Emozioni
Roberta Bedosti - 06-04-2004
Adolescenti






La professoressa Ariberti veleggiava sui nuovi tacchi, pronunciando le parole con insolita cautela. Il silenzio era totale, come quando l' argomento non lascia spazio a distrazioni.
Giulia alzò la testa, terrorizzata di essere chiamata dall' insegnante e di non avere la più pallida idea di che cosa stesse blaterando. La ragazza aveva abilmente incastrato il romanzo tra il libro di scienze e il diario. Niente al mondo le avrebbe impedito di leggere le ultime pagine. Si stava aggirando per le strade con Momo, di cui aveva già vissuto tutte le avventure, ma alla parola " mestruazioni" che la Ariberti lasciò cadere come una bomba, sentì un flusso di calore salirle alle guance. Mollò il libro e si guardò attorno: Cristian teneva gli occhi incollati all' insegnante, Maria e Chicco prendevano appunti, Veronica sorrideva e Paolo disegnava molto concentrato. Lanciò uno sguardo a Irene, che sembrava molto interessata.
" Un ciclo normale è di 28 giorni, anche se ci sono cicli più brevi " La voce acutissima della prof. tagliava l' aria.
Giulia sapeva che Irene era già sviluppata da un anno, ma non ne parlavano quasi mai, era come se ci fosse un tacito accordo: in fondo non c' era nulla di cui parlare. Le madri ne dissertavano fin dalle elementari, avevano tutte visto i cartoni animati " Siamo fatti così " e sembrava che non ci fosse più nulla da scoprire sull' argomento. Eppure tutti erano così seri, così attenti che Giulia si sentì quasi imbarazzata. Lei era una delle poche che non aveva ancora l' esperienza diretta e, qualche volta, invidiava le compagne quando avevano mal di pancia, mal di testa e annunciavano con un risolino di complicità:
- Ho le mie cose
E qualcuna rincarava la dose:
- Io l'ultima volta sono stata a letto due giorni
Sembravano tutte di un club elitario, da cui si sentiva esclusa.
La prof continuò, come un abile chirurgo, a vivisezionare il fatto in tutte le argomentazioni scientifiche, bloccando così ogni possibile intervento malizioso, specialmente dalla parte maschile della classe. Maschi e femmine prendevano appunti come se si trattasse della fissione nucleare e non di qualcosa che poneva inevitabilmente fine all' infanzia e catapultava l' adolescente nel mondo della piena femminilità.
Giulia ascoltava questa donna che pronunciava le parole " clitoride " " vagina ", con le labbra gonfie, piene di rossetto, come se parlasse di tubi idraulici e cercava di immaginarla alle prese con la figlia mestruata. Sarebbe stata capace di trovare i gesti adatti, il calore necessario per consolare una bambina della perdita dell' infanzia ?
La campana dell' intervallo sollevò Giulia dai suoi dubbi. Prima di schizzare anche lei nel corridoio a sciogliersi i muscoli, si buttò avidamente sulle ultime righe di Momo, finché sentì il suo nome. Alzò gli occhi e capì che Irene che parlava di lei con veronica. Veronica le si avvicinò e le chiese timidamente:
- ha detto Irene che tu hai un assorbente di riserva - e arrossendo ancora di più - mi sono arrivate le mestruazioni adesso
Giulia nascose la testa sotto il banco, poi la tuffò nello zaino.
- Tu come stai di solito ? - chiese Veronica.
Giulia si sentiva in trappola, non voleva rivelare la verità, ma non aveva il coraggio di mentire. Si mise a cercare nelle tasche della giacca, per prendere tempo, poi tese a Veronica un piccolo astuccio e sussurrò:
- Bene, scusami, ma devo scappare dalla Pitti per il costume di Mercuzio - e si precipitò di corsa fuori dall' aula.






Sara e Barbara erano al piano terra, dove avevano, provvisoriamente, trasformato lo spogliatoio dell' infermeria in una sala prove di costumi teatrali. Stavano cercando di fare entrare Jachima in un bellissimo abito argentato che Sara aveva recuperato in oratorio.
La ragazza era stupenda: l' abito esaltava la sua pelle liscia, il corpo perfetto, purtroppo le stava talmente incollato addosso che non riusciva a respirare.
- Prof, posso entrare ? Sono Giulia
- Sì, sì - rispose Barbara.
La ragazza richiuse la porta e rimase piacevolmente sorpresa alla vista di Jachima argentata.
- Uahhuu!! Sei perfetta !
- Peccato che non respiro
Sara nascosta dietro di lei armeggiava con la cerniera. Emerse con gli spilli in bocca.
- Potremmo aprirlo un po' e fissarlo con delle spille da baglia - suggerì Barbara.
Sara eseguì e Jachima respirò.
- Il giorno prima della recita devi digiunare - scherzò Giulia - Prof, ho portato questo mantello che ne dice?
- Dico che può andare
Sara si chinò in uno dei tanti sacchetti di plastica e ne estrasse un enorme cappello variopinto.
- E così sei un Mercuzio perfetto - concluse sistemandolo in testa alla ragazza.
Scoppiarono tutte a ridere. Giulia si muoveva come nella scena del duello, attenta a mantenere l' equilibrio per non far cadere il cappello: più che un personaggio shakespeariano sembrava un giocoliere in un circo.
- Shakespeare si rivolterà nella tomba - sentenziò Barbara.
- Sarà abituato. E' stato trattato molto peggio da registi più famosi di noi - concluse Sara ripiegando mantello e cappello.
- Mandami giù Veronica e Irene - Sara guardò l' orologio - tra dieci minuti - e rivolta a Barbara - Ci sta un caffè ?
- Certo, però buono
Uscirono nel cortile dove i rgazzi si allenavano nel salto in lungo e nella corsa. Molti avevano abbandonato la tuta pesante per i pantaloncini. Sara passò sotto gli alberi e si accorse che le gemme erano gonfie.
- Quand' è che ti rendi conto che è primavera ?- chiese all' amica, prendendola sottobraccio.
Barbara pensò un attimo.
- Quando comincio a svegliarmi prima della sveglia al cinguettìo degli uccellini
- Già e quando esco di casa avrei voglia di andare al parco in bici, anziché venire a scuola
- Ma prof, non si vergogna ? Lei è peggio dei suoi alunni
- Ebbene sì, sto contando i giorni alle vacanze di Pasqua
- Io invece sto contando i giorni alla recita e mi sembra che siamo spaventosamente indietro.
Sara assaporò il caffè fino in fondo, prima l' aroma, il calore della tazzina, poi il sapore forte e amaro: una vera botta di vita.
- Non fare sempre la catastrofica. Veronica e Fabrizio vanno benone. Cristian quando è " dentro Tebaldo " è perfetto. Giulia sta lavorando al suo Mercuzio con passione, la coreografia del ballo è vivace, coloratissima. Vedrai che sballo in teatro con le luci
- Sì, la Giulietta del ' 68 è penosa, per non parlare di Jachima che ha tre battute e le sbaglia tutte.
Sara sorrise. Pensava a Jachima, alla sua totale incapacità di coordinare corpo e cervello, al corpo perfetto, assolutamente rigido senza la musica. Lei come John aveva la musica nel DNA. Non riusciva ad esprimere nulla senza un ritmo forte.
- Devo farla provare da sola con la musica - esclamò Sara.
- Sì con la bacchetta magica
- lasciami provare, giovedì alla terza ora tu stai in classe, io prendo fuori lei e John, provo e riprovo con la musica
Barbara la guardò tra il tenero e il divertito.
- Sì Mary Poppins ! - e spinse delicatamente l' amica fuori dal bar.






- Questa è una prova d' esame: nessuno uscirà prima di due ore. dovete fare una delle solite schede film. Concentratevi sull' analisi dei personaggi, sui messaggi e sullo stile ( colonna sonora fotografia ecc. ).
- Prof possiamo parlare delle discussioni sull' omosessualità che abbiamo fatto col prof. di religione ? - chiese Chicco
- Sì, ma state attenti a non andare fuori tema. Dovete fare una specie di articolo di critica cinematografica sul film " Philadelphia ", non un tema sull' omosessualità.
- Possiamo tenere gli appunti ? chiese Ines
- Ma sei fuori ? credi che all' esame ti lascino copiare dagli appunti - sbottò Cristian che alla parola " esame " entrava subito in fibrillazione.
- Prof che musica ci mette ? - chiese John.
- Che ne dite della colonna sonora del film ?
Un consenso entusiastico accolse la proposta e appena la voce di Bruce Springsteen catapultò tutti nelle strade di Filadelfia, ognuno cominciò a lottare, insieme a Tom Hanks, col proprio foglio bianco.
Sara li guardava un po' triste e un po' compiaciuta. Stava per lasciare questi cuccioli di uomo e di donna. Li aveva condotti per mano per tre anni e, come al solito, ora stavano esplodendo nella primavera della vita, senza che lei riuscisse più a controllarne le emozioni.
Giulia scriveva a ritmo forsennato, con le mani nei capelli, che schiacciava meccanicamente dietro le orecchie.
Sara rivedeva un po' se stessa. Anche lei scriveva fitto fitto. Alla fine si sentiva svuotata e felice: ogni tema era una specie di catarsi.
Era stata una buona idea di vedere " Philadelphia " insieme a Davide , il collega di religione. I ragazzi lo adoravano e lui riusciva a stimolare delle discussioni accesissime, anche su argomenti difficili come l' omosessualità o l' aborto, mantenendosi in bilico, in un sottile gioco di equilibri. Sara si sedeva nell' ultimo banco come uditrice. Dopo i primi minuti di imbarazzo, tutti si dimenticavano di lei e poteva osservare le dinamiche degli interventi, i ruoli di leaders e gregari che si sviluppavano di volta in volta.
Alla fine delle due ore tutti consegnarono senza problemi, tranquilli, quasi soddisfatti.
Sara stava già scendendo le scale quando fu raggiunta da una bidella.
- Prof. c' è una supplenza
- Adesso ? " Accidenti" pensò Sara " mi salta l' allenamento in piscina ".
- Sì il collega ha telefonato poco fa . Altrimenti devo dividere la classe
Sara risalì rassegnata.
- Che classe è ?
- E' la sua terza
Chiuse la porta e bloccò qualsiasi protesta
- E' una supplenza. Tranquilli. Io faccio il mio lavoro, voi tenete basso il volume
Nel chiacchiericcio contenuto riuscì a scorrere velocemente i temi. In generale sembravano dignitosi, alcuni decisamente buoni. Decise di leggere con più attenzione il tema di Giulia. La ragazza era riuscita a fare una sintesi perfetta della situazione. Poche righe ed era tutto lì il dramma della diversità nascosta dal pregiudizio perbenista. Aveva sottolineato l ' intensità della colonna sonora, l' interpretazione asciutta, la fotografia grigia, azzurrata, alternata ai coloratissimi rossi, interni emotivi, quasi melodrammatici. Giulia aveva decisamente della stoffa. La chiamò per evidenziare i pochi errori.
- Perché non lo porti nel corso A? Stanno cercando articoli per il giornalino
Gli occhi le brillarono di soddisfazione.
- Veramente prof. ?
- Certo. Scegli un bel titolo, taglia nei punti che ti ho indicato e… auguri. Quando diventerai famosa potrò dire " Io la conoscevo bene ".

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