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Chi l'ha detto?
Corsera - 29-03-2004
Il presidente del Consiglio al forum della Confcommercio
Berlusconi: «Gli italiani devono lavorare di più»
«Diminuzione tasse: non lo faccio per me, darò in beneficenza ciò che risparmierò. Commercianti, siate più vicini al governo»


CERNOBBIO (Como) - «Ci sono molte festività in eccesso, dovremo far lavorare di più gli italiani. Qualche giorno di lavoro in più produrrà un benefico effetto sul prodotto interno lordo dell'Italia». È stato uno dei passaggi dell'intervento del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al forum della Confcommercio. «Stiamo lavorando per individuare sprechi, rivoli, sussidi che sono poi soltanto privilegi che si dovrà avere il coraggio di tagliare. Dovremo far lavorare di più gli italiani, ci sono molte festività in eccesso, sappiamo che un ponte in meno produce un incremento sensibile sul pil».
Poi ha raccontano un aneddoto: «Sono andato in Cina e ho notato che c'era molto fervore: grattacieli, negozi. Con un funzionario sono andato a fare un giro e mi ha detto: "Qui si lavora sette giorni alla settimana, per 12 ore al giorno, non ci sono i sindacati"».

TASSE: «CIÒ CHE RISPARMIO LO DARÒ IN BENEFICENZA» - «Confermo l'intenzione di portare l'Irpef al 33%. Diranno che lo faccio per me, ma io dico che tutto quello che risparmierò con le tasse lo darò in beneficienza». Il presidente del Consiglio però ha chiesto ai commercianti un maggiore sostegno al governo. «Vi chiedo di sostenerci un po' di più. Abbiamo troppo spesso la sensazione di essere soli, con la maggioranza degli italiani».
«L'economia ha bisogno di uno choc, di una scossa, e quello che si può fare è ripartire dai consumi delle famiglie, e c'è un solo sistema efficace: ridurre le tasse e la pressione fiscale per lasciare più soldi nelle tasche dei cittadini. La riduzione delle tasse ci distingue nettamente dalla sinistra, che invece vuole incrementarle».

PENSIONI - «La riforma della previdenza è pronta e verrà approvata prima delle elezioni europee», ha ripetuto Berlusconi. «È una riforma che ci viene chiesta dall’Europa, i conti della previdenza ci dicevano che fra qualche anno non ci sarebbe più stata la possibilità di pagare le pensioni. È una riforma strutturale che renderà certe le pensioni per i pensionati di domani».
Poi scherza sull'abolizione della tassa sulle successioni: «Avevo in mente uno slogan bellissimo: "Morire in Italia è conveniente". Ma è uno slogan che credo non funzioni».

CONTI PUBBLICI: ITALIA A POSTO - «L'Italia è riuscita a restare a posto con i conti pubblici», ha sottolineato il premier, rilevando come invece Paesi «più importanti come Germania e Francia si apprestino a violare anche nel prossimo anno il patto di stabilità per quanto riguarda il tetto del 3%».

NUOVA LEGGE ELETTORALE - La maggioranza approverà una nuova legge elettorale per le politiche introducendo un premio di maggioranza, ha annunciato Berlusconi.


Segnalato da Roberta



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 RAB    - 30-03-2004
I sindacati e Fini bocciano Berlusconi


Far lavorare di più gli italiani e diminuire le tasse ai ricchi. E' questa la ricetta di Silvio Berlusconi, esposta ieri al Forum della Confcommercio a Cernobbio, per sollevare le sorti economiche del Paese. Una ricetta in due punti: 1), la riduzione dell'Irpef dal 46 al 33%; 2) l'abolizione di ponti festivi in eccesso per aumentare la produttività dei nostri connazionali. C'è anche un terzo punto, l'approvazione della riforma delle pensioni così com'è, ma quello Berlusconi l'aveva già annunciato. Tuttavia la formula, giudicata deludente da chi ascoltava il premier e si aspettava qualche dettaglio in più sul famoso piano di rilancio concordato col ministro Tremonti, non solo è bocciata dai sindacati ma anche dagli alleati, Gianfranco Fini in testa. Il vice presidente del Consiglio, infatti, non reputa una priorità la diminuzione delle tasse e stima l'abolizione delle ferie un "aspetto minimale rispetto al resto". Come dire: bocciatura completa per il Cavaliere in riforme economiche.


La proposta

Berlusconi, in campagna elettorale permanente, ha promesso di nuovo la riduzione delle tasse. "Solo così i consumi torneranno a crescere, lasciando più soldi nelle tasche dei cittadini", ha detto. La riduzione dovrebbe partire dall'imposta sulle persone fisiche, che scenderà "dal 46 al 33 per cento". Come contraltare, la riduzione delle ferie: "Ci sono molte festività in eccesso, dovremo far lavorare di più gli italiani. Ci sono ponti festivi in eccesso" annuncia Berlusconi. Un taglio dei giorni di vacanza che produrrà, giura il premier, "un benefico effetto sul pil".


I sindacati: questa la ricetta? Povero paese

Forse giova ricordare che secondo i dati Ocse del 2002 in Italia ogni anno si lavorano in media 1.552 ore, quindi più della Francia (1.392,7) e della Germania (1.361,1). Gli italiani insomma non sono esattamente un popolo di sfaticati. E, di fronte a simili proposte, sul fronte sindacale cresce ormai la disillusione rispetto a una minima capacità di affrontare e risolvere i problemi da parte di Berlusconi. "Cosa ci vuole togliere, il 25 aprile e il primo maggio?", commenta segretaria confederale della Cgil, Morena Piccinini. "La verità è che che non solo Berlusconi non ha capito nulla delle nostre proposte e preoccupazioni ma nemmeno vuole affrontare i problemi veri del Paese. Ha la testa spostata sul calcio e a questo punto dico, povero Paese".

All'indomani dello sciopero generale col quale Cgil Cisl e Uil hanno fermato l'Italia proprio con la parole d'ordina del rilancio dello sviluppo, la ricetta di Berlusconi appare come un segno palese di incomunicabilità. Lo fa capire chiaramente il leader della Cisl, Savino Pezzotta, secondo il quale la proposta di aumentare i tempi di lavoro legata alla riduzione fiscale è semplicemente "ridicola". "Non voglio nemmeno prendere in considerazione la cosa - dice Pezzotta a Repubblica - (...) Berlusconi evidentemente si ostina a non capire. Il problema, qui, non e' quante ore si lavora, ma in quanti si lavora. Le ore sono tante, piu' che in Francia e Germania. La crisi economica non nasce dal fatto che il paese batte la fiacca, ma dal fatto che la sua industria, la sua competitivita', la sua ricerca, sono in piena decadenza. E non lo diciamo solo noi sindacalisti - spiega Pezzotta -. Lo dicono, ormai, anche ampi settori dell'industria, dal siderurgico al tessile, sempre piu' disposti al dialogo con noi e sempre piu' preoccupati. Ma il governo non vede quello che sta succedendo nel paese? Quando fara' qualcosa di serio?''.


La bocciatura di Fini

L'irritazione, in Gianfranco Fini, era scattata subito, sin da ieri, di fornte all'annuncio del "piano shock" per l'economia di Berlusconi. Il leader di An non tollera la virata anti-collegiale di Berlusconi e Tremonti, che hanno ripreso a comportarsi come se gli alleati non ci fossero. Oggi Fini ha ribadito la sua bocciatura. L'aumento della produttività tagliando i ponti? ''Mi sembra francamente un aspetto minimale rispetto al resto''. La riduzione delle tasse? Per Fini non è in cima all'agenda. "E' certamente giusto far pagare meno tasse a chi ha un alto reddito - ha detto - ma in questo particolare momento economico credo che la priorita' debba essere tutelare il potere d'acquisto di salari e pensioni ed evitare l'impoverimento del ceto medio''. ''Questo - ha spiegato - mi pare abbia un rilievo politico maggiore rispetto alla questione delle festività". 'E comunque ne dobbiamo ancora discutere - ha aggiunto Fini - perche' non lo abbiamo ancora fatto''. Berlusconi e Tremonti sono avvisati.