Lettera dal Burundi
Paolo Mesolella - 04-02-2002
PADRE GUTTORIELLO SCRIVE AI "SUOI" STUDENTI DEL GALILEI DI SPARANISE (CASERTA) .


"COSI’ SI STUDIA NELLA MIA MISSIONE DI GASURA"



Padre Angelo Guttoriello è in Burundi da trent’anni: partì da Sparanise (Caserta) nel lontano 29 agosto del 1971, aveva 28 anni. La sua prima destinazione fu Rutoru nel sud del Burundi e vi rimase otto mesi. Poi andò a Rumesa per altri quattro anni, finché non si trasferì nel Nord, a Gisanze dov’è rimasto per almeno 16 anni. Poi è venuto il momento di fondare una nuova missione a Gasura, nei pressi di Bujumbura, ai confini con il Ruanda e la Tanzania. Una zona desolata dove la stagione secca, da fine maggio a ottobre, brucia il terreno e arroventa le poche strade sterrate; dove la mancanza di pioggia porta la carestia e la gente vive in capanne. Dove le mamme bambine hanno almeno dieci figli e i Tutzi vivono raggruppati in un villaggio separato mentre gli hutu vivono sparsi sulle colline e convivono tra loro con molta difficoltà.Con Sparanise, con i giovani del suo paese, padre Angelo non ha interrotto i rapporti. Si scambiano lettere e parlano di tutto, soprattutto di scuola e dei suoi alunni di Gasura. Nei giorni scorsi è arrivata l’ultima lettera dal Burundi per i docenti e gli alunni dell’Istituto Tecnico. Una lunga lettera che ci fa scoprire molte cose interessanti sulla scuola in terra di missione.
“A Gasura, scrive Padre Angelo, la scuola inizia alle otto del mattino e continua fino alle 17 di pomeriggio, per 9 ore. Ogni classe ha un solo maestro ed è costituita dai cento agli ottanta alunni. Sono classi molto numerose che rendono massacrante il lavoro degli insegnanti. I libri di testo sono quasi inesistenti: si va a scuola con una bic ed un quaderno. E poi, per andarci, bisogna superare distanze, salire e scendere colline. Gli scolari partono da casa al mattino presto e ritornano la sera, appena in tempo per andare a prendere l’acqua alla sorgente e mangiare il pasto quotidiano delle otto di sera. Quante volte, quando piove lungo la strada, si tolgono la maglietta e se la mettono in tasca per non bagnarla, così prendono l’acqua a torso nudo e se la rimettono a scuola, appena arrivati! Gli insegnanti sono tutti giovani, perché a Gasura non si riesce ad invecchiare”.
Le scuole superiori invece sono rare. A Gasura c’è un solo ciclo di quattro classi che va dalla settima alla decima. “Qui gli alunni sono pochi: per potervi accedere gli allievi devono aver conseguito alle elementari una discreta media scolastica. E poi non tutti possono permetterselo. I quaderni, il vestito, non sono alla portata di tutti. Padre Angelo insegna nella nona e nella decima classe. Qui, gli studenti ascoltano con molto interesse perché sanno che andare a scuola in Burundi è un privilegio di pochi. Devono sostenere tre esami all’anno, uno ogni trimestre, e in tutte le materie. I professori sono pochissimi e i testi sono quasi inesistenti. Tutto, è da scrivere sui quaderni e da studiare la sera, al lume della lampada a nafta. Potete immaginare il fumo e la scarsezza della luce. Nella penombra e nel fumo molti studenti soffrono di problemi agli occhi. Ultimanente abbiamo avuto l’elettricità alla missione, così la sera un buon gruppo di studenti viene a studiare nella missione, al chiarore di un neon. Vi restano fino a tarda sera, poi, dopo le 21, rientrano nell’oscurità alle loro capanne. Per non parlare poi della difficoltà che hanno perché devono studiare tutte le materie in francese, una lingua che non gli è propria. Ma ce la mettono tutta sia con la fatica fisica che con lo sforzo intellettuale. Noi li aiutiamo fornendo loro il materiale scolastico: quaderni, biro, qualche libro di lettura e poco altro perché qui troviamo ben poco”.
Padre Angelo nella missione di Gasura ci vive da tre anni con altri due missionari Saveriani: padre Paolo e padre Giovanni. La missione conta circa 40 mila abitanti, ma di questi solo 17 mila sono cristiani cattolici (la stragrande maggioranza sono animisti) sparsi tra la chiesa centrale e otto piccole “succursali- capanne”, lontane tra loro anche 20 chilometri di distanza. I tre missionari visitano le succursali una volta al mese, quando c’è tempo. Nelle succursali dicono la messa ma tengono anche delle scuole di alfabetizzazione. Durante le loro visite periodiche alle succursali, la popolazione cristiana si raduna intorno al tendone della missione entusiata. Poi c’è la Messa, ci sono i problemi da affrontare, la roba da dare. Infine una danza festosa ringrazia e saluta il missionario che se ne va. Quasi sempre a piedi o in bicicletta.




interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf

 anna Montanari    - 11-02-2002
Mi piacerebbe pubblicare sul nostro giornalino della scuola "Sinapsi" questa lettera dal Burundi, pensi sia possibile? (ovviamente indicando l'autore)
grazie e ciao
Anna Montanari
Scuola media statale G.Casati
Milano