breve di cronaca
Germania, un land vieta il velo
Il Manifesto - 03-04-2004

STOCCARDA

Le docenti islamiche non potranno indossarlo a scuola
Simboli: l a legge votata dal parlamento del Baden-Wuerttemberg: «e' un simbolo politico».
Berlino pronta a imitare la legge francese



Le insegnanti islamiche che lavorano nelle scuole pubbliche del Baden-Wuerttemberg, nel sudovest della Germania, non potranno più indossare il velo nelle ore che trascorrono a scuola. A deciderlo è stato ieri il parlamento del Land di Stoccarda approvando una legge varata nei mesi scorsi dal governo di centrodestra. Con i deputati della maggioranza (Cdu e i liberali del Fdp) hanno votato a favore del provvedimento anche i socialdemocratici della Spd. «Per il velo islamico non c'è posto a scuola», ha detto il ministro dell'Istruzione Annette Schavan, convinta che il velo abbia per le insegnanti islamiche anche un valore politico che può avere influssi negativi sugli allievi. Dopo la Francia, anche la Germania decide dunque di affrontare la delicata questione del velo con una legge. A differenza però di quanto fatto dai loro colleghi francesi, che hanno proibito l'ostentazione dei simboli di tutte le religioni, i deputati del Baden-Wuerttemberg hanno scelto di penalizzare per il momento solo le insegnanti islamiche. Una decisione restrittiva resa possibile da una sentenza con cui alcuni mesi fa - rispondendo al ricorso presentato da un'insegnante afghana - la Corte costituzionale tedesca aveva stabilito che indossare il velo a scuola è possibile in via di principio, riservando però a ciascuno dei 16 Leander la possibilità di legiferare in materia a proprio piacimento. Esattamente quanto fatto dal Baden-Wuerttemberg, e proprio quanto si preparano a fare anche i governi di Baviera, Assia, Saar e Bassa Sassonia, ognuno dei quali ha già presentato disegni di leggi analoghi sui quali devono ora pronunciarsi i rispettivi parlamenti.

Come era forse inevitabile, anche in Germania il velo islamico è stato causa di numerose polemiche che hanno coinvolto lo stesso presidente tedesco Johannes Rau, critico nei confronti di ogni tentativo di vietare il velo alle insegnanti islamiche. «Non è conciliabile con la libertà di religione garantita dalla nostra Costituzione a tutte le persone», ha detto più volte. A muovere Rau, socialdemocratico di fede protestante, è soprattutto la paura che un eventuale divieto possa portare a un ulteriore separazione tra stato e chiesa: «Temo infatti - ha spiegato in passato - che un divieto del velo sia il primo passo per uno stato laico che metta al bando immagini e simboli religiosi della vita pubblica: questo non lo voglio».

Suo malgrado Rau non riuscirà forse a impedire che la Germania - paese con 7 milioni di stranieri, 3,5 milioni dei quali musulmani - imbocchi la stessa strada intrapresa dalla vicina Francia. Almeno una parte del paese ha infatti deciso di prendere a modello proprio la legge francese. Mercoledì scorso il governo della regione di Berlino ha annunciato un provvedimento per vietare tutti i simboli religiosi - velo, croci di grandi dimensioni e kippa ebraica - non solo agli insegnati delle scuole pubbliche, ma anche agli agenti di polizia, ai magistrati e agli ufficiali giudiziari. Un'imparzialità che però non ha risparmiato il governo dalle critiche della comunità musulmana, che le ha giudicate lesive del diritto di espressione religiosa.

C. L.
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 Pierangelo Indolfi    - 06-04-2004
da Il Manifesto del 4.4.2004 pag. 4
Rubrica "Parabole" di Adriana Zarri

Il velo

Non sono fuori tempo: da noi se ne parla ancora, ed io sono un po' mortificata perché l'episodio della signora islamica, esclusa da una scuola per via del velo che portava, è accaduto nella mia provincia e nella mia diocesi, non lontano da me. La motivazione addotta, per il rifiuto, era sommamente ridicola: perché - si è detto - i bambini si sarebbero spaventati. Al che tutte le persone di buon senso si sono chieste perché non si spaventano per la divisa, ben più vistosa, delle suore, frequentatrici abituali dei giardini d'infanzia. Forse perché si tratta di una divisa cattolica?

Per fortuna il giornale della diocesi ha preso le distanze dall'assurdo divieto e la signora è stata immediatamente accolta in un'altra scuola dove i bambini si sono così poco spaventati che hanno giocato allegramente con lei, con la sua giovialità e con il suo velo. Evidentemente erano bambini ecumenici.

La prima scuola è rimasta isolata, nella riprovazione e nel ridicolo.


 Pierangelo Indolfi    - 06-04-2004
Da "Liberazione" del 6.4.2004

Quel che è di Cesare e quel che è di Dio: la laicità nel vangelo

Proposto dal collettivo femminista studentesco "La mela di Eva" si è tenuto alla Sapienza un seminario sull'"Immagine della donna nelle religioni monoteiste", ed è stato di grande interesse. Poiché la laicità dello Stato mi pare stia correndo molti pericoli, vorrei discorrerne brevemente. Anche alla Sapienza ho detto, sollecitata da una domanda dal pubblico, che con grande fatica (mille anni di lotte per le investiture, vari re cristianissimi e cattolicissimi, varie affermazioni di "religione di Stato" anche nell'area protestante - ad esempio in Inghilterra e in Svezia e storicamente nelle ipotesi politiche di Calvino, mentre oggi invoca una iniezione di laicità il governo socialista spagnolo ecc. ecc.) il principio della laicità dello Stato (nato in Europa con la Rivoluzione francese) può e deve essere affermata in qualsiasi contesto di cristianità per il noto episodio evangelico che la fonda, là dove Cristo distingue in modo drastico ciò "che è di Cesare" da ciò "che è di Dio". Nelle altre due religioni monoteiste la cosa è più difficile: è un complicato processo in corso e da favorire, dato che non vi è nessuna affermazione del genere nei testi sacri, tanto che gli stati vengono detti "islamici" e così le università, le leggi vengono sottoposte a un vaglio religioso (ad esempio in Iran) mentre nell'ebraismo pure non è prevista una dimensione laica, lo stato di Israele non ha Costituzione ed è - dal punto di vista formale - una teocrazia.

Le cose non vanno facilmente nemmeno in ambito cristiano: nonostante le affermazioni evangeliche la laicità ha un andamento storicamente oscillante. Ad esempio la Costituzione della repubblica è laica, ma non lo è sempre la politica che dovrebbe eseguirla: si può sostenere che l'esistenza di un Concordato offende la laicità, lo stesso l'insegnamento della religione cattolica (e solo di quella) nelle scuole, l'otto per mille ecc. E' in corso un processo di riclericalizzazione, ad esempio quando nelle scuole pubbliche viene dalla Moratti di fatto escluso che nell'insegnamento delle scienze e della filosofia venga citata l'evoluzione. Come spesso capita, chi applica è più papista del papa e non sa nemmeno che da molti decenni la chiesa cattolica accetta il cosiddetto evoluzionismo moderato ecc. ecc.

Ma oggi il pericolo viene da altro: dal fatto che, in condizioni di debolezza di fronte al rilancio politico delle religioni, alcuni stati comincino a praticare una laicità diventata laicismo cioè fondamentalismo laico: tale pare a me la decisione francese di vietare il velo (naturalmente anche alle suore cattoliche), seguiti in questo dai tedeschi, se - a quanto ho letto - anche Berlino starebbe mettendosi su quella strada. Non appartiene a Cesare di intrigarsi dei contenuti di coscienza o di registrare le denominazioni religiose per appartenenza personale, né di applicare o vietare le osservanze religiose. E in un momento nel quale la chiesa cattolica continua ad insistere anche oltre ogni ragionevolezza storiografica nella richiesta di citazione delle radici cristiane o almeno di un privilegio religioso nella costituzione europea, vale la pena di domandarsi che cosa sta succedendo e se sia ragionevole aggiungere fascìne all'incendio fondamentalista che già infuria. Si sta avviando una fase di violazione o cancellazione della laicità: non esisteva ormai da duecentanni e più, che i fenomeni storici si dicessero con nomi religiosi. Ora ogni giorno ci arrivano in tavola il terrorismo "islamico", lo scontro di civiltà tra Islam e "Occidente cristiano".

Lidia Menapace

 Pierangelo Indolfi    - 10-04-2004
da "Il Manifesto" del 10.4.2004 pag. 10

Seviziata perché non porta il velo
Parigi, una ragazza di origine turca sorpresa dalla famiglia a fumare per strada
ANNA MARIA MERLO
PARIGI
La giovane donna ha vent'anni. Ora è ricoverata in ospedale a Belfort e il suo bambino di venti mesi è affidato ai servizi sociali, in attesa della guarigione della madre. Il 3 aprile scorso, dei vicini hanno sentito delle grida provenienti da un appartamento nel quartiere popolare delle Résidences e hanno chiamato la polizia. Gli agenti sono arrivati e hanno trovato la giovane, che è di origine turca, nata ad Ankara, con i capelli rasati, strappati e bruciati. Il corpo coperto di ecchimosi, conseguenza delle botte ricevute. La ragazza ha raccontato alla polizia la sua vita: era stata forzata a sposarsi a 16 anni, in Turchia, con un uomo che non conosceva e che l'ha portata a Belfort, una cittadina industriale dell'Alto Reno. Il marito, appena arrivati in Francia nel 2000, le ha imposto di portare il velo, di non uscire di casa e di occuparsi esclusivamente dei compiti di casalinga. La ragazza aveva altre idee in testa, voleva semplicemente vivere. Così sono iniziate le violenze continue, addirittura dei calci al ventre quando era incinta. Poi, il 3 aprile scorso, una cognata la soprende in strada, mentre, senza velo e fumando una sigaretta, stava chiacchierando con degli altri giovani. La cognata denuncia il fatto al marito della ragazza. Quest'ultimo, che ora ha 26 anni, assieme a sua madre di 54 anni e a due fratelli (23 e 24 anni), decidono cosi di darle una «lezione». Le bruciano e strappano i capelli, la picchiano, con l'intenzione di lasciarle sul volto delle cicatrici indelebili che la costringano a portare il velo definitivamente. Gli aggressori - il marito e uno dei fratelli, più la madre - sono ora in carcere a Belfort e rischiano vent'anni. L'altro fratello è a piede libero, perché avrebbe solo partecipato alle violenze tenendo ferma la ragazza.

Questa triste vicenda rivela la realtà che, in molti casi, sta sotto al velo islamico e pone sotto una luce diversa la polemica che ha infiammato la Francia (e non solo) in occasione della legge che bandisce i segni religiosi dalle aule scolastiche. I difensori della legge hanno sempre denunciato quello che accompagna la questione del velo: non solo un foulard da mettere in testa come emblema di un'appartenenza scelta. In moltissimi casi, infatti, le ragazze sono costrette a portare il velo e tutto quello che al velo va assieme: matrimoni forzati, molto spesso nel paese d'origine della famiglia, impossibilità di uscire come vogliono, di studiare e di lavorare. Casi estremi come quello della ragazza di Belfort riguardano, in Francia, soprattutto la comunità turca, perché è di più recente immigrazione (in genere è la prima generazione), più isolata dalla società di altre popolazioni. Ma, nel recente passato, l'opinione pubblica è venuta a conoscenza di altri casi simili. Un anno fa, per esempio, una classe di liceo è riuscita a riportare in Francia una compagna di scuola che era stata obbligata dal padre, di origine senegalese, a mettere il velo e a tornare in Senegal per sposarsi con un sconosciuto scelto dalla famiglia.

 Pierangelo Indolfi    - 10-04-2004
da "L'Espresso"

Satira preventiva di Michele Serra

In crociata con San Barbecue

In risposta al fanatismo islamico, i cattolici leghisti si radunano in Val Trompia per la sagra di San Contrario, nel corso della quale i bambini mangiano i comunisti

Il contraccolpo più velenoso del fanatismo islamico deve ancora venire. Sarà il fanatismo nostrano, che dorme nelle viscere dell'Occidente, sepolto dalla secolarizzazione e dal colesterolo. La prima avvisaglia è la setta puritana che si è impadronita della Casa Bianca. Una cricca di cinquantenni wasp, devoti a San Barbecue e armati di mazza da golf e racchetta da tennis, che come programma politico ha la liberazione della Mecca, dove secondo la leggenda è sepolta la mazza da golf di San Giorgio. Il green della buca 18, a giudizio dell'amministrazione Bush, si trovava esattamente dove oggi sorge la Pietra Nera.
In Francia si sta riorganizzando il movimento scismatico del vescovo Lefebvre, che fu la punta di diamante del cattolicesimo anticonciliare. Si propone di dotare di armamenti nucleari le guardie svizzere e di annettere Gerusalemme alla provincia di Avignone. Il movimento è antidivorzista, antiabortista e contrario ai motori a scoppio perché nel Vangelo non sono mai citati. I suoi seguaci si spostano a cavallo, si radunano a Roncisvalle e si dividono in due fondamentali Ordini Gerarchici: i matti e gli infermieri.

In Austria e in altre zone alpine, sulla scia di Haider e del tradizionalismo valligiano, rifiorisce tra i giovani il mito di San Dirupo, il valoroso templare che, secondo la leggenda, difese dai Turchi lo chalet di famiglia trasportandolo sulle spalle da Innsbruck fino al Mar Baltico. Composto di soli maschi, vestiti con la pettorina di cuoio, i pantaloncini corti e il cappellino con la piuma, il movimento ha per simbolo la fionda e pratica l'antico culto del nascondino tra i larici. È costantemente seguito da un pediatra.
In Spagna la riscossa cattolica si appoggia sul mito consolidato di Santiago Matamoros, il quale, pur essendo uno dei 12 apostoli e pur essendo stato decapitato, nel Medioevo combatteva con i castigliani per cacciare gli arabi. Al grido falangista di 'Viva la Muerte', vestiti di nero, pallidi, ascetici, vergini, scalzi, digiuni e di pessimo umore, i giovani spagnoli consacrati al culto di Cristo Re allietano con la loro allegra presenza la celebre processione del Martirio Doloroso, bastonando i turisti che li fotografano.

In Inghilterra prendono piede i Punk Vittoriani. Elegantissimi, contrari ai rapporti prematrimoniali, usano gli spilloni non più per trafiggere se stessi, ma per torturare gli immigrati pakistani. Le ragazze hanno le gonne lunghe fino ai piedi e camminano con lo sguardo basso per non incontrare quello degli uomini, e vengono chiamate 'Bonkies' per il caratteristico rumore che producono quando centrano con la fronte un lampione o un semaforo. I ragazzi bevono birra al pub come tutti i loro coetanei, ma per espiare vomitano direttamente nel boccale, prima di tornare a casa. In Italia sono due le principali correnti neo-devozionali. Al Nord fa proseliti il cattolicesimo di tipo leghista, ispirato al pensiero di Monsignor Maggiolini, secondo il quale papa Giovanni era un agente sovietico omosessuale e la croce deve essere affissa negli edifici pubblici solo se di grosse dimensioni e forgiata dalla Beretta, con il braccio inferiore a doppia canna.

I cattolici leghisti si radunano ogni anno in Val Trompia per la benedizione dei forconi e la suggestiva sagra di San Contrario, nel corso della quale i bambini mangiano i comunisti. Nel Meridione si rinnova il culto della Santa Fede. In molti paesi processioni di flagellanti rappresentano la Passione di Cristo crocefiggendo un volontario africano. Nei Quartieri Spagnoli lo stesso rito è celebrato investendo in moto i turisti giapponesi. I neosanfedisti rivendicano alla propria cultura l'origine del burqa, usurpato dai musulmani, e lo ripropongono in una forma più severa. Le loro donne sono chiuse in un armadio e possono uscire in strada solo se riescono a farlo rotolare, spingendolo dall'interno, lungo le scale di casa.