Stadio
Fabio Brotto - 02-04-2004
Sul Corriere di martedì 23 marzo si legge un intervento di Claudio Magris dedicato alla violenza dei tifosi del calcio. “Nell’epoca della secolarizzazione” scrive Magris “lo stadio e le sue adiacenze sono divenuti ciò che era la Chiesa nel Medioevo. Una specie di spazio sacro in cui la legge non può far valere la sua forza e il delinquente non può essere toccato. Se l’altare o il sagrato non sono più, grazie a Dio, al di sopra della legge, non si vede perché debba esserlo lo stadio”.
Si vede, eccome, verrebbe da rispondere. Ma poiché non tutti dispongono della necessaria capacità di visione, vediamo di spiegare perché debba avvenire ciò che Magris depreca: devastazioni, aggressioni, violenze impunite e sostanzialmente tollerate dal Sistema, forze dell’ordine “distolte da altri più importanti impegni” ecc. Nel passo qui citato (che qualche medievalista potrebbe accusare di imprecisione, quantomeno: la Chiesa coi delinquenti contro la legge, mah…) Magris dà per scontata un’avvenuta secolarizzazione, ovvero la fuoriuscita del mondo occidentale dal religioso, dall’orizzonte del sacro. Io penso, invece, che la cosiddetta secolarizzazione sia un fatto molto limitato, e in fondo anche ingannevole, se intendiamo il sacro in termini mimetici e metamorfici, come la forza trascendente del segno che tiene unite le società umane facendo dell’unità stessa un valore supremo, per il quale la vita stessa può essere richiesta e data. Nel tempo può mutare la forma dell’elemento coesivo del singolo gruppo umano, possono mutare gli aspetti concreti delle ritualità che esso genera senza sosta, ma rimane intatto il valore fondativo del “sacrificio della vita per un ideale più alto”: anche nelle società laiche, democratiche e tecnotroniche dell’Occidente. Se in Italia la polizia è costretta a presidiare gli stadi di serie C, B e A, deve esistere un motivo di ordine non contingente. Se le tifoserie sono aggressive e pronte alla battaglia, questo non può essere liquidato con espressioni quali “frange di scalmanati che compromettono l’immagine del vero tifo” ecc. Questo è moralismo d’accatto. Occorre guardare in faccia la realtà, per quanto essa possa essere sgradevole: la violenza è coessenziale agli umani e può essere soltanto contenuta, incanalata, differita, mai soppressa del tutto. E non si creda all’idea strombazzata che le religioni in quanto tali siano portatrici di pace. Non lo sono mai state. Sono invece sempre state combustibile per la violenza, anche quando hanno assunto la forma rovesciata di negazione del religioso, come nell’ateismo militante. Da un lato le religioni controllano, incanalano e differiscono la violenza, dall’altra l’alimentano, in un circolo senza fine.

L’uomo come tale non può stare senza il rito, il mito e il sacrificio. Questi possono assumere le più varie sembianze, e apparire come cosa ben lontana dal sacro, si pensi al denaro, all’economia moderna, ecc., eppure rimangono centrali per gli umani. La stessa linfa vitale del Mercato, la moneta, ha origini sacrificali, e queste origini le rimangono impresse per sempre (si veda a questo proposito, l’interessante tesi sostenuta da Britton Johnston in Moneta di sangue ).

Su Italia oggi dello stesso 23 marzo si può leggere un trafiletto in cui si dà notizia di un intervento del Ministro dell’Istruzione, Letizia Brichetto, alla riunione del Comitato Educazione dell’OCSE a Dublino, sul tema dell’ “accrescimento della qualità dell’istruzione per tutti”. Il Ministro Brichetto ha presieduto il forum su “Educazione e coesione sociale”. Come altri hanno rilevato nel corso dei secoli, pare che la buona educazione favorisca la coesione sociale. O forse qui abbiamo la traduzione dell’inglese Education con Educazione? Il trafiletto citato si chiude con queste parole del Ministro: “Occorre valorizzare le conoscenze che possono essere acquisite in attività extracurricolari quali sport e arte”. Wunderbar! Ma è una perla! L’extracurricolare è un termine il cui mero suono mi ha sempre deliziato. In effetti, dallo sport contemporaneo c’è molto da apprendere, visto che esso è assolutamente interdisciplinare (diritto civile commerciale, tributario e penale, economia, scienza delle finanze, informatica, biologia, medicina, chimica, farmacologia, scienza dell’alimentazione – e forse ho dimenticato qualche ramo del sapere, sì: aggiungiamo psicologia e criminologia – tutte queste scienze concorrono alla riuscita nello sport, da ultimo specialmente la chimica). Non è forse vero, tra le altre cose, che due anni fa la presenza di maggior rilievo allo School Day, è stata quella di Totti? Se figure come quelle del milionario calciatore della Roma incarnano lo sport, c’è davvero molto da apprendere: 1. che gli stipendi di queste figure sono altissimi;
2. che così vuole il Mercato;
3. 4. che lo Stato deve intervenire, in qualche modo, per salvare le squadre-imprese, perché gli Italiani non possono vivere senza il calcio;
5. che il calcio è quindi, in realtà, la Religione di Stato;
6. che, dato il carattere sacrificale di ogni religione, se i sacrifici non avvengono nel modo dovuto, e quindi non adempiono la loro funzione, la violenza che essi tradizionalmente regolano esplode liberamente e senza freno.

A me il calcio in sé non interessa un fico. Le partite mi annoiano a morte. L’ultima che ho seguito dall’inizio alla fine è stata la finale dei Mondiali del 1982. Avevo visto la penultima nel 1966. Sono dunque un italiano anomalo, forse eretico.
Y por eso soy ereje … Por eso y nada más. Tuttavia, il calcio come religione mi interessa moltissimo, quel calcio la cui natura più profonda è stata portata alla luce per la prima volta dagli Hooligans.


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