breve di cronaca
Le bugie del governo
Sindacati dei pensionati - 31-03-2004




Mercoledì 31 marzo alle ore 14,30
presso la Fnp-Cisl (Via Castelfidardo, 47, adiacenze Piazza Indipendenza)
conferenza stampa dei Segretari di Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil,
Betty Leone, Antonio Uda e Silvano Miniati
per presentare la manifestazione nazionale dei pensionati
che porterà a Roma,
sabato 3 aprile,
mezzo milione di pensionati, a conclusione di due mesi di mobilitazione ai livelli locali.

Alla conferenza stampa del 31 marzo prenderanno parte i Segretari Generali di Cgil e Cisl Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta e il Segretario generale aggiunto della Uil, Adriano Musi.












Cgil Cisl e Uil dicono no alla controriforma delle pensioni proposta dal governo Berlusconi perché ritengono tale riforma inutile, dannosa, iniqua e fondata su evidenti falsità.

Cgil Cisl e Uil ribadiscono che non c’è nessuna emergenza previdenziale perché il sistema, che si è consolidato nell’arco degli anni 90, con tre riforme di carattere strutturale, ha determinato un valido equilibrio del sistema nel tempo rendendolo così tra i più sostenibili in Europa.

Le drammatizzazioni dei problemi del nostro sistema previdenziale e le scelte inaccettabili che si vogliono far pagare a lavoratrici e lavoratori nascono, invece, dalla necessità di coprire la incapacità del governo stesso nel determinare una corretta politica di sviluppo e occupazione e di controllo della finanza pubblica, scaricando interamente sulle pensioni l’onere di ridurre il deficit pubblico, nella misura di un punto di Pil, socialmente insostenibile.

La scarsa natalità e l’invecchiamento della popolazione, che raggiunge nel nostro paese risultati tra i migliori del mondo, vanno affrontati con una politica generale di welfare e non con tagli alle pensioni.

Dicono che il sistema previdenziale non regge
E’ falso
: le tre riforme degli anni 90 hanno già determinato un risparmio di spesa pari a circa 100 milioni di euro e continueranno a determinare risparmi considerevoli fino all’andata a regime del sistema, al punto tale che l’Italia, che avrà il maggior invecchiamento demografico tra tutti i paesi europei, nel 2050 sarà, comunque, anche il paese con il minor incremento di spesa previdenziale. Spesa previdenziale che va, peraltro, correttamente calcolata dal momento che ancora oggi diverse prestazioni di carattere assistenziale continuano ad avere copertura finanziaria dai contributi previdenziali versati all’Inps, sul quale vengono anche a scaricarsi le situazioni deficitarie dei fondi speciali, da ultimo quello dei dirigenti di azienda (per l’intesa tra governo e Confindustria), che nel 2003 comporterà un buco nel bilancio dell’Istituto.

Dicono che la riforma delle pensioni è richiesta dall’Europa
E’ falso
: l’Europa ha riconosciuto all’Italia il merito di aver fatto una riforma strutturale completa, cosa non ancora avvenuta in altri paesi. L’Europa ci raccomanda invece di avere particolare attenzione e di intervenire per l’emersione del lavoro nero e per il recupero delle evasioni contributive, per ridurre drasticamente i prepensionamenti, per allungare la permanenza al lavoro solo attraverso la volontarietà espressa dal lavoratore, per sviluppare la previdenza complementare, per garantire una pensione dignitosa ai giovani che svolgono i nuovi lavori, per mettere in atto tutte le misure necessarie per garantire un aumento dell’occupazione dei giovani, delle donne e dei cosiddetti lavoratori anziani.

Dicono di voler garantire e migliorare il trattamento dei pensionati
E’ falso
: il tanto sbandierato aumento a un milione di lire di tutte le pensioni che stavano al di sotto del minimo, non solo va ad aggravare il bilancio dell’Inps, essendo computato come spesa previdenziale, ma ha riguardato soltanto 1.400.000 soggetti rispetto a una platea di 6 milioni; mentre a tutti i pensionati non sono stati riconosciuti i trattamenti fiscali stabiliti dal precedente governo e nello stesso tempo non è stata presa neanche in considerazione l’idea di rivedere il sistema di adeguamento annuale delle pensioni per garantirne il potere di acquisto, anche attraverso uno specifico negoziato.

Dicono di voler garantire le pensioni future dei giovani
E’ falso
: con la decontribuzione si determinerà un ulteriore abbassamento dei loro trattamenti, e nello stesso tempo si metterà veramente a rischio il sistema pubblico con una diminuzione delle risorse destinate al pagamento delle pensioni. La riforma del governo coinvolge anche i giovani lavoratori assunti dopo il 1° gennaio 1996, per i quali si cambia del tutto la normativa attuale che prevede un’età minima di 57 anni e una contribuzione minima di 5 anni per andare in pensione, prevedendo, anche per loro, un’età minima di 60 anni per le donne e di 65 per gli uomini o 40 anni di contributi. In questo modo il governo non solo stravolge le riforme già fatte, ma mina alla radice il punto più innovativo, anche a livello europeo, del sistema previdenziale italiano: il sistema contributivo, rispetto al quale la prospettiva più giusta doveva essere la liberalizzazione dell’età pensionabile e non la sua uniforme rigidità.

Dicono che le pensioni di anzianità non saranno toccate
E’ falso
: le pensioni di anzianità saranno di fatto addirittura cancellate. A partire dal 1° gennaio 2008, infatti, per andare in pensione di anzianità saranno necessari 40 anni di contributi oppure bisognerà attendere i requisiti per la pensione di vecchiaia (65 anni per gli uomini e 60 per le donne), senza tenere conto che da tempo le imprese scelgono di espellere dai processi produttivi masse di lavoratori sempre più giovani, considerandoli vecchi e inutilizzabili per le attività produttive. La misura proposta dal governo è quindi contraddittoria e iniqua, oltre a introdurre nel nostro sistema delle rigidità che vanno proprio nel senso contrario rispetto a quanto viene indicato dall’Europa. Inoltre la scelta del governo penalizzerà ulteriormente le donne, che già difficilmente riescono a raggiungere i 35 anni di contribuzione.

Infine, rappresenta un’aggravante l’ultima e improvvida trovata del Consiglio dei ministri di penalizzare i lavoratori che decideranno dopo il 2008 e, sperimentalmente fino al 2015, di lasciare il lavoro prima della vecchiaia. Il ricalcolo con il sistema contributivo di tutta la vita lavorativa comporterà per questi lavoratori una pensione tagliata della metà rispetto all’ultima retribuzione, perché si pretende di rendere retroattivo un sistema di calcolo, senza che esso sia accompagnato dai dovuti correttivi, introdotti dalla riforma Dini, per garantire un rendimento adeguato alle future pensioni pubbliche.

Dicono che è necessario l’utilizzo obbligatorio del Tfr per lo sviluppo della previdenza complementare
E’ falso
: non si considera che il Tfr è salario differito dei lavoratori, ha già diverse finalità di utilizzo previste dalla legge e ha una salvaguardia di rivalutazione annuale garantita. Da tutto ciò ne consegue che per la destinazione di tale istituto alla previdenza complementare va garantita la facoltà per il lavoratore di esprimere la propria opzione. L’inadempienza del governo poi non ha limiti per quanto riguarda i lavoratori del settore pubblico, per i quali la previdenza complementare è ancora una vaga promessa.

Dicono che vogliono superare le diversità ancora presenti nel sistema
E’ falso
: in tema di armonizzazione delle aliquote contributive si prevede solo l’aumento di quelle relative ai co. co. co., senza prevedere nessun intervento per le altre situazioni in atto (almeno 100 aliquote contributive diverse tra le quali quelle, privilegiate, dei lavoratori autonomi). Inoltre si dimentica che siamo ancora in presenza di trattamenti privilegiati, che richiederebbero in nome dell’equità un intervento strutturale, mentre il governo individua come unica disparità di trattamento ancora esistente quella relativa al sistema di calcolo della pensione tra dipendenti pubblici e privati, non tenendo conto che le vere disparità continua a praticarle il governo, datore di lavoro pubblico, non attivando la previdenza complementare, non concedendo gli incentivi ai pubblici dipendenti, e per di più non rinnovando neanche i contratti.

Dicono che ci saranno norme particolari per i lavoratori che effettuano lavori usuranti
E’ falso
: al di là delle dichiarazioni di principio, nulla si dice nel merito della questione, né tanto meno vengono stanziati i necessari finanziamenti, mentre il governo, senza alcuna concertazione con le parti sociali, ha deciso di modificare radicalmente, peggiorandole, le norme relative alla tutela dei lavoratori esposti all’amianto.

Cgil Cisl e Uil sfidano il governo a confrontarsi sulle sue “bugie”. Gli inviti al dialogo, ripetuti dal governo dopo aver preso decisioni unilaterali, sono strumentali. Il governo, se davvero vuole un confronto con il sindacato, rinunci a rendere esecutiva questa controriforma e apra un confronto serio, non già compromesso da decisioni precostituite.



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 Segreteria Fish    - 31-03-2004
Il Direttivo Fish alla manifestazione del 3 aprile

Alle Associazioni aderenti

Ai Membri del Consiglio Direttivo

Agli amici e simpatizzanti


Loro Sedi


In data 27 marzo 2004 il Consiglio Direttivo della Fish ha deliberato di aderire e partecipare alla Manifestazione di sabato 3 aprile p.v., indetta dalle Federazioni di pensionati dei sindacati confederali.

La piattaforma sulla base della quale si realizzerà la manifestazione ricalca le richieste della Federazione sulle questioni di caratter previdenziale:

1) adeguamento del valore delle provvidenze economiche al costo della vita;

2)) innalzamento ad un milione di lire mensili delle pensioni sociali;

3) l'istituzione del Fondo per i non autosufficienti.
Siete tutti invitati a partecipare alla Manifestazione con striscioni e cartelli di ogni singola associazione recante la dicitura della provenienza geografica.

Per ragioni organizzative è indispensabile comunicare la presenza alla segreteria Fish (fish-presidenza@libero.it) e prendere contatto con i sindacati a livello territoriale per utilizzare la loro organizzazione per raggiungere Roma.

Nel contempo la Federazione chiederà di poter essere garantita nella visibilità dell'iniziativa e quindi di poter parlare dal palco insieme ai tre rappresentanti confederali.

Cari saluti.

Pietro Vittorio Barbieri
Presidente Fish

Roma 29 marzo 2004


 ilaria ricciotti    - 02-04-2004
Anche un insegnante in pensione, con 37 anni di contributi, versati regolarmente allo stato, con questo governo, sta al limite della soglia di povertà.
Figuriamoci chi percepisce un salario inferiore a lui!
Sapete quando prende un soggetto sopra citato?
Nette 1438 euro al mese, senza le detrazioni irpef comunali e regionali o l'iscrizione al sindacato.
Non si può più andare avanti così! La buona-uscita, poi non viene data al momento in cui uno diventa pensionato, ma, in base ad una legge del '97, dopo 7 o 9 mesi. Quali i criteri per riceverla prima o poi? Mi è stato risposto "come capita, capita". Questa è la realtà, cari ex colleghi. Ed in un certo senso io, rispetto a voi quasi quasi mi considero fortunata, in quanto prima o poi, se non sarò morta, potrò, come dice Berlusconi, spendermi questi miseri soldini. Ma voi , in futuro avrete ancora questo "privilegio" e la vostra pensione?
Le "bugie di questo governo", come è stato affermato in questo articolo sono molte. Il brutto della storia è che c'è gente, anche tra gli insegnanti, che ancora crede in un personaggio il cui naso si sta ogni giorno che passa sempre più allungando .