La casa dov'è?
Roberta Bedosti - 22-03-2004
Adolescenti






La porta della terza C era semiaperta e , appoggiato al muro, ravasi, il collega di tecnica l' aspettava, giocando con l' immancabile sigaretta tra le dita. Sara gli fece cenno con la mano, come per rassicurarlo " Sono qui, arrivo, ancora qualche minuto e potrai uscire a fumare la tua sigaretta in pace ".
Improvvisamente la faccia del collega si fece scura, l' orecchio teso, attento. Al sopraggiungere di Sara la bloccò, portando una dito alle labbra intimandole il silenzio.
- Che fai tu all' impiedi ? - Dall' interno della classe qualcuno imitava la cadenza siciliana suscitando l' ilarità generale.
- Chi ha cominciato ? Lui è stato ? -
A questo punto il professore aprì la porta con una spinta decisa
- Vi divertite eh a fare la mia imitazione ? Maleducati siete, ma adesso vi sistemo io, io vi sistemo - urlò puntando deciso verso il registro di classe sulla cattedra.
Fu allora che John, l'alunno preferito del professore, ebbe un colpo di genio.
- Prof, non stava facendo la sua imitazione. Paolo è il vecchio Capuleti in Giulietta e Romeo e, siccome deve essere un gangster, stava provando le battute con l' accento siciliano -.
- E' vero - intervenne Sara precipitosamente - gliel' ho detto io di provare con l' accento siciliano. Anzi, ragazzi, il professore potrebbe aiutarci a perfezionare la cadenza. Che ne diresti di registrare le battute ? -.
- Io ? Ma che dici ? - si schernì Ravasi, improvvisamente timido.
- Perché no ? - insistette Sara - sono poche battute. Sei libero adesso ?-
- Sì - rispose l' uomo ancora incerto.
- Bene, John vai a prendere il registratore e fagli da tecnico del suono - spinse affettuosamente fuori il collega, mettendogli in mano il copione.
Si appoggiò alla porta chiusa, respirò di sollievo insieme alla classe e bloccò la risata che stava per esplodere.







- Buongiorno prof. - la salutarono in coro Cristian, Jack e Jachima.
Sara si fermò ad osservare jack un po' stupita.
- Che cosa hai fatto ai capelli ? - sbottò inorridita.
- - Ho cambiato look - rispose serio il ragazzo.
Sara sorrise divertita, non riusciva a capire perché mai quel ragazzone avesse sacrificato la sua bella chioma scura per un ispido cespuglietto rossiccio.
- Prof non le piace ? - insistette Cristian e senza aspettare risposta - però è più moderno -.
Raggiunsero la biblioteca e si sedettero.
- Prof ha letto il mio tema ?- incalzò Cristian che ballava sulla sedia in preda alla solita ansia.
- Sì, li ho letti. Sono molto interessanti e ne vorrei parlare un po'-.
Si rilassarono, felici di quella piccola gratificazione: ricevere un " interessante " era una buona partenza, qualsiasi critica successiva non avrebbe potuto cancellare quell' apprezzamento che si erano conquistati con tanta fatica.
- Jack, quando dici che a Manila la nonna vuole che tu parli quella lingua, non si capisce se ti riferisci all ' italiano o al filippino -.
- La nonna parla inglese con noi, perché ci fa fare esercizio, in casa parliamo filippino -.
- Qui dici che nell' altra classe ti trovavi peggio perché erano più bravi, che cosa vuoi dire esattamente ? -.
Jack parlava con quel suo caratteristico ritmo lento, pacato, come un piccolo adulto riflessivo. Sara osservava il volto sereno, gli occhi allungati che si stringevano a fessura in improvvisi sorrisi con cui ravvivava il racconto del suo dolore per la bocciatura, le difficoltà e poi le soddisfazioni nel nuovo gruppo.
- Amch' io all' inizio non parlavo con nessuno - lo interruppe Jachima - perché non avevo nessun migliore amica -
- Nessuna migliore amica -.
- Sì - sospirò e si guardò attorno come in cerca d' aiuto - poi ho fatto le amiche a casa e anche in classe parlo -.
Non aveva mai parlato così tanto di se stessa, sembrava sempre che le parole le uscissero con uno sforzo enorme e Sara si era sempre chiesta se fosse un problema linguistico o psicologico.
In che lingua pensava Jachima ? E… che cosa pensava quando lei cercava invano di tirarle fuori qualche parola nelle interrogazioni ?
- Tu adesso sei con la mamma o dalle suore ' -
- Dalle suore -
- Ma la mamma non aveva avuto una casa ? -
La ragazza alzò gli occhi come se cercasse le parole, ma Sara ebbe la netta sensazione che cercasse la prima bugia credibile, per uscire da un discorso troppo imbarazzante.
- Cristian questo è il miglior tema che tu abbia fatto, ci sono ancora diversi errori di ortografia, ma il contenuto è sincero, le riflessioni sono buone. Bravo sei su una buona strada -.
Sara cercava di scegliere accuratamente le parole: bisognava gratificarli, ma anche tenere a bada la presunzione, la pigrizia. Con questo piccolo gruppo doveva essere contemporaneamente l' insegnante, la psicologa, l' amica. Doveva mettersi in ascolto.
Era l' unico spazio che i tre ragazzi avevano per esprimersi liberamente, senza temere il giudizio di compagni e insegnanti. Lei aveva in mano una responsabilità ben maggiore di un percorso didattico individualizzato per sostenere un esame dignitoso. Era consapevole che, attraverso i giudizi sui film, sui romanzi, stava dando delle coordinate, dei valori importanti per la loro vita. Sapeva di essere diventata un punto di riferimento e qualche volta, quando incontrava la loro fragilità, veniva presa dal timore di commettere degli errori.
- Prof, è già finita l' ora _. Esclamò Cristian e Sara lo ringraziò per quel piccolo " già " che faceva la differenza tra l' interesse e la noia.







Sara procedeva così in fretta che più che camminare correva. Era il suo modo di reagire a quel freddo intenso, pungente, a quella giornata limpida, ma sferzante, a quel sole radioso che non scaldava ancora. Le sembrava che l' inverno non finisse più. Qualche petardo, esploso non troppo lontano, le ricordò che si era ormai in pieno carnevale. Le era sempre piaciuto organizzare delle festicciole per sua figlia, avere la casa piena di bimbetti vivaci, lasciarsi prendere dal gioco delle maschere. Sospirò: perché i figli crescono così in fretta ? Entrò a scuola e si precipitò in classe, temendo di essere in ritardo. Si trovò invece davanti alla porta chiusa ad aspettare che la collega si decidesse finalmente ad uscire. Riguardò i compiti che doveva consegnare e rilesse velocemente il tema di Samanta. La ragazza aveva finalmente tirato fuori qualcosa di più delle solite sciocchezze con cui si sforzava di riempire un foglio e mezzo. Sembrava una crisi più seria e più ampia degli insuccessi scolastici.
Entrò lentamente e capì subito che qualcosa di strano doveva essere successo. I ragazzi erano tutti in piedi intorno all' insegnante. La Ariberti, stranamente silenziosa scattò in piedi, appena vide la collega.
- Sembra che sia scomparsa Samanta - urlò superando le voci dei ragazzi che si sovrapponevano nella solita confusione.
- Scusa se ti ho fatto aspettare, ma dicono che stamattina non era a casa - e, raccolti alla rinfusa fogli, registri e borsa, si avviò verso la porta, mentre ricominciavano le frasi scomposte e concitate.
" Non credo che resterò a lungo in questa situazione ". Le parole del tema martellavano la testa di Sara insieme al viso disperato di Samanta il giorno della consegna delle schede. Guardò i ragazzi, aspettando che si calmassero poi fece cenno di andare al posto e si lasciò cadere sulla soglia.
Cristian si agitava sulla sedia più nervoso che mai. Sara gli diede il permesso di esplodere.
- Prof, stamattina sono arrivato all' angolo della Rinascente dove ci incontriamo sempre e Samanta non c' era -.
- Forse è ammalata - suggerì Sara.
- No prof, - interruppe Ines - mi ha telefonato alle 7 e un quarto per chiedermi se c'era anche l' es. 35 di matematica -.
- Anch' io prof. le ho parlato ieri sera e stava benissimo - le fece eco Isabella.
- Prof. sono tornato indietro - riprese Cristian - sono andato a casa sua e ho suonato il campanello, ma non ha risposto nessuno. Ho aspettato e ho suonato ancora diverse volte, ma non ha risposto nessuno - concluse il ragazzo.
Per una volta Sara si augurò che tutta la faccenda fosse una delle solite fantasie di Cristian.
- Va bene, adesso cercate di calmarvi, magari è semplicemente andata a fare degli esami del sangue o è uscita con la madre per motivi di famiglia -.
- No prof. - ribattè Ines - perché stamattina io le ho detto " Non ti sgrida tua madre se fai i compiti adesso? " e lei " Non c' è nessuno, i miei sono già al lavoro " -.
- Prof. so che la madre lavora alla Siemens e il padre al depuratore - esclamò Irene .
Sara capì che bisognava agire velocemente. Aprì il libro ed assegnò un compito.
- Quando torno vorrei interrogare qualcuno, perciò silenzio e lavorate - .
Aveva ritrovato la calma. Non poteva permettere che la classe si scatenasse in preda all' emotività, magari per una bolla di sapone. Raggiunse la segreteria e finalmente dopo pochi minuti riuscì a parlare col padre di Samanta.
L' uomo era convinto che la ragazza fosse a scuola e tagliò corto con un " Forse non aveva voglia di venire a scuola e sarà tornata a dormire, ma quando torno la sistemo io-.
Sara percorse il corridoio lentamente e cercò di combattere una insopportabile sensazione d' impotenza che si andava impadronendo di lei.








Fu verso le 6 di sera, mentre Sara e sua figlia stavano sistemando il costume da Arlecchino per la nipotina che suonò il citofono.
- Prof., sono Giulia, l' abbiamo trovata. Samanta è qui con noi -.
- Venite su - rispose Sara in preda a un' improvvisa euforia.
Entrarono in punta di piedi, quasi preoccupati di violare la privacy della loro prof. Samanta era la più imbarazzata, non sapeva dove guardare. Sara le batté una mano sulla spalla .
- E.. così ti sei fatta un giorno di vacanza eh ? -.
La tensione si allentò.
- Beata lei - sbottò Cristian, ma una gomitata di Giulia lo zittì.
- Prof. dobbiamo ringraziare Rashid - cominciò Irene.
Il ragazzo se ne stava quieto, in disparte, sorrise appena capì che stavamo parlando di lui.
- Sedetevi e raccontate -.
- Dopo la scuola ci siamo trovati da Samanta. Suo fratello, alla scuola elementare, aveva parlato col fratello di Irene, poi Rashid ha detto che dei suoi amici forse l' avevno vista…-
- Cristian prendi fiato- lo interruppe Sara - Giulia, per favore, ricomincia da capo-.
Samanta si era seduta sul divano vicino a Irene, giocherellava con il cordoncino del giubbotto e non alzava gli occhi da terra. Rashid si muoveva silenzioso e discreto osservando i quadri, i libri, la scacchiera come se sperasse di trovare qualcosa di familiare. Giulia parlava con la solita vivacità, interrotta ogni tanto dalle immancabili precisazioni di Cristian.
Sara sorrideva finalmente rilassata: una tragedia sfiorata a lieto fine.
Samanta, decisa a scappare di casa, arrivata in stazione si accorge di non avere soldi. Cambia idea e cammina senza meta, finché si siede, sfinita, sui gradini di una chiesa, dove qualcuno ingannato dalla sua aria triste, la scambia per una mendicante e comincia a farle l' elemosina. Viene notata da un tunisino che la segnala ad altri compagni. Alcuni zingari la cacciano via, rivendicando il loro territorio. Per fortuna contemporaneamente Rashid descrive Samanta ai suoi amici vo' cumpra. Il tam tam va avanti per tutto il pomeriggio, mentre Cristian, Irene e Giulia, su indicazioni dei fratellini, battono altre strade: la palestra di pallavolo, Mc Donald, il cinema. Infine il tam tam torna a Rashid che si precipita nel luogo segnalato, appena in tempo per salvare la ragazza dagli approcci troppo pesanti di alcuni balordi di passaggio.
- La prossima volta che decidi di scappare di casa lascia qualche indizio più chiaro - scherzò Cristian.
- Sì, lascio i biglietti per la caccia al tesoro- mormorò Samanta.
I compagni scoppiarono a ridere e la tensione si sciolse definitivamente
- Quanti soldi hai guadagnato ?-
- Dove volevi andare'-
- Non hai avuto paura ?-
Le domande si sovrapponevano nella solita allegra confusione. Samanta si sentì di nuovo a casa, incontrò gli occhi di Sara e le sorrise tra le lacrime che finalmente cominciarono a scendere.








Quando Giulia e Irene arrivarono, Paolo e Maurizio erano già davanti al duomo. Era il loro primo appuntamento e sembravano tutti molto imbarazzati: i ragazzi si davano un tono parlando molto forte e le ragazze ridevano continuamente. Avevano deciso di andare al cinema, ma era troppo presto. Giulia propose un gelato: approvazione all' unanimità.
- No, non è vero - ribatté Irene alle battutine dei due ragazzi - Samanta è molto cambiata -.
- Sì, si è tagliata i capelli - scherzò Paolo
- Sei il solito stupido - intervenne Giulia - tu non hai visto la faccia che aveva quando l' abbiamo accompagnata a casa. Era terrorizzata -.
- Aveva paura che i genitori la picchiassero ? - azzardò Maurizio.
- Beh, non oso immaginare cosa sarebbe successo se la Pitti non avesse parlato coi genitori -
- Samanta ha detto che è stata bravissima. Non solo non l' hanno picchiata, ma sembra che la prof. abbia convinto il padre a iscrivere Samanta a un corso di canto. Sapete che è il suo sogno nel cassetto? -
- Se io scappassi di casa, mia madre sarebbe perduta - esclamò Paolo - non saprebbe più con chi brontolare- .
- La mia invece sarebbe felice: almeno per qualche giorno nessuna " sanguisuga " a batter cassa - concluse Maurizio
Tornarono verso il cinema, continuando a ridere e a scherzare sull' argomento, come se avessero paura di parlare delle emozioni che tutta la storia aveva scatenato in ognuno di loro. Paura di parlare della disperazione, della solitudine, dell' indifferenza. Come se nessuno di loro fosse mai in nessun caso, in nessun istante, sfiorato da dubbi. Cercavano di esibire una sicurezza un po' arrogante che traeva la sua forza dal gruppo, ma che nascondeva una fragilità profonda.
Poi Irene disse:
- Io non scapperei mai di casa -.
La frase arrivò al cuore, affilata come una spada e tagliò di netto ogni ulteriore commento.
Entrarono al cinema senza guardarsi, spintonati un po' dalla folla e un po' dal desiderio di stabilire un contatto fisico, un nuovo modo di stare insieme.


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 mattaexx    - 08-11-2007
chi vuol venire con me?scappare da casa si puo'.....vieni e leggi ..http://scapparedicasa.blogspot.com/