breve di cronaca
Ue: Italia, rischi per la libertà di espressione
RAB - 16-04-2004
Lo afferma una relazione approvata dai parlamentari europei

Sulla base di inchieste approfondite già effettuate da agenzie indipendenti, anche in seno all'Unione europea, da cui sono derivate numerose pronunce di organizzazioni internazionali, autorità nazionali e del Parlamento europeo stesso, ignorate dal governo italiano, potrebbero sussistere rischi di violazione grave e persistente del diritto alla libertà di espressione e di informazione in Italia”.

Lo ha afferma la commissione per le libertà e i diritti dei cittadini, la giustizia e gli affari interni in un rapporto sui rischi di violazione della libertà di espressione e di informazione, che affronta in particolare il caso italiano.

La relazione dell'europarlamentare olandese Johanna L.A. Boogerd-Quaak, approvata con 28 voti favorevoli e 19 contrari, si basa in particolare su di una ‘perizia preliminare' elaborata dall'Istituto europeo per i mezzi di comunicazione, nel contesto di un più ampio studio sull'informazione ai cittadini nell'Unione europea, che prende in esame un gruppo di otto Paesi e anticipa la presentazione dello studio finale, prevista per giugno, che conterrà conclusioni e raccomandazioni complete.

Il tasso di concentrazione del mercato audiovisivo italiano è il più elevato in Europa ed è caratterizzato dal duopolio tra RAI e Mediaset, che raccolgono il 96,8% delle risorse pubblicitarie. L'organo parlamentare “prende atto del fatto che in Italia da decenni il sistema radiotelevisivo opera in una situazione di assenza di legalit໫di fronte alla quale il concorso del legislatore ordinario e delle istituzioni preposte è risultato incapace del ritorno ad un regime legale”. RAI e Mediaset continuano a controllare ciascuna tre emittenti televisive analogiche terrestri, nonostante la sentenza della Corte costituzionale del 1994.

I deputati rilevano che “il sistema italiano presenta un'anomalia dovuta a una combinazione unica di poteri economico, politico e mediatico nelle mani di un solo uomo, l'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri italiano, Silvio Berlusconi, e al fatto che il governo italiano è, direttamente o indirettamente, in controllo di tutti i canali televisivi nazionali”. Essi osservano che “Silvio Berlusconi, dalla sua nomina alla carica di Presidente del Consiglio nel 2001, non ha risolto il suo conflitto di interessi, come si era esplicitamente impegnato, bensì ha incrementato la sua quota di controllo societario della società Mediaste ”. Quest'ultima aveva ottenuto nel 2001 i 2/3 delle risorse pubblicitarie televisive, pari a un ammontare di 2 miliardi e mezzo di euro.

I parlamentari denunciano “le ripetute e documentate ingerenze, pressioni e censure governative nell'organigramma e nella programmazione del servizio televisivo pubblico Rai”, facendo esplicito riferimento all'allontanamento di Biagi, Santoro e Luttazzi, a seguito di una richiesta del Presidente del Consiglio nell'aprile 2002. Essi segnalano ulteriori pressioni su altri media non di sua proprietà, come quelle che hanno condotto alle dimissioni del direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli.

L'organo parlamentare “si rammarica che il Parlamento italiano non abbia ancora approvato una normativa per risolvere il conflitto di interessi del Presidente del Consiglio, così come Silvio Berlusconi aveva promesso di fare entro i primi cento giorni del suo governo” ed “esprime preoccupazione per il fatto che la situazione vigente in Italia possa insorgere in altri Stati membri e nei paesi in via di adesione qualora un magnate dei media, come Rupert Murdoch, decidesse di entrare in politica ”.

I deputati ritengono che “laddove gli Stati membri, per impossibilità o mancanza di volontà, non adottino misure adeguate, l'UE ha l'obbligo politico, morale e giuridico di garantire, negli ambiti di sua competenza, il rispetto dei diritti dei suoi cittadini a mezzi di informazione liberi e pluralistici”. Essi rivolgono una serie di raccomandazioni alla Commissione, invitandola a presentare una proposta di direttiva per la salvaguardia del pluralismo dei media in Europa, nonché una comunicazione sullo stato del pluralismo dei media nell'UE. Essi ritengono inoltre che la salvaguardia della diversità dei media debba diventare la priorità della legislazione dell'Unione in materia di concorrenza e che la posizione dominante di una società del settore dei media sul mercato di uno Stato membro debba essere considerata un ostacolo al pluralismo dei mezzi di comunicazione nell'Unione”.

14/04/2004
Francesco Agresti



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