breve di cronaca
Organici, una bomba che sta per esplodere...
ScuolaOggi - 19-04-2004
Come era prevedibile i nodi degli organici vengono al pettine: il MIUR non è in grado di soddisfare tutte le richieste di tempo pieno avanzate dalle scuole per il prossimo anno scolastico. Dopo aver sbandierato a destra e a sinistra slogan come “tempo pieno per tutti” ora, come già nel caso del precedente “meno tasse per tutti”, non si è in grado di mantenere le promesse, per la verità alquanto azzardate. O meglio, due sono gli aspetti o le contraddizioni che stanno venendo a galla.
Una riguarda la “promessa” della riconferma del Tempo Pieno esistente. Il decreto legislativo n.59 del 19 febbraio 2004, all’art.15, prevede la conferma in via di prima applicazione “per l’a.s. 2004-2005 del numero dei posti attivati complessivamente a livello nazionale per l’a.s. 2003-2004 per le attività a tempo pieno e a tempo prolungato, ai sensi delle norme previgenti”. Le norme previgenti in questione sono sostanzialmente l’art.130 del Testo unico 297/1994, che confermava le attività di tempo pieno di cui all’art.1 della legge n.820/1971, vale a dire 40 ore di tempo scuola, mensa inclusa e, in termini di organico, due docenti contitolari per classe.
La Circolare ministeriale n.29 del 5 marzo 2004 ribadisce che “si procederà all’assegnazione delle risorse di organico secondo i criteri e le modalità previgenti”. Questo implicherebbe quindi la conferma degli organici (o quantomeno dei “criteri e modalità” di formazione degli stessi) del tempo pieno esistente, due docenti per classe.

L’altro aspetto riguarda invece la diffusione di nuove richieste di “nuovo” tempo pieno (tempo scuola complessivo di 40 ore settimanali, previste dall’art.7, comma 4, del D.Lvo). E’ infatti molto probabile che, nelle realtà dove il tempo pieno non era diffuso (in quanto gli organici erano bloccati e si consentiva soltanto l’istituzione di classi a modulo a 27 o 30 ore), si sia verificata questa richiesta. Almeno così pare dai dati relativi alla provincia di Milano e della Lombardia, come probabilmente di altre regioni (nella sola scuola primaria si registrerebbe un incremento di 236 classi a tempo pieno a Milano e di 374 classi in Lombardia).
A questo punto è evidente che tutte e due queste richieste, conferma del Tempo Pieno esistente (con il doppio organico) e nuove richieste di “nuovo tempo pieno” a 40 ore, non possono essere accolte, perché comporterebbero un sensibile aumento di organico in termini complessivi.

L’ipotesi sulla quale sta lavorando la Direzione regionale della Lombardia pare sia quella di “tagliare le compresenze”, vale a dire assegnare i docenti alle classi a Tempo Pieno (sicuramente alle future classi prime, ma alle altre?) in base alle 40 ore di tempo scuola degli alunni e non alle 44 ore di servizio dei docenti contitolari sulla classe. La riduzione delle 4 ore di compresenza, generalizzata, consentirebbe in questo caso una contrazione o contenimento del numero dei docenti assegnati al tempo pieno già esistente, e quindi forse l’unica possibilità di soddisfare le richieste di nuove classi prime a 40 ore. Questo in evidente contrasto con le disposizioni sopra citate sulla formazione degli organici per il prossimo anno scolastico (Decreto L.vo n.59 e C.M. 29/2004). I fatti, ancora una volta, smentiscono le promesse.

E’ chiaro che una soluzione del genere, se applicata, comporterebbe lo stravolgimento dell’attuale Tempo Pieno. Le “compresenze” costituiscono un elemento distintivo, fondamentale, irrinunciabile per le attività di tempo pieno (classi aperte, gruppi di alunni, laboratori, ecc.). Non solo: si verrebbe a creare, all’interno della stessa scuola un tempo pieno a due velocità. Una parte delle classi (si presume) continuerebbe a funzionare con i due docenti contitolari, le classi prime invece a 40 ore senza compresenze, o giù di lì. Insomma un pasticcio. Una via di mezzo tra il Tempo Pieno tradizionale e il nuovo modello (27+3+10) prospettato dalla Riforma Moratti, all’interno dello stesso istituto, con evidenti ripercussioni negative sul piano organizzativo e dell’offerta formativa. Con la perdita peraltro di posti docenti e il venir meno della continuità didattica su varie classi. Insomma, a Letizia Moratti il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci non è riuscito e adesso si cerca una via d’uscita, come al solito, all’italiana. Stiamo a vedere, con preoccupazione, gli sviluppi concreti di questa complessa vicenda, nata all’insegna dell’ambiguità (“quale” tempo pieno viene garantito alle scuole?).

Dedalus








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