breve di cronaca
Scuola: mattoncini... o mele stregate?
L'Unità - 07-04-2004

Idee per la sinistra


Un bambino intento a costruire una casa di mattoncini. È concentrato e fiducioso della buona riuscita della sua opera, mentre scorrono le cifre della riforma: tempo pieno garantito con 40 ore settimanali (il solito, ambiguo gioco di parole: inutile continuare ad insistere sulla differenza sostanziale tra 40 ore e il concetto di tempo pieno); inglese e internet (le cosiddette innovazioni della scuola aziendalista delle tre i, che innovazioni non sono); l'anticipo scolastico (il primo atto istituzionalizzato di discriminazione sociale e culturale nel percorso formativo); la parola alle famiglie (il secondo atto, che affida all’“utenza”, ai suoi capricci e alla sua capacità “contrattuale” un ruolo decisivo nella determinazione di quel percorso, che inficia l'idea di una scuola per tutti e di tutti). Le solite parole d'ordine, che ancora una volta tentano di edulcorare - attraverso lo spot, l'opuscolo, la pubblicità - i contenuti di una riforma che se fosse ben accetta come la Moratti continua a sostenere, non avrebbe certamente la necessità di un supporto di propaganda così consistente. Secondo i dati emersi da una ricerca di Legambiente, durante l'esercizio finanziario 2002 alle “iniziative finalizzate alla comunicazione del processo di riforma” sono stati destinati 7.746.853 euro; nel 2003 13.200.000: e in queste cifre non è compreso il costo degli spot televisivi e radiofonici - numerosissimi ed insistenti - che ci hanno tempestato durante la gestione Moratti e di cui quello della casa di mattoncini rappresenta l'ultima sofisticata variante. “Una scuola per crescere”, il titolo di una campagna pubblicitaria che ha sottratto soldi dalle tasche degli italiani e dalle casse della scuola pubblica. L'unica cosa che cresce, per il momento, è la nostra incredulità e il nostro disorientamento. L'incredulità per l'indifferenza ormai ostentata per la situazione del Paese e della scuola, che si concretizza anche in un inutile spreco di risorse. Disorientamento perché non abbiamo sentito l'on. Maria Burani Procaccini (FI) - famosa, fino a febbraio, solo per un'improvvida ed anacronistica proposta di riforma della legge 180 - appellarsi alla Convenzione di New York per impedire “l'uso strumentale di bambini piccoli”, dopo che l'ultimo spot Moratti è stato mandato in onda. Dove è andato a finire la sua volontà di “tutela attiva dei diritti dei bambini?”. L'aveva invocata con tanta determinazione in febbraio, dopo la prima grande manifestazione dei genitori in difesa della scuola pubblica, proponendo sanzioni amministrative per coloro (comunisti?) che avessero condotto i propri figli in “riunioni in luogo pubblico”: fatte salve le manifestazioni religiose o quelle sportive, ricreative o a carattere “esclusivamente” educativo-culturale o in genere a tutte le manifestazioni che non siano “una forma di protesta contro persone e provvedimenti”. Praticamente: sì ai bambini in piazza, purché non si tratti di manifestazioni contro la riforma Moratti.

Inevitabile la domanda, posta all'epoca della proposta da Anna Serafini “Burani Procaccini vuole davvero tutelare i minori o il Governo dai bambini?”. Per Burani Procaccini “è evidente che non giova affatto ad una crescita serena la circostanza che il bambino sia catapultato in una situazione di estrema conflittualità e che al posto dei valori della comprensione e dell'amicizia il piccolo si trovi coinvolto in situazioni di aspra conflittualità e tensione”. La distanza culturale che separa chi individua nelle manifestazioni e nella protesta civile il luogo della violenza e del pericolo e chi uno strumento di partecipazione e di democrazia è talmente ampia che non vale la pena soffermarsi oltre sull'argomento. Noi manifestiamo per la difesa della scuola pubblica, manifestiamo per la pace, e riteniamo che sia molto più educativo per i nostri figli partecipare ad un corteo che strumentalizzare la loro immagine per propagandare - attraverso la tenerezza che suscita l'infanzia - un prodotto iniquo e realmente pericoloso.

A proposito di situazioni di aspra conflittualità e tensione, farebbe meglio il Governo a preoccuparsi (e ad impiegare risorse) per risolvere con rimedi meno improvvisati del decreto legge recentemente approvato il problema del precariato .

Negli ultimi 3 anni i punteggi dei precari sono cambiati ben 6 volte, tra ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato.
E questo provvedimento, oltre ad imporre un ennesimo computo dei punteggi ed aggiornamento a carico degli ex provveditorati, non risolve di fatto una situazione, esplosiva anche perché scaricata sulle spalle di persone che da anni stanno prestando servizio senza garanzie di trovare una sistemazione stabile all'interno del sistema scolastico.
Continua la diatriba tra sissini e precariato storico: basti leggere le lettere inviate al nostro giornale domenica da Gianfranco Pignatelli (Presidente dell'Ass.Naz. Comitati Insegnanti Precari, CIP) e Giovanni Iaquinta (Ssis). Sono 91.000 le supplenze annuali (coperte, quindi, da insegnanti non di ruolo) assegnate per quest'anno scolastico. Il Ministero indica l'esistenza di 40.000 posti liberi per l'insegnamento. Il decreto sancisce le 15.000 assunzioni approvate in novembre dal Governo (7300 insegnanti e il resto personale Ata). È evidente che il provvedimento è assolutamente irrilevante rispetto al numero di posti disponibili e che quella che il Governo sta perseguendo è una vera e propria politica di precarizzazione. D'altra parte una lettera di Tremonti del 2/8/2001 invitava la Moratti ad un “processo riduttivo delle spese”. Detto fatto: oltre alla questione dei precari, i 6000 posti in meno nella pianta organica individuati recentemente da una circolare ministeriale sono la prova. I modi in cui il decreto ridistribuisce il punteggio offrirà, è certo, lo spunto per portare avanti a colpi di ricorsi il mortificante duello cui insegnanti non di ruolo (288.000, secondo le stime del Ministero) sono costretti da questo Governo. Il decreto attribuisce 30 punti (12 per anno + 8 per il superamento dell'esame) ai docenti Ssis; 6 punti ai precari storici, per il superamento del concorso. Ma spesso la durata reale del corso di specializzazione non corrisponde alla durata effettiva. Appare poi particolarmente significativo il computo del servizio dei precari storici solo su una classe di concorso: fino al '99 un precario aveva la possibilità e l'obbligo (pena il depennamento dalla graduatoria) di accettare la supplenza nella prima classe di concorso compatibile con il proprio titolo di studio che gli venisse offerta. Oggi si scopre che quegli spezzoni, quegli anni consumati ad insegnare in classi di concorso differenti, non sono più validi. Tale norma ha il senso di evitare che i docenti delle Ssis potessero usufruire del punteggio aggiuntivo che l'acquisizione dell'abilitazione in alcune classi di concorso (A052, Latino e Greco; ma anche alcune abilitazioni in lingue o in discipline scientifiche) automaticamente concedeva in virtù dell'assimilazione di titoli ritenuti da essa assorbiti (A051, Italiano e Latino; A050, Italiano e Storia; A043, Italiano, Storia e Geog. alle scuole medie). In una simile situazione un docente Ssis avrebbe potuto contare non su 30 ma su 120 punti. Non è stato però sottolineato come, nel caso in cui i docenti Ssis avessero conseguito più abilitazioni nello stesso periodo (certificazione a carico degli atenei, che dovranno limitarsi a segnalare diversi orari di frequenza) queste andranno a cumularsi con ulteriori 30 punti per abilitazione. L'aggiornamento biennale e non più annuale delle graduatorie, annunciato dal decreto e considerato tanto positivamente dal Ministro, decorrerà dall'a.s. 2005/06 e tutto lascia intendere che tale posticipo sia teso a consentire l'accesso ai nuovi diplomati Ssis. Nessun criterio appare poi più sorprendente e contestabile della decisione di attribuire 6 punti a chi abbia prestato servizio militare: una inaccettabile discriminazione, che non colpisce solo le donne, ma anche coloro che per motivi differenti (calamità naturali, problemi fisici) siano stati esonerati o riformati dal servizio di leva: gli insegnanti delle zone terremotate avranno una chance (e 6 punti) di meno. Molto meglio va ai raffermati: firmando per la propria permanenza, si sono garantiti 6 punti per ogni anno aggiuntivo di servizio prestato. Quello dell'equiparazione della leva militare al servizio nella scuola statale non è l'unica “mela avvelenata”, per usare le parole di Pignatelli, contenuta nel decreto. Questo tardivo provvedimento del Governo, volto a sanare le sperequazioni precedenti, non fa che offrire ulteriore spazio alla possibilità di ricorsi e contenziosi.
Una conseguenza prevedibile, che dà corpo al sospetto di trovarsi di fronte ad un ulteriore stratagemma del duo Moratti-Tremonti per evitare le immissioni in ruolo. Creando un ennesimo pasticcio normativo continuano a rimandare l'attribuzione della certezza del diritto a chi da anni lavora precariamente nella scuola. In attesa di tempi migliori: quando il “processo riduttivo delle spese” avrà dato luogo a tagli di posti di lavoro che consentiranno di spazzare via definitivamente i precari dal mondo del lavoro.

Marina Boscaino
segnalato da Pierangelo Indolfi


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 Andrea Florit    - 09-04-2004
Precari:quale futuro?

Le prospettive per i docenti precari, pur se inseriti nelle GP provinciali recentemente o da anni, non sembrano essere delle migliori.

Le recenti dichiarazioni rilasciate alla stampa dal senatore Franco Asciutti, presidente della VII commissione, e i progetti legislativi della Maggioranza stanno gettando nel panico non pochi aspiranti all'assunzione a T.I..

Il quadro che si presenta è il seguente.

A) LA SPERANZA DI UN ESERCITO
E' un vero esercito, di quasi 300 mila teste, quello dei precari iscritti in GP che aspira ad un posto stabile nella scuola, a fronte di circa 40 mila posti effettivamente vacanti, secondo rilevazioni del ministero (ben di più secondo i sindacati), e di un turnover annuale di circa 15 mila posti.
Tutti questi insegnanti ripongono le proprie speranze nell'attuale sistema di reclutamento (metà dei posti assegnati attingendo dalle graduatorie di merito del concorso ordinario e l'altra metà dalle graduatorie permanenti) e nelle dichiarazioni raccolte recentemente dalle aule parlamentari e da esponenti ministeriali, che hanno finora garantito il ricorso ad una fase di transizione rispettosa dei diritti e delle aspirazioni maturati finora dai precari più o meno storici.

Così, ogni anno, questo esercito attende con impazienza la comunicazione su se e quante immissioni in ruolo potranno avvenire. Nel frattempo si affanna, paga, frequenta, calcola, ricorre, si irrita, insulta e studia (non solo la propria disciplina, ma anche la strategia che potrà consentire di portare a casa qualche punticino in più).


B) IL FUTURO PROSSIMO
A far crollare tutte le speranze ci pensa però la realtà dei progetti che Governo e Parlamento stanno portando avanti. Il senatore Asciutti assicura che dal 2005 non ci saranno più assunzioni basate sugli attuali criteri, facendo esplicito riferimento al sistema di reclutamento previsto dall'art. 5 della legge 53/03. In due diverse interviste ha prospettato scenari ben precisi: esaltando la conclusione delle procedure abilitanti, concorsuali e riservate, e prospettando delle abilitazioni mirate, per numero e disciplina, "attraverso corsi universitari di specializzazione calibrati sulle effettive esigenze delle scuole, come prevede la riforma; nessuno più sarà illuso di poter essere assunto solo perché dichiarato idoneo". I prossimi contratti a T.I. saranno decisi a livello regionale, sottoscritti direttamente dalle scuole in base alle loro effettive necessità, attingendo ai corsi di specializzazione universitari (non alle Ssis, si badi bene, ma al biennio di specializzazione-abilitazione previsto dalla legge 53/03).

A rincarare la dose arriva il DdL AC 4759 (d'iniziativa dell'on. Angela Napoli, AN) che approda in questi giorni in Parlamento: la proposta, che disciplina il nuovo sistema nazionale di istruzione, prevede che possano esercitare attività di insegnamento nelle scuole pubbliche e private solo gli iscritti all'ordine e all'albo dei docenti e che le assunzioni a tempo indeterminato nelle scuole pubbliche avvengano, per le rispettive classi di concorso, a mezzo di procedure concorsuali aperte ai docenti iscritti all'albo.

La legge sulla devoluzione porterà poi a livello strettamente locale la gestione delle procedure.


C) LE PERPLESSITA'
Di fronte a questa situazione nascono alcune legittime perplessità:
1) Il futuro "dietro l'angolo" prospettato dal senatore Asciutti collide già con gli imminenti corsi abilitanti previsti dal recentissimo DL sul precariato.
2) Il sistema universitario di formazione dei futuri insegnanti 3+2 non è ancora ufficialmente decollato; come potrà fornire già dal 2005 i prossimi neo-assunti? E come potrà conciliarsi con la massa di docenti già laureati, abilitati, pluriabilitati e specializzati?
3) Altra perplessità, ma in senso opposto, nasce dalla precisione con cui il futuro prossimo è stato presentato e descritto, facendo pensare alla decisione per un secco taglio con il presente, senza ricorrere a vie intermedie o di transizione e passando subito ai nuovi criteri; detto in parole povere, le abilitazioni e i titoli conseguiti finora serviranno a ben poco, se non quale credito per i concorsi "locali" di reclutamento.
4) Perché la Moratti non parla chiaro dichiarando apertamente cosa avverrà di qui a pochi mesi? A chi e a cosa giova un'ulteriore illusione data ai precari? E mi riferisco in modo esplicito al "sistema di transizione" che dovrebbe condurre dall'attuale situazione ai nuovi criteri di reclutamento, previsto e promesso da tutti, ma che concretamente nessuno ha mai messo nero su bianco o almeno spiegato nella sua realtà attuativa.
5) Che destino avranno le GP, per le quali tanto si è prodotto in questi mesi, dato che esse non sono assolutamente prese in considerazione dai progetti esposti?
6) Come potranno i vincitori degli ultimi concorsi ordinari far valere i diritti acquisiti, rientrando nel numero di assunzioni per cui avevano concorso e non ancora effettuate?
7) Come si inseriranno nel nuovo contesto gli specializzati delle Ssis? In teoria non dovrebbero godere di particolari privilegi; questo sia per i contenuti del comma 3 dell'art. 1 del DL-precari ("L'abilitazione conseguita presso le scuole di specializzazione all'insegnamento secondario costituisce titolo di accesso solo ai fini dell'inserimento nell'ultimo scaglione delle graduatorie permanenti"), sia per la consolidata equiparazione tra tutti i diversi titoli abilitativi (quantificata dallo stesso DL in 6 punti).


D) COSA MI ATTENDO
La somma di tutto quanto sopra detto porterebbe a queste previsioni:
- utilizzo delle graduatorie permanenti solo per l'attribuzione delle supplenze a partire dall'a.s. 2005/06;
- istituzione dell'albo e dell'ordine nazionale e regionale dei docenti;
- concorsi "locali" banditi sulle effettive esigenze numeriche e disciplinari delle scuole, riservati agli iscritti all'albo dei docenti (con la speranza che almeno nel periodo iniziale i candidati possano essere reclutati dalle graduatorie di merito vigenti);
- decollo del sistema universitario 3+2 di formazione dei docenti;
- possibile riserva di una percentuale delle assunzioni per i laureati che concludono, su numero programmato, il biennio di specializzazione universitario.

Eventualmente, se i tempi parlamentari e attuativi dei decreti applicativi fossero eccessivamente lunghi, potrebbe avvenire lo slittamento di un anno scolastico, ma poco cambierebbe.


Unica alternativa potrebbe essere quella di una modifica del testo della futura legge, che preveda il mantenimento del ricorso alle GP per il 50% dei posti e riservando solo l'altra metà ai concorsi "locali". Ma non sono certo queste le intenzioni dichiarate dalla Maggioranza di governo e parlamentare.


L'invito, nemmeno troppo celato, che faccio è rivolto a quanti stanno ancora a dannarsi per il testo del DL e per i punti in tabella, di porre maggiore attenzione a "questi" temi.


A cura di Andrea Florit
Coordinamento Precari e Disoccupati della Scuola Provincia di Venezia