breve di cronaca
Scuola, siamo prof o caporali?
il Manifesto - 06-04-2004

Approvato il decreto sulle graduatorie degli insegnanti. Il ministro Moratti stravolge le regole per il prossimo anno: discrimina le donne e promuove in cattedra i precari che hanno svolto il servizio militare. La divisa vale sei punti

di CINZIA GUBBINI

ROMA - Per fare l'insegnante, adesso conterà persino aver fatto il militare. E non poco: a chi esce dall'esercito saranno assegnati 6 punti, quanto il bonus riconosciuto ai cosiddetti precari storici. E' questa una delle novità contenute nel decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri che ridefinisce - per la settima volta in tre anni - le regole per assegnare i punteggi nelle graduatorie scolastiche. Dopo il tentativo di affrontare questo delicato nodo in parlamento attraverso un disegno di legge, il ministro Moratti ha deciso di intervenire tramite esecutivo per accelerare i tempi. Tuttavia non sarà facile, entro aprile, rivedere le graduatorie, poiché il decreto (che ricalca il ddl discusso in commissione cultura al senato) rischia di sconvolgere le attuali graduatorie.

Uno dei problemi principali, e cioè riequilibrare le posizioni dei precari storici - insegnanti vincitori di concorso, ma in attesa da anni di un'assunzione - e dei cosiddetti sissini - insegnanti che hanno ottenuto l'abilitazione attraverso i corsi universitari di specializzazione - viene risolto assegnando ai primi un bonus di 6 punti e ai secondi la riconferma dei 30 punti da spendere in una sola classe di concorso. Tuttavia, nella altre classi di concorso per cui hanno conseguito un'abilitazione, potranno contare su 6 punti. Anche gli insegnanti che hanno prestato servizio di sostegno avranno il loro riconoscimento: le università istituiranno corsi abilitanti annuali che potranno essere frequentati da chi ha lavorato per 360 giorni a partire dal 1 settembre `99; stessa opportunità prevista per gli insegnanti in possesso di diplomi dei conservatori di musica. Le altre due novità sono il riconoscimento di 12 punti per il dottorato di ricerca e l'aggiornamento delle graduatorie, fatto non più annualmente ma ogni due anni.

Nessun criterio è però sorprendente quanto la decisione di riconoscere 6 punti a chi ha prestato il servizio militare o civile. Dopo anni di diatribe su come certificare la professionalità del docente, scopriamo che saper maneggiare il fucile conta quanto aver insegnato per anni nelle classi, a contatto con gli studenti. Oltretutto l'effetto sarà retroattivo con una chiara discriminazione nei confronti delle donne, come ieri sottolineava in particolare la Cisl - anche se non sfugge il tentativo di rendere più attraente il servizio di leva volontario. L'idea è del senatore di Forza Italia Franco Asciutti, relatore del ddl, ma va segnalato il voto a favore del diessino Tessitore. «Credo sia giusto tributare un riconoscimento a chi ha prestato un servizio allo stato. E' una sorta di "pagherò" dello stato per coloro che decideranno di diventare insegnanti», spiega Asciutti, che non manca di lasciarsi scappare un sospirato «pensiamo ai ragazzi di Nassiriya...».

Ma aldilà di questa chicca, il decreto nella sua interezza non convince il mondo della scuola. Dai sindacati confederali, ai Cobas, alle varie organizzazioni di precari, tutti ritengono che il decreto non risolverà il problema del precariato. Anzi, il timore è che sia l'anticamera di quanto previsto dalla riforma Moratti, cioè l'assunzione per chiamata diretta da parte delle scuole. «Siamo molto delusi. Nessun riconoscimento per i diritti di chi da anni lavora nella scuola e ha accumulato esperienze e professionalità, costruendo oltretutto la propria carriera e quindi la propria vita nella più totale incertezza delle regole», osserva Aureliana Scotti, del movimento degli insegnanti precari. Per Enrico Panini segretario della Cgil scuola: «Il governo continua a rispondere con un pressappochismo inaccettabile. Il contenzioso giuridico continuerà a lievitare alimentando incertezza e confusione». Panini sottolinea come l'annuncio da parte del ministero dell'assunzione di 15 mila persone (tante quante ne richiede il turn over di quest'anno) riconferma la volontà di precarizzare la condizione di chi lavora nella scuola. Anche Chiara Accirini dei Ds osserva che «è inutile ridefinire i punteggi, se poi non si è in grado di prevedere un piano stabile di assunzioni». Critica anche Titti De Simone, del Prc: «E' un decreto che non riconosce i diritti acquisiti e non risolve il problema del precariato. Si conferma la volontà di questa maggioranza di ignorare le richieste dei soggetti coinvolti dalle scelte legislative che opera». Persino lo Snals, che negli ultimi mesi ha condotto una politica di pieno appoggio delle scelte del ministero, riconosce che «non è questo il testo auspicato», e chiede l'attuazione di un piano programmato delle assunzioni.


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