Osservazioni su un'ingiustizia
Elena Duccillo - 02-04-2004
Il mio viaggio nel progetto pilota è cominciato da qui e non è ancora finito.

E’ entrato a far parte di quelle scoperte che fai , che trovi assurde e così continui ad occupartene fino a che non hai sviscerato il problema.
Sull’onda emotiva si scrive di getto e la rabbia guida il pensiero fin dove si può spingere, le parole si inseguono, la speranza è sempre la stessa: agire per cambiare la realtà, reagire perché non abbia la meglio l’indifferenza.
Quando si esaurisce la prima fase, quella dell’indignazione, ti si pone la scelta di lasciar fare chi ha raccolto l’appello oppure di offrire una “responsabile collaborazione” e di metterci del tuo perché le cose cambino.
Non mi cimenterò in discorsi tecnici, sarebbe facile farmi obiezioni, non sono una esperta del campo e tutto quello che ho letto in questi giorni è sufficiente solo a farmi un’idea mia circa la valutazione del sistema di Istruzione.
Ancora oggi non mi capacito del perché in tre anni di sperimentazione alcuni nodi non siano venuti prima al pettine.
Ho provato a darmi una risposta a questo perché leggendo e rileggendo, tra gli altri documenti, i messaggi del forum, soprattutto del PP3 ma anche del pp2 . Il fitto scambio di messaggi mette in luce tutto ciò che, all’atto pratico, succede nelle scuole, passaggio importante per capire quali sono i punti critici del sistema messo a punto per rilevare la qualità degli apprendimenti.
Pochi ma presenti negli interventi i richiami alla modalità di somministrazione delle prove agli alunni che seguono una programmazione individualizzata, nessun accenno alla mancanza degli “indicatori di qualità” inerenti l’integrazione scolastica nel questionario di sistema.
Se pochi sono i richiami, nulle sono le risposte, i chiarimenti da parte dell’Invalsi. Si rimanda con risposte laconiche al manuale del somministratore per avere soluzione ai quesiti





ma le informazioni nel manuale sono tutt’altro che ampie e dettagliate. In altri casi non si risponde per niente, se non è un altro utente a replicare il dubbio espresso resta un grido nel deserto.






Altra traccia che ho seguito è la testimonianza di docenti che hanno partecipato alla somministrazione delle prove o sono stati coordinatori. Dai loro racconti emerge che sono successi episodi anche spiacevoli per gli alunni in difficoltà durante le prove o che sono state utilizzate strategie come l’assenza degli alunni certificati ma tutto questo non si evince dai documenti che ho visionato reperibili in rete.









Non oso immaginare in quante scuole sia successo che un alunno di fronte a queste prove abbia avuto dei vissuti diciamo poco piacevoli, sono sicura per contro che pochissime siano state però le segnalazioni a chi di dovere di questi episodi.

Come far giungere all’Invalsi questi riscontri?

Il forum non è la sola possibilità offerta a coordinatori e somministratori di comunicare riguardo al progetto, si possono segnalare difficoltà e/o imprevisti almeno stando ai documenti che ho visionato. Esiste un modulo di somministrazione da compilare alla fine delle prove di apprendimento con alcune domande ( in particolare quelle dalla 16 alla 20 ) che però si riferiscono a situazioni ben circostanziate ed è difficile, rispondendo in modo pertinente, portare alla ribalta proprio tutti i meccanismi che innesca questa prova ed i propri suggerimenti
.




Che dire del coordinatore che ha la possibilità di segnalare ciò che avviene durante le prove con una “relazione” compilando un modulo apposito dove addirittura le domande sono solo tre più quattro righe di numero per le osservazioni? (cfr allegati)

Ora che so questo mi chiedo se è possibile davvero far giungere a chicchessia con gli strumenti messi a disposizione delle critiche utili a far modificare l’attuale modalità di svolgimento del progetto pilota e mi rispondo che c’è una ragione o forse più di una se non è emersa in questi anni la problematica degli alunni che seguono una programmazione individualizzata.

Anche quando quest’anno nel forum la problematica è emersa, non si sono registrate risposte dirette da parte dell’Invalsi come dimostra lo scambio di messaggi avvenuto tra i soli coordinatori
.





Delle risposte i coordinatori devono averle avute almeno a quanto pare negli incontri di formazione: l’insegnante di sostegno deve essere presente!?!




Dunque per i bambini con disabilità non è vero che le ampie e dettagliate informazioni sono contenute nel manuale di somministrazione, da quel che riesco a ricostruire ci sono risposte date nel momento della formazione che contraddicono le parole testuali delle indicazioni fornite con le prove. Analizzando il testo l’unica presenza consentita per l’insegnante di sostegno è riservata agli alunni minorati della vista.

Per tali alunni si prevede anche un prolungamento dei tempi nelle risposte ed un codice 5 che permette all’Invalsi di non escludere le prove qualora lo studente abbia rispettato lo standard di compilazione.
Se è vero che questa attenzione particolare alla disabilità visiva sia nata da una collaborazione con una associazione di categoria, come mai per tutte le altre minorazioni non è nata l’esigenza dall’Istituto nazionale per la valutazione di chiamare a collaborare anche le maggiori associazioni che si occupano di dislessia o di disabilità intellettiva o comunque tutte quelle realtà che non sono prese in considerazione ma bollate con un codice?




Il progetto pilota però non consta solo nelle prove di apprendimento: è prevista da parte delle istituzioni aderenti la compilazione di un questionario per la rilevazione delle attività svolte dalle scuole che ho già citato.
In un primo momento ho pensato che almeno lì qualcosa potesse far emergere quelle scuole che si distinguono per la qualità dell’integrazione scolastica, che possono dimostrare di essere scuole inclusive. Dopo aver preso visione dei documenti reperibili sul questionario non mi sono neanche più posta il problema di analizzare se nelle domande vi fossero un numero esauriente di indicatori strutturali, di processo e di risultato riconducibili alla qualità dell’integrazione scolastica degli alunni in situazione di handicap poiché mi sono imbattuta in una frase inquietante: il questionario non ha alcun intento valutativo!





Riassumendo: se nelle prove non vengono prese praticamente in considerazione le prestazioni degli alunni con disabilità e il questionario non ha alcun intento valutativo, allo stato attuale di “sperimentazione” che foto fa l’Invalsi di una scuola di tutti e per ciascuno?

Ecco ancora una volta “gli invisibili” e castello di questi fantasmi sono le istituzioni scolastiche che non possono rendere visibile nel bene o nel male il livello di qualità raggiunto in tutti i suoi aspetti.

La conclusione è che temo gli effetti di questo modo di procedere specie dopo l’approvazione del decreto sul servizio nazionale di valutazione.
Vedo un futuro in cui le scuole si concentreranno molto di più sulla produttività ed efficacia che sull’inclusione e allora poveri quei genitori che cercheranno di iscrivere i loro figlioli se questi ultimi verranno considerati “zavorra” piuttosto che “risorsa”.

La critica più ovvia che si può fare a questi miei ragionamenti è che essi non sono propositivi: rimedio subito.

Se dipendesse da me mi guarderei bene dal dichiarare che una rilevazione delle attività non ha alcun intento valutativo, non prima però di aver preso in considerazione un bel documento di cui mi pare ignora l’esistenza l’Invalsi e un questionario apparso nel novembre 2002 sulla rivista “L’integrazione scolastica e sociale” ( pag.500 ) con le ipotesi di indicatori di qualità specifici per l’integrazione scolastica.

Per quel che riguarda le prove di apprendimento proporrei il suggerimento di un attentissimo genitore che conosco. Visto che le prove di apprendimento vengono svolte obbligatoriamente da tutti e poi si mette il codice di esclusione a chi “esula dagli standard”, creiamo un'altra sessione tarata sugli apprendimenti dell’alunno con disabilità e somministriamola a tutta la classe salvo poi mettere il codice di esclusione a tutti gli alunni senza difficoltà di apprendimento.

Se questo è di difficile applicazione a livello nazionale che entri almeno a far parte della valutazione interna all’Istituto
.

Questo, da “non esperta” in materia è, a mio avviso, il minimo che si possa fare per il rispetto degli alunni come persone, per non buttare via 30 anni di integrazione e per guardare ad una scuola del futuro dove ci sia ancora posto per tutti.




interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Elena Duccillo    - 07-04-2004

Riporto la trascrizione delle interviste registrate dalla trasmissione "la radio ne parla" andata in onda lunedì. La stessa trasmissione si può ascoltare a questo url: http://www.radio.rai.it/radio1/laradioneparla/view.cfm?Q_EV_ID=88838



LA RADIO NE PARLA 5/04/04 a cura di Ilaria Sotis

Ilaria Sotis
: E' stato approvato pochi giorni fa, con un Decreto del Consiglio dei ministri, il servizio nazionale di valutazione dell'Istruzione ogni singola scuola saprà in futuro quali sono i suoi punti di forza e quali quelli di debolezza per arrivare a questo si sono fatti 3 progetti pilotain alcune migliaia di Istituti

Professor Giacomo Elias lei ha coordinato questa iniziativa a cosa servirà questo servizio di valutazione?

Elias:

Lo scopo principale è quello di fornire alle scuole un riferimento di parte terza per impostare il loro miglioramento continuo.
In pratica, ricevendo sia i propri risultati (che sono rigorosamente riservati ad ogni scuola che non vengono resi pubblici )e ricevendo una media nazionale dei risultati la scuola ha degli elementi per poter nell'ambito delle proprie attività di autovalutazione capire i propri punti di forza e di debolezza e provvedere conseguentemente.Quindi non serve nè a fare graduatorie nè a fare lavagne dei buoni e dei cattivi

Ilaria Sotis:

Come sono stati considerati all'interno di questi questionari gli alunni disabili?

Elias:

Gli alunni disabili hanno avuto particolari attenzioni, in modo particolare siccome ci era stato posto il problema dei non vedenti, ma direi ancora più importante quello degli ipovedenti, abbiamo provveduto a predisporre dei questionari in modo specifico, nel caso degli ipovedenti, se i numeri mi sovvengono, abbiamo fatto 60 diversi tipi di questionari in collaborazione con l'unione italiana ciechi.

Sotis: Però le disabilità non si limitano alle disabilità dei non vedenti...

Elias: No, ma noi contrariamente ad alcune normative intenazionali abbiamo sempre chiesto che anche i ragazzi disabili partecipassero, nei limiti delle loro possiblità evidentemente, poi separando gli effetti della loro partecipazione da quelli degli altri ,in modo che i risultati di un'intera classe non fossero troppo influenzati dalla loro presenza.

Sotis :

Pietro Barbieri, presidente della Federazione Italiana superamento handicap, voi contestate questo progetto pilota , qual'è il vostro timore?

Barbieri :

Il nostro timore è semplicemente che se vengono escluse tutte le condizione di disagio sociale il risultato sia falsato. Qui si tratta di un progetto per la valutazione del sistema di Istruzione

Sotis : Ecco questo in nome dell'integrazione scolastica, ma voi cosa chiedete che venga valutato?

Barbieri: Nella scuola non ci sono so,lo i più bravi , ci sono tutti! Ci sono i più bravi, i meno bravi, i disabili e i non disabili, poi c'è un altra questione: non viene valutato quanto la persona in quel contesto educativo cresce, ma viene valutata solo la nozione

Sotis :

In 9000 scuole d'Italia quest'anno è arrivato il questionario per il progetto pilota numero tre per la valutazione dell' Istruzione, Elena Duccillo ,lei è un'insegnate, nelle sue classi il questionario è stato compilato, ma è anche mamma di un bambino disabile: che cosa ha scritto suo figlio nel questionario?

Duccillo :

Mio figlio ha scritto quello che poteva, non è stato seguito il manuale cioè tutte le regole, perchè la sua insegnante di sostegno è stata presente durante la prova e lo ha aiutato e non siamo riusciti ad ottenere per mio figlio neanche una copia con i caratteri ingranditi , dato che lui legge i caratteri grandi

Sotis :

Lei è anche un'insegnante, come dicevamo, e partecipa dunque in quanto insegnante alla compilazione di questi questionari per il progetto pilota, come avviene la compilazione?

Duccillo :

Dopo aver somministrato un fascicolo in cui i bambini devono dare delle risposte di italiano, matematica ,scienze l'insegnante compila un modulo nel quale riporta i nomi e i codici di ciascun bambino.

Sotis : Dunque tutti i bambini di una classe partecipano a questo questionario...

Duccillo : Si, non deve essere escluso nessuno, nemmeno quelli che non seguono la programmazione della classe ma una programmazione individualizzata

Sotis :

Ecco ma da qualche parte risulta che quel dato bambino sta seguendo una programmazione individualizzata?

Duccillo :

Risulta in quanto l'insegnante mette un codice di esclusione sul modulo di somministrazione che deve compilare alla fine delle prove

Sotis :

Cioè il questionario viene fatto compilare al bambino, ma poi non ne viene tenuto conto

Duccillo :

No, non rientra nelle prove di apprendimento che servono per valutare gli apprendimenti dei bambini di quella classe

Sotis :

Torniamo a Pietro Barbieri presidente della F.I.S.H. lei ha spiegato prima che la valutazione di una scuola deve tener conto di tutti i ragazzi, ci spiega quali rischi secondo voi correrebbe la scuola?

Barbieri :

C'è un rischio perchè è stato inserito un codice di esclusione che tutte le scuole nella loro autonomia possono utilizzare o meno, il codice di esclusione è per disabili fisici, psichici, lingua madre diversa dall'italiano, ipovedente o non vedente oppure ipovedente . Quindi sono stati fatti partecipare, in alcuni casi non sono stati fatti partecipare, in altri casi si sono semplicemente avvalsi del non utilizzo. Quindi il risultato di quel test è stato fondamentalmente cestinato sta in archivio come carta straccia.

Sotis :

Questa protesta voi della F.I.S.H. l'avete formalizzata al Ministero :che vi ha risposto?

Barbieri :

Il Ministero ha risposto immediatamente con una lettera mandata all'Invalsi, il quale ha risposto che non è presente alcun invito a cestinare gli elaborati degli alunni, non c'è scritto, è vero, c'è scritto però che "vi potete avvalere dei codici di esclusione".

Sotis : C'è chi non si è avvalso di questo codice?

Barbieri :

Non abbiamo informazioni, nel senso che non abbiamo avuto la possibilità di esercitare su questo un controllo così allargato, dalle notizie che abbiamo si è chiuso un pò a riccio il sistema scolastico evitando di farci appunto sapere con esattezza che fine hanno fatto tutti gli elaborati.