breve di cronaca
Valutazione: autonomia a rischio
Messaggero - 29-03-2004
Approvato dal governo il decreto legge sull’Istituto di Valutazione. Elias, padre della sperimentazione: vigileremo sui livelli di apprendimento.

I professori: «Non toglieteci l’arma del voto».
La Moratti: «Un organo esterno garantirà la qualità della scuola». Gilda: autonomia a rischio.


di ANNA MARIA SERSALE

I voti alla scuola? Nessuna obiezione. Insegnanti e presidi riconoscono la necessità di valutare gli esiti della «didattica e delle sperimentazioni». Anche perché, da anni, nella scuola tutti valutano tutto. Griglie, mappe, indicatori, frecce e tabelle sono pane quotidiano. Servono a verificare «percorsi», «obiettivi formativi» e «requisiti» degli alunni. Si aggiungono le schede, sostitute delle vecchie pagelle, diventate da anni un mix tra un “730” e un manuale di psicologia. La valutazione, dunque, non spaventa i professori. E’ parte integrante della vita scolastica. Gli insegnanti, però, non vogliono che la loro «autonomia» e il loro «giudizio» vengano limitati. Nè vogliono perdere l’unica vera «arma» di cui dispongono, i voti. Ammettono, invece, che gli «esperti di valutazione ficchino il naso» nelle scuole per valutare l’intero «sistema». «Purché non significhi espropriarci delle nostre prerogative - sottolineano in coro - I voti sul registro li mettiamo noi e ce ne assumiamo la responsabilità. Soltanto le verifiche a campione, per certe discipline, possono essere affidate ad un organismo esterno». Drastica la Gilda: «Siamo d’accordo, ma pretendiamo garanzie. La valutazione - sostiene il coordinatore nazionale Alessandro Ameli - deve servire a correggere l’attività didattica, non a svuotare di contenuto la professione del docente».
I professori, che nella scala sociale si sentono svalutati, temono di perdere potere e prestigio. Temono anche che «l’Invalsi sia un primo passo verso l’abolizione del valore legale del titolo». «Non vorrei fare il profeta - aggiunge Ameli - ma questo è l’inizio di un percorso che porterà alla certificazione esterna. Agli insegnanti non resterà che registrare il profitto degli alunni, la certificazione verrà affidata ad agenzie specializzate». Ipotesi alimentata dal fatto che la terza prova della maturità in futuro verrà gestita, in parte o in tutto, dall’Istituto nazionale di valutazione. «In contraddizione con il carattere di autonomia delle scuole - osserva Marilena Fotìa, docente di storia e filosofia al liceo Orazio di Roma - Dal momento che la terza prova doveva servire a valorizzare il lavoro fatto in classe».
Il decreto attuativo sulla valutazione della scuola, approvato da Palazzo Chigi, provoca delle perplessità. «Anche perché - sostiene Giorgio Rembado, leader nazionale dei presidi - non è accettabile che l’Invalsi, l’Istituto nazionale di valutazione, al quale è dato il compito di valutare anche il ministero, non abbia sufficiente indipendenza. I vertici dell’Istituto, infatti, sono nominati da viale Trastevere. All’estero non è così. In Gran Bretagna, per esempio, gli organismi di valutazione sono totalmente sganciati dal sistema scolastico e sono presieduti da grandi personalità». E’ comunque vero che l’Invalsi è l’erede delle attività avviate dal Cede e che la scuola, sia pure in forma sperimentale, da anni è abituata agli esperti che entrano nelle pieghe più nascoste per mettere a nudo «punti di forza» o di «debolezza». Al riguardo il ministro dell’Istruzione Moratti rassicura: «L’Istituto vigilerà sui livelli di apprendimento e dell’offerta formativa, fattori indispensabili per realizzare la scuola di qualità, che è uno degli obiettivi prioritari della riforma». «Non vogliamo creare competitività tra le scuole - afferma Giacomo Elias, ingegnere, presidente del gruppo di lavoro istituito dal ministero - Le graduatorie possono essere inique: sarebbe ingiusto confrontare una scuola situata in un contesto difficile con un'altra che vive una situazione più favorevole». Poi aggiunge: «La fase sperimentale durata tre anni ha avuto un ottimo esito». Hanno aderito più di 6 mila scuole e nell'anno scolastico in corso si è arrivati a oltre 9 mila."


-IL PEDAGOGISTA: «Misuriamo la produttività».

Come dev’essere la valutazione del sistema scolastico?

«Occorre esaminare l’inizio e la fine di un processo formativo, dopo avere fissato degli standard di riferimento». Risponde Gaetano Domenici, esperto di docimologia (la scienza della valutazione), docente dell’università Roma Tre.

Qual è l’obiettivo principale?

«Valutare attraverso prove oggettive e standardizzate, su campioni rappresentativi dal punto di vista statistico, i livelli di apprendimento, per correggere l’azione didattica in funzione di questi».

E’ importante valutare?

«Importantissimo, serve a verificare se una scuola sta lavorando bene. Ma non si può prescindere dal contesto. In ogni caso, per fare un test che abbia valore scintifico, è necessario esaminare un intero ciclo, per esempio dalla prima alla terza media. La differenza tra l’inizio e la fine dà la produttività della scuola».

Nasceranno delle graduatorie?

«Inevitabilmente, già la semplice descrizione dei livelli raggiunti sarà una graduatoria».

A. Ser.



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 Legambiente    - 29-03-2004
Arriva il voto per le scuole

Giovedì 25 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato in prima lettura il decreto sul Servizio Nazionale di Valutazione. Compito del nuovo INVALSI sarà quello di valutare l’efficienza e l’efficacia del sistema di istruzione e istruzione e formazione professionale (quest’ultimo limitatamente ai livelli essenziali di prestazione). L’istituto infatti effettuerà verifiche periodiche e sistematiche sugli apprendimenti dei singoli alunni nelle diverse discipline, sulla qualità dell’offerta formativa, sull’efficacia della didattica, passando dalla valutazione delle procedure alla valutazione degli esiti formativi. Andranno quindi a regime e generalizzate a tutto il sistema educativo le esperienze dei Progetti Pilota sulla valutazione degli apprendimenti a cui le scuole si sono finora sottoposte su base volontaria. Ogni scuola quindi avrà il suo voto, attribuito su “dati oggettivi”: gli esiti delle prove sostenute dai propri alunni. Nessuna considerazione per il contesto socio economico culturale in cui la scuola è inserita, “valore aggiunto” non secondario ai fini dei “risultati oggettivi”!

Il nuovo INVALSI, così come previsto dall’art. 3 della legge 53/03 predisporrà anche le prove a carattere nazionale per gli esami di stato sia di terza media che del quinto anno delle superiori. E’ forse l’inizio di un percorso che porterà alla certificazione esterna?

L’INVALSI, per poter svolgere i nuovi compiti diventa ente di ricerca, con autonomia finanziaria rispetto al MIUR, dotato di un proprio capitolo nel bilancio statale: 7,3 milioni di euro stanziati per il 2004, 10,3 milioni di euro a partire dal 2005. Ma se l’INVALSI, che deve valutare anche il Ministero, ha ottenuto l’autonomia finanziaria, resta comunque alle “dipendenze” del MIUR: i vertici dell’Istituto sono nominati da Viale Trastevere, situazione non proprio adatta per una “indipendenza di giudizio”!

Ora lo schema di decreto dovrà essere sottoposto al parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni, delle Commissioni Cultura e Istruzione di Camera e Senato per poi tornare al Consiglio dei Ministri per la definitiva approvazione. Un percorso che, se non incontrerà ostacoli politici, potrà concludersi all’inizio del prossimo anno scolastico. A seguire i decreti attuativi che potrebbero portare le scuole ad avere “la pagella” già dal prossimo anno scolastico!

 Tuttoscuola    - 29-03-2004
INVALSI/2 : nasce il Servizio nazionale di valutazione

Giovedi' 25 marzo il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo relativo all'istituzione del nuovo “Servizio nazionale di valutazione del sistema di istruzione e di istruzione e formazione”. Il Servizio conservera' la denominazione INVALSI (Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema dell'Istruzione), ma a differenza di quest'ultimo - nato nel 1999 in sostanziale continuita' con il Centro Europeo dell'Educazione, che si interessava solo del sistema scolastico - si occupera' anche del “sistema di istruzione e formazione”, cioe' dell'area dei percorsi professionali, che la legge n. 53/2003 affianca a quelli liceali, che costituiscono il “sistema di istruzione”.
Ora lo schema di decreto passera' al vaglio della Conferenza unificata Stato-Regioni e a quello delle Commissioni parlamentari, che hanno 60 giorni di tempo per esprimere il proprio parere. In teoria il Consiglio dei ministri potrebbe varare in via definitiva il nuovo INVALSI per la fine di maggio, ma l'esperienza del primo decreto legislativo, che e' andato in porto dopo cinque mesi, induce ad essere prudenti sui tempi.
I problemi questa volta potrebbero nascere dalle Regioni, visto che l'INVALSI estendera' la sua competenza anche alla valutazione del sistema di istruzione e formazione che il nuovo art. 117 della Costituzione affida alla competenza legislativa esclusiva delle stesse Regioni. D'altra parte la legge n. 53 afferma con chiarezza che il Profilo educativo, culturale e professionale dei giovani iscritti ai due “sistemi” e' unico, e quindi la scelta di avere un unico organismo di valutazione a livello nazionale appare coerente con questa impostazione. Lo schema di decreto prevede percio' che l'Istituto effettui “verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilita' degli studenti e sulla qualita' complessiva dell'offerta formativa delle istituzioni scolastiche e formative”.

Quale grado di indipendenza potra' avere?

Mentre si pongono le basi per delineare il servizio di valutazione nazionale del sistema di istruzione e formazione e il ruolo dell'istituto che dovra' gestirlo, sorge una domanda di fondo: qual e' il grado di indipendenza dell'Invalsi dall'Esecutivo e dallo stesso ministero dell'istruzione?
Non e' una domanda oziosa. Se e' comprensibile che chi ha responsabilita' politica debba fornire direttive e linee guida (come prevede l'articolo 2, comma 3 dello schema di decreto sul servizio di valutazione approvato il 26 marzo dal Consiglio dei ministri), e sia forse anche giusto che eserciti la vigilanza sull'istituto che gestisce il servizio, suscita perplessita' il fatto che sia lo stesso Governo a nominare il presidente dell'Istituto (articolo 5) e sia il ministro dell'istruzione a nominare i cinque membri del comitato direttivo (articolo 6), di cui due designati dal ministro del lavoro e dal presidente della Conferenza Stato-Regioni.
Evidentemente l'incarico, di durata triennale, diventa in tal modo soggetto allo spoils system.
Il legame tra committente e ministero rende certamente meno autonoma o addirittura non indipendente l'attivita' dell'Invalsi.
E la mancanza di indipendenza rischia di pregiudicare l'attendibilita' dell'intero servizio di valutazione, rischiando inevitabilmente di togliere credibilita', anche nelle migliori delle ipotesi, agli esiti “oggettivi” delle valutazioni sul sistema.
Insomma se il servizio dovra' misurare la qualita' del sistema di istruzione e di formazione, non sara' certamente secondario il fatto che sia dipendente o meno dal responsabile politico del sistema stesso. Che ne pensano Conferenza unificata e Commissioni parlamentari?