breve di cronaca
La Costituzione nel cestino
Il Manifesto - 27-03-2004
Si è chiuso in Senato il primo passaggio della riforma costituzionale. Abbiamo visto quanto fino a ieri era impensabile: tempi contingentati e diritto di parola negato, vertici di maggioranza e minacce di crisi di governo, scontro frontale con le forze di opposizione. Nel merito, un azzeramento della funzione di rappresentanza politica, con un Senato sbilenco e una Camera asservita al primo ministro dal potere di scioglimento anticipato; un indebolimento degli organi neutrali di garanzia, tra cui capo dello stato e corte costituzionale; un attentato alla unità del paese e all'universalità di diritti fondamentali, con la devolution e la norma che consente di frantumare le attuali regioni; un rifiuto di far rivivere il referendum abrogativo abbassando o abolendo il quorum di validità; un tentativo di blindare la nuova Costituzione, introducendo lo stesso quorum di validità nel referendum confermativo. Quanto accade non è mera revisione. Se si arriva alla fine, muore una Costituzione, e ne nasce un'altra. Tutto viene dalla spinta leghista per la devolution, cui si sono aggiunte le spinte di una lettura esasperata della democrazia di mandato, e della ossessione per una governabilità nei cui confronti le aule parlamentari sono un mero impaccio. Ed è grave che tutto questo accada in regime di maggioritario, con i numeri parlamentari garantiti dal sistema elettorale a un centrodestra che è ormai minoranza nel paese.

Gli stati maggiori del centrosinistra, la grande stampa e movimenti vari avrebbero dovuto dare alla vicenda un'attenzione maggiore. Certo, le riforme istituzionali non hanno il glamour delle Cirami, delle Gasparri. Tuttavia, incidono sull'oggi e sul domani. Di certo, ha pesato l'idea che tanto non se ne fa nulla. Ma non è detto sia così. Perché è una leggenda metropolitana che il procedimento di revisione della Costituzione sia lungo, difficile, complesso.

In realtà, quel che è accaduto era un tempo impensabile non per le norme scritte, ma per il principio di costituzione materiale secondo cui le regole fondamentali si cambiavano solo con largo consenso. Quel pezzo di costituzione materiale è scomparso con la crisi dei primi anni `90, il frantumarsi del sistema politico e dei partiti, il maggioritario, l'arrivo al governo e al potere di forze politiche che non si riconoscevano nella nascita della Repubblica e nella sua Costituzione, o che esplicitamente la rigettavano. Dunque, ora la Costituzione si cambia anche a colpi di maggioranza, e per le sole esigenze di sopravvivenza di una coalizione sbilenca e precaria.

MASSIMO VILLONE
26 marzo 2004


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 Giuseppe    - 28-03-2004
Quando è stato fatto il referendum sulsistema elettorale, votai per il proporzionale, purtroppo avevo ragione, non so cosa aveva in mente D'Alema, forse voleva eliminare i piccoli partiti alla sua sinistra, ma adesso sappiamo cosa voleva Berlusconi e potenzialmente potrebbe raggiungere i suoi scopi grazie al maggioritario. Secondo la visione del centrodestra il parlamento è un optional che è di intralcio all'azione di governo, meglio renderlo innocuo, questa è la politica neanche tanto nascosta dello svuotamento istituzionale del centro destra, vedi scuola pubblica, sanità pubblica......., ma questa politica l'aveva iniziata il governo precedente.............!!!!

 ilaria ricciotti    - 28-03-2004
Ma, ma, ma, ma , ma,
alla fine che ci rimarrà?
Le colpe ATTRIBUITE AL GOVERNO PRECEDENTE,
sembrano maggiori rispetto a quelle che oggi vengono denunciate dalla gente.
Ma, ma, ma ma, che "cosa" vogliamo in conclusione?
Vogliamo che governi ancora fino ad un altro secolo questo governo,
o vogliamo che esso venga licenziato con il voto di tutta l'opposizione?
Per opposizione non intendo solo i partiti dell'Ulivo,
ma, anche quei partiti che ti stimolano, perchè sono dei bastian contrari o per farti rimanere vivo?

Alla fine di questa storiella un po' scherzosa,
mi e vi pongo un angosciante quesito:
la Costituzione va cestinata,
o curata come una pianta di rosa?