hanno dovuto rispondere a domande senza aver affrontato in classe quei punti specifici del programma.

- La seconda caratteristica dichiarata era quella di utilizzare parametri coerenti con quelli usati dai servizi di valutazione comunitari e internazionali; perchè non con quelli delle scuole? Sappiamo che potrebbero essere tanti ( e tanti sono, e ricchi ed articolati), ma perchè non aggiungere il riferimento alle scuole?

In linea di principio condivido la perplessità, ma credo che nel concreto sarebbe pressochè impossibile organizzare una rilevazione nazionale in cui si tengano insieme i due aspetti. Davvero non saprei come si potrebbe fare, forse bisognerebbe pensare anche a rilevazioni locali promosse dai nuclei regionali e provinciali che in questi anni si sono costituiti.
Insomma una sorta di 85% nazionale + 15% locale, come per il curricolo.


- La docimologia è la scienza della misurazione. Piuttosto arida e tecnica (formule, numeri) che però ha chiari il chi, il cosa misurare ed il perchè e a questi "oggetti" adatta gli strumenti ed il metodo. Ma soprattutto, la docimologia calata nell'atto pratico della valutazione misura a "partire da" e "rispetto a".
E' stato tenuto presente, tutto ciò, al momento della nascita del progetto?

Proprio in questi giorni abbiamo avuto modo di leggere un interessante intervento di Pietro Lucisano, docente di pedagogia sperimentale alla “Sapienza” di Roma.
Secondo Lucisano, la docimologia sta al Pilota2 come la teoria della relatività ad una partita di calcio…. Ovviamente esagero, ma credo che la critica di Lucisano debba essere presa in seria considerazione dall’Invalsi, da cui – su questo punto – mi auguro che ci sia una risposta precisa, seria e articolata.


- Nel linguaggio (che non è solo linguaggio) della programmazione didattica, la prova è una verifica di quello che l'alunno ha appreso dopo una attività. La valutazione scaturisce dal confronto tra risultati della prova stessa e gli obiettivi che con quella attività ci si proponeva di far conseguire. Esiste un rapporto tra questa impostazione ed il progetto che diventerà, dal prossimo anno, sistema?

Ovviamente non posso rispondere alla domanda, in quanto non lavoro all’Invalsi !
Vorrei però osservare che il problema è un po’ diverso: un conto è la valutazione formativa che si fa in classe e che certamente ha la funzione descritta.
La valutazione di sistema è altra cosa e dovrebbe fornire indicazioni di tipo diverso, quindi secondo me è importante che sia legata agli standard nazionali e non tanto alle attività della singola scuola o classe.


- Nella relazionedel prof. Tornaghi al corso di formazione del 16/17 dicembre del 2003 leggiamo:

" Si è già accennato a uno di questi possibili cambiamenti: i docenti di ogni materia coinvolta potranno ridistribuire gli argomenti da trattare o il tempo da dedicare ad essi in base ai risultati positivi o negativi ottenuti, sempre se ne sono venuti a conoscenza e li hanno analizzati. In verità questa operazione coinvolge anche i nuovi docenti delle stesse materie (ad esempio in caso di cambio dell'insegnante di Italiano fra il biennio e il triennio) e le materie affini "
Questa affermazione sembra confermare il timore che il sistema di valutazione nazionale si rivelerà estremamente " invasivo" rispetto alla libertà di insegnamento e comunque vanificherà la proclamata intenzione del ministro di eliminare i programmi centralizzati. Sappiamo - e ci riferiamo soprattutto alle prove di italiano - che l'impostazione è sulle abilità testuali e sulle competenze di astrazione, inferenza, individuazione dei nessi logici ecc, però nemmeno questo è del tutto vero, visto il largo spazio che viene dato all'analisi logica ed a quella del periodo. La cui utilità nessuno mette in dubbio, ma che si vorrebbe essere liberi di insegnare con cadenze ed a livelli tarati sulla classe. Timore legittimo il nostro?

Pienamente d’accordo, ma credo che un bravo insegnante debba essere capace di lavorare per il raggiungimento di standard minimi per tutti senza per questo venir meno al sacrosanto principio della libertà di insegnamento
Credo anzi che il Servizio nazionale di valutazione potrà essere un ottimo sistema per far emergere ancora di più le migliori pratiche didattiche ispirate alla “libertà di insegnamento”. A meno che non qualcuno non voglia sostenere che – in nome della libertà – ogni insegnante persegue gli obiettivi che vuole. Ma non credo che questo sia ragionevole e auspicabile.


- Quale è il rapporto tra il sistema a regime e tutte le pratiche autovalutative esistenti nelle scuole? Da qualche parte viene detto che il questionario di sistema è una guida, in questa direzione. L'abbiamo letto e riletto, ma ci è sembrato solamente un elenco delle attività svolte, uno strumento di rilevazione quantitativo, più che qualitativo.

Sono d’accordo, ma non dimentichiamo che anche l’aspetto quantitativo, soprattutto se fa parte di una serie storia, può essere utile; un esempio banalissimo: se la scuola vuole interrogarsi sul miglioramento dell’uso delle attrezzature informatiche, forse anche (non solo) una tabella con i dati numerici riferiti agli ultimi 3 anni scolastici può essere utile

- L'integrazione, è stato il nostro punto di partenza per la ricerca:
come si situa all'interno del progetto? E' solo un ostacolo alla sua effettuazione ? Non è un ambito da valutare e non solo con le semplici domande contenute nei questionari che riguardano la scuola, allegati al progetto ? Il modo in cui la prova viene somministrata (a chiunque, anche a chi si sa che non potrà svolgerla) non è una discriminazione mascherata da compassione ?

Il progetto è finalizzato a misurare i livelli generali di competenza degli studenti e non altro; sinceramente questa polemica – che ho letto e seguito con interesse anche nelle liste di discussione di Didaweb – mi sembra eccessiva.
Non credo che il Progetto possa essere “attaccato” su questo punto specifico; il fatto è che il Progetto non prende in considerazione il problema dell’integrazione.
Si può essere in disaccordo su questa ipotesi ma fatta questa scelta, mi pare che non si potesse fare altro.
Il fatto di somministrare la prova a tutti, tranne che ad alcune “categorie” molto precise di alunni (handicap, alunni stranieri che non comprendono la lingua italiana) è a mio parere positiva perché in qualche misura garantisce sulla uniformità dei risultati; lasciando “libertà” di decisione a ogni singolo team docente c’è l’evidente rischio di favorire comportamenti difformi che – a loro volta – determinerebbero esiti fra loro non confrontabili


- Non c'è il rischio che bambini e ragazzi disabili vengano visti, con il progetto a regime, come un rischio di abbassamento delle prestazioni "brute" e non come una risorsa rispetto a tutte le attività che la loro presenza mette in moto nelle scuole ed all'arricchimento culturale ed umano che rappresentano per tutti ?

Come ho già detto prima, trovo corretto che gli alunni disabili non svolgano le prove e non condivido la preoccupazione. Credo che i rischi per i processi di integrazione siano di ben altra natura. Penso cioè che si debbano temere molto di più il ridimensionamento delle risorse, ma anche il clima complessivo che siamo in grado di realizzare nella scuola (genitori compresi, che talora vedono il compagno disabile del proprio figlio come un limite allo “svolgimento del programma”)

Di Reginaldo Palermo leggi anche il commento all'articolo di Pietro Lucisano



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